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Hands on Driver: San Francisco

Una Built Avanzata ci permette di passare molte ore in compagnia dell'ultimo Racing Game Ubisoft

hands on Driver: San Francisco
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Nonostante l'orizzonte videoludico di questa torrida estate sia piuttosto spoglio, con uscite affatto incisive e decisamente rarefatte, le software house stanno facendo di tutto per mantenere alto l'Hype di giornalisti e lettori, recapitando in redazione un quantitativo notevole di codici Preview. Questi primi giorni della settimana abbiamo avuto modo di mettere le mani su Driver San Francisco, un prodotto che avevamo imparato a conoscere già in occasione dei molti eventi organizzati nel corso dell'anno. Il playtest approfondito, che nel corso di quasi quattro ore ci ha abbondantemente presentato l'incipit dello Story Mode, ha confermato tutte le impressioni positive che avevamo avuto in precedenza.
Se siete interessati al gioco, oltre alla lettura dell'articolo, vi consigliamo di tenere d'occhio le pagine di Everyeye nei prossimi giorni. Ubisoft ha ben pensato di organizzare presso i suoi uffici una prova del comparto multiplayer del titolo, in modo da dare a tutti i fan, prima dell'uscita prevista per il 6 di Settembre, una visione d'insieme del prodotto.

Stato Comatoso

Quali sono le premesse narrative di Driver oramai lo sappiamo tutti. Proprio mentre sta per essere portato davanti alla corte, il perfido Jericho organizza una fuga decisamente “esplosiva”, con l'aiuto di qualche poliziotto corrotto e di una ben nota criminale internazionale. La sequenza iniziale viene raccontata grazie ad un mix di cut-scene in computer grafica e sequenze in-game, piuttosto funzionale non solo per prendere confidenza con il sistema di controllo, ma anche per favorire l'immedesimazione con il tormentato protagonista. Purtroppo la determinazione di Jericho mette in serio pericolo la vita di Tanner, che si ritrova in bilico fra questo mondo e quello dei morti.
Eppure non tutto il male viene per nuocere: arrivato così vicino alla morte, Tanner ha acquisito una strana capacità: quella di librarsi nei cieli della città come fosse uno spirito, per poi possedere i corpi delle altre persone. Ovviamente, solo di quelle che sono al volante.
Come abbiamo più volte ribadito, è inutile negare che il comparto narrativo di Driver abbia qualche falla. Il gioco fa di tutto per “sospendere l'incredulità”, introducendo molto lentamente le nuove abilità di Tanner, ribadendo più volte la sua sorpresa e quella dei compagni. Eppure i buchi di sceneggiatura sono evidenti, enormi come i crateri di un qualche “meteorite narrativo”. Tanner sembra infatti possedere il dono dell'ubiquità: si trova in coma nel letto dell'ospedale, ma al contempo in auto con il suo fido partner, e proprio da qui si proietta nei corpi delle altre persone. In questi frangenti, la sua persona sembra comunque mantenere una certa volontà propria, continuando a guidare come se nulla fosse, con scostante indifferenza da sonnambulo. Nulla si sa di quello che provano le persone mentre vengono “possedute”, nulla della eventuale meraviglia al loro risveglio.
Insomma, nonostante gli sforzi evidenti dei creativi, i più attenti storceranno la bocca ad ogni piè sospinto. C'è però da dire che molto spesso le cut scene tendono a sottolineare i toni surreali della vicenda, come se tutta l'azione si stesse svolgendo nella testa di Tanner: che sia questa la “via d'uscita” che il team si è lasciato per rendere meno farraginosa la vicenda?
Bisogna anche riconoscere che al di là delle forzature narrative che stanno a monte della Trama, nelle prime ore di gioco quella che si vive è la storia di una lunga indagine, fatta di nuove scoperte e misteri: Tanner e socio si gettano all'inseguimento di Jericho e della misteriosa mercenaria che l'ha aiutato a fuggire, mentre seguono da vicino la scalata di due “pesci piccoli” desiderosi di farsi un nome nell'organizzazione del criminale e sventano rapimenti di esperti chimici chissà in quale modo correlati con l'evaso. Insomma, sebbene a questo Driver manchino coesione ed eleganza nella sceneggiatura, ci sono buoni elementi a sostenere l'avanzamento, che potrebbe alla fine rivelare qualche sorpresa.

