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Hands on Medal of Honor: Warfighter

Danger Close al lavoro col Frostbite 2 per uno sparatutto spettacolare e dinamico

hands on Medal of Honor: Warfighter
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
 Roberto de Luca Roberto de Luca scopre il meraviglioso mondo dei videogame quando nel 1996 suo padre gli regala una Playstation nuova fiammante. Grande appassionato di qualsiasi cosa riguardi gli zombie, adora gli sparatutto in soggettiva, i tatuaggi ed il buon vino. Lo potete trovare su Facebook e su Google Plus.

Il successo dei First Person Shooter a tema militaresco non conosce tregua. Ogni anno, oltre agli sportivi di nuova generazione, sono gli sparatutto bellici i protagonisti delle line-up autunnali. E mentre Activision continua la litania del suo Call of Duty, Electronic Arts saltella da Medal of Honor a Battlefield 3, vero e proprio gioiello videoludico dei nostri giorni. Con Black Ops II alle porte, il team Danger Close (ex EA Los Angeles, che ha portato sugli scaffali il primo capitolo della nuova serie MoH) ha reputato giusto presentare Medal of Honor Warfighter, seguito diretto del capitolo uscito nel 2010. Warfighter si avvale della potenza del Frostbite 2, lo stesso motore grafico di Battlefield 3, che lo ha portato ai vertici delle classifiche videoludiche grazie ad un comparto tecnico che non ha rivali in questa generazione. Durante l’evento di Los Angeles, Everyeye.it ha partecipato ad una sessione multiplayer online a porte chiuse del nuovo sparatutto EA, per testare con mano quelle che sono le più importanti novità che gli sviluppatori hanno inserito nel progetto.

Tante classi, un solo obiettivo

Prima di iniziare, il team ha pensato saggiamente di aggiornarci sul titolo attraverso un esaustivo briefing video, nel quale sono state analizzate accuratamente le classi e le fazioni che potremo comandare durante le partite multiplayer. Ognuna di queste classi non si distinguerà esclusivamente per il tipo di “loadout” e quindi di armi equipaggiate, ma anche per le abilità uniche che potranno essere adoperate in partita. La classe “heavy-gunner” ad esempio, sarà capace di chiamare un elicottero di supporto che oltre a fornire il fuoco di copertura di una mitragliatrice automatica, permetterà il respawn dei compagni che potranno scendere sul campo direttamente dal veicolo in volo. Mentre il cosiddetto “demo-man” potrà utilizzare una corazza che fornirà protezione extra contro qualsiasi tipo di danno. Le fazioni presenti invece, saranno ben 6: GROM, SASR, JTF2, OGA, Seal e SFODD; ognuna di esse disporrà delle stesse classi che varieranno tra loro esclusivamente per l’aspetto estetico. Grazie infatti a modelli poligonali dettagliatissimi, ogni giocatore potrà riconoscere a prima vista il tipo di avversario che si trova di fronte, esaminando solo il tipo di arma o l’equipaggiamento indossato. La personalizzazione del proprio fucile sarà comunque possibile e molte delle skin più belle si sbloccheranno solo dopo aver completato specifiche sfide online. Una delle novità principali annunciate è il “Fireteams”, ossia la possibilità di scegliersi un compagno tra le file della propria squadra e averlo al proprio fianco per tutta la durata della partita.

Questa alleanza virtuale si tradurrà in utili vantaggi per entrambi i giocatori: oltre a poter scegliere di rinascere direttamente accanto al proprio compagno invece che nella base (purché lui non si trovi in combattimento serrato), lo si potrà riportare immediatamente in vita uccidendo il suo carnefice. Questo permetterà di azzerare il countdown del respawn e di rientrare subito in azione. Inoltre sarà sempre possibile tenerlo d’occhio attraverso il radar a schermo, individuando in breve tempo la sua posizione, il suo status e i suoi obiettivi. “Un’esperienza assolutamente nuova in Medal of Honor” -assicurano i programmatori- “che rispecchia una verità fondamentale della guerra: ossia che contano solo le proprie abilità e quelle dei nostri commilitoni”. Dobbiamo ammettere -non senza sorpresa- che una volta provate in prima persona le strategie legate al Fireteams non se ne può più fare a meno: un’implementazione tattica notevole, che grazie all’ausilio della chat vocale può diventare ancora più completa. Essere sempre in contatto con almeno uno dei propri compagni e poter contare sul supporto reciproco in qualunque momento del match può essere un vantaggio prezioso che, soprattutto in specificate modalità, trasforma le partite in qualcosa di veramente nuovo.

