Hands on Drakensang Online

The Dark Eye torna in veste di MMO free to play!

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Alessandro Sordelli inizia la sua avventura videoludica ereditando un leggendario Commodore 64 a cassette magnetiche, computer che gli apre le porte ai giochi di ruolo e tutto ciò che è fantascienza. Pur nutrendo da sempre un particolare amore per la piattaforma PC, non disdegna il panorama console. E' in giro su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Drakensang è un nome che non dovrebbe esser nuovo ai fedeli appassionati di RPG per computer: stiamo parlando di una serie di RPG che attinge dalla vecchia scuola e che, nonostante la semplicità strutturale e il gameplay un po' all'antica, ancora riesce ad attirare un certo pubblico affezionato ai titoli di stampo classico, sempre forte e presente nell'ambito del gaming su PC. In Italia i due episodi della serie Drakensang e relativa espansione sono stati pubblicati sotto etichetta FX Interactive a prezzo budget, in leggero ritardo rispetto all'uscita nel paese d'origine -la Germania-, ottenendo un discreto successo e ottime valutazioni da parte di critica e pubblico. Oggi il brand Drakensang tenta nuovamente la sorte imboccando un sentiero diverso, ovvero quello dell'online gaming, con un episodio targato Bigpoint che ha la pretesa di girare su un qualunque browser, un titolo sviluppato in java giocabile ovunque e direttamente dalla pagina web del sito.

Uno sguardo nel buio

E' bene precisare che il gioco di cui stiamo parlando oggi attinge probabilmente più al genere action che ad un vero e proprio RPG: non a caso la prima cosa che ci è venuta in mente una volta gettati nella mischia del combattimento è stata la serie Diablo di Blizzard. La visuale scelta aiuta sicuramente a fare questo paragone, dato che l'impianto grafico si costruisce grazie a una telecamera che richiama l'isometria tipica dei giochi dell'era di Baldur's Gate e Ultima Online, seppur completamente in 3D. Nelle aree esplorabili e nei dungeon, decine e decine di nemici si riversano nei cunicoli e toccherà a noi giocatori ripulire dal male e dalla corruzione le infestate terre di Aventuria. Per chi non avesse giocato agli episodi precedenti single player, il setting è un fantasy di stampo classico con rimandi ai grandi nomi della letteratura e del gioco di ruolo: citare "Il Signore degli Anelli" sembra ormai banale di questi tempi, ma negli anni '80 il fantasy stava vivendo un epoca di risorgimento, così come il gioco di ruolo cartaceo sull'onda del famoso "Dungeons & Dragons". E' proprio in questo contesto che nasce "The Dark Eye" (in Italia "Uno Sguardo nel Buio"), l'ambientazione per il gioco cartaceo in seguito ripresa in numerosi adattamenti videoludici di discreto successo.

