Hands on Maia

Un interessante gestionale fantascientifico che strizza l'occhio alle produzioni videoludiche del passato.

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Alessandro Sordelli inizia la sua avventura videoludica ereditando un leggendario Commodore 64 a cassette magnetiche, computer che gli apre le porte ai giochi di ruolo e tutto ciò che è fantascienza. Pur nutrendo da sempre un particolare amore per la piattaforma PC, non disdegna il panorama console. E' in giro su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il 2014 è definitivamente l’anno della fantascienza, almeno per quanto riguarda la piattaforma PC. La space simulation, peculiare e caratteristica del personal computer, si è già rivelata a fine 2013 grazie ad X-Rebirth, all’accesso anticipato di Elite Dangerous, e ad un’hangar mode di un attesissimo Star Citizen che ha sbaragliato ogni record di raccolta fondi con quasi 40 milioni di dollari raggiunti. Ovviamente non occorre porre l’accento sul binomio action/shooter, da sempre un genere che va a braccetto con ambientazioni futuristiche ed elucubrazioni fantascientifiche d’ogni sorta. Ma la storia videoludica ci insegna che lo spazio può essere raccontato e giocato in molti modi diversi, come il gestionale e lo strategico, con un approccio più passivo ma altrettanto efficace. Recentemente abbiamo analizzato un promettente esempio di questo genere con SpaceBase DF-9 - sviluppato dalla Double Fine Productions di Tim Shaffer - scanzonato gestionale di stampo parodistico con chiari riferimenti alla fantascienza televisiva resa celebre da Star Trek. Ma l’industria indipendente sembra pronta ad offire molto altro e tra questi spicca indubbiamente Maia, appartenente allo stesso filone, un gioco dal mood più realistico e caratterizzato da un gameplay marcatamente simulativo. Abbiamo messo le mani sull’accesso anticipato per portarvi verso l’infinito videoludico e oltre.

PROGETTO RICOLONIZZAZIONE

L’incipit di Maia ci mostra un pianeta Terra sconvolto dalla guerra e dalla distruzione. Un classico intramontabile della fantascienza distopica. Avendo condannato l’ecosistema e il suo equilibrio, la razza umana è stata costretta ad abbandonare il pianeta tentando la colonizzazione di un nuovo corpo celeste in grado di ospitare la vita, uno di Classe M per usare la nomenclatura sdoganata da Star Trek. L’obiettivo del gioco sarà quello di fondare e costruire con successo una colonia umana su di un pianeta misterioso e ostile. Il titolo sviluppato da Simon Roth riesce a miscelare con criterio strategia, simulazione e quel pizzico di survival in grado di aggiungere un po’ pepe ad un’esperienza che sarebbe altrimenti troppo classicheggiante e “già vista”. Nel corso di una recente intervista, game’s writer Paul Dean parla di Maia come ad un insolito mix tra The Sims e Dwarf Fortress, anche se noi avremmo scelto altri giochi per esemplificare questa nuova esperienza digitale. L’atmosfera che si respira non è dissimile da quella di un romanzo di Arthur C. Clarke, autore celebre per la sua capacità di fondere la fiction ai reali fondamenti della scienza. La versione alpha inizia in un piccolo complesso sotterraneo, dotato del minimo indispensabile per poter avviare la colonia vera e propria: si tratta di un luogo sicuro dalle ostilità del pianeta, nel quale farsi guidare dal tutorial e muovere i primi passi.

"L’obiettivo del gioco sarà quello di fondare e costruire con successo una colonia umana su di un pianeta misterioso e ostile."