Medal of Honor 2.0

Dopo il briefing siamo gentilmente invitati a prendere posto davanti gli schermi per una prova approfondita. Il team di sviluppo ci avverte che giocheremo secondo la modalità “Dominio”, che vede le due squadre in gioco contendersi la supremazia attraverso la cattura di 3 obiettivi principali disseminati per la mappa. Decidiamo di puntare sul sicuro e almeno per la prima parte dello scontro utilizziamo la classe d’assalto del plotone SASR. Pad alla mano ci accorgiamo con piacere che il feeling con i comandi di gioco è -come sempre quando si tratta di un gioco Electronic Arts- ottimo. La prova è stata effettuata su PC di ultima generazione, per garantire ovviamente il massimo della spettacolarità unita all’incredibile fluidità di gioco, e veniamo piacevolmente sorpresi dai miglioramenti grafici e tecnici rispetto al capitolo precedente. Il rinculo dell’arma è stata sensibilmente diminuito per favorire il puntamento sull’avversario e nonostante ciò potrebbe creare disappunto tra i puristi del genere, non possiamo che trovarci d’accordo con le scelte degli sviluppatori sotto questo punto di vista. Le mappe di gioco sono molto più articolate degli sparatutto EA e DICE degli anni passati: chiacchierando con il lead designer del progetto veniamo infatti a sapere che l’interattività ambientale è stata ridotta ai minimi termini per far sì che il frame-rate e la fluidità generale venissero compromessi. Proprio per questo motivo alcuni muri potranno essere abbattuti grazie alle potenti deflagrazioni di granate o RPG, ma gli edifici in generale resteranno in piedi (il contrario di quello che l’eccezionale trailer mostrato durante la conference sembrava anticipare), mantenendo così intatta la morfologia originale della mappa.

Un approccio complementare a quello di Battlefield, insomma, per un multiplayer diverso e più rapido nei ritmi. Medal of Honor Warfighter propone un'esperienza più veloce, rapida, non certo meno profonda ma neppure eccessivamente ponderosa, e fatta di assalti-lampo, che tengano conto soprattutto delle possibilità aperte dal level design. Le mappe, vaste e ben strutturate, offrono numerosi spot per i cecchini, che finalmente potranno fare il loro gioco non correndo il rischio di vedersi crollare sotto i piedi l’intero edificio. Grazie a questo e alle numerose postazioni diroccate nei pressi delle basi, la strategia difensiva della squadra sarà fondamentale, e occorrerà un lavoro coordinato per riuscire a conquistare un singolo obiettivo e mantenerne il possesso fino alla vittoria. Ad aiutare sensibilmente il giocatore verranno incontro le abilità uniche della classe scelta (due per ogni categoria), i cui effetti si attiveranno secondo varie modalità. La protezione extra del demo-man ad esempio potrà essere attivata fin da inizio partita, ma quando si esaurirà non potrà più essere ripristinata a meno che il giocatore non effettui un respawn.

"Dinamico, brutale, grandioso: il nuovo capitolo del brand bellico sviluppato da Danger Close si avvicina al rivale Call Of Duty, riprendendone tutta la spettacolarità e l’energia, ma migliorando il gameplay con l’aggiunta di tattiche e stratagemmi di squadra fondamentali per portare a casa la vittoria. "

Il mortaio del cecchino invece potrà essere usato ogni tot di uccisioni nemiche, stessa cosa per l’elicottero di supporto dell’heavy-gunner. Ognuni classe avrà un diverso approccio al combattimento e di conseguenza un differente sistema di attivazione delle skill (che si richiamano tramite i tasti laterali del d-pad). Il ridimensionamento ambientale e l’introduzione di abilità specifiche non ha fatto che migliorare sensibilmente l’esperienza online del gioco, che ora risulta molto più spettacolare e frenetica: grazie alle distanze ravvicinate, al numero impressionante di armi e gadget iper-tecnologici e alla possibilità di entrare istantaneamente nel vivo della battaglia grazie al Fireteams, si intuisce che l’immedesimazione nel contesto di gioco è totale. Inoltre Danger Close assicura che in multiplayer (così come in parte della campagna in solitario) si potrà prendere parte a conflitti che realmente stanno avvenendo nel mondo, rendendo la consapevolezza della guerra più vivida che mai.

Medal of Honor: Warfighter Di anno in anno Electronic Arts sorprende l’utenza con innovazioni e sperimentazioni che modificano i tratti salienti dei suoi prodotti di punta. Nel caso dei first person shooter questi miglioramenti strutturali trovano la propria realizzazione in Medal of Honor Warfighter. Dinamico, brutale, grandioso: il nuovo capitolo del brand bellico sviluppato da Danger Close si avvicina al rivale Call Of Duty, riprendendone tutta la spettacolarità e l’energia, ma migliorando il gameplay con l’aggiunta di tattiche e stratagemmi di squadra fondamentali per portare a casa la vittoria. Tecnicamente Warfighter è impressionante, con texture di altissimo livello e modellazioni poligonali solide e curate. Ne è un ottimo esempio la perfetta caratterizzazione di ogni personaggio, il cui aspetto varia in base alla provenienza delle truppe, per un'immersività senza paragoni. Pur avendolo provato esclusivamente su PC, il team di sviluppo assicura che le versioni console (per ora confermate PS3 e Xbox 360) non soffriranno di alcun ridimensionamento grafico. Non sarà facile ottenere gli stessi risultati della versione PC, ma se ci dovessero riuscire l’esito ai vostri occhi apparirà assolutamente sbalorditivo.