E3 2010

Hands on Hydrophobia

Un particolarissima survival horror, nella nostra prima prova all'E3 2010

hands on Hydrophobia
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc

Nel corso del recente E3 abbiamo avuto di testare l'interessante progetto Hydrophobia. Si tratta di un survival horror del tutto particolare, dove a fare la parte del nemico, instaurando nel videoplayer un atavico terrore, è l’acqua. Il titolo "immerge" il videogiocatore nei panni di Kate Wilson, idrofoba dall’età di 13 anni. A differenza delle altre produzioni di questo tipo, non vedremo misteriosi virus che trasformano in zombie gli abitanti o mostri che sembrano usciti da un film di serie B. La storia è semplice, quasi realistica, possiamo dire, e ci racconta di questo ingegnere, chiamato suo malgrado ad affrontare un attacco terroristico diretto alla nave da crociera Queen of the World.

La paura dell’acqua

Quando comincia la demo capiamo immediatamente come l’intento degli sviluppatori sia ovviamente quello di mettere in mostra le capacità tecniche e per certi versi rivoluzionare dell’HydroEngine, un motore grafico in grado di rendere alla perfezione la fluidodinamica dell’acqua nell’ambiente di gioco. Nel corso della prova dimostrativa abbiamo avuto modo di saggiare con mano le capacità tecniche dell’engine. L’acqua che sgorga dalle pareti, andando a raccogliersi lentamente nei corridoi della nave, lo fa in una maniera che non avevamo mai visto prima. Ci pare che in passato solo titoli del calibro di Halo 3 e Crysis abbiamo riposto una discreta cura nella riproduzione di una dinamica dei fluidi abbastanza credibile. Ma in Hydrophobia siamo davvero su altri livelli, e l'attenzione del team di sviluppo per questo aspetto è stato a dir poco maniacale. L'acqua è un elemento vivo, tangibile; del resto, caratterizzare al meglio il comportamento dei fluidi è indispensabile nel momento in cui quesi diventano il vero nemico della protagonista e, quindi, il giocatore. L'interazione con l'acqua è, in ogni caso, fondamentale. E' possibile cercare di arrestarne il flusso, bloccando i corridoi con casse pesanti. Oppure, deviarne il flusso mettendo qualche oggetto che ostacoli il suo cammino. Questo approccio offre ovviamente potenzialità inimmaginabili; pensiamo ad enigmi ambientali studiati proprio per sfruttare al meglio lo scorrere dell’acqua e i suoi molteplici effetti. Speriamo che il team sfrutti la sua spettacolare tecnologia in maniera creativa e ponderata, così da regalarci un'esperienza originale e cervellotica.

In ogni caso, la demo si è concentrata su una porzione di gioco che ha messo in mostra i tre aspetti principali della progressione -puzzle, adventure ed azione- senza però darci la possibilità di divertirci poi tanto con il flusso del mare che invadeva la nave sotto attacco. Hydrophobia ha mostrato molte capacità: anzitutto, uno schema di controllo semplice e dinamico, che permette di interagire con l’ambiente senza particolari problematiche, favorendo la nascita di situazioni ad alto tasso adrenalinico. In certi momenti l’unico fine della protagonista è quello di fuggire sfruttando qualsiasi cosa trovi intorno a sè, scappando dall'acqua che scende dalle pareti, riempiendo poco a poco le strette paratie. Quando il panico prende il sopravvento, l'eroina comincia a sentirsi spaesata, confusa, ed è come un annegamento lento e inesorabile. Tutta quell’acqua rende Kate inquieta, quasi incapace di muoversi: lo schermo si oscura, l’audio pare abbandonarci e l’acqua sembra prendere il posto di qualsiasi cosa. Invade persino l'inquadratura, con schizzi sulla telecamera o, addirittura, inondando completamente la ripresa. Con il tempo, tuttavia, Kate guadagnerà fiducia in sè stessa. La protagonista comincierà ad abituarsi alla situazione, e le sensazioni di terrore ed angoscia si ridurranno, veicolando un ritmo più sincopato, strozzato, che segue gli imprevedibili sbalzi della fobia infantile. Insomma, come in un vero e proprio survival horror.
Hydrophobia, in ogni caso, non disdegna di variegare l'azione di gioco con qualche sessione un poco meno inquietante ed anzi più movimentata. È anche per questo che nel corso della demo abbiamo avuto l’occasione di mettere le mani sulla nostra prima arma da fuoco, presa in prestito da un terrorista che ha fatto poca attenzione alle esplosioni dei suoi stessi ordigni. Non mancheranno quindi sezioni da sparatutto in terza persona, anche se, ci assicurano, non saranno così incisive nell'economia del gioco, proprio per non far perdere al titolo la sua vera identità. Esse funzionano in ogni caso come qualsiasi esponente del genere, senza mitiche innovazioni che possano far urlare al miracolo, ma costruite con tutti i giusti ingredienti: un sistema di mira efficiente, nemici con una buona intelligenza artificiale (ma questo vogliamo valutarlo meglio nella versione completa), e la possibilità di coprirsi dal fuoco avversario sfruttando gli elementi architettonici. Nel gioco finale è previsto un diverso numero di armi, che troverete gradualmente nelle 5-6 ore che occorrono per completare il primo episodio (lo ricordiamo, Hydrophobia sarà diviso in tre episodi pubblicati su Xbox Live Arcade, e poi in una raccolta su disco sempre su Xbox 360). Non mancheranno sezioni esplorative, per un prodotto che appare assolutamente ricco dal punto di vista contenutistico. Insomma le fughe, il continuo andirivieni in una chiglia labirintica, la necessità di sfuggire alla potenza impietosa del mare, le rampicate per la risoluzione di enigmi e altro ancora costruiscono un horror davvero esemplare.

Hydrophobia Hydrophobia è un progetto unico e interessante. Forse addirittura rivoluzionario per certi aspetti. Il team sta mettendo in piedi un un survival horror finalmente diverso, che concentri le situazioni di angoscia e terrore sulla fobia atavica nei confronti dell’acqua. Il gioco mostra diverse caratteristiche: un po’ adventure, un po’ survival e un po’ sparatutto in terza persona. Questa particolare commistione ci è finora piaciuta. Speriamo che questa sensazione positiva perduri durante tutto l'arco narrativo di questo primo episodio, la cui uscita è prevista entro la fine dell’anno.