Hands on Just Cause 2

Finalmente provato con mano per la prima volta il free roaming più fracassone del momento

hands on Just Cause 2
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il free-roaming, soprattutto in quest’ultima generazione videoludica, è diventato componente essenziali di moltissime produzioni, soprattutto di tipo action.
Le libertà concesse da questa particolare struttura al giocatore sono oramai considerate alla stregua di un’interpretazione digitale del libero arbitrio, che permette al fruitore di decidere come sfruttare le gigantesche ambientazioni (e tutto quel che “contengono”) per giungere al proprio scopo.
Una delle poche produzioni a sfruttare a fondo questo concetto, pur alla luce di innumerevoli difetti, è stata Just Cause, titolo sviluppato da Avalache Studios che permetteva al giocatore di scegliere tra un’ampia rosa di concrete possibilità come affrontare le situazioni d gioco.
A quasi quattro anni di distanza è arrivato il momento di riproporre, con Just Cause 2, la formula risultata vincente, limando le imperfezioni e con i dovuti ampliamenti.
In attesa della release, prevista per il 25 Marzo 2010, Everyeye ha avuto modo di intraprendere parte della campagna grazie ad un codice preview da poco giunto in redazione.

Prima di iniziare è però doveroso un piccolo accenno alla trama.
Ci troveremo nuovamente nei panni dell’agente Rico, catapultato sull’ennesima mastodontica isola tropicale (Panau) in cerca di un ex-collega.
Una volta atterrati e preso i contatti -non prima di una buona dose di azione adrenalinica- con uno stravagante informatore dovremo fingerci mercenari per ottenere informazioni dalle tre più pericolose bande locali, dalle quali potremo attingere una corposa serie di missioni.
In questo marasma si inserirà, di tanto in tanto, anche l’esercito locale, molto rigoroso nel punire gli atteggiamenti spesso fuorilegge del nostro beniamino.

Sandbox

Le meccaniche ludiche di Just Cause 2, come si diceva, riprendono pedissequamente il predecessore, dando al giocatore piena libertà di movimento nella gigantesca e lussureggiante Panau.
Libertà nel titolo Avalanche Studios è prima di tutto movimento, ovvero la possibilità di raggiungere qualsiasi luogo ed utilizzare qualsiasi mezzo, senza compromessi; starà a noi decidere se incamminarci a piedi, contattare un contrabbandiere per comprare un veicolo o saltare i convenevoli e rubare direttamente quello che più ci aggrada.
Non mancherà, naturalmente, il fido paracadute, grazie al quale lanciarsi dalle alture più elevate per poi planare ovunque si desideri.
Sin dai primi passi nell’universo di Just Cause 2, però, si capisce che saranno i mezzi di trasporto a svolgere un ruolo fondamentale, quasi più importante delle armi da fuoco e secondario solo al celebre rampino, dotazione fondamentale del nostro Rico.
Molte saranno, ad esempio, le sezioni in cui dovremo affrontare veri e propri inseguimenti, ideati appositamente per sfruttare alcune delle feature più interessanti di questo sequel, tra le quali la possibilità di uscire da un’auto in corsa in maniera da lanciarla come ariete contro un ostacolo o per spettacolari sparatorie se non saremo al volante in prima persona.
Veicoli e armi potranno inoltre essere potenziati, sfruttando le parti recuperate nei più reconditi anfratti della mappa o presenti nell’inventario del nostro personalissimo negozio di contrabbando.
In questi come in moltissimi altri momenti di gioco, come abbiamo anticipato, il rampino svolgerà il ruolo di primo attore.
Permetterà, ad esempio, di saltare da un veicolo all’altro per impadronirsene, agganciarci -per lo stesso motivo- ad un elicottero, arrampicarci su un palazzo e molto altro ancora ma, soprattutto -vera novità di Just Cause 2- permetterà di agganciare due modelli tra loro.
Questo si traduce in spettacolari esecuzioni che vedono Rico agganciare il nemico ad un mezzo in movimento o ancorare all’asfalto un’auto durante un’inseguimento, vedendola ribaltarsi pochi istanti più tardi.
Le possibilità sono talmente tante che non basterebbe lo spazio di una pagina per descriverle.
Il tutto è votato, come potrete facilmente intuire, alla creazione di scompiglio, obiettivo della quasi totalità delle missioni testate; il “caos”, vero e proprio parametro valutato nel gioco, ci permetterà di sbloccare nuove missioni, armamenti e veicoli nel listino del contrabbandiere, guadagnare denaro e tanto altro ancora.
Il guadagno sarà direttamente proporzionale alla distruzione ed ai morti (tra le unità nemiche ovviamente) causati da Rico; si inseriranno anche dei bonus temporali, innescati da un veloce abbattimento di avversari o da catastrofiche reazioni a catena (spesso esplosioni) causate dal nerboruto eroe.
Molto interessante, da questo punto di vista, la completa assenza di indicazioni per quanto riguarda i bonus appena descritti, il che porta il giocatore a ricercare interventi sempre più spettacolari nella speranza di scoprire qualcosa di nuovo.
Nonostante l’innegabile divertimento che ha caratterizzato le prime ore di gioco dubbi e perplessità espressi già in fase d’anteprima non si sono diradati.
In primis, nonostante la natura caciarona della produzione non faccia assolutamente storcere il naso per lo stravolgimento di qualunque legge fisica, biologica ed anatomica, non possiamo certo dirci soddisfatti dall’intelligenza artificiale nemica, che si presenta piuttosto scarsa, quasi gli avversari fossero meri pupazzi alla mercè del giocatore.
In secondo luogo le meccaniche da Third Person Shooter utilizzate durante le frequenti sparatorie sono tutt’altro che affinate e presentano, soprattutto nel sistema di mira, alcune pecche sicuramente evitabili, oltre all’inspiegabile assenza di un sistema dinamico di coperture presente oramai in qualsiasi titolo del genere.
Infine, molto più importante, siamo ancora dubbiosi sulla “longevità” di Just Cause 2, ovvero per quante missioni le idee proposte e riproposte risulteranno fresche e divertenti.
Già le prime missioni, infatti, hanno dimostrato una varietà (negli scopi, non nelle soluzioni, sia chiaro) piuttosto limitata che, alla lunga (ovvero dopo aver provato ogni possibile declinazione del rampino) potrebbe portare alla noia.

