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Hands on Disney Epic Mickey

Vicinissima al lancio, la prova di nuovi livelli e quattro chiacchiere con Paul Weaver

hands on Disney Epic Mickey
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii
  • iPhone
  • iPad
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

"Mi sono sposato negli anni Novanta: Topolino e Minni si trovavano sulla sommità della mia torta nuziale. Potete capire che lavorare con Disney è sempre stato il mio sogno".
Solo chi è abituato ai climi uggiosi può trovare curiosa una Milano incupita dalla pioggia: Paul Weaver, impiegato in Junction Point dal 2007 e Director di Disney Epic Mickey, nella sua calata dall'Inghilterra riesce a trovare persino rilassante il pressing della stampa specializzata e finisce per raccontare i retroscena di quella fede che tiene all'anulare della mano destra. Di come dopo un passato trascorso in Rare, Acclaim e Eidos sia arrivato alla corte di Warren Spector dopo essere rimasto ipnotizzato da un "giochino" come Deus Ex.
La sua eccitazione nel lavorare gomito a gomito con un gigante dell'industria videoludica non è certo scemata quando anzichè un Thief o un Deus Ex, si è trovato tra le mani la licenza Mickey Mouse: Spector gli parlò di come Disney intendeva rimettere il topo all'interno di un platform, dopo il saluto a Capcom, rea di aver portato a casa solo titoli misererrimi nei primi tempi di Gamecube.
Da qui in poi, attorno a Disney Epic Mickey si sono condensate una miriade di idee che infine si sono materializzate nei moltissimi livelli inseriti nel gioco in uscita il 25 Novembre in esclusiva su Nintendo Wii.

Disney Epic Mickey a fumetti

"Benvenuti a Rifiutolandia! Questo straordinario mondo creato dal pennello, dal colore e dall'ingenuità di un formidabile ed eccentrico mago. E' il luogo dove le ormai dimenticate icone dell'animazione possono iniziare una nuova vita".
In concomitanza con l'uscita del videogioco vedrà la luce anche un adattamento a fumetti, intenzionato a recuperare tutta l'atmosfera della versione interattiva: personaggi dalla linee morbide e rotonde, espressioni imbronciate e colori attenuati. I testi sono di Peter David, mentre i disegni degli italianissimi Fabio Celoni e Paolo Mottura.

Chi ha paura del Coniglio Fortunato?

Cosa è successo quando Oswald the Lucky Rabbit fu messo da parte in favore di Mickey Mouse? Da tali premesse muove l'intero tessuto narrativo di Disney Epic Mickey, curiosa ucronia sospesa tra fantasia e gabole contrattuali.
Questo Oswald fu il coniglio che Walt Disney disegnò come suo eroe positivo nel 1927 per rispondere a una commessa assegnatagli dalla Universal Pictures: venuto il successo tanto sospirato della mascotte, lo zio Walt accampò pretese circa i diritti commerciali del personaggio senza però ottenere alcunchè dai vertici della casa di King Kong.
E mentre nasceva Topolino diventando l'icona più invidiata e coccolata del XX secolo, Oswald si vedeva costretto a vivere nell'ombra, a masticare un anonimato che certo non gli spettava. Nella fantasia di Junction Point quest'ultimo catapultò a Rifiutolandia, come primo inquilino di questa gioiosa città modellata dallo stregone Yensid, lo stesso che in Fantasia (1940) fu così incauto da lasciare il proprio cappello magico alla mercè di un noto apprendista stregone. Poi, via via nel corso degli anni, la città dimenticata si popolò di altri character usciti dalla penna Disney, e poi rigettati con noncuranza. Oswald offre loro una seconda opportunità e intanto medita la vendetta, con la complicità di un altro arcinemico di Topolino, Macchia Nera.
E qui si ritorna alla realtà: nel 2006 i diritti del Coniglio Fortunato tornano alla Walt Disney Company e il personaggio riappare nella veste inedita di nemesi con Disney Epic Mickey. Ma, puntualizza Paul Weaver, essi non sono ritornati alla casa madre appositamente per il videogioco di Warren Spector, piuttosto il coinvolgimento di Oswald si è trattato di una mera coincidenza.
Potrà sembrare una storia alquanto complicata, ma è proprio la compenetrazione tra la noiosa realtà fatta di contenziosi legali e la tenebrosa fantasia ammaestrata dal cyberpunk di Deus Ex a rendere Disney Epic Mickey un titolo tanto interessante, ideale per commemorare gli ottant'anni di Topolino a fumetti.
Certo Rifiutolandia non è più il mondo felice e su misura pensato da Oswald e dai suoi amici Pippo e Paperino in versione animatronic; qualcosa deve essere successo di sicuro e le prime sequenze di gioco ce ne danno un ragguaglio, chiamando in causa un disastro ambientale noto alle cronache come "Il disastro del solvente".
Viste le premesse chiediamo a Weaver che fine abbiano fatto i bozzetti diramati in seguito all'annuncio del gioco: quelle concept arts, ci risponde, furono trafugate e pubblicate sulla stampa estera senza cognizione di causa. Cioè si trattava solo di studi di personaggi e ambienti, parte di quelle centinaia di disegni inizialmente scarabocchiati dagli artisti di Junction Point nelle fasi iniziali di sviluppo.
Insistiamo: un mondo oscuro e gotico non individua immediatamente un'ambientazione paurosa e orrorifica. Disney Epic Mickey punta piuttosto a pizzicare le corde della malinconia, in attesa di dipingere un universo eticamente negativo che tanto necessita di un aiuto, per abbandonare questo maledetto empasse e rifuggire il clima tetro ormai diffuso.

