E3 2013

Hands on How to Survive

Everyeye ha messo le mani sul nuovo survival-horror di Eko Studios

hands on How to Survive
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
 Roberto de Luca Roberto de Luca scopre il meraviglioso mondo dei videogame quando nel 1996 suo padre gli regala una Playstation nuova fiammante. Grande appassionato di qualsiasi cosa riguardi gli zombie, adora gli sparatutto in soggettiva, i tatuaggi ed il buon vino. Lo potete trovare su Facebook e su Google Plus.

Nel booth privato di 505 Games abbiamo avuto l'opportunità di provare con mano How To Survive, nuova produzione di Eko Studios, in cui vestiremo i panni di un sopravvissuto alla devastante (quanto di moda negli ultimi tempi) apocalisse zombie. Come però suggerisce stesso il titolo, il gameplay di How To Survive si concentra maggiormente sulla sopravvivenza nuda e cruda del nostro protagonista e sulla continua ricerca di beni di prima necessità, come acqua, cibo e medicinali. Questa piccola deviazione da un genere d'appartenenza che si è sempre concentrato sui combattimenti e sul massiccio utilizzo di armi, può essere vincente per il titolo, che già da una prima prova risulta abbastanza convincente.

Benvenuti all'inferno

How To Survive può essere classificato come survival-horror, anche se possiede alcuni tratti distintivi -come l'atipica visuale isometrica a la Diablo III- che lo rendono un'esperienza piuttosto singolare. Nei panni di uno dei tre sopravvissuti selezionabili, unici per abilità e caratteristiche, dovremo trovare una via di scampo dalla piaga che sta sconvolgendo il pianeta prima che sia troppo tardi. Gli sviluppatori anticipano subito che il pacchetto non offrirà solo la classica campagna (single-player e multiplayer), ma anche la cosiddetta modalità Challenge, molto più ardua da affrontare poiché in caso di morte il giocatore dovrà ricominciare l'avventura dall'inizio. Una volta scelto il nostro personaggio ci vengono velocemente spiegati i principali comandi di gioco ed alcuni preziosi consigli per evitare di cadere subito vittime dei non-morti. Una breve presentazione ci mostra il nostro eroe che si risveglia su un litorale apparentemente abbandonato, circondato da barricate non troppo resistenti che bloccano qualsiasi pericolo esterno. Il nostro primo pensiero è quello di procurarci un'arma: grazie ad un sistema di crafting piuttosto ingegnoso (che ricorda alla lontana quello già visto in The Last Of Us), in How To Survive non sarà solo possibile raccogliere ed utilizzare oggetti, ma anche fabbricarne di nuovi utilizzando le materie prime presenti nel mondo di gioco. Dopo pochi minuti infatti, grazie ad alcune corde ed un ramo flessibile, riusciamo a creare un arco funzionante, mentre rami più piccoli e punteruoli d'acciaio ci servono per fabbricare le prime frecce. Ovviamente lo spazio all'interno del misero zaino che portiamo con noi sarà limitato e dovremo prestare molta attenzione a quello che decidiamo di trasportare con noi, perché spesso farà la differenza tra la vita e la morte. Sull'interfaccia di gioco sono infatti presenti tre indicatori da tenere costantemente d'occhio: il primo è l'energia, che il nostro eroe consumerà nel tempo (più velocemente con azioni che richiedono una forza maggiore, come il combattimento o la corsa).

"Le potenzialità di How To Survive, nascoste sotto un superficiale strato di prevedibilità e incertezze tecniche rendono la nostra prova non troppo entusiasmante"

