Hands on Killzone Mercenary

Un playtest approfondito dello sparatutto che prova a rilanciare PsVita

hands on Killzone Mercenary
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  • PSVita
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Killzone Mercenary è anzitutto una bruta dimostrazione di potenza tecnica. E del resto la saga di First Person Shooter firmata Guerrilla (e adesso passata in mano ai ragazzi di Studio Cambridge per la versione portatile), non è sempre stata anche questo? Una sorta di benchmark, un prodotto di riferimento, la prodigiosa esaltazione delle potenzialità grafiche di un certo hardware. Con Killzone Mercenary, PlayStation Vita riafferma la superiorità delle sue specifiche, superando con un sol guizzo il magnifico Uncharted Golden Abyss e l'asettico Wipeout, e lasciando letteralmente a bocca aperta per quantità poligonale, definizione delle texture, dettagli e atmosfera. In attesa dell'uscita ufficiale prima di metà settembre, e magari anche di un “giro di prova” col comparto multiplayer, in questa torrida estate abbiamo messo le mani su una nuova demo dello sparatutto, che ci ha permesso di curiosare un po' nel catalogo del mercante d'armi e saggiare i ritmi vivaci di una produzione che farà di tutto per spingere una console un po' bistrattata. Assieme al delicatissimo Tearaway, riuscirà Killzone a rilanciare PsVita?

Più vario e più vivace

La serie di Killzone ama le entrate ad effetto. Tralasciando quella un po' goffa che il secondo capitolo fece all'E3 del 2005 (a distanza di sette anni siamo ancora qui a girare il dito nella piaga), le cut-scene d'apertura dei capitoli regolari sono fortissime e d'impatto, e mettono subito in chiaro una cosa: Killzone vuole lasciare a bocca aperta soprattutto sul fronte grafico, spremendo al massimo le specifiche della macchina che lo ospita. Così fa anche l'episodio portatile: l'unica missione che abbiamo potuto testare in questa build si apre con il protagonista che si lancia da un mezzo volante, sorvolando con la sua “glide suit” un'installazione militare nei pressi della capitale di Helghan. Nel cielo le sagome delle astronavi orbitali vengono lacerate dalle esplosioni (queste, bisogna ammetterlo, un po' “pixellose”), mentre sotto è un tripudio di guglie metalliche, passerelle protese sul vuoto delle scogliere, piattaforme e artiglieria anti-aerea.
Anche una volta “atterrati” nello stage le impressioni non sono da meno. La struttura dello stage è un dedalo di colonne, scalinate, postazioni di guardia e sale-controllo, e nonostante l'enorme estensione della mappa il colpo d'occhio non si fa mancare niente. Si nota il pop-up di alcune texture, che sembrano come materializzarsi sugli oggetti con un effetto quasi “granuloso” (lo stesso filtro che il team usa per il rendering delle ombre?), ma è davvero una questione di poco conto: su PlayStation Vita non si è visto prima d'ora un titolo così denso, corposo, attento ad esibire dettagli e prodezze grafiche. Quando si arriva allo scontro ravvicinato con gli Helghast, trucidandoli con un letale attacco corpo a corpo, la stessa cura si nota nella realizzazione dei modelli poligonali, caratterizzati in maniera ineccepibile anche sul fronte delle animazioni (gli avversari si acquattano, sparano alla cieca, corrono o strisciano a terra, feriti, aspettando che il giocatore arrivi a dargli il colpo di grazia). Killzone Mercenary, poi, recupera tutto l'immaginario esplorato dagli ultimi due capitoli della saga, ed a livello stilistico questo è sicuramente un bene. I panorami di Helghan sono ancora tetri e acidi, spazzati costantemente da da un clima burrascoso. I toni quasi rugginosi degli scorci, il look sci-fi dall'anima vintage, l'ossessione per le dominanti rosse, fa sentire a casa i fan di vecchia data e conquista immediatamente, per un prodotto che reclama la sua identità anche grazie all'immaginario così opportunamente scolpito (vedremo poi se Shadow Fall, come sembra, esplorerà nuove vie anche in ambito scenografico).

