Hands on Far Cry 3: Blood Dragon

Il titolo stand alone di Ubisoft si rivela al pubblico in un tripudio di citazioni al cinema sci-fi degli anni '80.

hands on Far Cry 3: Blood Dragon
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Alessandro Sordelli inizia la sua avventura videoludica ereditando un leggendario Commodore 64 a cassette magnetiche, computer che gli apre le porte ai giochi di ruolo e tutto ciò che è fantascienza. Pur nutrendo da sempre un particolare amore per la piattaforma PC, non disdegna il panorama console. E' in giro su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Chi è amante del cinema trash e dei B movie sa benissimo che dietro ad un “pessimo film” si nasconde spesso un'idea originale e brillante, raccontata in maniera alternativa attraverso l'uso di un linguaggio in apparenza grezzo e grossolano. Nell'ultimo decennio il cinema trash si è trasformato da un'esigenza di budget ad un vero e proprio fenomeno cult, grazie a registi come Peter Jackson (parliamo dei primissimi lavori, come Bad Taste e Braindead), John Carpenter (Big Trouble in Little China, 1997: Escape from New York), e a case di produzione come la Troma (The Toxic Avenger e Cannibal: The Musical), un (dis)gusto sdoganato da un geniale Quentin Tarantino, che già dai primi anni novanta aveva pienamente compreso le potenzialità del genere, seguito a ruota da Robert Rodriguez, al momento uno dei migliori esponenti del filone. Il segreto è dosare i vari elementi narrativi, spesso violenti e crudi, con del sano citazionismo e dell'ironia il più delle volte politically uncorrect. Il mondo videoludico è ancora relativamente giovane e il fenomeno del revival quasi non esiste: il più delle volte il vecchio viene ricordato solo grazie ad emulatori o alla pratica del retrogaming, per ovvi motivi tecnici e di forma legati all'evoluzione del medium. Ma dopo il fallimento di Duke Nukem Forever e un relativamente incompreso nonché ampiamente sottovalutato Eat Lead: The Return of Matt Hazard, Ubisoft ci riprova con un gioco che omaggia il gaming dell'era 16-bit, il cyberpunk degli anni '80 e l'elettronica progressive, con il misterioso FarCry 3: Blood Dragon annunciato solo pochi giorni fa.

NEL LONTANO 2007...

Inizialmente interpretato come un goliardico pesce d'aprile, Blood Dragon si è infine rivelato un vero e proprio progetto made in Ubisoft, tra la perplessità di giocatori e appassionati che non capivano cosa volesse raccontare il fantomatico teaser trailer, men che meno cosa c'entrasse il franchise FarCry in tutto questo. Fortunatamente la risposta non è tardata ad arrivare: grazie ad un evento organizzato da Ubisoft, siamo atterrati nell'uggiosa Londra per provare con mano il curiosissimo progetto realizzato dallo stesso team di Montreal che ha confezionato l'ultima fatica videoludica della serie, una realizzazione capitanata da Dan Hay e Jamie Keen. Lo speach tenuto da Dean Evans, direttore creativo di Blood Dragon, si è svolto in un'atmosfera che definiremmo surreale, sia per via della gran curiosità di tutti i giornalisti presenti all'evento, sia per una slide presentation commentata e raccontata attraverso quello che potremmo definire un linguaggio particolarmente “colorito”, decisamente inusuale durante questo tipo di eventi normalmente molto formali. Perfettamente calato nella parte, Dean ha voluto raccontarci del mash-up artistico messo in opera dal team per costruire un prodotto che sembrasse grezzo, spigoloso, impreciso, indefinito, ma che in realtà compone un collage dal grandissimo stile, che è possibile ottenere solo grazie ad un attento lavoro di ricerca e di studio, antiestetico e al tempo stesso perfettamente sobrio nella sua forma grafica. Quel che potrebbe sembrare una produzione poco attenta ai dettagli si conferma invece essere un vero e proprio inno agli anni '80 che furono, il decennio caratterizzato delle luci al neon e da musica elettronica suonata da gracchianti mangiacassette. Prima di giocare ci è stato mostrato il nuovo ed esclusivo trailer di due minuti, che mischiando delle grezze animazioni in 2D a coloratissime scene di gameplay, racconta una storia carica di grottesca ironia e stereotipi della trash science fiction che ha accompagnato un'intera generazione di fan e videogiocatori. Ci troviamo venticinque anni nel futuro, nel 2007 per la precisione (perché la chiave di lettura è quella del 1982), e il mondo è stato distrutto dalle guerre atomiche e dal fallout nucleare. Quel che resta dell'umanità è piegato alla volontà di un tiranno alla guida di un temibile esercito di cyborg. Sarà compito nostro, Sergente Rex Colt, fermare l'avanzata del malvagio Comandante, il tutto grazie a delle protesi robotiche che ci hanno trasformato in una potentissima macchina da guerra. L'apparente inconsistenza del plot è in realtà un artificio abilmente costruito per omaggiare quanto visto nei B-Movie già citati poc'anzi.

