E3 2013

Hands on Dragon's Crown

Provato all'E3 il picchiaduro a scorrimento di Vanillaware, sia su Playstation Vita che Playstation 3

hands on Dragon's Crown
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PSVita
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Vanillaware è una software house più fortunata di molte altre. Essa continua imperterrita a sviluppare titoli in due dimensioni, perlopiù platform e picchiaduro a scorrimento, come se l'era 32 bit non si fosse ancora conclusa. Inoltre, rischia ogni volta la propria sicurezza finanziaria non avendo un grosso nome che la foraggia e la protegge.
Dragon's Crown è senza mezzi termini il loro prossimo salto nel vuoto. Un beat'em up fantasy riccamente pitturato destinato a Playstation 3 e Playstation Vita. Annunciato quasi due anni or sono per la console portatile Sony, è tornato a far parlare di sé solo recentemente prima di proporsi in forma giocabile all'E3.
Atlus ha dedicato al titolo una grande esposizione (inclusa una fatiscente corona da apporre sulla testa dei visitatori), in vista dell'uscita fissata per il 6 Agosto negli Stati Uniti. E in Europa? Parlando con i responsabili del publisher a stelle e strisce ci è stato riferito come nel Vecchio Continente nessuno si sia ancora fatto avanti per trattare i diritti di pubblicazione, che in ogni caso appartengono sempre ad Atlus per qualsiasi mercato all'infuori del Giappone.

Fantasy alla giapponese

L'impostazione di Dragon's Crown è decisamente classica, assolutamente retrò. Ma per Vanillaware non si tratta soltanto di un afflato nostalgico: nei suoi uffici lavorano alcuni degli sviluppatori che donarono a Capcom i Dungeons & Dragons, oggetto di un recente remake.
Dragon's Crown promette di essere anche l'erede di un certo Princess Crown, pubblicato su Sega Saturn da quei loschi figuri che oggi si fanno chiamare Vanillaware: anima da picchiaduro a scorrimento, cuore da gioco di ruolo e grafica semplicemente fantastica. Il ponte tra oggi e il 1997 è tracciato!
All'E3 per ovvie ragioni è emersa sopratutto l'anima combattiva. In particolare abbiamo testato il secondo dungeon, un maniero diroccato in cui l'atrio costellato da rocce appuntite sembra anticipare ben altro rispetto ad imponenti colonne e mosaici dal sapore bizantino.
Il fascino di tale ambientazione deriva proprio dalla sua fatiscenza, dal tetro rimpianto per lo splendore perduto. Attraversare un antico salone in cui la corte organizzava sontuosi banchetti e ora completamente allagato comunica senza dubbio un sentimento di mestizia. Ma non c'è tempo per troppi piagnistei, visto che due pesciazzi sono in rotta di collisione con il party di eroi!

Ci sono 6 classi tra le quali il giocatore può scegliere. Le loro specializzazioni sono alquanto classiche e familiari per quei giocatori che bazzicano il fantasy occidentale: guerriero, mago e maga, nano, elfo, amazzone. Non vi sorprenderà sapere che il bassotto della situazione (il nano) conficca l'ascia nelle carni nemiche, mentre l'agile elfa se ne sta in disparte ad incoccare frecce. L'abilità del team di sviluppo ha saputo donare un carattere unico eppure riconoscibilissimo a ciascun eroe: la mappatura dei tasti è la medesima, ma gli effetti e lo stile di combattimento espresso da ciascuno è differente. Ad esempio, per alcuni l'opzione difensiva risulta essere una parata, mentre altri si esibiranno in una schivata.
Ogni personaggio inoltre vanta un proprio peculiare attacco speciale (attivabile premendo il tasto cerchio), il cui esito riesce sempre a stupire il giocatore: tanto per fare un esempio, la maga non bombarda il campo di battaglia con palle di fuoco, ma evoca un lucertoloide da cavalcare e dimostrare la propria abilità in mischia. Anche se è alla portata di tutti incutere timore con quelle squame, con quel grugno e quell'alito infuocato! Sarà l'unico modo per accedere alle cavalcature oppure se ne troveranno sparse per il mondo di gioco?
Abbiamo giocato sia nei panni della Maga che in quelli dell'Elfa arciere: la prima ci ha colpito per il buon bilanciamento di megie e attcchi, mentre la seconda ci è parsa meno immediata a causa della necessità di raccogliere frecce abbandonate dai nemici sconfitti. Non era affatto una rarità restare con la faretra vuota, ma nondimeno l'arciere può incoccare e scagliare da qualunque posizione, sia coi piedi a terra che in aria dopo aver spiccato un bel balzo!
Oltre alla componente picchiaduristica Dragon's Crown avrà dalla sua anche elementi da gioco di ruolo. Ogni livello corrisponde ad un dungeon che si diparte da una città centrale, all'interno della quale sarà probabilmente possibile vendere il loot collezionato e acquistare altri oggetti; probabilmente qui si svolgeranno anche i dialoghi che narreranno la storia dell'universo partorito da Vanillaware. Gli sviluppatori promettono un'avventura principale di oltre 20 ore, calcolate tenendo anche conto dell'elevata rigiocabilità garantita dall'apparizione randomica degli oggetti.

