Hands on Driver: San Francisco

Volati a Londra per testare con mano il nuovo Racing griffato Ubisoft

hands on Driver: San Francisco
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
  • Pc

Intervistare Martin Edmonson è un bel tuffo nel vano dei ricordi. Reflections era già operativa quando ancora i processori a 8-bit sostavano lontanucci dal loro culmine. Logico, se non squisitamente feticista, rivangare terreni della memoria custodi di capolavori come Awesome, Shadow of The Beast e, ovviamente, Driver. Il capostipite, senza troppi giri di parole, ha avuto un’importanza a dir poco seminale, intrecciando una lunghissima serie di idee di design e intuizioni stilistiche geniali, poi depredate, riadattate e mutuate in una pletora dalla coda lunga di epigoni e similari.
Driver: San Francisco, nel mezzo del 2011 e con una grassa dose di coraggio, vuole semplicemente resettare quanto fatto finora. Non rinnegandolo, ovviamente, bensì condensando le caratteristiche principali in un’ossatura di gioco quanto mai fedele al concept originale, interamente basato sull’esperienza di guida. La macchina, il bolide, le quattro ruote sono la chiave del divertimento. I cavalli che scalpitano e scalciano sotto il cofano, mentre si guida a rotta di collo fra una missione e l’altra, impilando diligentemente acrobazie e manovre vicine al suicidio come se non esistesse un domani.
Per Ubisoft Reflections, Driver: San Francisco vuole rappresentare l’apogeo di un’intera serie, con una spruzzatina delle migliori cose mostrate dall’incompreso fratellastro, Stuntman.
Siamo volati a Londra per testare con tutta calma la prima ora di gioco in compagnia degli sviluppatori. Per ora, segnatevi questa: Driver: San Franscisco è un titolo da aspettare.