La prima cosa che ci occorre è un tavolo da lavoro, così che i nostri ingegneri possano sviluppare e costruire ogni sorta di attrezzo ed equipaggiamento. La costruzione delle stanze è pressoché immediata al click del mouse, mentre per le attrezzature dovremo attendere l’intervento di un costruttore. Le cose molto probabilmente cambieranno nella versione completa del gioco, nella quale necessiteremo di materie prime e risorse per la costruzione.
Per poter proseguire con successo e senza intoppi dovremo assicurarci di tenere in vita ogni singolo elemento del team di sbarco: questi necessitano di ossigeno, acqua e cibo. L’atmosfera respirabile non deve mai venire meno, perché un minuto o poco più in assenza di ossigeno portano un qualunque membro della crew ad una rapida morte per ipossia. Le scorte alimentari ci concedono un po’ più di tempo invece, ma restano comunque fondamentali per procedere nell’avventura e nell’esplorazione del pianeta. Si inizia la partita con una scorta sufficiente a superare le prime fasi di gioco, dopodiché tutto sarà nelle nostre mani di provetti colonizzatori di pianeti.
Una volta approntata la base soterranea ci verrà chiesto di uscire all’aria aperta e iniziare la vera esplorazione del pianeta. Dovremo cercare risorse necessarie a portare avanti il piano di espansione e colonizzazione, ed eventualmente commestibili per il sostentamento dei coloni (anche se possiamo sempre contare sulle colture idroponiche. Uscire all’aria aperta significa non solo scontrarsi con eventuali forme di vita ostile, ma con un pianeta che potrebbe riservare sorprese anche dal punto di vista climatico e ambientale. Potrebbero soffiare venti fortissimi, oppure esserci pericolose paludi a limitare il movimento dei nostri uomini sulla superficie, o ancora piogge acide e corrosive a compromettere strumenti ed equipaggiamento.

VELOCITÀ CURVATURA

La visuale a volo d’uccello ricorda quella del vecchio strategico/gestionale di Bullfrog, Dungeon Keeper, soprattutto per un puntatore a forma di mano che a suo tempo caratterizzava il bizzarro titolo della compianta software house. Il gioco prevede l’uso del mouse, ma la tastiera interviene con una serie di pulsanti e scorciatoie in grado di semplificare non poco l’approccio. L’interfaccia è più essenziale che mai, condensando il tutto a tre pulsanti principali situati nella parte inferiore dello schermo, e due “di servizio” localizzati invece in alto a sinistra. Il gameplay è racchiuso in soli tre strumenti, ovvero Selection, Facilities e Tools. Il primo ci permette di navigare e interagire con l’ambiente circostante, come selezionare un oggetto e impartire istruzioni ad un membro del team di sbarco; le altre due icone danno invece accesso ad una serie di strutture e oggetti da costruire per espandere la nostra base sotterranea. Tutto avviene in maniera automatica e a noi spetta il solo compito di decidere cosa costruire e a cosa dare priorità, con i PNG che si limitano ad eseguire tutto quel che occorre.

"L'impostazione ricorda quella del vecchio strategico/gestionale di Bullfrog, Dungeon Keeper."

Il gioco dispone attualmente della sola modalità sandbox (una sorta di versione dimostrativa del prodotto finale), ma una campagna single player è prevista con la versione completa del titolo; forse avremo già modo di saggiarne le caratteristiche in uno dei prossimi update. Dal punto di vista tecnico è un po’ difficile capire cosa ci attenderà nella release version, soprattutto a fronte di un comparto grafico tutto sommato semplice e da una totale assenza del pannello delle opzioni, che rende di fatto impossibile modificare parametri tecnici di alcun tipo. Siamo infatti al cospetto di un gioco realizzato da un team molto piccolo, che ha voluto rendersi completamente autonomo con un engine sviluppato ad hoc per l’occasione. Il risultato raggiunto con la versione alpha provata non è niente male, ma nel restante proceso di sviluppo potrebbero subentrare problematiche e complicazioni. Nell’alpha - giunta alla versione 0.39 - abbiamo notato degli ingiustificati cali di framerate (con tutte le configurazioni usate per i test) che ci auguriamo possano essere rapidamente leniti. Ad un design semplice ma tutto sommato apprezzabile, si affianca un’intelligenza artificiale che necessita ancora di molto lavoro e ottimizzazione: nel corso dei nostri test capitava infatti che i personaggi che popolavano la base non rispondessero ad alcuno stimolo, costringendoci così al riavvio della partita.


Maia Dalla development build al momento presente su Steam, appare chiaro che Maia non offre nulla di realmente innovativo o diverso da quanto visto in passato con titoli di questa categoria. Il gameplay semplificato e l’impostazione sandbox basata sulla tecnica procedurale (come quella già vista in Starbound, che permette la generazione casuale di sistemi, pianeti e relativi ecosistemi), potrebbero tuttavia rendere Maia un titolo davvero appetibile, specialmente per i giocatori amanti della fantascienza di stampo classico e per i gamer che portano il gestionale nel cuore. Se poi aggiungiamo una campagna per il giocatore singolo basata sugli stessi interessanti presupposti, allora l’offerta si fa davvero completa e imperdibile. Come da prassi, continueremo a tenere sotto controllo questo interessante titolo indie, quindi restate sulle nostre pagine per altre anteprime e update.

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