Hands on Donkey Kong Country: Tropical Freeze

Qualche ora in compagnia di Donkey e parenti

hands on Donkey Kong Country: Tropical Freeze
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii U
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Prosegue l'idillio tra Nintendo e Retro Studio, team tra i più competenti nella scuderia di “first-party” della casa di Kyoto. Dopo la trilogia di Metroid Prime, lo studio texano si è messo di buona lena a rilanciare la saga di Donkey Kong, regalandoci un esaltante capitolo per Wii tornato di recente anche “in piccolo”, su 3DS. Ora lo scimmione è pronto al salto generazionale, con un nuovo capitolo in uscita su Wii U il prossimo 21 febbraio: Donkey Kong Country Tropical Freeze si prepara quindi ad esaltare tutti gli amanti del platform, proponendo l'ormai classico scorrimento bidimensionale e deciso -grazie alle mille trovate del level design- a proporsi come un episodio più vario e vivace del precedente.
In attesa di lanciarci nell'impresa di recuperare tutte le lettere della scritta Kong o i pezzi di puzzle sparsi per gli stage, e già temendo la cattivissima modalità Hardcore (un solo cuore, nessun checkpoint), abbiamo dato un'occhiata ai primi quattro mondi di gioco. Abbiamo scoperto così un “platform 2.5D” attentissimo a celebrare la tradizione del genere, pieno di riferimenti ai capitoli della trilogia per SNES ma capace al contempo di proporre un ritmo tutto suo. Un'altra grande “Hit” in arrivo su WiiU?

Riunione di famiglia

C'è stato un tempo in cui Donkey Kong era semplicemente perfetto. Era l'epoca d'oro di Rare, quella in cui l'estro nel level design si univa ad una direzione artistica brillante e nuova. Quella strana magia, quell'accordo momentaneo e fugace fra colpo d'occhio e struttura, sfugge probabilmente ai nostri tempi, più che alle capacità di Retro Studio. Oggi non c'è un contesto che non sia stato in qualche modo esplorato: inseguire “il nuovo”, e dargli spazio, non è certo un'impresa facile. A Tropical Freeze, così come al vecchio Donkey Kong Country Returns, manca forse quel guizzo che avevano le avventure a 16 Bit, quella carica “di fondazione” e quel senso di smisurata meraviglia che si prova di fronte alle (poche) opere che sanno costruire icone e immaginari. In fondo gli ambienti e gli scenari di Tropical Freeze sono già visti, già attraversati, e sebbene il gelido esercito di foche e pinguini che viene a portare il gelo nell'arcipelago tropicale dei Kong sia sicuramente meglio caratterizzato rispetto alla tribù dei Tiki Tak, è inevitabile avvertire un certo scarto con l'enormità dei primi Donkey Kong Country.
Ciò non toglie che Tropical Freeze sia un platform fresco, movimentato e divertente, ed anzi capace di coinvolgere ed incuriosire il giocatore, proprio grazie alla conformazione degli stage ed alla vibrante voracità con cui “fagocita” un numero incredibile di registri e stili diversi.
Le meccaniche di base sono quelle del vecchio capitolo uscito su Wii: i salti precisi, la possibilità di aggrapparsi a liane e tessuti erbosi, una capriola con cui travolgere i nemici e nessuna intenzione di mettersi a correre più del necessario. Una progressione, insomma, dai ritmi meno accesi rispetto quelli dell'ultimo Super Mario Bros U, ma stimolante proprio in virtù di questo rapporto costante con l'ambiente di gioco: che va esplorato, scalato, scoperto, lanciando casse e battendo i pugni a terra per rivelare passaggi segreti, bonus e collezionabili.
Qui come nel vecchio episodio torna la presenza di una “spalla”: un secondo membro della famiglia Kong che prontamente tiriamo fuori dalla cassa in cui è rinchiuso. Nella modalità a due giocatori lo scimmione ed il suo compagno procedono separatamente, controllati da altrettanti player: quando si gioca in solitaria, invece, Donkey si carica l'amichetto sulle spalle e d'improvviso cambiano le dinamiche di salto. In Tropical Freeze, comunque, non c'è solo il piccolo Diddy Kong a spalleggiare il protagonista, ma arrivano anche Dixie e Cranky. Ne guadagna così la varietà, dal momento che ognuno ha sostanzialmente un'abilità differente. Il Jetpack di Diddy funziona proprio come l'ultima volta, permettendo al duo di planare per qualche istante e quindi allungando le traiettorie dei salti. Anche Dixie, roteando la sua chioma, assolve sostanzialmente alla stessa funzione, solo che poi tutto finisce con un ultimo guizzo che sembra quasi quello di Yoshi, come ce lo ricordavamo in Super Mario World 2. Cranky, invece, vuole “scimmiottare” (è proprio il caso di dirlo) il Paperon de' Paperoni di Ducktales, e così rimbalza per gli stage sulla punta del suo bastone.