Playstation Vita o Playstation 3?

Dragon's Crown sarà rilasciato sia su Playstation Vita che Playstation 3. All'E3 2013 abbiamo provato con mano entrambe le versioni: a livello contenutistico e di controlli sono pressochè identiche, l'unica differenza risiede nell'interazione con il Ladro. Ogni party, infatti, avrà dalla sua lo scassinatore Rannie, il quale su ordine del giocatore aprirà forzieri e porte: è l'unico membro del party sempre e comunque controllato dalla CPU, egli riceve ordini via touch screen nella versione per Vita e via analogico destro sulla console casalinga. L'opzione più intuitiva è di gran lunga quella tattile.
Per entrambe il multiplayer è sia in locale che online. Su Playstation 3 è molto più semplice organizzare una partita, necessitando solamente di più controller contro le molteplici console portatili e altrettante copie del gioco. Tuttavia, se l'online sarà popolato e di buona fattura anche sulla piccolina Sony il multiplayer risulterà gradevole.
Tra le opzioni Vanillaware ha contemplato la possibilità di condividere i salvataggi (cross-save), ma non organizzare partite tra portatile e casalinga (cross-play).

Infine, il comparto grafico è stupefacente sia su Playstation Vita, dove la brillantezza dello schermo mette in luce le scelte cromatiche, che su Playstation 3, dove le maggiori dimensioni dello schermo rendono giustizia alla mole di dettagli presenti negli stage.
L'unico neo è forse una inquadratura troppo ravvicinata, la quale rende l'azione eccessivamente caotica in alcune situazioni. Ma d'altronde tale scelta focalizza l'attenzione sulla fluidità delle animazioni, rigorosamente disegnate a mano frame per frame, e sull'esagerato character design.
Gli eroi fantasy sono tutti frutto della matita di George Kamitani, illustratore nonchè presidente di Vanillaware, abituato da Odin Sphere in poi a disegnare personaggi giunonici nelle proporzioni e negli attributi. I muscoli sovraumani degli eroi maschili e i seni prosperosi oltre ogni mastoplastica convinzione gli sono valsi una lunga bagarre con l'arrembante redazione di Kotaku; una polemica sterile come tante altre, visto che gli eccessi del character design hanno intenti puramente stilistici, affatto morali.
Sopra tutto, però, emerge l'incredibile varietà bidimensionale, i tanti livelli di parallasse del fondale e la pulizia delle animazioni.

Dragon's Crown Dragon's Crown è imminente su Playstation Vita e Playstation 3 in Giappone e negli Stati Uniti, mentre in Europa purtroppo al momento tutto tace. L'ultima fatica, ovviamente bidimensionale, di Vanillaware è un picchiaduro a scorrimento vecchio stampo, in odore di 32 bit. Ciò non toglie che sia molto originale nelle scelte di gameplay e sopratutto nella confezione grafica, praticamente allo stato dell'arte. Un'importante modalità multiplayer fa il paio con 20 ore di gioco promesse: un titolo che si rivolge ai giocatori vecchia scuola, nostalgici sì ma desiderosi di esperienze nuove e al passo con le attuali risorse tecnologiche.