E3 2010

Hands on Enslaved

La fine del mondo come non l’avete mai pensata... La nostra prova diretta all'E3

hands on Enslaved
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Volevamo provalo e alla fine l’abbiamo provato

Non molto tempo fa, tramite un evento dedicato organizzato da Namco-Bandai abbiamo avuto modo di vedere in movimento Enslaved: Odyssey To The West e di fare quattro chiacchiere con gli sviluppatori del gioco, quei Ninja Theory genitori, tra gli altri, del controverso Heavenly Sword. Come potete leggere dalla nostra anteprima, che potete facilmente reperire tra le nostre pagine virtuali, il gioco ci lasciò buone impressioni per quanto la nostra voglia di una prova diretta non fu placata. Fortunatamente abbiamo potuto ovviare nel corso dell’E3 di quest’anno approfittando di una postazione installata all’interno della saletta privata di Namco-Bandai.

La fine del mondo non è mai stata così bella

Le premesse narrative prendono spunto dalla stessa novella cinese, vecchia di secoli, dalla quale si sono ispirati Dragon Ball e tanti altri prodotti culturali del teatro e del cinema. La rilettura tuttavia è estremamente intrigante e sfugge ai classici stereotipi del caso. Lo fa, per esempio, nella rappresentazione del mondo entro il quale si svolge la vicenda: il tempo storico è un futuro lontano 150 anni, all’indomani delle più classiche guerre e devastazioni apocalittiche che hanno guidato l’umanità alla quasi totale estinzione. Dove però ci si aspetterebbe uno scenario desolato e anarchico simile a quello apprezzato in Fallout 3 o, per contro, uno sì avvelenato ma strettamente controllato da uno stato dittatoriale, come quello dipinto dalle parole di George Orwell nel capolavoro 1984, Enslaved sorprende e spiazza tutti. Via i grigiori e le nubi nucleari: qui il sole splende, il cielo è di un blu da mozzare il fiato e la vegetazione ha riconquistato la Terra invadendo i ruderi dell’architettura umana che fu. L’impatto artistico è insomma forte e non nascondiamo che ci abbia lasciati a bocca aperta. Grattacieli soffocati da rampicanti, masse ferrose arrugginite e scricchiolanti, colate di cemento levigate dal vento e dalla pioggia: l’apparente sparizione dell’uomo è galvanizzata dalla vitale presenza della natura che, quasi, non fa rimpiangere l’estinzione ormai prossima dell’unica specie animale che in un tempo relativamente breve ha quasi ucciso lo stesso pianeta che abitava.
Eppure, come si intuisce, qualcuno è sopravvissuto. Trip è una di questi e abita in una comunità relativamente numerosa che resiste, adattandosi al nuovo mondo pur non avendo abbandonato del tutto l’uso della tecnologia. Per motivi ancora poco chiari, la giovane ragazza un giorno incontra Monkey, che al contrario vive come un randagio muovendosi e interpretando la vita più come lo farebbe un animale, come una scimmia appunto. Anche in questo caso è un mistero il motivo che spinge Trip a porre sulla testa del ragazzo un congegno con il quale può subdolamente controllarlo: se lei muore, lui la segue nel viaggio verso il Creatore. Il povero e ingenuo Monkey si trova così costretto a seguire e scortare la ragazza in un’avventura che, a detta di Ninja Thoery, sarà tanto epica quanto indimenticabile. Del resto dal punto di vista narrativo ed espressivo, non mancano nomi altisonanti. Non solo è stato chiamato Andy Serkis, interprete di Gollum nella trasposizione filmica del Signore Degli Anelli, per il motion capture dei personaggi, ma hanno anche coinvolto nella stesura della sceneggiatura Alex Garland, autore di The Beach e 28 Giorni Dopo.
Da quel poco che abbiamo potuto vedere con i nostri occhi, la decantata attenzione del team per la sceneggiatura, è più che un semplice proclamo propagandistico. Le animazioni facciali dei due protagonisti durante gli scambi di battute sono semplicemente meravigliose e l’ottimo doppiaggio recita battute caratterizzanti e mai scontate. Nel breve tempo della demo in poche fasi non interattive si delineava perfettamente il rapporto di interdipendenza tra i due protagonisti, con Monkey più rozzo, quasi analfabeta e scontroso e Trip a cercare di mediare usando il suo più alto livello culturale, ma anche il vantaggio tattico di avere la vita dell’altro in pugno. Interrogati in merito gli sviluppatori hanno ulteriormente pizzicato la nostra immaginazione: il rapporto tra i due si evolverà e non è detto né che sfocerà in amore, né in un semplice rapporto d’amicizia. Un astuto modo insomma, per rispondere pur non dicendo niente, alimentando unicamente la nostra curiosità.