Jungle beat

L'ormai celeberrima demo dell'Electronic Entertainment Expo 2010 aveva introdotto le meccaniche di gioco dominanti all'interno del livello ispirato all'isola di Peter Pan fusa alla Tortuga dei Pirati dei Caraibi, un limbo in cui la ciurma di Capitan Uncino è costretta suo malgrado.
Presi per mano da Weaver abbiamo abbandonato le rocciose coste per addentrarci nel folto di una lussureggiante foresta, sovrastata da palme e vegetazione esotica, ma intrisa da un odore acre: una sostanza fangosa nonché velenosa ha preso il posto del cristallino torrentello che prima si gettava a capofitto nella radura dall'alta cascata.
Pennello alla mano, l'obiettivo iniziale è andare a parlare con questo pirata di nome Starky. Costui ha ben nascosto tre simboli per l'intero livello e chiede a noi di scovarli come atto per provare la nostra affidabilità. Il malfidente ne ha piazzato uno tra le radici di un albero, un altro dietro una roccia e un terzo su un costone a due passi dallo scroscio della cascata: evidenziati tutti e tre con uno schizzo di pittura verde (dorsale del nunchuck), Starky ci remunera con l'apertura di una porta che da immediatamente ad una breve sequenze bidimensionale ispirata al lungometraggio Peter Pan. Level complete!
A questo si aggiunge una raccolta di gemme particolarmente gustosa, non necessaria ma caldeggiata dagli sviluppatori. Si è voluto dare a Disney Epic Mickey anche una cadenza da gioco di ruolo, favorendo l'esplorazione dei livelli e la risoluzione di piccoli enigmi, nonché l'interazione con i diversi png vessati dalle problematiche aventi epicentro in Rifiutolandia. Il gioco pullula di subquest più o meno valide, messe a disposizione del giocatore per assolvere l'agognato 100 % di completamento. Senza di esse la longevità s'attesta sulle venti ore, un discreto risultato nonostante l'affermazione di Weaver necessiti di una controprova sul campo.
L'elemento platform non è comunque da sottovalutare: il salto o doppio salto è prerogativa all'esplorazione, le piattaforme vanno disegnate a colpi di pennello o sbloccate completando determinati obiettivi. L'esplorazione non è lineare ma vive di quel colpo d'occhio in verticale che era stata a suo tempo la cifra stilistica di un certo Super Mario
Sunshine. Il sistema di combattimento lavora affinchè al giocatore sia concessa la piena libertà di scelta, tarando il gameplay secondo lo stile di gioco proprio di ciascun utente, casual o hardcore, infante o quarantenne. Nemico caratteristico della giungla al centro dei nostri recenti test è un essere poltiglioso, ricavato a partire dalla melma che caratterizza Rifiutolandia. Il suo nome è Spladoosh, ma non è particolarmente coriaceo perchè se attorno a lui la situazione sembra tranquilla preferisce ronfare anzichè mantenere lo sguardo vigile: se lo spruzzi col solvente blu (tasto B del Wiimote) questo continuerà a poltrire, ma se viene cosparso di pittura verde esso comincerà a gonfiarsi sino ad esplodere liberando sostanze viscide. La deflagrazione può essere aggirata camminandogli attorno circospetto, quatto quatto in punta di piedi, ma talvolta è necessario farlo fuori, come ad esempio quando dietro di lui si nasconde un oggetto particolarmente gustoso.
Specie nei combattimenti appare chiaro l'interesse da parte di Junction Point a sviluppare un coerente sistema di scelta, non complesso come quello dei Deus Ex, ma nemmeno banale come quello dei Fable. La trama in ogni caso non subirà modifica alcuna, solo minime correzioni, ma ciascun livello può essere affrontato in differenti maniere sia in termini di priorità di obiettivi che di scelte in combattimento. Lo abbatto quel noioso nemico con il rischio che sia io ad uscirne sconfitto oppure lo oltrepasso senza colpo ferire? Agisco di pennello e lo stordisco con un avvitamento (scuotendo il Wiimote proprio come avviene in Super Mario Galaxy) o meglio sprecare uno dei tanti "bozzetti", leggasi colpi speciali, come una televisione che ipnotizza l'avversario con cartoon d'annata oppure un'incudine che sulla testa del fellone produce altro che un bernoccolo?
Scelte elementari e proposte con misurata enfasi, ma in grado di impreziosire il comparto ludico con una dinamica curiosa, sempre pronta ad elargire evidenti conseguenze ad ogni minima azione.
Tali appunti di game design dovranno comunque fronteggiare una basilare interazione minata in più punti da una telecamera ballerina o incantata su determinati target, mentre il sistema di puntamento è sovente impreciso non essendo tarato su un riconoscimento 1 a 1, che, Wiimote Plus alla mano, sarebbe risultato infinitamente più comodo.

Disney Epic Mickey Disney Epic Mickey si conferma come uno dei platform più importanti dell'anno, nonché una valida conferma del talento di Warren Spector. La trama è schizzata e fuori dalle righe, ma ha il merito di porsi domande interessanti, superando per giunta il solito alone perbenista e infantile dei precedenti videogame basati su Mickey Mouse. Il problema è serio, il nemico è un Oswald assetato di vendetta. Il gameplay miscela con arguzia elementi platform ed esplorazione, condensando il tutto con un sistema di combattimento intelligente quanto basta per avere la meglio su nemici coriacei e rinforzati meccanicamente. Lievi disfunzioni nel gameplay sono affiorate nel corso dell'hands on e (probabilmente) si paleseranno ingigantite quando arriverà in redazione il gioco completo, ma la viva speranza che le idee originali possano avere la meglio sui marginali difetti si annida tutta nell'entusiasmo di colui che ha avuto la fortuna di sposare la sua Minni.