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Hands on Donkey Kong Country Returns

Retro Studios al recupero di un altro grande classico Nintendo

hands on Donkey Kong Country Returns
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii
  • 3DS
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Retro alla ricerca dell’effetto retrò

L’operazione compiuta da Retro Studios con Metroid ha indubbiamente del miracoloso. Un po’ come seppe fare Nintendo stessa con Super Mario, il talentuoso studio californiano riuscì a tradurre in tre dimensioni il feeling della serie nata su NES e cresciuta su Game Boy e Super Nintendo. Tantissime altre saghe, purtroppo, non sono riuscite altrettanto bene a compiere il salto dimensionale. Tra queste il caso di Donkey Kong è sicuramente controverso. Donkey Kong 64 non era affatto un pessimo gioco; tutt’altro. Eppure è difficile ritenerlo un capolavoro alla stregua dei tre famosissimi episodi dedicati allo scimmione nintendoso editi su SNES.
Con Donkey Kong Coutry Returns, Retro Studios è pronta a offrirci un altro reboot, il nuovo recupero moderno di un’opera del passato. A differenza di Metroid Prime però, al salto generazionale non corrisponde un aumento delle dimensioni tirate in ballo. Dopo l’incontro all’E3, abbiamo nuovamente messo le mani sopra una corposa demo del titolo alla GamesCom. E se a Los Angeles il titolo ci aveva intrigato, qui a Colonia ci ha completamente catturato.

Vecchie scimmie moderne

Donkey Kong Country Returns è un platform in 2D, rigoroso e classico come forse solo New Super Mario Bros Wii ha saputo esserlo. Il primo livello della demo è lì per comunicarcelo immediatamente, grazie a una diretta citazione pronta a scaturirci la prima nostalgica lacrima a 16-bit: il nostro amato scimmione infatti esce con un balzo dalla sua casa, esattamente come accadde nel primo Country per SNES. Nel compiere quest’azione dal gusto così retrò, tuttavia, si inserisce sin da subito una novità, quasi volendoci destare dai ricordi per ostentare la pur presente modernità del titolo. Sì perché Donkey Kong uscirà dalla sua tana solo dopo aver shakerato a dovere l’accoppiata Wiimote e Nunchuk. Un facile, e superficiale, escamotage per confermare il suo essere classico, ma non per questo sordo ai tempi che cambiano.
Il concetto, del resto, è esteso a tutto il sistema di controllo: con l’analogico si muove l’avatar e con due tasti si salta e ci si esibisce in una pratica capriola utile tanto come mossa evasiva, quanto d’offesa. Poche e semplici azioni dunque, alle quali va aggiunto lo scuotimento di Wiimote e Nunchaku. Similmente alla percussione dei bongo in Jungle Beat, muovendo i due controller Donkey Kong comincerà a percuotere il terreno. Così facendo non solo stordirà i nemici che si trovano entro un certo raggio d’azione, ma attiverà anche una serie di azioni contestuali. Sarà possibile, per esempio, far apparire leve nascoste, passaggi segreti o, semplicemente, far cadere banane da raccogliere. Al contrario, nell’eventualità che si controlli il piccolo e agile Diddy Kong, lo scuotimento dei controller si tradurrà in un colpo di pistola-banana con il quale disfarsi dei nemici.
Classico nel sistema di controllo, classico nell’impostazione del gameplay. Presentando ben poche varianti sul percorso, comincerete dal punto A per raggiungere un punto B posto nell’estremità destra dello schermo. Non mancheranno un nutrito numero di oggetti bonus da scovare e far propri, nel tentativo di completare il gioco al cento per cento e di accedere a tutti i livelli bonus. Come nei Country per SNES, anche in Returns lungo ogni stage potrete raccogliere le lettere che compongono la parola kong, operazione che vi costringerà spesso a virtuosismi incredibili. Similmente le aree bonus e i percorsi alternativi andranno scovati richiedendo spesso attente esplorazioni e ulteriori salti millimetrici.
Insomma in linea generale sulla carta vi ritroverete e che fare con il caro Donkey Kong Country potenziato da qualche timida innovazione e da un impianto grafico più performante.

Tanta nostalgia e tante difficoltà

Ma perché parlare della teoria, quando alla GamesCom abbiamo potuto provare i primi livelli della nuova avventura dello scimmione Nintendo?
Difficile non restare affascinati dalla perfetta riproduzione dell’antico sapore dei Country. Il primo livello di prova era ambientato nella giungla di Donkey Kong. Qui tra i primi deboli oppositori da mettere al tappeto e facili burroni da saltare giusto per sgranchirsi le dita, i classici barili-cannone ci sparavano da un livello di parallasse all’altro. Detonando cariche di dinamite sullo sfondo, potevamo così liberarci il passaggio in primo piano, con un continuo cambio di profondità capace di donare un pizzico di varietà in più. Il secondo livello, invece, si rifaceva alla grande tradizione piratesca della saga, ambientato com’era sul classico galeone dove barcamenarsi tra corse sul ponte e improbabili arrampicate sugli altissimi alberi che reggono le vele. Più nostalgico il terzo livello: la miniera attraversata a bordo di carrelli lanciati a velocità folle, piuttosto che sulle proprie scimmiesche zampe. Ancora una volta erano richiesti grandi riflessi per saltare con tempismo da un carrello all’altro prima di finire in un burrone senza fondo. L’ultima ambientazione messa a disposizione riguardava uno scontro contro un boss. Entrati in un’arena chiusa da entrambe le estremità, i due eroi dovevano vedersela con una bestia dotata di aculei retrattili. Evitando le sue cariche con salti calcolati, per sconfiggerlo era necessario saltargli addosso quando la schiena si privava dei corni mortali. Lo scontro si è rivelato più difficile di quanto ci immaginassimo e ci è pure costato un paio di umilianti game over.
Alla fine della prova, posati Wiimote e Nunchuk, l’unica cosa che non ci ha pienamente convinto è stato il design di alcuni nemici, parsi troppo anonimi. Persino l’introduzione dei cuoricini, che all’E3 ci aveva inizialmente spaventato, ora ha perfettamente senso. Donkey Kong Country Returns è infatti maledettamente difficile e ringrazierete presto il fatto di poter contare su una sorta di barra d’energia piuttosto che finire KO al primo contatto.
Infine anche graficamente il gioco dei Retro Studios ci ha saputo deliziare. Lo stile è ereditato dai vecchi episodi per SNES, al quale si aggiunge un maggior dettaglio grafico e qualche effetto speciale utile a far scena.

Donkey Kong Country Returns Donkey Kong Country Returns si preannuncia un ritorno in grande stile. Tutto della demo di prova della GamesCom ci ha convinti. Il level design ci è parso ispirato, così come l’ottimo bilanciamento di difficoltà, settato indubbiamente per far breccia nei cuori di chi è alla ricerca di qualcosa di lievemente più impegnativo del solito. Inoltre anche l’impianto grafico, pur non puntando a settare nuovi standard grafici, delizia grazie alla ripresa dello splendido stile dei Country per SNES. Se volete un consiglio, rispolverate i vecchi capitoli sviluppati da Rare per ingannare l’attesa. Retro Studios è esperta in grandi rilanci e anche questa volta pare che sia destinata ad avere successo.

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