GDC 2012

Hands on Lollipop Chainsaw

Provate le follie di Suda 51 sotto forma di zombie e cheerleader

hands on Lollipop Chainsaw
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
Andrea Schwendimann Andrea Schwendimann nasce smontando un 486DX e divorando qualsiasi videogame da allora in avanti. Non ha resistito a nessuna piattaforma, appassionandosi a qualsiasi genere, pur prediligendo gli FPS, gli action-adventure, gli RPG e l'hardware da gaming in ogni declinazione. Lo trovate su Facebook, su Steam e su Google Plus.

Non si sa mai che cosa una mente vulcanica come quella di Suda 51 possa creare quando personalmente prende in mano le redini di un progetto. Eclettico, spudorato, eccessivo, pacchiano, trash, folle. Questi gli aggettivi che vengono in mente pensando a titoli come Killer 7 e No More Heroes, gli stessi appropriati anche per Lollipop Chainsaw, titolo dallo sviluppo travagliato che gli studi Grasshopper stanno portando a termine e che abbiamo avuto modo di provare di persona per un intero livello. Una cheerleader decisamente poco vestita combatte un esercito di zombie all'interno di un college americano (il San Romero - citazione geniale), al fianco di un padre poco ortodosso, interpretato da quel James Gunn che forse pochi conoscono in Italia, ma famoso oltreoceano per far parte di quei geni della Troma, autori di film di serie Z del calibro di Tromeo & Juliet e Ferocious Female Freedom Fighters.
Un incontro di personaggi che potrebbe risultare vincente anche nel nostro caso: Lollipop Chainsaw è senza mezzi termini uno dei giochi più fuori di testa che ci siano capitati sotto mano negli ultimi tempi.

Mutandine e motosega

Altre produzioni vantano scenari o ambientazioni da ricovero, ma nel nostro caso non si tratta del solo setting. Sono le fondamenta stesse del gameplay alla base del nuovo titolo di Goichi Suda a lasciare increduli. Un hack and slash senza troppe pretese, condito da trovate surreali che trasudano amore per il dettaglio.
Il lungo livello che abbiamo giocato ci ha catapultato direttamente all'interno di un edificio infestato da un un'orda di zombie che ascoltano rock and roll da immense radio anni ottanta. Armati di gonna supercorta e chainsaw rosa fluo abbiamo subito preso confidenza con le ardite mosse della scosciata signorina protagonista. Niente di nuovo sotto il sole, se non i mille cuoricini e stelline che riempiono lo schermo ogni volta che mutiliamo un cadavere, in un assurdo contrasto che si può definire solamente scabroso. Ma anche dannatamente magnetico. I comandi in risposta risultano subito leggermente "rallentati" rispetto alla media dei titoli appartenenti a questo genere, con brevissime ma incisive pause tra l'esecuzione di una mossa e l'inizio di quella successiva, che rendono le combo più difficili da comporre, arginando in parte le possibilità di spam.
Tre gli attacchi di base: uno più debole orizzontale, effettuato con i soli pugni -o meglio, pon-pon- e due invece di potenza maggiore e che differiscono per posizione. Il primo è portato anch'esso orizzontalmente, mentre il secondo verso il basso. In più troviamo la possibilità di sparare proiettili con uno shotgun integrato nel motore della motosega, una mossa speciale

"Armati di gonna supercorta e chainsaw rosa fluo abbiamo subito preso confidenza con le ardite mosse della scosciata signorina protagonista."

che "incastra" quest'ultima nel pavimento per lanciarsi all'attacco infilzando i nemici, e infine la leva di destra con cui scatenare la discinta pulzella in una miriade di colpi argentati e sbarluccicosi, nonchè devastanti, una volta che, uccidendo più zombie possibili, verrà riempita la classica barra.
Per il piccolo parco mosse a disposizione durante la prova, l'azione ci è sembrata molto tradizionale e sinceramente poco innovativa, anche se efficace e sporcata solo leggermente dalle animazioni dei nemici e dalle collisioni forse poco incisive. Da segnalare che non sarà possibile uccidere gli zombie con la mossa debole che non prevede l'uso della motosega: ulteriore incentivo ad usare un minimo di testa durante la frenesia del combattimento. Infine, tramite alcuni punti d'accesso sotto forma di carretto dei gelati potremo spendere i punti accumulati durante le battaglie per migliorare il nostro parco mosse e comprare alcuni oggetti da usare (come gli immancabili lecca-lecca).

