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Hands on Medal of Honor: Warfighter

Ancora il Multiplayer da Colonia

hands on Medal of Honor: Warfighter
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Nel corso degli ultimi anni abbiamo visto come, nonostante il mondo videoludico sia letteralmente invaso da produzioni belliche d'ogni tipologia, queste stesse non accennino minimamente a mollare la loro letale presa sulla generazione corrente. La Gamescom di Colonia, apertasi con la presentazione di uno tra i più acclamati della categoria, non smentisce il trend in corso, portando sotto le luci della ribalta una quantità di shooter davvero imbarazzante. Ultimo tra questi, ma non certo in ordine di importanza, Medal of Honor: Warfighter, seguito di quel Medal of Honor che Danger Close aveva saputo confezionare qualche anno fa, incappando per diversi motivi in una serie spesso motivata di critiche. Il team statunitense vuole partire comunque dalle solide basi gettate dal predecessore, implementando a ridosso di una struttura già rodata e funzionale una serie di migliorie atte ad inserire anche MoH nell'olimpo dei grandissimi. Nemmeno qui alla Gamescom, purtroppo, siamo riusciti a dare una sbirciata più approfondita al single player che, in un certo senso, rimane ancora un mistero. Presentazioni ed hands on dedicati alla produzione guerrafondaia Danger Close, infatti, vertivano anche questa volta sul multiplayer competitivo, che ha saputo comunque stupirci positivamente grazie alle novità riguardanti due modalità di gioco inedite ed alcune feature di contorno.

Questione di classe

Prima di parlare del gioco vero e proprio i ragazzi di Danger Close hanno illustrato uno dei cambiamenti a loro modo di vedere più importanti nel Warfighter in uscita questo 23 Ottobre. Si tratta della presenza di ben 12 diverse forze speciali, appartenenti a dieci delle più disparate nazioni affiliate (e non) all'ONU. Troveremo la SAS britannica, i SEAL statunitensi, le forze speciali koreane e giapponesi e molto, molto altro ancora. Aldilà del senso di appartenenza, sul quale il team ammette di aver calcato parecchio la mano, questa suddivisione/implementazione sarà in primis capace di aumentare esponenzialmente la varietà - anche in termini di gameplay vero e proprio. Ogni reparto militare, infatti, sarà dotato d'equipaggiamento peculiare: modificando costantemente la dotazione in termini di fucili, granate, gadget tattici e quant'altro, il team si è assicurato uno spettro di "rigiocabilità" (se così lo vogliamo chiamare) davvero vasto. Ognuno degli eserciti in gioco, inoltre, avrà una particolare specializzazione, ovvero una classe nella quale i suoi membri eccelleranno. Questo aspetto si mostra particolarmente interessante proprio nel multiplayer, visionato oggi tramite due prove distinte in altrettante modalità di gioco. Il sistema di classi, alilà della tipologia di partita, è parso funzionare egregiamente. Ancora una volta grazie ad una varietà veramente invidiabile, la possibilità di scegliere tra ben sei classi ha dimostrato già in questi primi playtest di essere un'importantissima discriminante nel computo complessivo di un match competitivo: saper bilanciare a dovere i membri della propria squadra (sino a nove, su PC) sarà fondamentale per la riuscita della missione. Venendo al sodo le classi tra le quali scegliere saranno sei: Assaulter, Point Man, Heavy Armored, Spec Ops, Demolition e Sniper.
Partendo dal principio troviamo l'Assaulter, ovvero il più classico dei soldati, accuratamente bilanciato per quanto armato fino ai denti. Dotato di AK47 e lanciagranate M3 sotto-canna come arma primaria, pistola come secondaria e granate assortite come extra, l'Assaulter sarà il punto di partenza ideale per chi inizierà a prendere confidenza con le meccaniche di gioco: una classe senza sorprese, dotata però della pericolosa facoltà di chiamare il più classico degli airstrike in seguito ad una killstreak. Con il Point Man si comincia a "fare sul serio". Si tratta di una classe con spiccate "attitudini motorie", ovvero benedetta da una maggior velocità a scapito della potenza di fuoco.

