GDC 2011

Hands on El Shaddai: Ascension of the Metatron

Provato con mano alla GDC l'interessante action game di UTV Ignition

hands on El Shaddai: Ascension of the Metatron
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Molto atteso in Giappone sin dal primo annuncio, tanto da garantire la pianificazione dell'estensione dell'IP al mondo delle action figure e dei fumetti, El Shaddai si è finalmente mostrato in un'edizione dotata di localizzazione inglese durante la GDC di San Francisco.
Abbiamo avuto l'occasione di vedere con i nostri occhi le meraviglie visive garantite dal gioco, scoprendo numerosi dettagli di un titolo tanto particolare quanto misterioso.

Approccio trasversale alla religione

El Shaddai narra le vicende di un mondo, apparentemente il nostro, nel quale la divinità principale ha inviato sulla terra degli angeli. In seguito a tale evento, però, le creature hanno iniziato ad innamorarsi dell'umanità, avendo contatti sempre più profondi e arrivando a macchiarsi di numerosi, comprensibili, peccati. L'ira di dio è quindi pronta a materializzarsi sotto forma del celebre diluvio, che avremo il compito di evitare riportando in cielo gli angeli in modo che possano essere giudicati, ricevendo la punizione che meritano per le azioni compiute e salvando nel contempo il genere umano dall'estinzione.
L'ispirazione è chiaramente dai classici temi biblici, con un approccio però decisamente trasversale, grazie al coraggio di mischiare tematiche religiose prettamente occidentali con le filosofie orientali, andando a comporre qualcosa di particolarmente interessante, come tentato in passato da opere poi divenute fondamentali come il sempre verde Neon Genesis Evangelion.

Lo stile prima di tutto

Quello che colpisce subito di El Shaddai è lo stile grafico e la rappresentazione del mondo di gioco: un filmato non può in alcun modo rendere giustizia alla magnificenza degli ambienti e alle animazioni dei personaggi.
Le aree di gioco sono rese in maniera completamente originale, sfruttando un numero di poligoni non particolarmente alto ma con grande intelligenza, con un accorto uso dei colori, sempre molto saturi, ai limiti dell'acido, per creare ambienti onirici, nei quali l'alternanza tra luce e ombre, aree ampie e stretti cunicoli, lunghissime scalinate e grotte naturali, riescono a confondere il giocatore, trascinandolo in un vortice di colori sempre mutevole, dinamico, onirico.
La telecamera indugia sui dettagli, inquadrando l'azione e seguendola in modo da fornire punti di vista tanto tradizionali quanto alieni, accompagnando il giocatore nelle frequenti transizioni, spesso rappresentate con cambi repentini negli sfondi, nella struttura degli ambienti, nella resa di elementi naturali quali nuvole, pozze d'acqua che riflettono le strutture circostanti, nel cielo sempre screziato, tra una sorta di Cyberspazio come immaginato dalla letteratura Cyberpunk e gli ambienti naturali proposti da Okami.
Proprio al titolo di Clover vanno i primi pensieri in quanto il core team di sviluppo di El Shaddai può contare al proprio interno svariati esponenti del mai dimenticato sviluppatore nipponico che, in passato, ha dato i natali anche a God Hand e Viewtiful Joe, confluendo poi nell'attuale Platinum Games.
Lo stile di El Shaddai, però, è decisamente troppo particolare per essere inquadrato in qualcosa di noto, proponendo dettagli che richiamano alla mente Killer 7, Devil May Cry e numerosi altri titoli del presente e del passato, rigorosamente di origine nipponica. Del resto, ci spiega il producer, ogni livello del gioco e' generato dalle perverse illusioni degli angeli caduti: la loro mente e' in grado di partorire universi paralleli deformi e malati, oppure intrisi della bella poetica di un quadro antico. Ogni "mondo" segue dunque un suo originale filo conduttore, ed il tutto sfocia in prodotto poliedrico come pochi, che ammassa una varieta' senza pari di influenze artistiche.

