Hands on Halo 3: ODST

Nuovo Hands on - Presentazione ufficiale italiana

hands on Halo 3: ODST
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360

Bye Bye New Mombasa

Dalla presentazione italiana di Halo 3: ODST - Truppe d’assalto orbitali torniamo con le stesso gruzzolo di convinzioni già maturate durante la prima prova del gioco all’E3.
Nessuna rivoluzione in vista, per quella dovremo attendere Halo: Reach (in uscita nel 2010, ed estremo saluto di Bungie Studios alla sua creatura). Solo un altro intrigante passo all’interno di Halo 3, del suo universo, sì, ma anche all’interno di convenzioni ludiche in grado di appagare ancora oggi milioni di appassionati.
Un gioco che perlomeno nelle prime fasi di sviluppo era stato inquadrato dagli stessi sviluppatori come un espansione, più o meno contenuta, e rifinita sotto il profilo delle dinamiche di gioco.
Poi, un deciso ampliamento di prospettive. E d’un tratto l’attenzione si sposta su una campagna in singolo baciata da meccaniche differenti (data l’assenza di Master Chief), arricchita inoltre da una narrazione frazionata -basata sui flashback dei membri di una squadra facente parte delle Truppe d’assalto orbitali- e da una nuova modalità cooperativa aperta ad un quartetto di giocatori.
Più che un omaggio ad un gioco seminale, quindi, un nuovo e stuzzicante capitolo di Halo 3. Un richiamo irresistibile per chiunque abbia apprezzato l’ultimo capitolo di una saga che ha contribuito a diffondere il verbo Xbox nel mondo del divertimento interattivo.
Il gioco uscirà il prossimo 22 Settembre, in due versioni distinte: Standard e Collector (con tanto di Wireless Controller esclusivo, ad un prezzo indicativo di 79.99€).

2X1

Due i dischi che contengono l’esperienza Halo 3: ODST.
Nel primo risiede il multiplayer di Halo 3, contenente l’intero set di mappe -inclusi i pacchetti Legendary, Heroic e Mythic-, con l’aggiunta di tre mappe esclusive.
Nel secondo, invece, trovano posto le novità autunno-inverno della collezione Bungie.
Lars Bakken -Senior Designer- ci introduce quindi nel menù di gioco: Campagna, Firefight, Teather Mode ed Extras. Quest’ultima sarà il trampolino di lancio verso la beta multiplayer del prequel più atteso, Halo. Reach. Non sarà un canale preferenziale di accesso alla beta, bensì l’unico: un’operazione di marketing collaudata con Crackdown che non potrà che stuzzicare l’appetito di chi già attende l’addio ad Halo di Bungie.

Firefight rappresenta invece la nuova modalità cooperativa (4 giocatori, via Live, split screen o System Link). La meccanica ricalca in maniera pedissequa i fasti dell’Orda apprezzata in Gears of War 2. Ondate di Covenant di potenza e classe crescente da sopprimere senza pietà sono il biglietto d’ingresso verso punteggi sempre più elevati. Rifanno capolino le medaglie atte a premiare le azioni di guerriglia più meritevoli ed i Teschi, la cui attivazione progressiva rende assai più speziato il gameplay.
Le due mappe provate -una all’interno di un edificio, altamente claustrofobica, e l’altra in campo aperto-, perlomeno sulle prime, hanno riacutizzato più che altro una forte componente competitiva, più che cooperativa (sottolineata anche dal punteggio del migliore del gruppo sul proprio Hud): in realtà la presenza di vite in comune per il quartetto di giocatori -sette, di base- caldeggia soluzioni ben più ponderate, e comunque la formulazione di un piano di battaglia che coinvolga tutti -nei movimenti, nelle zone da coprire- per non veder scendere il numero di vite con una velocità imbarazzante. Perché agire e pensare da soli, in un siffatto contesto ludico, non ha assolutamente senso. Un pensata quindi radicale, che stravolge ritmi e vecchi adagi del multiplayer di Halo.
E’ chiaramente una modalità indirizzata anche ad un pubblico meno smaliziato. E’ lo stesso Bakken ad confermarcelo. L’estremo divertimento di fondo fa eco ad una struttura meno intransigente ed aperta soprattutto a chi, in passato, aveva giocoforza abbandonato il multiplayer di Halo 3 a causa dell’elevatissimo tasso tecnico imposto dai veterani. Firefight è invece un’oasi felice dove la coesione fra novizi ed esperti non è più una mera chimera.

Capo, dove sei?