Dall'Ebarcadero al Golden Gate

Quello che non fa bene alla storia, fa bene al gameplay. La possibilità di eseguire lo “shift”, passando da un'auto all'altra, apre prospettive davvero inedite e vivacizza in maniera eccezionale Driver San Francisco, delineando un profilo ludico innovativo e brillante.
La struttura portante di questo Driver è quella di un Free Roaming molto concentrato sulla guida: la “pietra miliare” a cui San Francisco si ispira è ovviamente quella del primo, indimenticabile capitolo, e l'iconica auto di Tanner è la prova tangibile. La differenza con gli altri Racing Game impostati come un Sandbox è che qui le missioni sono rappresentate dalle varie auto che girano liberamente per la città, e che lo Shift elimina di fatto tutti i tempi morti. Driver San Francisco diventa dunque un titolo ideale per qualsiasi videogiocatore: sia per chi vuole percorrere senza pensieri chilometri e chilometri di strade, assaporando il suono delle ruote sull'asfalto ed ammirando ogni scorcio di una San Francisco splendidamente ricostruita, sia per chi invece vuole (letteralmente) “saltare” da un incarico all'altro.
In ogni momento basta infatti librarsi in forma di spirito sopra la città per poter raggiungere velocemente gli indicatori che segnalano la presenza di una quest. Le missioni sono ovviamente di varia natura: precipitandosi nell'auto di Tanner si va avanti con quelle della trama principale, che di capitolo in capitolo ci conduce alla caccia di Jericho. Ma ovviamente questi incarichi vanno “sbloccati” partecipando a quelli secondari.
Ci sono sequenze per tutti i gusti: non mancano le classiche gare, in cui sfrecciare attraverso una cospicua serie di Checkpoint, e le sfide che prevedono di fare qualche folle acrobazia su e giù per le “hills” di San Francisco. Molto riuscite, in questo caso, appaiono le missioni d'inseguimento. Nei panni della polizia cittadina bisogna spesso mettere fuori combattimento l'auto di qualche malvivente. Le tattiche sono le più disparate: si può tentare il vecchio e sempre efficace speronamento, che in questo caso può essere fisicamente caricato (con il dorsale sinistro) per una botta dall'impatto notevole. Oppure, grazie al turbo (attivabile per un breve intervallo di tempo premendo in avanti la leva analogica deputata allo sterzo), si può cercare di affiancare il fuggitivo per dargli una provvidenziale sportellata. Ma perchè non giocare sporco grazie alle capacità di Tanner? Basta prendere possesso di un'auto che si muove in direzione opposta nel traffico, e provocare un frontale da antologia. Queste sequenze sono sempre stimolanti e divertenti da giocare, specialmente nel caso in cui i sospetti e le auto della polizia che li inseguono siano molti. Grazie al “Quick Shift” è possibile passare velocemente da una volante all'altra, restando sempre “al centro dell'azione” mentre, una dopo l'altra, le carrozzerie del malviventi si sfasciano senza appello.
In certi casi dovremo poi vestire i panni di qualche criminale, nel tentativo di scoprire qualcosa in più sui loschi piani di Jericho. Sarà allora che dovremo seminare la polizia, in sequenze che sottolineano la bontà e la determinazione dell'IA. In Driver, per vincere, bisogna saper guidare, se si vuole lasciare con un palmo di naso la rappresentanza degli sbirri. Aiuta molto conoscere la conformazione della città (e la mini-mappa “estendibile” al volo è provvidenziale), per infilarsi nei vicoli e curvare all'ultimo momento, ma in generale quello che conta è la pulizia della guida e delle traiettorie, e la capacità di rimanere calmi anche sotto pressione.
Proprio in questa sua estrema celebrazione delle doti del pilota virtuale Driver mostra un'anima ludica piacevole e sostanziosa. I risultati sono sensibilmente migliori di quelli di altri “congeneri”, che avevano magari smussato le asperità del modello di guida (pensiamo a Test Drive): il titolo in oggetto, invece, non si fa scrupoli nel metterci al volante di vetture ora troppo inclini al sovrasterzo, ora poco adatte alle derapate, che devono essere anzitutto “domate”.
Globalmente le soddisfazioni che la produzione Ubisof è in grado di regalare sono moltissime, e non sembrano esaurirsi nel corso delle prime ore di gioco. La curiosità di andare avanti è molta, mentre la città continua ad offrire stimoli ben oltre quelli legati alle quest principali e secondarie.
In giro per San Francisco troveremo infatti gli “azzardi”, particolari sfide da completare con l'auto che più ci pare adatta, e che metteranno alla prova le nostre doti di scavezzacollo professionista. Ci chiederanno infatti di guidare a folli velocità, eseguire salti e derapate entro un certo limite di tempo, restare contromano sulle freeway senza causare incidenti.
Ogni nostra azione ci varrà inoltre dei punti esperienza, accumulati in gran quantità proprio con gli azzardi, che potremo spendere (come fossero la valuta del gioco) nei vari garage della città, sia per sbloccare nuove vetture, sia per acquistare potenziamenti delle fogge più disparate: visuali più coinvolgenti, una barra del turbo più estesa, ricariche immediate per il boost. Driver San Francisco sembra insomma un gioco tutto da scoprire, anche grazie alla presenza di Sfide Extra da sbloccare raccogliendo vari collectibles, nonché alla notevole estensione della mappa: alcune zone sono addirittura bloccate nei primi capitoli, e si svelano nel corso della progressione rinfrescando di tanto in tanto l'opera metodica di esplorazione delle strade.

