Hands on Dead Space 2

Il ritorno di Isaac Clarke: toccati con mano i primissimi livelli

hands on Dead Space 2
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Con la fine delle festivita' natalizie anche per i videogiocatori e' il momento di pensare al nuovo anno ed a tutti i titoli che il 2011 portera' sugli scaffali dei negozi.
In ordine cronologico, il primo, nonche' uno dei piu' attesi dell'intera annata, e' Dead Space 2, seguito del survival horror di Visceral Games in uscita per Xbox 360, Playstation 3 e PC questo 28 Gennaio.
Dopo svariate presentazioni e dopo averne sviscerato accuratamente la demo e' arrivato per Everyeye il momento dell'ultimissimo hands on; una breve prova che fungera' da “introduzione” -se cosi' possiamo dire- alla recensione prevista nelle prossime settimane.
La prova in questione, tramite codice finale recapitato in questi giorni in redazione, e' basata soltanto sui capitoli 2 e 3 della mastodontica produzione EA; le anticipazioni, dunque, saranno davvero soltanto un assaggio di quanto sperimenteremo lungo i 15 capitoli che compongono l'avventura completa.

Isaac Clarke

La vicenda, sulla quale al momento non possiamo assolutamente sbottonarci, prende piede tre anni dopo la conclusione di Dead Space, legando nuovamente il destino dell'eroe al “marchio” (la fonte della metamorfosi): uno strano artefatto che ha cambiato per sempre qualcosa in Isaac Clarke.
Ci ritroveremo ancora una volta, dunque, ad “investigare” su quanto compiuto in nome del progresso dalla setta dell'”Unica Mente”, di ritorno in questo capitolo in maniera decisamente piu' preponderante.
A modificarsi, in questo episodio, sara' invece il setting, interamente rinnovato. Ci troveremo infatti a “bordo” di un'enorme installazione spaziale che presentera' caratteristiche leggermente differenti rispetto alla Ishimura.
Sebbene corridoi stretti e spazi angusti fanno -sostanzialmente- ancora la parte del leone, il level design risulta arricchito dalla presenza di aree piu' spaziose, di sezioni a gravita' zero, dal mutamento stesso delle strutture abitative ed, infine, dalla minor linearita' architettonica: un aspetto molto importante che consentira' al giocatore una piu' libera esplorazione.
Il nostro beniamino, sin dalle prime battute, dovra' tuttavia fare i conti con una spiacevole serie di allucinazioni che ne minera' la stabilita' psichica durante l'intera avventura: queste, la maggior parte delle volte, raffigureranno la moglie Nicole, apparentemente morta suicida nell'incidente alla Ishimura.
Non solo necromorfi dunque negli incubi del protagonista ma anche tremendi ricordi capaci di portarlo sull'orlo del baratro.
Al carattere profondamente malato di tutto cio' che ruota attorno alla psiche del nostro alter-ego si aggiungono, non bastasse, tutta una serie d'incontri con svariati personaggi non giocanti che svolgeranno ruoli cruciali nel prosieguo degli avvenimenti.
Il ritratto di Isaac ne esce percio' mutato rispetto a quanto ammirato nel primo capitolo: l'eroe quasi privo di volto e personalita' si trasforma nella digitalizzazione di un fragile essere umano, di cui esploreremo ossessioni e paure.
E, pur non presentando una profondita' psicologica degna di altre produzioni da tempo sul mercato, il protagonista di Dead Space 2 (finalmente con un volto) ci ha dimostrato di poter tenere finalmente testa alla narrazione, destando in molte occasioni la curiosita' e l'interesse del videogiocatore.