L’isola dei burattini

Dal punto di vista tecnico Just Cause 2 sembra sviluppato da due team differenti.
Sin dai primi passi ci si accorge di come il focus principale sia stata l’ambientazione che risulta modellata a regola d’arte, ricchissima di particolari ed in grado, grazie anche ad una sapiente implementazione dell’illuminazione, di regalare scorci paesaggistici mozzafiato.
Particolarmente lodevole l’assenza di pop up di elementi e texture (per altro di alto livello) in un così vasto panorama e la profondità di campo molto vicina a quella meraviglia di tecnologia che risponde al nome di Uncharted 2.
Interessante ed affascinante anche la ricostruzione geografica dell’isola, ricca di vegetazione ed alture che differenziano considerevolmente il level design delle varie aree di gioco.
La parte -molto- negativa è quella che riguarda la modellazione poligonale, a partire dai personaggi.
Che siano protagonisti o comprimari i modelli a schermo paiono realizzati con discreta superficialità e, proprio per questo, risultano ben al di sotto di qualsiasi altra produzione odierna, soprattutto quando inquadrati nelle cut-scene, realizzate con il motore di gioco.
In questi momenti non viene alla luce soltanto la carenza di dettagli ma anche una realizzazione sommaria delle proporzioni fisiche e la totale mancanza di lip-sync, non certo indispensabile in un gioco dove la trama non la fa da padrone ma auspicabile in un’era che fa della potenza grafica la sua bandiera.
Niente di buono nemmeno sul fronte doppiaggio, la cui versione italiana non convince per nulla.

Just Cause 2 Just Cause 2 ha senza dubbio delle buone potenzialità: la sua anima confusionaria, immediata e divertente si scorge da subito. Tuttavia, alcune gravi pecche nella realizzazione tecnica ed una struttura di gioco che presenta ancora diversi punti interrogativi (uno su tutti la varietà degli incarichi) ci impediscono di sbilanciarci consigliando semplicemente di continuare a seguirci nel percorso che ha portato il prodotto Avalache Studios fino a questa pagina. Bisogna sottolineare, in ogni caso, che l’esperienza del primo capitolo è stata ampliata e che almeno i fan di vecchia data saranno entusiasti.

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