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Hands on In Verbis Virtus

Un progetto italiano che mescola fantasy e puzzle game, sfruttando i comandi vocali in maniera interessante e originale

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  • Pc
Domenico Musicò Domenico Musicò ha un motto: "È più facile spegnere la luce dentro se stessi che disperdere le tenebre tutt'intorno". Col tempo ha capito di avere ragione, ma è disponibile a cambiare ancora idea. Chiedetegli consigli sulla musica prog, l'horror e tutto ciò che vi passa per la testa su Facebook e Google Plus.

In Verbis Virtus, prima ancora di diventare un gioco, è stato un piccolo progetto presentato al corso di Videogame Design and Programming al Politecnico di Milano. Il gruppo di ragazzi italiani, originariamente chiamato Initium (oggi Indomitus Games), si era riunito per creare una demo da presentare alla fine del corso; ma visto l’ottimo successo riscosso dall’idea e l’originalità di fondo dell’opera, il team ha deciso di andare oltre ed espandere il progetto fino a trasformarlo in un videogioco, attualmente disponibile in early access su Steam.

Apriti Sesamo

In Verbis Virtus si presenta in buona sostanza come un'avventura in prima persona, ma la sua caratteristica distintiva è la possibilità di poter usare gli incantesimi con la propria voce, tramite l’uso di un microfono. Non si tratta affatto di una feature di contorno, ma di un aspetto fondamentale del titolo, e il fulcro attorno a cui è costruito l’avanzamento lungo gli scenari. Dopo una breve introduzione che vi vede attraversare una zona completamente desertica, vi addentrerete all’interno di un tempio ormai dimenticato, ricercando quella che è la fonte di un’antica conoscenza di natura misteriosa. Consultando un diario, scoprirete qualcosa in più sull’ambientazione di forte stampo fantasy, e scoprirete anche le formule magiche in lingua Maha’ki da dover pronunciare per lanciare gli incantesimi. L’acquisizione dei poteri è piuttosto graduale e abitua il giocatore a gestirli poco alla volta, senza obbligarlo a imparare a memoria strane frasi da alternare ripetutamente.

Avanzando, comunque, dovrete cercare di fare un po’ di ordine mentale per risolvere gli enigmi più complessi, e figurarvi in anticipo le azioni da compiere. In Verbis Virtus è dunque concentrato quasi esclusivamente sui puzzle, che si presentano praticamente in ogni stanza, solitamente dopo qualche breve sessioni di platforming. Queste ultime sono ancora da affinare a dovere, e può capitare di calcolare male le distanze duranti i salti, forse più per la poca solidità di alcune piattaforme costantemente in movimento che non per una mancata calibrazione dei controlli.
In ogni caso, il cuore pulsante del titolo rimane la risoluzione dei puzzle, per nulla banali e scontati, e spesso non proprio intuitivi. Anche in questo senso il lavoro degli sviluppatori dovrebbe concentrarsi maggiormente sulla costruzione di un migliore senso di feeling tra l’utente e gli scenari, per il semplice fatto che interpretare le intenzioni dei programmatori non è esattamente così semplice. Capiterà infatti di girare parecchio tra una zona e l’altra prima di capire effettivamente in che modo bisogna proseguire, o dove un incantesimo debba essere utilizzato.

Apprendista stregone

In Verbis Virtus è mosso dal versatile e ormai arretrato Unreal Engine 3, con risultati che si mantengono nella media, senza eccedere in meraviglie né scadere in clamorose defiance grafiche. Ovviamente, trattandosi di un gioco in piena lavorazione, diversi aspetti tecnici (soprattutto per quanto riguarda la definizione degli ambienti e qualche bug) devono superare ancora un paio di fasi di affinamento, ma per il resto il titolo si difende discretamente.
Dalla build provata, si capisce in modo inequivocabile che la conduzione del gioco è molto lenta e ragionata, priva di particolari picchi action che possano esaltare l’utente. Anche nel momento in cui vi troverete davanti a un nemico, dovrete arginare la sua avanzata tramite l’uso degli incantesimi, senza avere nessun tipo di arma supplementare a darvi manforte. Fermandoci davanti ad alcuni totem abbiamo acquisito alcune magie basilari come l’illuminazione e il raggio di luce, e altre più avanzate come la telecinesi e una sfera infuocata da far esplodere a piacimento. Col raggio di luce è possibile superare i primi enigmi utilizzando gli effetti di rifrazione di prismi e grossi diamanti, mentre con la telecinesi le cose cominciano a diventare meno lineari. Si possono sollevare elementi dello scenario e anche allontanarli lungo la propria linea visiva, creare gradoni su cui salire dopo aver addossando grossi blocchi di pietra l’uno sull’altro. E ancora sbloccare delle aperture togliendo di mezzo gigantesche colonne impossibili da muovere con la forza fisica di un uomo.

Gli input vocali funzionano piuttosto bene e sono reattivi al punto giusto. Talvolta non vengono accettati, ma capita solo se scandite male il nome della magia in questione; e in ogni caso, potrete scegliere anche la lingua inglese per facilitarvi il compito. In sostanza, In Verbis Virtus permette di fare con la voce ciò che avreste fatto con la tastiera o il pad negli altri giochi. Si tratta al contempo di uno snellimento del sistema di controllo e al contempo di un'occasione per creare un legame col giocatore Sebbene ai più possa apparire come qualcosa di forzato e non necessario, vi basti pensare che in realtà la sua implementazione è efficace e riesce a dare quel senso di potenza che difficilmente avvertireste pigiando un tasto; è un’idea che ha senso se inserita in un contesto fantasy, e ne ha ancora di più nel momento in cui vi rendete conto che anche la narrazione testuale concorre ad esaltarne il suo utilizzo. Il vero appunto che bisogna muovere a In Verbis Virtus, come detto in precedenza, è una certa difficoltà nel “familiarizzare” con gli antri del tempio e coi suoi complessi misteri. Nonostante a molti giocatori piaccia rimanere a lungo in una stanza fin quando non le sperimentano davvero tutte per trovare la soluzione, va detto che una visione così oltranzista potrebbe tagliare fuori i meno pazienti.

In Verbis Virtus In Verbis Virtus è un titolo che non ha timore di sperimentare e di proporre qualcosa di nuovo e stimolante. Si presenta come un’avventura in prima persona con una fortissima predilezione per i puzzle, dove l’uso degli incantesimi e la loro progressiva scoperta riescono a coinvolgere il giocatore in modo intuitivo e intelligente. C’è ancora parecchio lavoro da fare ma, viste le premesse, i nostrani Indomitus Games sono decisamente sulla buona strada.

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