Uno stylish action accessibile

Le radici di El Shaddai affondano nel fertile territorio che ha permesso la nascita del genere, partendo da primo Devil May Cry, fino ad arrivare al contemporaneo Bayonetta. Il sistema di combattimento prevede la più classica seleziona di attacchi, parate, colpi offensivi ed evasivi, con l'ormai abituale possibilità di attaccare in aria e lanciare verso l'alto gli avversari, infierendo senza pietà.
La particolarità, però, è tutta insita nelle armi: inizialmente bisognerà contare solamente sulle proprie braccia come strumento d'offesa, sferrando pugni poderosi. Rapidamente, però, si renderà necessario il passaggio a qualcosa di più impegnativo, potendo contare sulla possibilità di rubare le armi agli avversari. Ogni arma va quindi purificata per essere utilizzata, facendola passare da una colorazione scura ad un argento scintillante, operazione da svolgere solo in situazioni di temporanea sicurezza, in quanto inibisce temporaneamente la difesa.
Le armi mostrate spaziano da una spada particolarmente elaborata, passando per una sorta di arco che permette di colpire da distanze ragionevoli, senza però infliggere particolare danno e con una rappresentazione che ricorda quella vista nel celebre Zone of the Enders. Infine sono presenti una sorta di bracciali che, se uniti, forniscono uno scudo difensivo di tutto rispetto, rallentando però i movimenti a causa della loro pesantezza.
Il gameplay sembra tradizionale ma, essendo calato in un'ambientazione così particolare e inusuale, guadagna una dimensione completamente nuova. I combattimenti avvengono spesso in aree ben delimitate, con uno stile che ricorda nuovamente Okami, garantendo scontri molto diretti, con un numero di avversari che difficilmente supera le tre unità ma che, grazie ad un'intelligenza artificiale di tutto rispetto, risultano sempre impegnativi, obbligando il giocatore a pianificare un approccio strategico che si allontana dal semplice button smashing, introducendo elementi strategici che rendono più varia l'azione, soprattutto durante gli scontri contro i frequenti boss. Stupisce anche la presenza di numerose sezioni che avvicinano il gioco ad un platform, nelle quali viene richiesto di sfruttare le abilità di doppio salto, con frequenti cambi di inquadratura che si spingono fino ad aree completamente bidimensionali a scorrimento laterale, nelle quali lo stile muta nuovamente proponendo nuvole animate splendidamente, simili a pennellate di colore.
La difficoltà è stata regolata seguendo i tradizionali criteri, con livelli che vanno dall'easy all'hard, con un occhio di riguardo tanto ai neofiti, garantendo l'accesso a tutti, anche a chi non è abituato agli action di questo tipo, fino ad arrivare a livelli di sfida decisamente importanti, nei quali ogni nemico rappresenta una minaccia concreta, esattamente come nell'ormai celebre Bayonetta, da molti decretato come la perfetta evoluzione dei giochi d'azione degli ultimi anni.

Versione occidentale curata

Ignition Entertainment ha pianificato il rilascio di una versione occidentale decisamente curata, mantenendo il doppiaggio originale giapponese tanto nell'edizione statunitense quanto in quella europea, aggiungendo il parlato in inglese e i sottotitoli nelle maggiori lingue, italiano compreso per quanto riguarda la versione dedicata al nostro mercato.
Attualmente il publisher per l'Europa non è stato ancora annunciato ma è stata presa ogni accortezza necessaria a garantire una versione occidentale fedele a quella nipponica, soprattutto per quanto riguarda l'adattamento, in modo da soddisfare gli appassionati in ogni minimo dettaglio.

El Shaddai: Ascension of the Metatron El Shaddai è un titolo decisamente particolare, in grado però di risultate interessante tanto agli appassionati di titoli di chiara provenienza nipponica, quanto a quelli che ripongono il proprio interesse nei giochi di azione di stampo classico, in grado di garantire una sfida e una progressione di tutto rispetto. Lo stile visivo completamente fuori dagli schemi potrà non piacere a tutti ma risulta originale, coraggioso e contestualizzato alla visione onirica proposta dal gioco, andando a mischiate temi complessi, con un punto di vista neutro che comprende tanto le credenze occidentali quanto quelle orientali, osando soprattutto per quanto riguarda lo stile grafico, ardito e completamente fuori dagli schemi. El Shaddai rappresenta, insieme a Catherine, la prima ondata di titoli prettamente nipponici espressamente dedicati alla next-gen, proposti da publisher che si discostano dai grandi nomi dell’industria del gaming. Se il buongiorno si vede dal mattino non abbiamo di che esultare in virtù del coraggio giapponese, benché l’industria nipponica risulti ancora temporalmente in ritardo rispetto al resto delle produzioni occidentali.

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