I livelli del primo mondo di gioco servono quasi da tutorial per farci prendere confidenza con tutte queste dinamiche, ma passati i primi tre stage Donkey Kong Country Tropical Freeze mette in chiaro che non ci sono limiti alla nostra libertà: ogni livello può anzi essere affrontato in compagnia del Kong che preferiamo. Probabilmente Dixie sarà la più apprezzata, ma spesso e volentieri (per amor di varietà o per infilarsi in qualche stanza segreta altrimenti irraggiungibile) potremo preferire la compagnia dell'attempato Cranky o del giovane Diddy (utile soprattutto durante gli splendidi boss fight, dal momento che permette di avere un maggiore controllo sulle traiettorie dei salti).
Dopo qualche livello, fra l'altro, l'idea che si manifesta in testa al giocatore è quella che il team di sviluppo abbia voluto “compilare” una sorta di enciclopedia del platform classico, andando a recuperare lo stile di quei videogame che hanno fatto la storia del genere. Questa sensazione si rafforza quando troviamo livelli in cui dobbiamo saltare su enormi foglie autunnali, che sembrano uscite dalla foresta dei misteri di Castle of Illusions, o ancora stage sottomarini con le bolle d'aria che servono per respirare, proprio come succedeva nei vecchi Sonic. Tropical Freeze, insomma, è una nostalgica raccolta di suggestioni, che saprà risvegliare insolite emozioni nei giocatori di vecchia data.
Ovviamente il platform di Retro Studio non dimentica le sue proprie origini, ed anzi le mette dichiaratamente in mostra, con boschi di conifere che sembrano usciti da Vulture Culture e altri stage liberamente ispirati a Tree Top Town. Anche i livelli sottomarini, nonostante la novità del “fiato corto” di Donkey e compagni e l'assenza del pesce-spada Enguarde, chiaramente si rifanno a quelli classici: lo dimostra lo splendido arrangiamento di Aquatic Ambiance, ancora oggi uno dei brani più avvolgenti, misteriosi e affascinanti della soundtrack di Tropical Freeze.
Proprio la colonna sonora è stato uno degli aspetti che più ci ha colpito: ad alcuni brani recuperati dallo scorso episodio si affiancano nuove tracce evocative e che ben contrappuntano la progressione.

In generale tutta la direzione artistica è sempre esuberante e vigorosa: gli stage sono stracolmi di elementi in movimento, rovine che crollano, strani meccanismi, baobab mossi dal vento ed una stravagante fauna sottomarina che si ritira al passaggio dei Kong. E' proprio questa insolita e fervida “attività” che anima il level design, non sempre stratosferico ma comunque solido e ben ponderato anche nei livelli più regolari. Rispetto al già citato Super Mario Bros U (o meglio: all'incredibile DLC con protagonista il fratello Luigi), Tropical Freeze resta probabilmente un gradino sotto: manca quella capacità di celebrare il salto millimetrico, l'esibita “artigianalità” degli stage, il calcolo perfetto delle traiettorie ed il posizionamento maniacale delle scie di monete (qui: di banane). Ma lo scimmione recupera invece con un immaginario sempre vibrante, ed una serie di stage che promuove una varietà incredibile. Nei primi quattro mondi di gioco quasi ogni livello ha un tema diverso: ci sono savane in fiamme in cui le liane prendono fuoco e vanno spente lanciando palloni d'acqua, corse in sella a Rambi il rinoceronte, stage in silhouette ed ovviamente gli stage a bordo dei carrelli da miniera, che qui giocano con la prospettiva e dimenticano per qualche istante l'incedere bidimensionale.
La cifra di Tropical Freeze, comunque, è questa sua marcata attenzione per i collectible e le zone segrete. I livelli sono veramente colmi di aree nascoste, zone bonus e oggetti con cui interagire per scovare uno dei nove pezzi del puzzle che ci permetteranno di completare il gioco al 100%. Un'impresa che consigliamo di prendere seriamente in considerazione: tornando nei livelli già visitati, cercando di portarli a termine con un altro Kong, magari alla ricerca delle uscite segrete (introdotte in questo capitolo per la prima volta), si scopre l'essenza più intima di Tropical Freeze, che vuole proporre un approccio generalmente meno “rapsodico”. In linea con quello dei platform di tanti anni fa.

Donkey Kong Country: Tropical Freeze Tropical Freeze sarà un altro grande platform da annoverare nel catalogo delle console Nintendo. Il suo approccio è (fortunatamente) diverso rispetto a quello “mariesco”, aperto alle influenze di tanti grandi capolavori del passato, rispettoso della tradizione della saga, e comunque ammodernato grazie alle meraviglie di un level design animato e scalpitante. Non a tutti piacerà la netta riduzione della difficoltà che si registra rispetto a Donkey Kong Country Returns (al termine del terzo mondo è facile aver accumulato oltre una cinquantina di vite), ma ai giocatori più estremi dovrebbe bastare la modalità Hardcore (veramente spietata). Per il resto i colorati atolli di Tropical Freeze si dimostrano veramente ispiratissimi, e la “collezione” di dinamiche appartenenti ai capostipiti della categoria riesce a dare un tocco nuovo alla produzione, che sottolinea in maniera davvero opportuna questo balzo generazionale.

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