Hands on Call of Juarez: The Cartel

Provato il nuovo shooter di Techland

hands on Call of Juarez: The Cartel
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Nonostante il mercato dei First Person Shooter sia saturo oltre maniera molte softco non intendono mollare la presa, tentando in ogni modo di inserire variazioni più o meno efficaci in quella che è oramai una struttura conosciuta da tutti. Techland, dunque, non è ne il primo ne l’ultimo dei team che, negli anni, ha cercato di rinnovare -seppur timidamente- il genere. Dopo il non perfetto ma tutto sommato apprezzato Call of Juarez: Bound in Blood la software house polacca ci riprova, proponendo per questo 2011 The Cartel, incarnazione moderna del brand che ha segnato -nel lontano 2007- il successo del team. La produzione, in arrivo a Luglio per Xbox 360, Playstation 3 e PC, si è svelata recentemente ai nostri occhi grazie ad un codice preview.

Il Cartello

The Cartel apre subito in quarta, inquadrando quello che sarà l’obiettivo del giocatore e l’andamento generale della non centralissima trama. Un facoltoso clan di trafficanti di droga messicani ha da poco compiuto una vera e propria strage, piazzando un ordigno esplosivo al quartier generale della DEA di Los Angeles. Lo strapotere dei signori della droga, infiltratisi in ogni giro malavitoso della Città degli Angeli, mette in discussione l’operato di FBI, CIA ed LAPD, immediatamente estromesse dalle indagini dai vertici dell’NSA. Per combattere la pericolosissima minaccia viene dunque allestita una speciale task force che vede scendere in campo i migliori (peggiori) elementi delle tre agenzie governative. Per la DEA Eddie Guerra, un poliziotto messicano infiltrato con il vizio del gioco d’azzardo e con l’animo offuscato dalla corruzione. Per l’FBI la sensuale Kimberly Evans, il cui fratello è parte di una delle più pericolose bande della città. Per l’LAPD, infine, direttamente dalla sezione omicidi, il detective Benjamin McCall, un duro dai modi non troppo spiccioli e dal grilletto facile, collegato esso stesso ai boss criminali in questione avendo servito in Vietnam assieme. I tre, sfruttando i loro contatti, la loro esperienza ed i loro modi non certo ortodossi, tenteranno di smantellare l’intera organizzazione criminale, durante una progressione lineare sin dal principio che mostrerà ben poche sorprese.
Dal punto di vista dello storytelling Call of Juarez non sembra eccellere e nemmeno preoccuparsene troppo. La produzione, infatti, non tiene nemmeno conto della caratterizzazione dei personaggi, che pare costruita per sommi capi. I tre si comporteranno secondo cliché ben definiti, andando a caratterizzare microscopiche sotto trame che consisteranno semplicemente nel recupero di oggetti speciali per completare particolari obiettivi.

Seek and Destroy

Per quanto riguarda il gameplay The Cartel si limita ad integrare in un contesto moderno la struttura shooter che avevamo imparato a conoscere già in Bound in Blood. Ad un cambio d’armamento, che mostrerà una corposa dotazione bellica sbloccabile di livello in livello, s’aggiungeranno dunque feature quali la “Concentrazione”, una sorta di bullet time in grado di renderci la vita più facile negli scontri più complessi. Ammazzando un nemico dietro l’altro riempiremo una speciale barra che ci permetterà, per alcuni istanti, di rallentare il tempo ed eliminare con estrema facilità e precisione gli avversari circostanti. Tali espedienti, esattamente come nel predecessore, verranno utilizzati in alcune speciali sezioni scriptate nelle quali ci verrà chiesto di appostarci in particolari spot in attesa del compagno di squadra, con il quale sfondare poi la proverbiale porta cogliendo di sorpresa (da qui il tempo rallentato) i nemici all’interno. A questi particolari momenti, per variare una struttura altrimenti molto ripetitiva, vengono accostate mini sezioni durante le quali coordinarsi con i due partner in maniera da farsi coprire dal fuoco di soppressione mentre si scatta di copertura in copertura, ed altre in cui guidare o sparare dall’auto in corsa. Queste varianti daranno -molto probabilmente- il meglio di se in cooperativa, vera e propria novità di quest’ennesima incarnazione di Call of Juarez. Tale modalità potrà essere affrontata da due o tre giocatore in locale o tramite connesione ad internet. Alla possibilità di affrontare la campagna assieme a due amici si affiancherà, come ogni sparatutto di questa generazione, la sezione competitiva, che abbraccerà la più consona delle battaglie tra forze dell’ordine e malviventi.
Aldilà di quanto descritto, insomma, The Cartel non presenta molti cambiamenti rispetto al passato, mostrando -come detto- una progressione estremamente lineare in cui dovremo preoccuparci -in sostanza- di uccidere orde di avversari. Allo stato attuale, tuttavia, la produzione mostra diversi punti interrogativi. Il primo riguarda la non eccelsa precisione dell’hit box, che spesso rivela una certa superficialità. Il secondo riguarda il level design, fin troppo piatto per quello che abbiamo potuto apprezzare, soprattutto vista la linearità dell'avanzamento.
A queste problematiche si aggiunge un comparto tecnico al momento estremamente carente, sotto tutti i punti di vista. I modelli poligonali appaiono poco rifiniti ed estremamente poveri di dettagli. Le animazioni si mostrano lacunose: legnose, ripetitive e con alcuni grossolani difetti di compenetrazione poligonale e d’interazione con il mondo di gioco. Posando lo sguardo proprio su quest’ultimo si può notare una certa povertà di dettaglio, sia nella modellazione che nella texturizzazione, spesso debole anche a fronte di un pesante pop-in degli elementi. Niente di buono nemmeno per quel che concerne l’effettistica, che si mostra inadatta alla spettacolarizzazione della scena, con una timida realizzazione di fuoco ed esplosioni ed un esagerato effetto sfocatura nel momento della mira. Si aggiungono, non bastasse, qualche calo di frame rate ed un fastidioso effetto tearing.
Buone, per quel che riguarda il comparto sonoro, le campionature ambientali; solo sufficiente il doppiaggio in italiano.

Call of Juarez: The Cartel Call of Juarez: The Cartel non pare poter elevarsi oltre la soglia dei tanti FPS inseriti nella fascia della mediocrità. I molti difetti, nuovi e congeniti, fanno a pugni con una struttura di base piuttosto valida proponendo, per quanto visto sino ad ora, un blando divertimento. Le sorprese, in ogni caso, potrebbero essere dietro l’angolo, soprattutto considerando le potenzialità del multiplayer cooperativo per tre giocatori. Alla luce di un comparto tecnico molto debole, tuttavia, tutto questo potrebbe non bastare.

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