Hands on FIFA 13

Messe le mani sul nuovo capitolo del calcistico EA

hands on FIFA 13
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
  • PSVita
  • Wii U
  • Pc

Ad un paio di settimane dal nostro primo reportage londinese, torniamo a bomba su Fifa 13. Nuova presentazione, stessi contenuti. Focus e luci della ribalta, quindi, sono ancora una volta dedicati al gameplay, nucleo centrale della poderosa operazione di perfezionamento imbastita da David Rutter e soci.
Nuovi step produttivi si focalizzeranno sul motore grafico, sulla riconoscibilità dei giocatori, sulle nuove feature promesse dalla modalità di gioco. Oggi, si gioca. Pad alla mano. Per vedere, qui ora e adesso, se alle bussatine alla porta del realismo risponde un feeling di gioco altrettanto sincero e bilanciato. In una parola: diverso.
Per i più disattenti, la parola chiave di quest’anno è imprevedibilità. Saper cogliere, inscenare e trasmettere su schermo quell’impalpabile sensazione di tensione e pazzia che aleggia in quasi tutte le partite di calcio, da quelle che si sventagliano con i milioni sganciati dagli sponsor, a quelle che al massimo prevedono una pacca sulla spalla sudata al triplice fischio. Nulla deve essere scontato, pronosticabile e assolutamente sotto controllo come in Fifa 12, ultimo baluardo di un certo modo di pensare ai videogiochi di calcio. Un fiero esponente della vecchia guardia, certamente, che però appare ancora più vecchio dopo aver testato per un paio d’ore il nuovo codice, autentico apripista per quel che avverrà nella prossima infornata di home console. “Siamo fieri di Fifa 12” chiarisce Rutter “solo, dopo mesi di gioco appare naturalmente prevedibile e lineare. Divertente e appagante, sia chiaro, ma troppo perfettino nel bilanciamento tra attacco e difesa o in fase di impostazione e controllo. Amiamo i nostri giochi, ma amiamo ancora di più ripensarli punto per punto in modo da creare un’esperienza di gioco ancora più verosimile, di quelle che ti fanno godere e sudare freddo, finché i limiti dell’attuale tecnologia non ce lo impediranno”.
La terra promessa è la finale di Champions League ‘98/’99 fra Bayern Monaco e Manchester United, od il recente epilogo della Premier League. Tensione, cuore e dramma agonistico, tutto mischiato alle capacità del giocatore di saper metabolizzare quanto il nuovo gioco propone. Vediamo insieme come Fifa 13 intende centrare il proprio personalissimo appuntamento con la storia.

Hands-On

Fifa 12 ha mischiato, e non poco, le carte in tavola. Impact Engine e difesa tattica hanno scompaginato l’approccio classico al gioco, con risultati spesso esaltanti. Eppure, la sensazione di scivolare fra comparti un pochino troppo stagni, poco amalgamati, o bisognosi di ritocchini qui e là s’è fatta spesso sentire, e con maggiore intensità dopo la sbornia euforica dei primi mesi di gioco.
Fifa 13, fortunatamente, butta il cuore oltre l’ostacolo del mero perfezionamento, cucendosi addosso una bella coperta calda di realismo. Il risultato induce anche i più navigati a contenere, quantomeno inizialmente, la fiducia smodata nei propri mezzi o nella capacità di leggere quanto accade sul campo virtuale di gioco. Meno sboroni, grazie.
Come approfondito nella scorsa anteprima, e nonostante il codice sia rifinito solo al 50%, la corsa al miglioramento interessa tanto il motore fisico (meno schizofrenico e più preciso), quanto le meccaniche di base che sfociano in opzioni più creative per l’attacco, più strumenti difensivi, un’IA finalmente attenta a quel che facciamo o che potremmo fare, e free kicks eterogenei.
Una ricetta comunque incompleta se non fosse stato introdotto il First Touch Control. Legato a doppio filo al Player Impact Engine, regala da subito una grassa scarica di adrenalina, estetica quanto ludica. In accordo con le caratteristiche tecniche del giocatore che riceve la palla, con la postura dello stesso, e col binomio forza /precisione impresso al pallone, lo stop che ne consegue oblitera quanto scritto fin qui da Fifa, Pes e compagnia, coniugando al passato remoto lo stesso Fifa 12. Il risultato, di fatto, non è mai uguale, in un festival di algoritmi diversi che minano molte delle convenzioni classiche dei giochi di calcio. Ecco quindi che subentra, in tackle aggressivo, il concetto di imprevedibilità. Paura, eh? Pad alla mano, il First Touch Control non scivola mai nello sbilanciamento. Non si perde la palla perché lo stop è giocoforza impreciso. Si perde la palla per disattenzione, superficialità, stupidità o bravura altrui. Rinvio lungo del portiere. Un bel calcione verso la prima punta. Nesta, però, è sulla palla. L’attaccante, in versione segugio, lo incalza. Il centrale si posiziona e blocca la palla di piatto, allargandosi leggermente sulla destra per stemperare la pressione dell’avversario. Un gesto elegante, preciso e splendidamente realistico, seppur non chirurgico come in Fifa 12. Con l’attaccante che morde le caviglie, la possibilità che si possa concludere il movimento alleggerendo il pallone verso il terzino, tutto in una volta e in scioltezza, è semplicemente da pazzi. Meglio quindi giocarla di sinistro verso il portiere, con una torsione non da poco, facendo leva sul corpo per coprirla, oppure ancora spazzarla in fallo laterale, scacciando qualsiasi pensiero.