Il Point Man sarà infatti dotato di una pistola ed una mitragliatrice leggera e non sarà certo tipo da trincerarsi dietro qualche riparo, anzi; le sue capacità incoraggeranno un approccio aggressivo alla battaglia, sfruttando l'alto rateo di fuoco dell'arma primaria per non dare respiro ai nemici incontrati nei numerosi faccia a faccia previsti. Le sue abilità speciali comprenderanno la facoltà di lanciare un ricognitore UAV per determinare la posizione dei nemici nei paraggi e la possibilità di attingere ad una limitata serie di caricatori ad alto impatto, in grado di causare il 20% di danno in più rispetto alle cartucce normali. Proseguendo troviamo l'Heavy Armored che si commenta sostanzialmente da solo. Armato fino ai denti con mitragliatrici pesanti e chi più ne ha più ne metta, questo super-soldato sacrificherà la velocità per la potenza di fuoco e, soprattutto, per la mole di proiettili a disposizione, praticamente inesauribile. Grazie ad una dotazione di questo tipo ed alla possibilità di poggiare le armi al suolo per una maggiore stabilità di fuoco, l'Heavy Armored sarà l'ideale ariete da sfondamento - considerando anche la sua capacità speciale, ovvero spostare a piacimento i punti di respawn per gli alleati. Spec Ops è forse il soldato più particolare tra tutti: dalla sua armi leggere ed un'agilità fuori dal comune, che lo rendono piuttosto simile al Point Man di primo acchito. A caratterizzarlo in maniera assolutamente unica, tuttavia, i suoi talenti: da una parte la facoltà di lanciare due diverse tipologie d'attacco aereo, una mirata ed una estesa, evidenziando la zona da radere al suolo; dall'altra la facoltà di "leggere i movimenti nemici", una "stranezza" della quale non abbiamo ancora compreso appieno il funzionamento (la prova ci ha consentito solo due match, dopotutto). Si tratterà, per quanto appreso dalle parole un po' criptiche degli sviluppatori, della facoltà di visualizzare gli spostamenti nemici in maniera da anticiparne le strategie e coglierli alle spalle. Qualcosa di veramente unico il cui funzionamento andrà studiato ed, eventualmente, sfruttato a dovere.

Si chiude con due classi tra le più "famose" nel mondo degli shooter online. La prima è il Demolitor, un classico geniere con il pallino degli esplosivi. Oltre al C4 ed all'armamentario piuttosto pesante, tuttavia, questo colosso sarà in grado di rafforzare la sua corazza a scapito della mobilità; in tal maniera però diventerà un vero e proprio carro armato umano, in grado di subire molti danni senza crollare rovinosamente al suolo e coprendo dunque efficacemente la ritirata amica. Ultimo ma non meno importante l'immancabile Sniper, il cecchino - classe "per eccellenza" di ogni produzione bellica. Fucili di precisione, mimetiche e pistole automatiche saranno il suo pane quotidiano, correlate dalla possibilità di sfruttare qualsivoglia appoggio per aumentare la precisione del fido strumento di morte. Oltre a questo, in seguito ad una serie di uccisioni, saremo in grado di chiamare una ricognizione satellitare per scagliare quello che ha tutta l'aria di essere un missile Predator dei più letali.
La grande differenziazione non si esaurisce comunque qui, dato che ogni classe avrà a disposizione, a seconda della dotazione, un certo numero di attachment per personalizzare in maniera molto approfondita -secondo quanto detto dagli sviluppatori- ogni bocca da fuoco. Ogni azione bellica farà inoltre guadagnare punti esperienza grazie ai quali migliorare costantemente le capacità del proprio alter ego. Una struttura che mutua diverse caratteristiche dai più famosi congeneri (Battlefield e Call of Duty) per arrivare ad un risultato che, pad alla mano (come vedremo), ci ha momentaneamente convinto.

