Hands on LittleBigPlanet Vita

A poco più di un mese dall’uscita, un’altra prova su strada del nuovo capitolo per PS Vita

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  • PSVita
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Se Gears Of War ha il grande merito di aver rivoluzionato il genere degli sparatutto in terza persona grazie al suo innovativo sistema di copertura, Little Big Planet ha quello di essere riuscito a imporre il suo mantra, gioca-crea-condividi, sdoganando anche su console un modo di concepire i videogiochi che già da tempo caratterizzava la scena PC. Sebbene i detrattori più arcigni gli rimproverino un sistema di controllo inadeguato per il genere platform, è innegabile che il brand abbia rappresentato un momento importante per il medium e che sia riuscito a infondere con successo la sua filosofia nella testa di centinaia di migliaia di videogiocatori di tutto il mondo. Non a caso, proprio pochi giorni fa, Media Molecule ha annunciato il raggiungimento di un traguardo importante: ben sette milioni di livelli creati dagli utenti.
Era naturale che, visto il successo e i numeri registrati, prima o poi Little Big Planet approdasse su PS Vita. Visto per la prima volta nel corso dell’E3 del 2011, siamo tornati a parlarne nuovamente un paio di mesi fa, grazie a un codice preview fattoci pervenire da Sony stessa. Vogliosa di creare ulteriore hype intorno al titolo, ormai prossimo alla pubblicazione fissata al 19 settembre, il publisher nipponico ci ha permesso di mettere le mani su un’altra corposa demo.

Ogni scherzo vale

Similmente alla precedente beta, che ci ha dato modo di esplorare le tre anime del titolo come descritto ampiamente nel nostro primo articolo, la nuova demo era di fatto una versione pressoché definitiva del gioco.
Abbiamo già parlato diffusamente dell’editor e della possibilità di provare i livelli creati dagli altri utenti, dunque questa volta ci siamo concentrati soprattutto sulla campagna single player.
La trama che sorreggerà l’intera modalità è intrigante al punto giusto e per certi versi inquietante. Catapultato su Carnevalia, l’ignaro Sackboy incontrerà il Colonnello Flounder che, senza grossi preamboli, gli spiegherà come il piacevole e festoso pianeta si sia trasformato in un regno d’oppressione, tirannia e terrore. Il Burattinaio, un tempo acclamato e apprezzato artista, ha perso la ragione quando il pubblico ha cominciato a fischiare i suoi spettacoli. Adirato e desideroso di vendetta ha creato un’armata di Oscuri con cui ha conquistato ogni territorio e imposto le sue folli leggi. Starà a voi, impersonando il coraggioso Sackboy, affrontare una serie di prove al fine di guadagnare sufficiente esperienza per affrontare e sconfiggere il malvagio dittatore.
Naturalmente non è intenzione degli sviluppatori creare una sceneggiatura da Oscar, ma vanno comunque riconosciuti dei meriti a questa trama stravagante, che introduce il pianeta Carnevalia, un luogo in cui gli opposti si incontrano: ridente e colorato, distorto e disturbante, è in grado di spaventare (nel delicatissimo stile tipico di Little Big Planet) e di far sorridere.
Il feeling è il medesimo già conosciuto nelle edizioni casalinghe: a livello di gameplay non è cambiato nulla, se non la possibilità di interagire minimamente con lo scenario sfruttando touch-screen e touch-pad. La conformità con le esperienze casalinghe ci ripropone un level design favoloso e con una serie di meccaniche sempre capaci di sorprendere, meravigliando il giocatore. Il control scheme è ancora una volta semplicissimo: con un tasto si salta, con uno ci si aggrappa a determinate superfici, con l’analogico si muove il Sackboy. Come già detto a questi controlli si aggiungono ogni tanto quelli tattili.

Anche in questo episodio insomma, non mancheranno i puristi del genere che si lamenteranno per i salti non sempre precisi, ormai tratto distintivo di una serie che vuole giustamente conservare il suo carattere, e puntare forte su creatività e originalità. E questi valori di certo non mancano a Little Big Planet: pur avendo provato solo una manciata di livelli del tutorial, ancora una volta siamo stati ammaliati dalla qualità raggiunta in questi termini dalla saga. Tra livelli da percorrere a perdifiato per acciuffare l’highscore più alto e altri in cui era necessario muoversi con più accortezza, a fare da padrona era come sempre la varietà di situazioni proposte. Ci siamo trovati, ad esempio, a muoverci con tempismo tra pareti che con cadenza regolare si aggettavano spingendoci verso mortali spuntoni, a sfruttare respingenti per centrare al volo anelli utili per moltiplicare il punteggio, a far scomparire o apparire piattaforme usando ora il touch-screen ora il touch-pad. Il tutto poi va inserito all’interno del contesto artistico al quale ci ha ormai abituati la saga. Tra inquietanti volti di clown e le solite superfici colorate, la nostra esperienza ci ha spinto continuamente tra un brivido di paura e un sospiro di sorpresa.
Questo gustoso accenno alla campagna, ci è inoltre servito per fare la conoscenza con i livelli secondari e, soprattutto, con la Sala Giochi. I primi sono affrontabili solo trovando una chiave in quelli principali, e si allontanano dal genere platform per configurarsi come veri e propri minigiochi. Uno, ad esempio, era una riproduzione in salsa Sackboy di Schiaccia La Talpa. Sala Giochi invece raggruppa vere e proprie esperienze di gioco alternative (che è possibile comunque creare con il potente editor). Qui si trovano stage che ben poco hanno da spartire con la campagna principale. Tapling, solo per citarne uno, ci ha posti al comando una sfera, da controllare unicamente via touch-screen, con il compito di attraversare indenne oscuri scenari pieni di nemici e ruote dentellate, come in un emulo di Monkey Ball.
Se questo era solo un assaggio della modalità single player, insomma, non vediamo l’ora che arrivi la portata principale.

Come detto la demo ripresentava poi il solito editor, già ampiamente descritto negli articoli passati, e la Comunità, con cui provare qualsiasi livello messo in condivisione dagli altri utenti di tutto il mondo. L’unica novità che ci sentiamo in dovere di segnalare in questo senso è la presenza di un corposissimo, utilissimo e preziosissimo tutorial che vi spiegherà ogni feature dell’editor. Viste le sue potenzialità, e la relativa complessità, si tratta di un’aggiunta assolutamente gradita, e necessaria per invogliare anche i meno pazienti a fare almeno un tentativo di creazione.
Prima di concludere una breve nota sulla grafica. Sebbene in certi casi si noti qualche calo di frame-rate, in generale ci si può ritenere più che soddisfatti. Lo stile è immutato rispetto agli altri episodi, mentre modelli poligonali, texture e animazioni non sfigurano per nulla se confrontati con i risultati raggiunti su PS3.

LittleBigPlanet Vita LittleBigPlanet Vita conferma le grandi aspettative create grazie alle varie demo presentate alla stampa. Il titolo, hands-on dopo hands-on, ha dimostrato di avere pochissimo da invidiare alle controparti casalinghe. Dopo questo soddisfacente incontro con la modalità single player possiamo dirci assolutamente soddisfatti. La genialità del level design e lo splendore dello stile sono in prima linea per creare un mondo fantastico, che sa valorizzare al meglio creatività e senso della scoperta. Non ci resta che aspettare il 19 settembre, giorno in cui il titolo verrà pubblicato anche sul nostro territorio. L’appuntamento, quindi, è con la nostra recensione.

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