Alla Guida

La storia prende piede qualche mese dopo gli eventi narrati in Driv3r -niente panico: sarà l’unico punto in comune con la zoppicante terza iterazione del franchise-: Jericho è in gabbia, pronto per un’ultima gitarella verso il patibolo. Bye bye bestione. Tanner è come una tigre in gabbia. Sente puzza di bruciato lontano un miglio. E no, non è la testa della sua Challenger R/T. Le rassicurazioni del collega leniscono come un cerotto troppo vecchio. Lui lo sa, eppure finge di crederci. Giusto per provare. Ma le cose prendono una piega schifosa praticamente da subito. Puoi girarci intorno, all’istinto di un poliziotto, mica fregarlo.
Jericho riesce a fuggire. E nell’inseguimento che ne consegue, Tanner rimane schiacciato dall’abbraccio fin troppo affettuoso di un articolato, dando così sfogo ad un festival della sfiga di bruta intensità. Rimanendo in coma.
La cifra stilistica di Driver: San Francisco è da incorniciare: uso delle inquadrature, montaggio serrato e ricorso moderato ad artifici registici (suddivisione del quadro, per esempio) compongono una scena che si fa amare. Il prologo mischia giocato con sequenze in CG prive di sbavature, intortate da una colonna sonora semplicemente perfetta nel ricreare gli echi di quei film, marchiati anni ’70, in cui la composizione degli inseguimenti era una forma d’arte.
Ovviamente il tutto stride, almeno sulle prime, se si pensa che il nostro è in coma, ma può trasmigrare da un’auto all’altra, anzi dalla vita di un conducente a quella di un altro, semplicemente con la pressione di un tasto, dopo aver scientemente selezionato la “vittima” svolazzando nella comodità di una visuale a volo d’uccello.
E’ un videogioco, ci verrebbe da dire, e l’importante è che tale feature funzioni sul piano ludico, come effettivamente scopriremo più avanti. Tuttavia anche il fronte narrativo, superato lo straniamento iniziale, non sembra vacillarne troppo. Anzi, ne esci quasi rafforzato. Poiché Driver: San Franscisco, nonostante una fortissima impalcatura narrativa, ha il merito di non prendersi mai troppo sul serio, mitragliando il giocatore con una verve quasi inaspettata. Le reazioni del nostro, che giocoforza non può comprendere ciò che gli sta accadendo, offrono la spalla per una serie di battute esilaranti, cui si associano alcune delle side quest testate, davvero inclini al cazzeggio spensierato.
Il giocatore, quindi, si diverte insieme al protagonista, sfruttando quando vuole questo stranissimo potere, e divertendosi nel farlo, fermo restando però che c’è comunque un criminale che è fuggito e che deve essere braccato. E fermato una volta per tutte. Un’oscillazione, quella del ritmo nel sogno lucido di Tanner, davvero ben riuscita ai ragazzi di Ubisoft Reflections.
Prima di parlare dello shift, partiamo dalle basi. La San Francisco digitale che abbiamo ritrovato in quel di Londra è una semplice delizia. Quasi 350 chilometri di intrecci stradali e architettonici, che danno forma ai quartieri e ai monumenti più caratteristici della metropoli a stelle e strisce. Ma più che altro, la San Francisco di Ubisoft è viva e piena di vita. Il motore grafico getta sullo schermo una quantità davvero enorme di figure poligonali, compensando a distanza di anni il vuoto che aleggiava in Driv3r: qui centinaia di pedoni e decine di veicoli si accalcano con diligenza per dare sostanza all’immaginario visivo. Algoritmi complessi regolano traffico veicolare e appiedato, seguendo routine eleganti non lontane dai motori griffati Rockstar.
Le biforcazioni sono all’ordine del giorno, così come la disposizione di alcune scorciatoie, spesso a ridosso di punti sopraelevati, o di mezzi particolari: il tutto invita all’esplorazione al volante di un qualsivoglia mezzo a quattro ruote, e alla manovra spericolata. Un open world pulsante che attende solo di essere tatuato dalla colla nera dei nostri pneumatici.
Non tutta la città è disponibile fin da subito: porzioni intere di mappa si sbloccheranno col proseguire della storia, un legame a doppio filo che ovviamente ricorda al giocatore la presenza di una main quest da rispettare. Rimanendo sulla frequenza della quantità, è davvero difficile non menzionare il numero di veicoli preparato da Ubisoft Reflections. Quasi 130 mezzi presi di peso da marchi prestigiosi, e manifesti di differenti culture automobilistiche. Alfa Romeo, Abarth, Dodge, Lamborghini, Nissan, Honda, Aston Martin, Bugatti, Ford, Audi: la scelta non manca, in special modo se si pensa alla qualità dei mezzi a disposizione, che non lesina su camion, furgoncini, autobus. Ogni mezzo presenta caratteristiche e fisica specifiche -nel rispetto di un’ottica prettamente arcade, s’intende- , aprendo un piacevole spettro di opportunità: tali caratteristiche saranno poi rivedibili nel garage. I prefabbricati in questione, per prima cosa, vanno acquistati: solo così è possibile usufruire della gustosa lista di privilegi ad essi associati. Comprare nuovi missili a quattro ruote, aggiustare quelli malandati, fast travel da un box all’altro, parcheggio, upgrade dei mezzi, acquisto di cianfrusaglia varia per impreziosirli. Tra le caratteristiche migliorabili, per ora, si ascrivono la resistenza agli urti, la potenza complessiva, il recharge, specifiche che torneranno particolarmente utili nelle missioni più articolate, dove la scelta del mezzo da utilizzare, per quanto libera, assume un ruolo invero importante.
Tutta roba che ovviamente ha un costo. Il sistema di reward è tanto sofisticato quanto subdolo, in quanto costringe il giocatore ad impegnarsi sempre e comunque durante la guida, a ricercare le manovre meno ortodosse, a guardare in faccia il pericolo: quello di sfracellarsi. Il tutto seguendo dinamiche che miscelano i dettami di Burnout (sorpassi a filo carrozzeria, guida contromano) a quelli di Stuntman (sfruttamento di ogni elemento o mezzo -si pensi ad un camion col ponte abbassato- al fine di creare scompiglio al traffico cittadino. Saltandolo, sorvolandolo, irridendolo con mosse ai limiti dell’impossibile. I Willpower, in questa maniera, scorre copioso, pronto ad essere rinegoziato all’interno del garage.
Ma ritorniamo all’inizio: la sensazione di guida. Il modello fisico è dannatamente piacevole: una miscela ben calibrata fra inclinazioni arcade e rispetto della verosimiglianza, approfondendo il discorso rispetto a racing puri e meno pretenziosi. Del resto, una MiTo da 135cv è ben più docile di una Mustang GT. La differenzazione regala soddisfazioni fin da subito, reazioni diverse, a cui bisogna abituarsi nel giro di un attimo, quando si passa da un’auto all’altra. L’attenzione deve anche essere rivolta agli incidenti: i danni sono procedurali solo a livello estetico, quindi a seconda dell’entità dello scontro la macchina si deformerà di conseguenza ma senza intaccare guidabilità, stabilità e potenza. Da tenere d’occhio però rimane la barra del danneggiamento: raggiunto lo zero, il mezzo diventa inutilizzabile, il che equivale, durante alcune missioni, a grossissimi grattacapi.
Con questo approccio, lo spirito del primo Driver è stato gelosamente riproposto: l’amore per le vetture, e soprattutto, la volontà di voler divertire non schiodando mai il sedere del giocatore dal sedile. Bensì facendolo sobbalzare.