"Ci troviamo venticinque anni nel futuro e il mondo è stato distrutto dalle guerre atomiche e dal fallout nucleare."

Il soggetto di Blood Dragon non arriva infatti dal primo sceneggiatore disponibile sulla piazza, dato che la stesura della storia è stata affidata a Jeffrey Yohalem (nominato al premio BAFTA 2009), co-autore, fra le altre cose, di Assassin's Creed II, Assassin's Creed: Brotherhood e dello stesso FarCry 3.
Il gioco si apre con una sequenza a bordo di un elicottero nella quale dobbiamo sparare e distruggere quanto possibile di una base nemica gremita di cybersoldati, il tutto con un pezzo glam rock a fare da sottofondo alla scena. Poco dopo ci troviamo sbarcati nei pressi di una vicina spiaggia, seguendo uno spassoso tutorial nel quale ci viene spiegato come controllare il nostro alter-ego, proprio mentre lo stesso protagonista lamenta di voler subito uccidere e massacrare cyborg nell'avamposto limitrofo, senza perdere tempo con inutili spiegazioni. Essendo basato sullo stesso Dunia Engine 2 che muove FarCry 3, saggiamo un gameplay strutturato in maniera identica, forse un po' meno rifinito nei dettagli e dell'impostazione fortemente arcade. Abbiamo potuto giocare una mezzora abbondante, un lasso di tempo che è stato in grado di farci provare adeguatamente sistema di controllo e gameplay. La più interessante feature è certamente l'occhio bionico di Rex, che può essere utilizzato per scandagliare l'area circostante e taggare i nemici nella visuale, qualora cercassimo i tatticismi di un gameplay stealth based, in pieno stile Robocop. Per la demo all'evento abbiamo preferito optare per un approccio alla commando, fatto di headshot e porte sfondate a calci.
Le scene di gameplay sono inframmezzate da simpatici siparietti raccontati con animazioni e grafica a 16-bit, in questo caso citando i classici del videogame per MSX e Amiga. La prova prosegue con una sequenza nella quale dobbiamo infiltrarci nella base nemica per sventare un losco piano: i nemici sfoggiano un design che strizza l'occhio al cinema di fantascienza dell'epoca VHS, con elementi presi in prestito dal quotidiano degli anni '80, come aspirapolvere e tostapane. Il “cattivo gusto” naturalmente non finisce qui, perché come vuol far ben intendere il titolo di questo particolare Live Arcade, di sorprese ce ne saranno parecchie (qualcuno ha forse detto draghi?).
In veste di free roam, il gioco di Ubisoft è ambientato su un'isola completamente esplorabile, in grado di garantire svariate ore di divertimento, in aggiunta alle circa 7/8 ore promesse per il completamento della storyline. Sul fronte prettamente tecnico non abbiamo particolari appunti, essendo il gioco sviluppato sulla base di un motore solido e ben strutturato: ci spiace solo non aver potuto mettere mano alla versione PC.
Nella versione originale abbiamo un protagonista doppiato da Michael Biehn, famoso per aver preso parte a moltissimi classici della fantascienza e dell'action - visto anche in Grindhouse di Tarantino nel ruolo dello sceriffo Hague - mentre nella localizzazione italiana interpretato da Lorenzo Scattorin, la più recente voce di Ken il Guerriero. Ma un altro elemento portante della produzione è la colonna sonora, rigorosamente composta con sintetizzatori vecchi di trent'anni dalla band Power Glove di Melbourne, con una sonorità che si pone a metà tra Vangelis e John Carpenter.


Far Cry 3: Blood Dragon FarCry 3: Blood Dragon è un gioco stand alone che, narrativamente parlando, non ha nulla a che fare con il FarCry 3 uscito lo scorso novembre. Non si tratta di un prequel, tanto meno di uno spin-off, bensì un prodotto completamente indipendente che ha dato prova di avere grande carisma ed un soggetto davvero sopra le righe. Gli amanti della fantascienza classica hanno certamente trovato pane per i loro denti, così come gli amanti dello shooter scanzonato e irriverente, per un gioco che non si struttura intorno ai classici canoni del videogame, ma che vive per lo più sull'abilità di citare e omaggiare un'intera generazione di videogiochi e di film, ammiccando a tutti quei videogiocatori ormai adulti, nati a cavallo tra la fine degli anni '70 e i primi '80. In un tripudio di luci colorate e musica elettronica, Blood Dragon si è mostrato a noi come un gioco divertente e dal grande valore artistico, un sincero must-have per ogni appassionato di gaming che si rispetti, specialmente considerato il costo ridotto a fronte di una buona promessa in termini di longevità. Il gioco sarà disponibile per PC, PlayStation 3 e Xbox 360 in versione digitale il primo di maggio, al prezzo di 14,90 €; dal giorno successivo anche retail, per la sola piattaforma PC.

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