L'esperimento di realizzare un browser based MMORPG è già stato attuato con successo nel 2001 con "Runescape", titolo molto famoso che vanta tuttora numerose imitazioni quasi mai all'altezza dell'originale. Il paragone con "Drakensang Online" -da ora in avanti DO- è quindi inevitabile e grande dev'essere l'impegno di Bigpoint per riuscire a raggiungere un livello qualitativo che possa fare la differenza con l'agguerrita concorrenza nell'era del web 2.0. Dopo la solita registrazione con mail di conferma, siamo pronti per iniziare. La prima cosa è scegliere il server di gioco: al momento sono quattro, uno europeo e tre americani. Su ciascuno è possibile creare un solo personaggio, anche se gli sviluppatori ci garantiscono che le cose cambieranno una volta terminata la beta. Al primo avvio creiamo dunque il nostro alter ego. Sono disponibili due professioni, il guerriero del drago e il mago del cerchio, mentre altre due verranno aggiunte nella versione definitiva del gioco o in una successiva fase di test. La creazione non permette di scegliere nulla se non capigliatura, statura e ovviamente il nome del personaggio. Punteggi e statistiche sono pregenerati e nella progressione del gioco non possiamo interferire con quella che è la naturale evoluzione impostata e scelta dagli sviluppatori; dimenticatevi quindi di distribuire i punti a piacimento come normalmente avviene per il livellamento. Sia che partiate con il mago oppure con il guerriero, al primo livello è disponibile una sola abilità, in parole povere il colpo semplice. Per ottenere altri poteri, oltre a raggiungere il livello adeguato, è necessario recarsi da un istruttore per sbloccare l'abilità relativa, ovviamente dietro adeguato compenso. Una volta completata la fase di creazione, entriamo a capofitto nel gioco, senza alcun preambolo narrativo o animazione che ci spieghi cosa sta succedendo nel misterioso mondo di Aventuria. E' a questo punto che ci confrontiamo con l'intefaccia di gioco, che non potrebbe essere più classica: in alto troviamo i pulsanti per l'inventario, quello per la mappa locale e del mondo, la lista delle quest in corso con relativa descrizione, tutte finestre che possiamo tranquillamente aprire con scorciatoie da tastiera; in basso invece troviamo l'immancabile pannello delle abilità, l'inventario rapido e gli indicatori di energia e dei colpi. Le finestre sono prive di fronzoli, ma proprio per questo sempre chiare e di facile lettura. La mappa locale per esempio si apre in centro in leggera trasparenza, in modo da fornire aiuto senza disturbare eccessivamente l'esplorazione o il combattimento; altre finestre come il quest log hanno subito recenti modifiche al fine di ottimizzarne la consultazione.
Mentre il gioco vero e proprio ha quasi sempre luogo in istanze condivise con gli altri giocatori del server, la prima fase, così come i dungeon, si affronta senza l'interferenza di altri utenti. Nei primi minuti il personaggio si trova in viaggio sul sentiero dei pellegrini e nel tragitto viene fermato da viandanti o abitanti locali che chiedono aiuto, solitamente per cercare oggetti perduti o per eliminare i mostricciattoli che infestano il luogo. Non appena clicchiamo sul primo PNG per interagirci, scopriamo con grande stupore che il gioco è completamente localizzato in italiano (non solo nei menù ma anche nei dialoghi!) con un'ottima traduzione sempre chiara e priva d'errori. Il livello di tutorial non si spreca in troppe parole sul sistema di controllo che, seppur semplice e diretto, lascia spazio a interrogativi e dubbi. Siamo certi che i puristi degli MMO storceranno il naso per un uso massiccio e ridondante del mouse, con attacchi e puntamento che si eseguono con il solo ausilio di quest'ultimo, senza possibilità di scorciatoie da tastiera. Il pulsante sinistro si utilizza per l'attacco base mentre il destro per gli attacchi speciali, selezionabili alternativamente con l'uso del tasto TAB. Ad ogni click del mouse corrisponde un attacco (in mischia o a distanza a seconda della classe) e sta quindi al giocatore sincronizzare la pressione del pulsante in modo da ottimizzare i danni e quindi la durata del duello. La rotellina permette infine, come da prassi, di zoomare la visuale fino ad ottenere una ripresa più dettagliata della scena di gioco.

L'acciaio e la fiamma

Dopo le premesse relative al sistema di controllo vediamo nel dettaglio le classi, fulcro attorno al quale ruota ogni RPG che si rispetti. Il guerriero del drago è un paladino votato a sconfiggere le forze del male grazie alla potenza dei suoi muscoli e all'acciaio della sua spada. Naturalmente può utilizzare un vasto arsenale di armi da mischia, brandendo asce o mazze di vario tipo ed entra in combattimento vestito di una pesante corazza per proteggersi dai colpi. Quando possibile brandisce anche uno scudo per ottenere ulteriore protezione nelle situazioni più caotiche. Il mago del cerchio invece è un potente stregone in grado di scatenare le forze della natura per sbaragliare i suoi nemici. L'incantatore è per antonomasia un personaggio più difficile da usare, specialmente ai primi livelli: in questo caso tuttavia risulta intuitivo oltre che molto forte. La possibilità di attaccare a distanza lo rende molto comodo, in particolar modo contro i nemici che tendono a fuggire o indietreggiare, oppure per attaccare il nemico stando a debita distanza per evitare di subire danni. A parità di livello, le due classi ora disponibili infliggono più o meno la stessa quantità di danni. Non ci è dato sapere se in futuro verranno aggiunte nuove abilità, ma la crescita del personaggio risulta fortemente limitata con sole 5 abilità per un level cap di 40 livelli, con il risultato che la monotonia non tarda ad arrivare.

Nel mondo di DO troviamo otto energie, o essenze, necessarie ai giocatori per attivare i poteri speciali e le abilità: quattro sono prerogativa dei maghi e quattro dei combattenti. Ovviamente si possono raccogliere queste essenze durante le esplorazioni e i combattimenti, ma se nel bel mezzo di una quest ci ritrovassimo a secco, allora è sempre possibile mettere mano alla carta di credito e fare un salto all'online market per un'acquisto. DO è strutturato quindi come il più classico dei MMORPG, ovvero con missioni da svolgere in quantità, pronte a fornire un sacco di punti esperienza e ad arricchire il nostro alter ego con moneta sonante. In ogni avamposto troviamo numerosi personaggi bisognosi del nostro aiuto: dall'umile contadino al Re in persona, che ci chiedono per lo più di uccidere i mostri che infestano le terre selvagge o di collezionare qualche raro e prezioso oggetto. Ci sono anche missioni da svolgere tra le mura cittadine, sballottati qua e la consegnando messaggi come valletti di un nobile o cercando la soluzione al problema di un mercante locale. Tuttavia gli scarni dialoghi tra i personaggi e le trame dallo scarso spessore rendono questi compiti più noiosi che altro. Ampliando la visione alle altre missioni, ci rendiamo conto che PNG e quest non paiono particolarmente ispirati, motivo che ci spinge a pensare che per ora l'ambientazione non sia sfruttata a dovere. Un'altra figura che non può mancare è quella del rivenditore, che mercanteggia armi, armature e pozioni e si occupa di applicare miglioramenti all'equipaggiamento già in nostro possesso. Chiaramente c'è un rivenditore specializzato per ogni categoria di oggetti presenti. Come notato anche da alcuni utenti, la moneta è però quasi inutile, considerato che le cose veramente indispensabili ai fini del gioco, ovvero pozioni curative, infusi di mana, ma anche armi e armature sono facilmente reperibili uccidendo i nemici sul campo di battaglia.