Stessa azione. Andiamo con Bonucci. Il rinvio dell’estremo difensore punta a premiare la corsa dell’ala sinistra. Il difensore della Juventus è mal posizionato. Corre all’indietro e si sposta lateralmente per intercettare il siluro volante. Arriva sì sul pallone ma è scomposto. In Fifa 12 non avremmo comunque avuto problemi. In Fifa 13 sì, e anche belli grossi. Lo stop è giocoforza a seguire, un credito che l’ala di cui sopra non tarda a riscuotere.
A cambiare, ampliandosi, è dunque il carnet di scelte lasciate al giocatore, che esattamente come nel calcio reale non deve cercare l’impostazione a qualsiasi costo, da qualunque posizione ed in qualsiasi frangente. Il ritmi quindi rimangono alti, ma meno congestionati, anche per chi gioca in automatico, le trame meno scontate e le ripartenze più frequenti affrontando un avversario meno scrupoloso. In sostanza, il pilota automatico è stato defenestrato, con tutti i rischi del caso.
A livello scenico, la combinazione fra il nuovo sistema di controllo e Impact Engine regala scintille gustose: vedere cambi di campo, dettati dallo scatto di un tornante in grado di stoppare al volo un palla di destro, controllandone il rimbalzo col ventre per poi portarsela avanti di sinistro, non ha davvero prezzo, così come scoprire i nuovi punti di contatto della palla con il corpo, distanti anni luce dalla “piattezza classica” di Fifa 12. Gli esempi di stop si sprecano proprie perché foraggiati dalle qualità balistiche del singolo, dalla situazione di gioco e dal tipo (rasoterra, mezza altezza, alto) e dalla potenza del passaggio.
A centrocampo, l’impact engine sfoggia una ritrovata precisione. I microcontatti, ribilanciati grazie al maggior peso fornito a braccia e parte alta del tronco, si sprecano, fornendo di volta in volta, e a seconda dei giocatori, casistiche differenti, finalmente aderenti a quanto accade sui manti erbosi reali. La battle of possession assume quindi un peso specifico inatteso, che da una parte fornisce strumenti più efficaci ai difensori/mediani che devono contrastare giocatori più veloci (ostruire loro la strada? Si può. Spostarli giocando sul peso e sui movimenti delle braccia? Anche), dall’altra obbliga i giocatori più tecnici ed elaborare strategie diverse proprio per ovviare a tali, scontrose, problematiche. Da qui, lo step definitivo per ciò che concerne il dribbling, ora denominato Complete Dribbling. Come ricorderà chi ha letto il nostro primo speciale, Fifa 13 punterà tantissimo sulla fantasia, sulla capacità del singolo di dare spettacolo con la palla fra i piedi. Precision dribbling 2.0, in primis, è ora decisamente funzionale. La copertura del pallone, magari vicino alla bandierina del corner, circondato da tre giocatori agli sgoccioli del tempo di recupero, è ancora il suo pane. A cambiare è però la velocità di esecuzione, intrecciata alle possibilità di chi ha la palla: un cambio di marcia importante che apre scenari importanti tanto per chi attacca quanto per chi deve valutare il timing difensivo.