Cominciando ad esplorare l'area, in ogni caso, si scopre un gameplay che sembra decisamente più reattivo di quello del terzo episodio. Il control scheme si adagia perfettamente sulla dotazione di pulsanti di PsVita, lasciando che il touchscreen venga utilizzato solo per cambiare arma, selezionare le granate, oppure attivare il sistema Vanguard: un drone che può essere equipaggiato con i moduli più disparati per svolgere varie funzioni. Il doppio stick analogico permette di muoverci rapidamente nell'ambientazione, mentre lo sprint si effettua con lo stesso tasto con cui ci si accuccia (a seconda che venga premuto in corsa o da fermo). E' anche possibile eseguire una scivolata per entrare automaticamente in copertura, ma il sistema un po' impacciato degli episodi per Home Console svanisce, per una gestione un po' più naturale, che prevede solo la possibilità di sporgersi in alto e non lateralmente. I movimenti dell'avatar, in ogni caso, sembrano meno costretti, e l'avanzamento segue dei ritmi più vivaci.
L'obiettivo della missione è quello di reindirizzare il fuoco dei cannoni orbitali contro la stessa flotta Helghast, ma la cosa si rivela più complicata del previsto. Bisogna prima spegnere il sistema di allarme, poi reindirizzare l'energia, hackerare un terminale con un semplice minigame “tattile”, infine difendere i generatori, prima di fuggire con una zipline verso la zona di recupero. La buona vivacità di questo stage è ulteriormente impreziosita dalla possibilità di connettersi, prima della missione o in appositi punti del livello, con un mercante d'armi che può cambiare integralmente la nostra dotazione bellica.
Killzone Mercenary punta tutto sulla libertà d'approccio, garantendo la possibilità di avanzare a testa bassa, oppure in maniera più silenziosa e letale, mantenendo un basso profilo. Tutto parte dalla scelta dell'armatura: un corpetto pesante che resiste ai colpi ma riduce la mobilità, oppure una tuta leggera che permette di muoversi senza fare rumore? Anche la selezione di armi è bella ampia: ci sono mitragliette silenziate, fucili da cecchino, oppure canne mozze con proiettili incendiari: un ampio spettro di soluzioni che soddisfa proprio tutti. Anche il sistema Vanguard può cambiare totalmente le sue funzioni a seconda del modulo inserito. C'è ad esempio il letale “Porcupine”, che permette di sparare, con un semplice tap sullo schermo, dei missili a ricerca che mandano all'aria interi drappelli, oppure un drone che emana una carica elettrica e frigge tutti i nemici che si avvicinano. Per approcci più discreti, ci sono invece droni pilotabili che possono uccidere istantaneamente un nemico se lo raggiungono alle spalle, ma sono fragilissimi e non sopportano neppure un colpo.
Anche la conformazione del livello cerca di premiare il dinamismo, proponendo nella sezione centrale due strade alternative da seguire, e quindi mettendo da parte anche la linearità che ha contraddistinto i capitoli regolari. Un notevole passo in avanti per una serie che sembra davvero rinvigorita grazie alle cure ed alle attenzioni del fu Studio Cambridge (ora si chiama Guerrilla Cambridge).

Per personalizzare il “loadout”, comunque, bisognerà spendere fior di quattrini. E del resto il sottotitolo della produzione non lasciava dubbi sul focus “pecuniario”. Per fortuna che in Killzone Mercenary ogni azione ci frutta un bel po' di crediti, e che le ricompense a fine incarico, soprattutto se selezioniamo la difficoltà massima, sono sufficienti per comprarci qualche nuovo giocattolino.
Il sistema economico si colloca all'interno di una struttura più completa, che assegna un grado al giocatore e lo ricompensa ad intervalli regolari con medaglie legate al numero di uccisioni con un certo gingillo o a altre varie prodezze (fra cui le deliziose uccisioni multiple.
Il tutto sembra funzionare alla grande, e ci ha spinto a giocare e rigiocare la missione un bel po' di volte: scalpitiamo per mettere le mani sul prodotto finale. Unica (grossa) nota di demerito: l'Intelligenza Artificiale dei nemici, alle volte abbastanza goffa e disastrosa. Gli Helghast recuperano grazie ad un potenziale offensivo notevole, che costringe ad un approccio cauto, ma non possiamo dire che i nemici siano tatticamente preparati.

Killzone Mercenary Killzone Mercenary è un titolo solido e ben sviluppato. Recupera il look e l'impatto grafico dei capitoli PlayStation 3, ma poi stupisce con un control scheme più reattivo ed una inedita pluralità d'approccio. Per il momento le missioni sembrano vivaci e ben costruite, funestate solo dagli inciampi dell'IA, ma rinvigorite dalla vastità degli stage e da un ritmo sempre ben tenuto. Speriamo di poter giocare presto al multiplayer: magari proprio a colonia, circa due settimane prima della release. In ogni caso, il titolo di Guerrilla Cambridge ha davvero le carte in regola per deliziare i giocatori e ritemprare la Line-Up di PsVita.

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