Le mappe, pur non eccellendo in design, sono molto ampie e decisamente interessanti, mentre i dungeon hanno molto più carattere rispetto agli spazi aperti e sono una gioia da esplorare, a patto che scendiate con il pieno di pozioni e con l'equipaggiamento in ottime condizioni. L'interazione con l'ambiente è invece ridotta a zero, se non per alcuni rari barili o casse. All'entrata del primo dungeon, il passaggio di Grimmagstone, ci viene chiesto se vogliamo proseguire a livello di difficoltà normale o passare alla modalità difficile. In realtà questa opzione è stata pensata per poter affrontare ogni dungeon a differenti livelli: infatti se nella modalità normale i nemici sono di livello 7, nell'opzione difficile saranno invece di livello 27.
Nonostante tutto, uno degli elementi che ci ha resi maggiormente perplessi durante le nostre sessioni di gioco è la facilità forse eccessiva degli scontri, di certo legata alla semplicità della struttura di gioco: abbiamo affrontato i primi dieci livelli con i nostri personaggi senza mai incontrare la morte, trovando un discreto bilanciamento della difficoltà degli incontri solo dopo una ventina di ore passate davanti al monitor. Questa scelta di mantenere a livelli bassi gli scontri, in particolar modo durante le prime ore, gioverà ad un'utenza nuova o a chi si appresta ad entrare nel mondo dei MMORPG, ma di contro non farà certo divertire chi i draghi se li mangia a colazione: raramente le situazioni di gioco propongono la giusta sfida che normalmente un giocatore di ruolo o un appassionato cerca da un titolo di questo tipo. Ma è probabile, o meglio evidente, che gli sviluppatori puntino ad attirare un diverso tipo di giocatore, attingendo dal bacino dei browser game.
Mancano all'appello anche le professioni che permettano al giocatore di costruirsi il proprio equipaggiamento, pozioni, o semplicemente oggetti da rivendere per guadagnare qualche moneta.

Uniti contro le forze oscure

Il MMORPG è per definizione un gioco che ruota attorno all'aspetto sociale, alle possibilità d'interazione tra gli utenti che popolano i server; quindi il successo di un determinato titolo è direttamente proporzionale a quanto è vivo il mondo virtuale che esso rappresenta. Ma non è tutto, perché un qualsiasi gioco online non dovrebbe solo favorire la socializzazione in ogni suo aspetto, ma renderne processo il più naturale possibile. Sulle attuali basi dobbiamo ammettere che lo sviluppo di DO in tal senso è ancora in alto mare. Ci auguriamo che le prossime patch portino miglioramenti che possano in qualche modo incentivare il gioco cooperativo tra giocatori, come l'inserimento di missioni da svolgere obbligatoriamente in coppia o in gruppi più o meno numerosi: specialmente ai primi livelli infatti, non abbiamo trovato difficoltà di sorta a proseguire da soli, anche in dungeon o in zone irte di pericoli.
Sono inoltre assenti la classica buddy list, elemento certamente noto ad ogni militante dei MMORPG, e mancano anche una voce di menù per il party o almeno un pulsante per l'invito degli altri giocatori.
E' ovviamente possibile invitare amici o altri utenti per affrontare in compagnia un dungeon o delle quest, ma al momento la gestione del party è lasciata alla chat attraverso dei comandi scritti, in attesa di una serie di funzioni apposite che speriamo siano presto accorpate all'interfaccia di gioco. Assente anche un sistema di scambio/vendita di oggetti tra utenti, forse omesso in attesa di comprendere al meglio le esigenze dell'utenza. Per quanto riguarda il PvP, si svolge in apposite arene a libero accesso situate nelle città, dove i giocatori vi entrano al solo scopo di acquisire punti esperienza. Mentre scriviamo questo articolo, BigPoint ha aperto un nuovo server dedicato al PvP che permette ai giocatori di combattere tra di loro nelle normali istanze di gioco, città escluse.

