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Hands on Burnout Crash

Provato il nuovo Live Arcade, anche con Kinect

hands on Burnout Crash
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • iPhone
  • iPad
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

New York - Hot for the Holidays è il nome in codice di un evento annuale che Electronic Arts tiene a New York, all'interno dell'elegante Edison Ballrom, a due passi da Time Square. Questo piccolo Showcase è molto informale: un'occasione perfetta per accogliere, dopo il caos dell'E3, anche i giornalisti della stampa generalista, dando così molto spazio ai prodotti Mainstream. Solitamente questo “Briefing Estivo” passa perlopiù inosservato, ma non è detto che l'evento non nasconda qualche sorpresa. L'inarrestabile redazione di Everyeye è volata così sulla East Cost per dare un'occhiata, ed offrirvi in esclusiva italiana il coverage completo.
Ecco dunque le nostre impressioni sui titoli testati in prima persona. Fra i tanti, Burnout Crash, FIFA 12 3DS, Battlefield 3, Need For Speed The Run, NBA Jam: On Fire Edition, The Sims 3 Pets e l'espansione di Medievals: Pirates and Nobles.

Spacco tutto

Burnout Crash è un nuovo Live Arcade presentato poche settimane fa, ma già praticamente pronto a debuttare sui mercati digitali. L'idea alla base del prodotto è quella di trasformare l'omonima modalità, presente come un simpatico extra all'interno di Paradise, in un gioco a se stante. Dimenticatevi dunque corse a folli velocità, sportellate e Takedown: in questo caso l'unico scopo del giocatore sarà quello di fare più danni possibile, alla ricerca di quello che si potrà definire l'incidente perfetto.
A conti fatti l'impatto con Crash è un poco spiazzante, dal momento che con gli altri esponenti della serie, il gioco ha davvero poco a che fare. Si viene accolti da una visuale dall'alto che ricorda molto, complice anche uno stile “cartoon” molto colorato, i primi due -storici- GTA o l'indimenticabile Micro Machines V4. Alla guida di una piccola vettura, dunque, ci dovremo lanciare a testa bassa contro le auto che tentano di attraversare un incrocio, rimbalzando poi qua e là per prolungare la durata dell'incidente.
L'idea alla base di Crash sembra funzionare, ma a conti fatti la realizzazione non ci ha stupito più di tanto, in questo primo Hands-On esclusivo effettuato in quel di New York.
Il titolo è diviso sostanzialmente in 6 differenti location, ognuna delle quali propone, attraversando i luoghi “iconici” dell'America del Nord, tre diversi incroci. Ciascuna di queste intersezione deve essere affrontata tre volte, in tre modalità diverse fra loro.
La prima, quella principale, si chiama Road Trip: si tratta, in sostanza, del Crash Mode più classico, in cui si deve cercare di coinvolgere nell'incidente il maggior numero di automobili. Dopo il primo schianto, solitamente poco efficace, si avrà la possibilità di far esplodere la nostra vettura, direzionandone poi la parabola per tentare di colpire altre auto o elementi dello scenario. Anche gli edifici o le auto parcheggiate nei piazzali possono essere distrutti, dopo essere colpiti dallo scheletro fumante della nostra macchina. Ad intervalli regolari, in ogni caso, si può ripetere la deflagrazione ed il salto, cercando di evitare le che auto passino indenni e fuggano dai lati dello scenario.
A movimentare la situazione ci pensa la presenza di eventi speciali, che si sbloccano dopo aver fatto esplodere un certo numero di vetture. Questi eventi sono specifici per ogni setting, quindi divertirsi a scoprirli tutti potrebbe essere un incentivo a proseguire in uno Story Mode abbastanza piatto. Nel corso del nostro playtest abbiamo dovuto fermare la corsa di un buldozzer piuttosto coriaceo, oppure scaraventare le automobili in una voragine creata d'un tratto al centro della mappa, nel tentativo di accumulare più punti e scalare le classifiche. Nel caso in cui il giocatore si dimostri piuttosto abile a gestire i suoi “salti esplosivi”, potrà infine sbloccare un terzo e più devastate evento, che porrà fine alla partita distruggendo tutto quello che si trova su schermo: il modo migliore per finire col botto.
La seconda modalità disponibile si chiama Rush Hour, e consiste in una sorta di Time Attack in cui avremo un minuti di tempo per dare sfoggio delle nostre abilità.
Infine, Pile Up, è forse la più complessa e stimolante delle tre modalità: richiede una precisione quasi millimetrica per colpire le auto che sfrecciano veloci da ogni direzione, e molta attenzione. Dato il numero molto elevato di vetture, è davvero impossibile fermarle tutte “in prima persona”, con un colpo della nostra auto: meglio dunque “impilare” (da qui il nome) con una certa strategia i rottami fumanti, che in questa modalità con scompariranno. Oltre ad usarli come “barricata” di ferraglia per arrestare l'avanzata degli altri veicoli, dovremo anche cercare di distribuire le auto per tutto lo scenario, dato che ad un certo momento si attiverà la modalità “inferno”: dovremo allora assicurarci, saltando da un lato all'altro della mappa ed appiccando il fuoco con la nostra auto incandescente, che ci sia sempre qualche elemento in fiamme. Insomma, un Game Mode che assimila qualche elemento da Puzzle Game.

Monotonia

Nonostante questa triplice dotazione, Burnout Crash non entusiasma più di tanto. Il gioco sembra anzi piuttosto ripetitivo, e dopo qualche partita la gioia sadica di vedere incidenti ed esplosioni svanisce senza appello. Così come accadeva in Pain, dunque, tutto quello che resta al giocatore è la voglia di scoprire gli eventi speciali e gli spunti delle nuove location. Ma ad onor del vero, oltre alle variazioni stilistiche e cromatiche, i vari “Playground” si somigliano un po' tutti: qualche edificio ai lati, magari un parcheggio pieno di vetture da far saltare, e poco di più. C'è anche da dire che il look cartoonesco fa ben poco per sottolineare la spettacolarità degli incidenti (serviva invece allo scopo l'ottimo colpo d'occhio di Paradise). Crash sembra invece puntare tutto sull'ironia, forse nel tentativo di mostrarsi come un prodotto “politically correct”: ma anche qui si tratta di un umorismo all'acqua di rose, molto diluito, veicolato soprattutto dalla stravaganza di alcuni eventi speciali (fra cui citiamo la “Pizza della Fortuna”, una sorta di selettore per dei bonus casuali), o dai buffi effetti sonori che faranno ridere -semmai- i giocatori più giovani.
Insomma Crash è un titolo troppo lontano dai gusti dei fan e dagli stilemi del franchise per sperare di vincere le normali resistenze dei giocatori più attenti con il suo nome importante. Sembra, anzi, puntare proprio ai casual gamer, offrendo anche un control scheme pensato per Kinect. Le sessioni di gioco, in questo caso, si fanno davvero imbarazzanti. Per far esplodere l'auto è necessario saltare, mentre per direzionare il salto è necessario fisicamente muoversi all'interno di un quadrato immaginario, a destra ed a sinistra avvicinandosi o allontanandosi dallo schermo: un sistema poco reattivo e poco creativo.

Burnout Crash Burnout Crash ci ha lasciati piuttosto indifferenti. Il nuovo Live Arcade diverte per lunghi minuti, ma poi sfocia nella monotonia, affossato da un comparto artistico e creativo tutt'altro che brillanti. La speranza è che EA decida di utilizzare il nome di Burnout in altri progetti, perchè l'esordio in Digital Delivery di questo brand leggendario sarà probabilmente molto sottotono.

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