Team Up

La prima delle modalità provate è stata battezzata Home Run e vede due squadre di massimo quattro elementi sfidarsi in mappe dal layout piuttosto contenuto. Si tratta di una scelta voluta e ricercata in quanto la sfida, almeno in questo caso, fonda le sue radici sulla frenesia e sul fragging rapidissimo. Ogni match sarà infatti disputato al meglio dei dieci round, con tanto di pausa (chiamata ironicamente "Fine Primo Tempo") nel mezzo a scandire lo scambiarsi tra attaccanti e difensori. Per il resto non si tratterà di nulla di trascendentale: una bandiera da proteggere per chi giocherà in difesa e da recuperare e riportare alla base per chi, invece, giocherà in attacco. Il tutto corredato da un pizzico di hardcore gaming che non fa mai male, nella misura in cui il tempo a disposizione per portare a termine l'incarico sarà limitato e la disponibilità di respawn azzerata. La prova ci ha mostrato una modalità divertente e funzionale, dove la cooperazione tra i membri del team è apparsa sin dal primo istante indispensabile, sia per la buona riuscita della missione sia per la godibilità complessiva, rovinata in questo caso dalle azioni in solitaria. Tali azioni, non bastasse, verranno opportunamente sottolineate dallo speaker di turno, che avvertirà i giocatori riguardo al numero di soldati ancora in vita. Buono anche il design della mappa, molto piccola (come detto) ma non per questo poco articolata. Un edificio parzialmente crollato sulla strada sottostante faceva da base per i difensori, che si sono trovati a doversi barcamenare tra la difesa dei numerosi pertugi nei muri sventrati del palazzo e gli attacchi dai normali accessi a quello che una volta poteva chiamarsi edificio. Diversa la situazione degli attaccanti, favoriti dalla grande quantità di accessi ma allo stesso tempo molto più esposti al fuoco nemico in fase di avvicinamento all'obiettivo.
La seconda (ed ultima) modalità testata è Hot Spot, un'interessante variante della tipica game mode ad obiettivi modulari (alla Battlefield, per l'appunto). Le mappe, in questo caso piuttosto vaste, saranno caratterizzate da una lunga serie di obiettivi ad attivazione sequenziale: ci verrà ad esempio chiesto di difendere una posizione per un certo intervallo di tempo per poi conquistarne una seconda, finendo in bellezza con il disinnesco (o innesco) di una carica. Per quanto indubbiamente interessante la modalità ha mostrato, in questo caso, un certo ripetersi dei compiti; un lungo ritornello di attacca-difendi, difendi-attacca che, se confermato, potrebbe minare leggermente questa porzione di gioco. A porvi rimedio, fortunatamente, dinamiche di team play che si innescheranno, a detta del team, anche in altre modalità, andando a caratterizzare uno dei cuori pulsanti del comparto competitivo online. Fire Team (così è stata ribattezzata la feature) implicherà la composizione di sotto-squadre da due elementi in ciascun team: due giocatori che si vedranno costantemente evidenziati sull'HUD di gioco e dovranno fare di tutto per collaborare ed innescare una sintonia che dovrebbe ricalcare il modus operandi delle forze speciali. La collaborazione tra i due giocatori sarà poi foriera di benefici a livello ludico, dato che determinate azioni, a favore del compagno, offriranno ricompense in termini di punti esperienza e non solo. Aldilà dei bonus legati al salvataggio in extremis o alla copertura del commilitone in difficoltà, particolarmente interessante è risultata la cosiddetta "Revival Revenge", ossia la facoltà di riportare immediatamente in vita il compare vendicandone la morte. Le dinamiche di coppia non finiscono qui: molte non ci sono state svelate, altre, per fare un esempio, riguardano semplicemente l'attendere in copertura per permettere all'amico di rinascere direttamente al nostro fianco.
La nostra prova, in un 10 vs 10 su una mappa decisamente più grande ed aperta rispetto alla prima parte dell'hands on, ha dimostrato come l'impegno nell'assecondare tali dinamiche sia indubbiamente capace di dare i suoi frutti: il pathos creato dalla "necessità" di spalleggiare e soccorrere l'amico ha la meglio sul semplice scontro e riesce, almeno per quanto visto sino ad ora, a rendere decisamente più interessanti delle situazioni sostanzialmente già viste migliaia di volte.
Positivo, seppur non da "mille e una notte", anche il comparto tecnico. Un'ottima modellazione poligonale ed una buonissima texturizzazione dimostrano velleità piuttosto simili a quanto mostrato da Battlefield 3. Il motore, dopotutto, è sempre il Frostbite 2.0, opportunamente riadattato e privo, ahinoi, della distruttibilità ambientale che ha da sempre fatto la fortuna della produzione DICE.

Medal of Honor: Warfighter Per quanto le speranze per una presentazione che vertisse sul single player (ancora parzialmente avvolto nel mistero) siano andate miseramente perdute, dobbiamo dire che il comparto multigiocatore di Medal of Honor Warfighter si fa di giorno in giorno più interessante. Interiorizzando alcune caratteristiche dai suoi più illustri congeneri (Call of Duty e Battlefield), la produzione Danger Close riesce -anche grazie a trovate interessanti- a stuzzicarci, aumentando le nostre aspettative per quello che potrebbe essere, questo autunno, un pericoloso rivale per tutti.

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