Permane ovviamente il solito ventaglio di finte applicabili via L2 e stick destro, ma a questo giro si è voluto dare maggior fluidità ed incisività al semplice spostamento della palla con lo stick sinistro, con il quale è possibile prodursi in dribbling non meno efficaci. In più, diamo il benvenuto ai dribbling contestuali. Premendo L2 e R2, il nostro giocatore può puntare il diretto avversario, mandandolo a vuoto fintando il rientro, cercando invece l’esterno oppure allungando il pallone per eluderne l’intervento. L’innesto pare interessante seppur ancora da metabolizzare. Nel corso della nostra prova, di fatto, l’1vs1 è stato usato solo per guadagnare il fondo o per liberarsi per un cross. Un’implementazione che comunque beneficerà dei mesi che mancano alla release.
Pura goduria, invece, sul fronte dell’intelligenza artificiale della squadra, non propriamente da guinness in Fifa 12. Il concetto “2 plays ahead”, sebbene ancora acerbo, regala da subito soddisfazioni importanti, con sovrapposizioni e diagonali che seguono efficacemente lo sviluppo dell’azione. Esempio: siamo sulla sinistra. Tutto dannatamente coperto. Ci liberiamo di un avversario tornando sui nostri passi e scarichiamo la palla al centrale avanzato a centrocampo. Ma prima che questo che questo riceva il passaggio notiamo l’esterno destro scattare in avanti creando spazio per il centrale e dandogli l’imbeccata per un possibile filtrante rasoterra. La parola chiave, qui, è “prima”. La gestione corale dei movimenti crea soluzioni semplicemente non previste da Fifa 12, o determinate con colpevole ritardo.
Gli attaccanti, invece di zigzagare come palline da flipper, tornando sulle proprie decisioni e sui propri passi in continuazione, spuntano le opzioni migliori diversificando di volta in volta il proprio operato, eludendo quando possibile il fuorigioco, puntando con forza il primo palo se seguiti da un compagno sul secondo, fermando la propria corsa per offrire una base d’appoggio retrostante, magari per eludere l’affollamento dell’area, a chi deve eseguire un cross. Pura e semplice goduria.
E ancora. Pensiamo alla rinnovata varietà situazionale (immaginate Ibra che scarica sulla fascia, di prima e di esterno destro, un pallone velenoso; rotea su sé stesso lasciando sul posto il marcatore, e tagliando la corsa a chi insegue il suo compagno con la palla, si posiziona infine al limite dell’area per ricevere un possibile passaggio di ritorno), alle animazioni baciate da un numero di movenze e micromovimenti superiore (tackle, scivolate -ora finalmente degne-, sforbiciate, controlli con parti diverse del piede), ai nuovi algoritmi che regolano l’applicazione del regolamento da parte dell’arbitro, ora finalmente conscio di quella cosa chiamata “vantaggio”.

Sul fronte grafico, è semplicemente presto per dare un giudizio. Il codice, troppo giovane e privo di alcune feature fondamentali interessanti soprattutto la gestione delle luci e dei volti, s’è limitato a proporre il motore di Fifa 12 con modelli poligonali già più particolareggiati, graziati da movenze -come detto- di classe superiore e da un player impact engine decisamente più performante. La composizione dell’immagine è quindi eccellente, ma chi attendeva novità sul versante coreografico (pubblico, “vita” a bordocampo, atmosfera generale) dovrà necessariamente aspettare.
Basandosi sul gameplay, la presentazione ha escluso qualsiasi novità riguardante le modalità di gioco, offiline od online, così come le necessarie implementazioni nella CPU (che, in Fifa 12, disconosceva i tiri da fuori, così come calci d’angolo meno che scontati). Parlando invece di momentum, interessanti e quantomai profetiche le dichiarazioni di Rutter, sul pezzo come sempre: “Non so a cosa ci si riferisca -ride- Quando si perde, si cerca sempre di affibbiare la colpa a questo o a quello. Non credo proprio che vedremo una cosa denominata momentum, in Fifa 13”.

FIFA 13 Fifa 13, provato con mano, è un bel viaggio verso i videogiochi di calcio che verranno. Sfruttando macchine anzianotte, come le attuali home console, il team di Rutter è riuscito a trasmettere una verve decisamente fresca ad un gameplay collaudato. Una visione nuova, capace di allargare quanto fatto finora dalle simulazione calcistiche introducendo -davvero- un concetto chiave come quello della imprevedibilità, senza per questo sbilanciare la meccanica di base, anzi rafforzata da una miglior gestione degli elementi introdotti nel 2011. Appuntamento all’E3 per scoprire quali altre novità Fifa 13 ha in serbo per noi.

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