Combatti, salta, risolvi

La demo era ambientata in uno dei momenti iniziali dell’avventura. La longevità prevista sarà intorno alle 15-20 ore e il livello di prova era situato all’inizio del secondo capitolo: abbastanza in là per mostrare qualcosa di interessante, non troppo per svelare particolari eccessivamente succosi.
Per tutto il corso dell’avventura controllerete unicamente Monkey, mentre Trip sarà gestita dalla CPU, ma anche da voi tramite dei comandi contestuali che cambieranno in relazione alla situazione in cui vi trovate. Gli sviluppatori tengono a distinguere il proprio personaggio da altri simili come la Principessa Yorda di ICO. Qui non si tratta di un’inerme ragazzina da spostare come un oggetto da un punto all’altro dello scenario. Trip è capace di seguirvi, di tenere il vostro passo e spesso di risultare più che fondamentale per il proseguo dell’avventura.
Controllare Monkey da sensazioni contrastanti e ugualmente piacevoli. Leggerezza, grande atletismo e rapidità quando corre, salta e si aggrappa a questa o a quella parete. Pesantezza, brutalità e rigidità quando si affrontano i robot che cercheranno in tutti i modi di farvi fuori. Tuttavia Enslaved non sarà un picchiaduro a scorrimento: le fasi di combattimento occuperanno solo il 30% del totale. Non è un caso infatti che il combat system sia sì capace di divertire, ma allo stesso tempo non è né complesso né profondo. Si picchia con il bastone di Monkey, si para, si schiva, c’è persino qualche combo, ma niente di impegnativo, niente di così strategicamente sviluppato o complesso.
E quel 70% rimanente non dedicato ai combattimenti contro i robot? Quella sarà la parte dedicata alle fasi platform e di risoluzione degli enigmi. Le prime mettono ovviamente in risalto le doti atletiche di Monkey. Ricordando vagamente il Principe di Persia lo scimmiesco personaggio può correre sui muri, arrampicarsi a colonne, compiere salti impressionanti e sovraumani. Scelta non del tutto condivisibile, gli elementi sui quali ci si potrà arrampicare o saltare sopra, saranno evidenziati da una colorazione particolare, aiutando forse un po’ troppo l’utente nella scoperta della strada da intraprendere, ma non è detto che nella fase finale del gioco questa possibilità possa essere disattivata. Inoltre i salti saranno infallibili. Ciò significa che potrete spiccare il volo solo se previsto e in nessun caso Monkey potrà fallire l’obbiettivo. Di sicuro la cosa farà storcere il naso ai puristi e ai videogiocatori più smaliziati, ma nel panorama odierno la scelta degli sviluppatori ha indubbiamente un senso. Queste fasi platform dunque risultano spettacolari e restituiscono un senso di libertà e agilità veramente unico. Vero però che i tanti aiuti ricevuti, attenuano lievemente l’idea dell’impresa e con essa la soddisfazione del videogiocatore per essere sopravvissuto a una lunga serie di acrobazie. Nella demo per esempio ci veniva richiesto di trovare un modo per far superare a Trip un baratro per lei insuperabile. A volte potremo lanciarla al di là dell’ostacolo, ma in questo caso dovevamo seguire un sentiero aereo per giungere al classico interruttore da premere.
Per quanto riguarda invece la risoluzione degli enigmi Trip si rivelerà immensamente più utile. Sfruttando le sue abilità tecnologiche e le meccaniche legate al lavoro di squadra spesso non potremo fare a meno di lei. Nella demo ad esempio entravamo in possesso di un congegno con il quale potevamo visualizzare le mine sparse sul terreno. Ovviamente, dopo essersi rivelata utile nell’attivazione dello strumento tecnologico, la fragile ragazza ha ben deciso di superare il campo minato a bordo delle nostre poderose spalle.
La breve demo insomma ha messo in luce tutti e tre gli ambiti del gameplay. Le fasi di combattimento si sono rivelate divertenti per quanto non troppo profonde, quelle platform regalano sensazioni di libertà e agilità, pur peccando nella loro eccessiva voglia di venire incontro all’utente, mentre quelle legate agli enigmi hanno messo in luce l’importanza di gestire Trip al meglio e di saperne sfruttare le innegabili abilità tecnologiche.
Un ultimo appunto lo merita il portentoso motore grafico. Ninja Theory ha infatti deciso di affidarsi all’Unreal Engine 3 il ché, vedendo simili colori sgargianti, si faticherebbe a dirlo. Ottime texture e animazioni spettacolari, rendono giustizia a un lavoro artistico veramente riuscitissimo. Resta da vedere se le ambientazioni saranno sufficientemente varie da garantire altri panorami oltre all’infinita colata di verde, ma ci possiamo davvero lamentare di fronte a un simile spettacolo?

Enslaved: Odyssey to the West Enslaved ci ha convinti e colpiti. Il lavoro artistico e tecnico è semplicemente sopraffino, mentre il gameplay, basato sul rapporto simbiotico tra Monkey e Trip, sembra sia abbastanza vario per garantire grande divertimento lungo tutta la durata dell’avventura. Certo, c’è qualche piccola sbavatura. L’eccessiva facilità delle fasi platform è il problema più grande, ma qui stiamo davvero guardando il pelo nell’uovo. Se Enslaved dovesse assecondare le aspettative suscitate dalla demo provata all’E3, allora potremmo anche trovarci di fronte a uno dei giochi più riusciti dell’anno. La release, del resto, è prevista proprio per il finire del 2010. Non ci resta che aspettare con impazienza.

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