E3 2013

Hands on Max: The Curse of Brotherhood

Un evidenziatore magico per salvare il mondo

hands on Max: The Curse of Brotherhood
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Pc
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Presentato nel corso della conference Microsoft come uno dei tre titoli che avranno il compito di ravvivare la Line-Up Xbox 360 nel periodo di transizione verso la Next-Gen, Max: The Curse of Brotherhood è il nuovo progetto della piccola software house Press Play, alle prese con il suo titolo più ambizioso.
Con lo scapestrato protagonista di questa avventura, alcuni giocatori avranno già avuto a che fare in Max and the Magic Marker, action/puzzle dedicato al mercato mobile che si distinse per qualche idea riuscita. Il nuovo capitolo, piuttosto che un seguito, è da considerarsi un vero e proprio rebooth, tanto che il team evita di sottolineare la filiazione diretta con lo scorso episodio. Il concetto alla base del gameplay, tuttavia, resta sempre lo stesso: Max potrà utilizzare i suoi pennarelloni per interagire con il mondo di gioco, disegnando elementi che gli permettano di superare i vari puzzle ambientali. La demo dell'E3 ci ha messo fra e mani un prodotto potenzialmente interessante, ben strutturato e solido, che saprà sicuramente incuriosire gli appassionati di Platform.

Platform in evidenza

Cercando di far sparire il suo pestifero fratellino, Max apre per errore un portale verso una dimensione alternativa, in cui il piccoletto viene ovviamente risucchiato. Il nostro giovane eroe, che non si aspettava certo conseguenze tanto drastiche, si getta immediatamente nel vortice dimensionale per rimediare al danno. Comincia così l'avventura di Max in un mondo fiabesco, che ricorda per cromatismi e colpo d'occhio quello di Trine. Il fantasy del capolavoro Frozenbyte resta ancora imbattuto, per qualità grafica e quantità di dettagli, ma Max: The Curse of Brotherhood dice comunque la sua, portandoci al centro di ambientazioni leggere e sognanti, forse un po' troppo classiche dal punto di vista stilistico ma comunque ben caratterizzate da un 3D moderatamente espressivo.

Sulle prime anche la progressione ricorda quella di Trine: lo scorrimento bidimensionale, le dinamiche di salto e arrampicata sorvegliate da un engine fisico fin da subito molto presente, le trappole di spine da evitare.
Basta però superare qualche schermata perchè il platfrom di Press Play cominci a reclamare un carattere tutto suo, legato proprio alle strane capacità del protagonista. O meglio: del suo pennarello. Nello zaino di Max si trova infatti un enorme evidenziatore magico, che è in grado di alterare, con il suo tratto, il mondo di gioco. Premendo uno dei grilletti dorsali il “matitone” esce allo scoperto, e con lo stick analogico possiamo muoverlo liberamente. E' possibile così disegnare e far comparire vari elementi dello scenario, per superare gli ostacoli della foresta in cui è ambientata la demo. Ci sono ovviamente dei punti specifici in cui il pennarello funziona: rami che possono essere allungati, ganci da cui è possibile far penzolare una liana. L'operazione creativa non è quindi totalmente libera, ma inquadrata nei dettami di una progressione che mescola con cura la componente platform con quella enigmistica. Certe volte è necessaria prontezza di riflessi per compiere una serie di salti precisi e ritmati, certe altre bisogna invece fermarci a pensare.

L'evidenziatore di Max ha in ogni caso una limitata dose d'inchiostro, e quando appoggiamo la punta sullo stage una circonferenza ci indica chiaramente fin dove possiamo arrivare. I tratti devono quindi essere precisi, se ad esempio si vogliono congiungere con una liana i due appigli ramosi ai lati di un dirupo: se non sprecheremo troppo inchiostro, avremo costruito un ponte di corda per superare il baratro. É anche possibile agganciare le due estremità e poi tagliare in due la liana, per creare così due corde pendenti su cui oscillare.
Nel corso della demo le soluzioni intraviste sono state tutto sommato intuitive, per una progressione comunque piacevole e ben strutturata. La componente più impegnativa resta per il momento quella platform, vivacizzata però dalle possibilità appena descritte, che la rendono in qualche modo unica.
Ovviamente la speranza è quella che anche l'aspetto enigmistico si faccia, col procedere degli stage, un po' più interessante, esplorando soluzioni più complesse. Un po' di sano trial & error (mai troppo frustrante), sequenze d'azione in cui è necessaria buona dose di riflessi (ad esempio per costruire in tempo una guglia di pietra che solleva il nostro eroe, inseguito), ed un level design mai banale compongono un mix solido ed efficace, che ribadisce la discreta creatività del team di sviluppo.

Max: The Curse of Brotherhood Max: The Curse of Brotherhood è un titolo interessante: un nuovo inizio per una software house che, grazie al supporto di Microsoft, si avvicina in grande stile alla scena digital delivery su Xbox 360. Al di là di qualche incertezza nella fluidità del motore di gioco, la proposta di Press Play è interessante dal punto di vista ludico, ben congegnata e gradevole. Sembra quasi una versione condensata di Trine, con questo suo concentrarsi sulla fisica di gioco e sulla possibilità di interagire con l'ambiente (stavolta con un gigantesco evidenziatore magico). La varietà di situazioni e la buona alternanza fra fasi platform ed enigmi dovrà però mantenersi per tutta la durata dell'avventura: attendiamo quindi la versione finale per capire se il titolo saprà conservare la buona carica che ha in partenza.