Il secondo è il bisogno di cibo che diventerà sempre più impellente, andando ad incidere sulle nostre prestazioni fisiche. Il terzo è l'urgenza di trovare una fonte d'acqua potabile: una volta sceso al minimo graverà sugli stessi punti ferita. Quando questi attributi inizieranno a calare in maniera vistosa, il protagonista ne subirà le dirette conseguenze sulla propria pelle, trascinando il corpo a fatica e combattendo senza convinzione, rischiando seriamente di soccombere sotto i colpi implacabili degli infetti. Per fortuna nella mappa di gioco sono presenti degli accampamenti dove potremo recuperare le energie, cucinare la selvaggina trovata lungo la strada e, se siamo fortunati, dissetarci presso una fonte d'acqua non contaminata (riempiendo all'occorrenza le bottiglie vuote per non trovarci senza liquidi nelle fasi avanzate). I nemici che ci ritroveremo ad affrontare non variano più di tanto dai più comuni tipi di non-morti presenti in altre produzioni: durante la nostra prova abbiamo incontrato i classici infetti dall'andatura claudicante e alcune varianti più grosse e resistenti, a volte anche esplosive. Con l'avanzare delle ore più buie compariranno però i "Creeper", esseri spietati dotati di una velocità decisamente maggiore rispetto a quella dei cugini diurni. Questi mostri agiscono sempre in gruppo e si riveleranno una vera spina nel fianco nel caso vi facciate trovare impreparati. Per fortuna non sopportano le fonti di luce, quindi basterà accendere la torcia o creare una fiaccola di fortuna per tenerli a bada fino allo spuntare del sole. Le dinamiche combattive seguono uno stile molto classico e alla lunga possono addirittura risultare ripetitive, soprattutto a livelli di difficoltà più bassi. La varietà di attacchi è minima (se si escludono alcune esecuzioni eseguibili quando la salute nemica è bassa) e nonostante sia possibile utilizzare un gran numero di oggetti contundenti, le animazioni finiscono per essere tutte molto simili, dando l'errata impressione che si stia maneggiando sempre la stessa arma. Il numero di nemici uccisi e l'utilizzo del sistema di crafting farà salire l'esperienza del personaggio, che potrà quindi utilizzare i punti esperienza per migliorare i propri attributi o imparare nuove utilissime abilità. Ognuno dei tre personaggi avrà un personale skill-tree in base alle specifiche predisposizioni fisiche e mentali, risultando quindi profondamente diverso dagli altri. Questo fattore si ripercuoterà soprattutto nella ricercata modalità multiplayer cooperativa, dove differenti personalità potranno collaborare e mettere a frutto ciò che hanno imparato per compensare le debolezze altrui.

Più morti che vivi

Purtroppo non si può dire che tecnicamente How To Survive sia al passo coi tempi. La visuale di tipo isometrico riesce solo in parte a nascondere l'arretratezza grafica della produzione, afflitta da grossi problemi di tearing e generale carenza poligonale. I modelli dei personaggi principali appaiono tutt'altro che definiti, così come quelli dei nemici, sciatti, spigolosi e privi di realismo anche nei movimenti basilari. Le ambientazioni, pur essendo vaste, sono quasi sempre un susseguirsi di zone boscose povere di dettagli, a parte qualche casupola diroccata o rottami in fiamme. E' giusto ricordare che in fondo si tratta di un progetto sviluppato da una piccola software house, che sicuramente non può vantare gli enormi budget dei blockbuster videoludici a tutti noti; però il realismo e il senso di sopravvivenza che How To Survive vuole far trasparire dovrebbe a nostro avviso passare anche per una sufficiente resa grafica, in grado di suggestionare chi gioca. Invece anche le più semplici animazioni non reggono il paragone con altri titoli Digital Delivery ed anche agli occhi del giocatore meno navigato appaiono mediocri. Il comparto sono non stupisce più di tanto, regalando attimi di emozione (con toni cupi che si trasformano in acute cantilene) solo nei momenti più frenetici. Il mutismo del protagonista e l'assenza di qualsiasi dialogo parlato non influiscono per fortuna sulla qualità finale del prodotto e forse aiutano la parziale immedesimazione del giocatore.

How to Survive Le potenzialità di How To Survive, nascoste sotto un superficiale strato di prevedibilità e incertezze tecniche rendono la nostra prova non troppo entusiasmante. Il team di Eko Studios ha svolto un lavoro interessante nel rendere la componente della sopravvivenza così ferocemente invadente da costringere il giocatore ad agire secondo le precise necessità del proprio alter-ego, ma tutto il resto ci sembra appena abbozzato. Il sistema di crafting funziona alla grande, ma regala poche soddisfazioni a causa di un combat system inadeguato, così come la parte ruolistica, troppo rarefatta e approfondita per un gioco della durata di appena 7 ore (come svelato dagli stessi sviluppatori). La salvezza potrebbe risiedere nel multiplayer, punto d’appiglio più che solido del titolo, che garantisce -grazie alla presenza di un altro giocatore- ore e ore di sano divertimento e di supporto vicendevole, in modo da rendere anche più sopportabile il continuo fardello della ricerca. Restiamo fiduciosi che nei mesi che ci separano dall’uscita ufficiale, Eko Studios riesca a risolvere alcuni dei problemi che affliggevano la demo, per presentare al pubblico un prodotto competitivo anche dal punto di vista tecnico.