La densità delle cose da fare, delle side quest da affrontare, è talmente consistente che da sola vale una fetta importante del prezzo del biglietto: oltre infatti alle Tanner Mission -arpionate allo zoccolo principale della trama-, il contorno fatto di City Mission e dalla più classiche sfide.
La varietà sottolinea uno sforzo produttivo imponente: inseguimenti a bordo di volanti della polizia; corse alla crazy taxi; ambulanza di soccorso. Alcune sono deliziosamente ridicole: chiedete all’istruttore della scuola guida, che dopo un giretto con noi avrà probabilmente buttato quei pantaloni maleodoranti. Lo stesso dicasi, più o meno, per il cuore malandato del venditore di auto, davvero troppo pieno di sé per non concedergli una sanissima botta di adrenalina. Altre invece sono concatenate: ad esempio portare in un luogo apposito il furgone di una troupe televisiva, per poi farci riprendere mentre seminiamo panico all’incrocio più vicino, baciato dall’occhio della telecamera.
Sul fronte sfide, si sprecano i sorpassi concatenati, le corse a checkpoint, gli allunghi in rettilineo.
La fluidità data dal sistema Shift lascia senza fiato: pochi minuti bastano per la completa assuefazione. La mappa della città, o della porzione di città disponibile, è lì, a portata di mano. La visuale a volo di uccello aiuta a definire in tempo reale il traffico presente sulle strade, evidenziando con colori diversi le specifiche tipologie di missioni associate alle decine di mezzi presenti in quel determinato momento.
Ovviamente, mentre si è a bordo di un veicolo si può decidere di uscirne e prendere possesso di un altro semplicemente indirizzando il cursore e premendo X. Il senso di libertà è eccellente a tutto vantaggio del ritmo dell’esperienza di gioco.
Lo Shift, inoltre, è soggetto a miglioramenti: per ora abbiamo assistito ad un ampliamento del raggio visivo della mappa, ma Ubisoft Reflections ha confermato la presenza di un numero sostanzioso di upgrade.
Affianco allo story mode, Driver: San Franscisco presenterà una modalità sfida, la tanto amata film director (con video ovviamente uploadabili) e un sanissimo multiplayer, anche in split screen.
Il multiplayer, già mostrato lo scorso anno all’E3, è stato pesantemente rivisto e strutturato proprio per sfruttare al meglio lo shift e si baserà su dinamiche tanto competitive quanto cooperative.
Ne riparleremo al prossimo E3.
Driver: San Franscisco uscirà il prossimo 1 Settembre.

Sogno ad occhi aperti

In primis, il tutto gira a 60fps. Una fluidità eccezionale, che segna il passo rispetto agli incerti esordi del 2010 e che regala soddisfazioni con le quattro visuali disponibili. Eppure, il polycount non è ovviamente da braccino corto, anzi. La modellazione poligonale pare eccellente -si pensi agli interni delle vetture-, così come la geometria tutta della città.
Perde ovviamente in definizione, nelle sorgenti luminose meno elaborate e nella tiepida insorgenza dell’aliasing, ma la visuale d’insieme di Driver: San Franscisco è assolutamente di prim’ordine.
Perfetto, e non si potrebbe definirlo altrimenti, l’accompagnamento sonoro: i generi vengono mischiati con cura, sempre nell’ottica di rimpolpare il ritmo dell’azione.
Nomi come Aretha Franklin, Buck 65, Big Joe Luis e le quasi 70 canzoni licenziate puntellano un quadro artistico degno della fama degli sviluppatori.

Driver: San Francisco Driver: San Franscisco è una bella scoperta. Cinque anni di sviluppo sono molti, contornati probabilmente da ripensamenti, aggiustamenti, ripianificazioni: del motore e del gameplay. Oggi, fortunatamente, l’opera di Ubisoft Reflections sembra davvero in grado di riportare ai fasti iniziali una serie storica, puntando moltissimo su un concept che a molti -sulle prime- era apparso un azzardo, quando invece, pad alla mano, è risultato a tratti folgorante. Plauso particolare agli sviluppatori che intorno vi hanno costruito un prodotto incredibilmente ricco, solido e soprattutto vario. Driver: San Francisco uscirà il prossimo 1 Settembre. Vi consigliamo caldamente di tenerlo d’occhio.

Che voto dai a: Driver: San Francisco

Media Voto Utenti
Voti totali: 170
6.7
nd