TPS? Nemmeno per sogno

Nelle poche -ma intense- ore passate con la seconda incarnazione di Dead Space possiamo dire di non esserci quasi accorti del “cambiamento” che, sin dall'esordio, ha caratterizzato le molte discussioni nelle community.
Sebbene l'incedere di Isaac sia leggermente meno macchinoso e la quantita' di necromorfi sicuramente maggiore rispetto al precedente capitolo, i ragazzi di Visceral Games hanno mantenuto del tutto inalterato il feeling da survival horror vecchio stile.
Questo significa, ad esempio, che non ci troveremo mai a scorrazzare in lungo e in largo a la “Resident Evil 5”.
L'atmosfera tetra, macabra e disturbante del primo capitolo torna dunque in tutto il suo splendore, entrando letteralmente sottopelle al giocatore e costringendolo a valutare attentamente ogni passo.
Lungo gli interminabili corridoi ed all'interno dei giganteschi laboratori che costituiranno l'installazione spaziale ci dovremo costantemente orientare nella penombra, sperimentando di tanto in tanto -ed improvvisamente- situazioni di buio assoluto.
A tenerci “compagnia” il solito mix di cigolii, di stridii e di urla raccapriccianti che porteranno la nostra mente a temere l'apertura d'ogni porta, ogni singola svolta. Una suspance palpabile sin dai primissimi livelli e rotta fragorosamente dall'incursione improvvisa dei necromorfi, capaci di sbucare dai pertugi meno probabili e di attaccare Isaac da ogni lato, prediligendo quelli completamente in ombra.
Accerchiati e braccati cercheremo rifugio nei rari audiolog lasciati dagli abitanti della struttura oramai periti, per riassaporare il contatto umano e sperare che non tutto sia ancora definitivamente perduto.
Ancora una volta pero' saranno le tonalita' gore a farla da padrone: tra gli incontri piu' o meno importanti ci troveremo spesso di fronte a scene raccapriccianti, totalmente malate e capaci di far vacillare anche le menti piu' preparate.
Un'intensita' a nostro avviso non comune, che mantiene la serie survival horror di Visceral Games ben lontana dai canoni action verso i quali la gran parte delle produzioni sta virando, e ricorda da vicino capolavori quali il primissimo Silent Hill. E' altrettanto vero, come si diceva, che il computo globale degli avversari e' decisamente aumentato, che Isaac puo' contare su una dotazione bellica di tutto rispetto, e si puo' muovere in maniera meno macchinosa rispetto al passato. Inoltre, la quantità e la qualità degli enigmi (spesso di tipo “ambientale”, risolvibile grazie a stasi e telecinesi) non si puo' certo paragonare a quella della pietra miliare Konami citata poco sopra.
Tuttavia, ancora una volta, Dead Space riesce nell'intento di costituire una struttura action funzionale e d'ampio respiro, capace di collocarsi alla perfezione anche in un ambiente dove l'angoscia deve essere (ed è) preponderante.
Le chiavi, a nostro modesto modo d'intendere, sono ancora una volta varieta' e tasso di sfida. La prima instillata nella produzione dalle novita' combattive (vedi possibilita' d'impalare i necromorfi) e dalle ottime variabili legate alle due modalita' di fuoco possibili per ciascuna arma; la seconda legata all'elevata aggressivita' degli avversari ed alle loro caratteristiche peculiari, che obbligano il giocatore (spesso a corto di munizioni) ad osservare e riflettere prima di colpire.
Se a tutto questo aggiungiamo l'egregio sviluppo dei boss fight (spesso coadiuvato da eventi quick time per massimizzarne la spettacolarità), i già citati enigmi ambientali in grado di spezzare il ritmo e dare al giocatore l'opportunita' d'imparare a sfruttare ogni singola feature, e le stupefacenti sessioni a gravita' zero, ecco confezionarsi un titolo sempre piu' proiettato verso un Olimpo dove l'aria e' davvero rarefatta.

Tecnicamente "pauroso"

I progressi di Dead Space 2, nonostante gia' il capostipite fosse assolutamente all'avanguardia, si vedono anche osservandone il comparto tecnico.
La modellazione poligonale ha subito un'operazione di rifinitura che si evince dalla maggior cura per i dettagli e da una maggior pulizia globale della scena.
Le animazioni, come si diceva, sono state parzialmente riviste e vedono ora soprattutto il protagonista muoversi con minor impaccio ed in maniera decisamente piu' realistica e credibile rispetto al passato.
Meno evidenti i passi in avanti nell'implementazione delle texture, che fanno quasi gridare al miracolo ammirando gli scenari e la moltitudine di tute del buon Isaac, ma lasciano piu' di qualche perplessita' qualora ci avvicinassimo ad uno qualsiasi dei necromorfi.
Il comparto e' comunque tenuto saldo da una quantita' a dir poco mostruosa di effetti particellari che, con una maestria di cui pochi sono capaci, sfuma ogni situazione di gioco verso l'angoscioso ed il sinistro.
L'abbandono in cui versa la struttura e' poi sottolineato da ottimi shader superficiali, che assieme ad una gestione da oscar delle fonti d'illuminazione garantisce al videoplayer un'esperienza assolutamente coinvolgente.
Un coinvolgimento che passa senza ombra di dubbio anche dal comparto sonoro, la cui presenza la fa nuovamente da padrone con una campionatura d'altissimo livello, una tridimensionalita' da far invidia ad ogni altra produzione del genere ed una colonna sonora in grado di supportare le gesta del nostro beniamino in ogni frangente. Sul doppiaggio, momentaneamente, non ci esprimiamo: la versione e', infatti, quella completamente in inglese.

Dead Space 2 Questa prima prova “in casa” di Dead Space 2 ha cementato ancor piu' saldamente le nostre certezze sulla bontà del prodotto, seppellendo definitivamente qualsiasi illazione su un possibile snaturamento dell'esperienza. Le avventure di Isaac, sebbene infarcite da un pizzico d'adrenalina action in piu', sembrano poter ancora una volta fare la felicita' di ogni appassionato di survival horror, portando nelle case dei giocatori un terrore subdolo e sottocutaneo; un'esperienza da vivere senza pensarci due volte. Ora non vi resta che rimanere con Everyeye in attesa dell'imminente recensione!