una carta di credito per domarli tutti

Come da prassi DO ha una moneta virtuale chiamata Altergemma, l'acquisto avviene tramite carta di credito e in quantità esigua è possibile raccogliere Altergemme anche uccidendo i nemici o esplorando gli ambienti di gioco: un giusto compenso ai giocatori che si applicano e giocano di più. La prima cosa a risentire del sistema "free-to-play" è l'inventario: dopo qualche ora di gioco infatti, i soli 21 slot di partenza si fanno veramente strettini ed è davvero difficile raccogliere tutti gli oggetti utili guadagnati con l'uccisione dei mostri. Tra questi può capitare di trovare oggetti magici che, richiamando il sistema reso celebre da D&D, necessitano d'essere identificati tramite appositi talismani. Non serve specificare che tali artefatti sono abbastanza difficili da reperire in gioco, e più potenti sono gli item, tanti più talismani sono indispensabili per identificarne proprietà e caratteristiche. Oltre che a semplificare la vita al giocatore, le altergemme permettono di acquistare nuovo equipaggiamento, pozioni, ricaricare le magie o i colpi speciali, e infine comprare delle particolari chiavi in grado di aprire alcuni rari forzieri disseminati per le aree di gioco, in genere contenenti oggetti molto potenti. Detto questo, ci permettiamo di affermare che per come è strutturato il titolo non è indispensabile doverci lasciare il portafogli e almeno al momento il giocatore può tranquillamente proseguire nel gioco e goderne appieno investendoci al massimo qualche spicciolo.

L'aspetto grafico è senza alcun dubbio la punta di diamante di DO. Considerando che le aspettative per un browser game sono normalmente sempre modeste, per non dire basse, il primo impatto visivo è sorprendente. Gli ambienti sono sempre vari, costruiti con grande meticolosità e arricchiti con dettagli degni di un moderno RPG. L'engine è in grado di gestire effetti di fumo, nebbia e giochi di luce e ombre sempre credibili che riescono a valorizzare gli ambienti creando la giusta atmosfera. A diverse ore dal primo avvio siamo entrati nel primo dungeon e non neghiamo di esser rimasti sorpresi nell'ammirare un simile livello grafico. Avvicinandoci con lo zoom ci rendiamo conto che alcune texture sono meno dettagliate di altre, ma nel complesso proporzionalmente di ottima fattura.
Stiamo parlando di un gioco Java based, quindi di un titolo che ha la pretesa di girare su ogni sistema in grado di gestirlo e quindi una qualunque macchina in grado di navigare tramite browser. In realtà BigPoint ha rilasciato anche un client scaricabile molto leggero, per poter giocare senza l'ausilio di un browser. I requisiti di sistema minimi dichiarati sono un processore Pentium 4 a 2,8 GHz, 2 GB di memoria RAM e una scheda grafica a 256 MB - GeForce 6800GT o analoga. Abbiamo effettuato dei test su computer con caratteristiche anche inferiori senza riscontrare grossi problemi. Al momento tablet e smartphone non sono supportati, anche se alcuni utenti dichiarano di aver avuto successo, seppur con dubbi risultati. Se utilizzate un netbook, è bene assicurarsi che monti almeno un chip dual core e sono consigliati un paio di GB di memoria ram. Il gioco gira a risoluzione fissa di 800x600 circa, di default in finestra anche se è possibile giocare a schermo intero mediante la pressione del pulsante apposito a schermo o di F12. Con il client scaricabile la resa grafica è invece visibilmente superiore, così come la risoluzione, inoltre l'esperienza di gioco risulta maggiormente fluida oltre che più gradevole. Per il gioco a tutto schermo è possibile attivare una funzione apposita dal pannello delle opzioni, ed è inoltre possibile disattivare ombre e altri effetti per incrementare le prestazioni. Il comparto sonoro supporta bene l'ottima grafica, con una colonna che può essere valorizzata con un paio di cuffie.

Drakensang Online La beta di DO dimostra grandi potenzialitá, seppur evidenzi il grande lavoro ancora necessario per arrivare alla versione definitiva. Gli aspetti cooperativi e di comunicazione tra giocatori sono ancora in piena fase di sviluppo, mancando di alcune funzionalità specifiche; anche sotto il profilo della personalizzazione del proprio alter ego il vuoto da colmare sembra parecchio, per non parlare ovviamente delle scarse attività extra che ogni mondo persistente dovrebbe offrire. Possiamo tuttavia affermare in assoluta franchezza che l'impegno per migliorare l'esperienza di gioco da parte del team di sviluppo sembra forte nel costante supporto visibile ogni giorno tramite aggiornamenti e patch. In attesa della release ufficiale, la nostra opinione è che nonostante le attuali lacune, Drakensang Online possa imporsi nel prossimo futuro come un particolare ibrido tra browser game e MMORPG, sempre che BigPoint giochi bene le sue carte.

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