Pac-man splatter

Il livello provato era del tutto lineare e non lasciava spazio a bivi di alcun tipo. Dovevamo risalire i piani di un edificio ripulendolo dagli zombie e salvando i sopravvissuti. Ogni area del livello veniva superata solo dopo la completa estinzione di qualsiasi forma non-morta presente, con tanto di indicatore delle kill necessarie al completamento. A volte alcuni zombie più forti entravano nella mischia, come quelli armati di stereo portatile, le cui onde sonore potenziavano i nemici circostanti, o quelli dotati di chitarra elettrica, che spesso si scontrava con la nostra motosega avviando un usuale Quick Time Event importante per ravvivare l'azione. La varietà dei nemici tuttavia è ancora tutta da testare e fin'ora non ci è parsa esemplare, ma è ancora presto per dare giudizi.

"Il tutto è costantemente condito dalla follia di Suda, talmente assurda da contemplare enormi automobili che ci crollano addosso all'improviso e subwoofer che sparano mucche"

Fino ad ora, al di là di un contesto totalmente privo di senso -un'ode al trash e ai B-Movies-, Lollipop Chainsaw non sembrerebbe meritare troppe attenzioni. Tuttavia, sono le situazioni collaterali al classico zombie smashing che arricchiscono un prodotto che altrimenti non troverebbe altra ragione d'essere. Le sessioni puramente hack'n'slash appena descritte sembrerebbero perfino rare di fronte al resto: minigiochi e variazioni sul tema del rythm game o della cutscene interattiva la fanno da padrone. Il livello provato -il quarto su apparentemente dodici da giocare- era inframezzato da ben quattro aree di gioco ispirate ad alcuni titoli arcade degli anni ottanta: una specie di Pac-man, Elevator Action, Pong e un ultimo talmente strampalato da non ricordarne il nome. In sostanza in questi casi il gameplay muta completamente, la grafica si fa pixellosa e abbozzata, mentre il giocatore rimane spaesato di fronte al repentino cambiamento nelle meccaniche. Dall'action più classico si passa al labirinto da superare evitando grossi fantasmi e raccogliendo delle chiavi, ad ascensori da attivare per salire di piano in piano, avendo ragione dei nemici che escono improvvisamente da alcune porte. Il tutto è costantemente condito dalla follia di Suda, talmente assurda da contemplare enormi automobili che ci crollano addosso all'improviso e subwoofer che sparano mucche. Sconfitti da un muggito ci siamo lasciati andare a una risata dal retrogusto amaro.
La fine del livello prevedeva lo scontro con un magnaccia zombie che lanciava bombe da un disco volante. Ben orchestrato a livello di regia e telecamere, ci è parso comunque piuttosto canonico e non troppo interessante da affrontare, sebbene diviso in diverse fasi dalle caratteristiche sempre più folli.

Un breve cenno sul comparto tecnico. L'ottima pacchianità della produzione si estende ovviamente alla grafica di gioco, supercolorata e ben caratterizzante dello stile trash di cui Lollipop Chainsaw si fa portavoce. Anche le texture ci son parse sempre all'altezza e di certo non è mancata la varietà visiva, con tutti quegli effetti di sangue e stelle luminose che compaiono costantemente a schermo. Oltre all'incertezza su alcune animazioni nemiche, anche le collisioni ci son sembrate piuttosto imprecise; difetti veniali e trascurabili in un titolo simile, che non rincorre la competizione sul punteggio sempre più elevato di fine livello. I motivetti e le canzoni tra il country, il folk e il rock and roll si sono sempre rivelate appropriate in ogni situazione, come la classica Lollipop delle Chordettes al raccoglimento dei lecca-lecca che ci fan recuperare vitalità.

Lollipop Chainsaw Lollipop Chainsaw sembra alla costante ricerca della trovata fuori parametro per ravvivare l'attenzione del giocatore. Non fraintendeteci, il livello provato ci è parso comunque divertente ed efficace nel creare atmosfere surreali per la mente umana (ma non a quella di Suda). Proprio in questo risiede la forza del titolo Grasshopper: nell'affascinare il giocatore con connessioni mentali spesso prive di senso che si concretizzano in strampalati minigiochi o in passaggi oltre il limite dell'assurdo (come piantare la testa del proprio fidanzato nel corpo di una soubrette morta per fargli mimare le nostre mosse da cheerleader). Riuscirà il titolo completo, per la sua intera durata, a mostrare la varietà necessaria ad una simile pioggia di situazioni perchè risulti sempre efficace? Noi ci auguriamo prorprio di si, perchè vogliamo goderci di gusto un bel videogame propriamente trash che esuli dal panorama indie e approdi nelle case di tutti, come un Toxic Avenger ad alto budget.