Vintage

Dal punto di vista tecnico si registrano alti e bassi. Il colpo d'occhio di Driver San Francisco non è certo da buttare, ma la modellazione poligonale delle vetture e delle strutture non raggiunge i picchi qualitativi di altri Racing Game. Per un genere in cui morbidezza e lucentezza delle livree rappresentano valori visivi fondamentali, i risultati attuali non sono certo il massimo. Anche la texturizzazione vive di alti e bassi, piuttosto adeguata per quel che riguarda le superfici metalliche delle vetture ma non certo al top quando si parla di strade e palazzi.
Molto elementari le routine fisiche, così come gli effetti speciali, che contribuiscono a far apparire il look di Driver piuttosto spoglio. Fortunatamente a questi riscontri si oppone una fluidità sempre garantita, che si sposa appunto con l'ottima capacità dell'engine di gestire l'enorme mole poligonale della città senza incertezze di sorta.
La colonna sonora è invece eccezionale. La selezione di brani è in verità un viaggio nell'indie-rock più spinto, a cavallo fra le nuove rivelazioni e i classici degli anni '70. Assolutamente eccezionale, dunque, l'accompagnamento musicale, dai titoli di coda alle missioni. Forse la Tracklist di Burnout Paradise è ancora al top, ma Driver fa di tutto per restare in scia.

Driver: San Francisco Driver San Francisco è un prodotto solido, con molti elementi originali che svecchiano l'abusata struttura Free Roaming per renderla finalmente adeguata ad ospitare uno spericolato gioco di guida, in grado di affascinare appassionati e non. I lati negativi, attualmente, sono rappresentati da una trama che si regge su basi molto esili (ma che si sviluppa con cognizione di causa) nonché da un colpo d'occhio non certo eccezionale, che sacrifica quasi totalmente la spettacolarità per garantire quantità e stabilità. Al di là di questo, le prime ore di gioco sottolineano un'eccellente ricostruzione cittadina (che ci porta dal Golden Gate alla Coit Tower, passando per le curve di Lombard Street e per le diritture di Fisherman's Wharf), unita ad una discreta varietà di quest. Sono soprattutto le tipologie di missioni che da sempre hanno fatto la fortuna di Driver (inseguimenti e fughe) che hanno saputo ammaliarci, mentre lo Shift riesce a vivacizzare praticamente ogni evento, aggiungendo variabili fino ad adesso mai considerate da un esponente del genere. Vedremo se il titolo saprà mantenere per tutta la sua durata le ottime prestazioni dimostrate in queste prime ore.