Halo 3: ODST integra la sfera narrativa precorrendo quanto raccontato nel 2007 da Halo 3.
Di Master Chief nemmeno l’ombra. E il tutto si apre con la distruzione di New Mombasa. Gli occhi del giocatore saranno principalmente quelli di un soldato semplice (Rookie), precipitato sulla Terra e quanto mai lontano dai suoi tre compagni (anche temporalmente, viste le sei ore di incoscienza in cui è piombato dopo l’atterraggio). Black out. Nero ovunque. Nel cervello del Rookie in primis, ma anche nella megalopoli, piegata dalla furia Covenant e accasciata in un buio innaturale e dannatamente opprimente.
L’estensione della mappa di gioco è il primo aspetto da considerare, perché davvero considerevole e capace di strizzare più di un occhio alle dinamiche open world. Obiettivi, primari e secondari, completabili dal giocatore liberamente, senza il peso di uno sviluppo narrativo prosaico e “fin troppo” predeterminato. Il filo conduttore sono invece i flashback che fanno vestire al giocatore i panni dei tre soldati dispersi, intricando brandelli di storia a mo’ di puzzle, sviscerandone le sottotrame partendo da punti di vista diversi. Una soluzione del genere può apparire, perlomeno di primo acchito, frammentaria e disomogenea, ancorché figlia del modo di raccontare delle serie televisive odierne. In realtà il pathos ed il grado di coinvolgimento che ne deriva apre nuovi spiragli all’universo narrativo di Halo, e soprattutto di Halo 3, poco carico sul piano emozionale.
Dal punto di vista del gameplay, le differenze fra i membri del gruppo è inoltre sostanziale, e apre le porte ad una sana diversificazione di situazioni. La prima parte della demo, nei panni del Rookie, è tutta un girovagare circospetto all’interno delle macerie di New Mombasa: non si vede nulla, e i nemici possono essere ovunque. Gli scontri sono spesso ravvicinati, che si concludono con precisi headshot confezionati con la “nuova” pistola in dotazione.
Il livello avente come protagonista Dutch è invece completamente differente. Qui il caos regna sovrano. E’ pieno giorno. Decine di nemici affollano un ponte strategicamente fondamentale. O li si fa arretrare. O si opta per una bella deflagrazione. Boom!
I cambiamenti strutturali ispessiscono sicuramente il gameplay. I superpoteri Spartan sono solo un lontanissimo ricordo. La barra della salute (parte superiore dello schermo) ricorda al giocatore di sfruttare le coperture. Pochi colpi, e addio. Niente rigenerazione automatica. Per sopravvivere servono medikit in abbondanza, o sapere l’ubicazione esatta delle varie Health Station. Ovvero i migliori amici del giocatore quando la stamina impazzisce e lo schermo si tinteggia di un rosso fin troppo sanguinoso.
Inoltre, i movimenti -perlomeno del giovane soldato- sono più lenti ed impacciati, mentre i salti meno stupefacenti (per quanto sempre abbondantemente sopra il primato Olimpico).
Ancora novità. L’IA Sovrintendente aiuta il giocatore trasmettendo sulla mappa gli obiettivi sensibili, e fungendo da guida all’interno di una città tanto sconfinata. Il visore permette invece l’individuazione degli oggetti con cui è possibile interagire (un telefono, per esempio, per essere contattati dalla già citata IA), così come anche la presenza di nemici pronti a tendere un agguato coi fiocchi.
Interrogato al riguardo, il designer di Bungie ci ha confermato l’implementazione di nuove routine per il movimento dei nemici, ora più scaltri soprattutto nel sorprendere il giocatore nel buio pesto di New Mombasa.

L’angolo della scaletta

Halo 3: ODST è sicuramente superiore ad Halo 3 sul fronte registico: inquadrature e movimenti di macchina sottolineano la maturità artistica di Bungie. Si pensi per esempio alla sequenza introduttiva, assolutamente adrenalinica, assolutamente spettacolare.
Il motore è però lo stesso di Halo 3: a dispetto di una maggior fluidità e di una maggior profusione di dettagli (sulle armature, ma anche nello studio delle strutture architettoniche), l’aliasing deteriora un poco la composizione dell’immagine, mentre le espressioni facciali risultano poco più che sufficienti. Brillante come sempre l’illuminazione dinamica, che spesso regala vedute mozzafiato e altamente suggestive, mentre semplicemente da gustare il nuovo accompagnamento sonoro, riarrangiato per sottolineare il senso di vuoto e desolazione che accompagna soprattutto l’avventura del giovane Rookie.

Halo 3: ODST Halo 3: ODST - Truppe d’assalto orbitali è, senza mezzi termini, un must per chiunque abbia minimamente apprezzato l’offerta della terzo capitolo della saga. Le novità introdotte giustificano una produzione di assoluto livello, capace anche di svecchiarsi lasciando a casa il proprio uomo-copertina, confezionando meccaniche single player che sostengono una scelta per certi versi rischiosa. Firefight e la presenza del secondo disco contenente tutte le mappe multiplayer di Halo 3 sono semplicemente due golosissime ciliegine sulla torta. Da aspettare con trepidazione.