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Hands on Medal of Honor: Warfighter - Multiplayer

Everyeye fa tappa a Stoccolma, per provare il multiplayer del nuovo FPS targato Electronic Arts.

hands on Medal of Honor: Warfighter - Multiplayer
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    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Alessandro Sordelli inizia la sua avventura videoludica ereditando un leggendario Commodore 64 a cassette magnetiche, computer che gli apre le porte ai giochi di ruolo e tutto ciò che è fantascienza. Pur nutrendo da sempre un particolare amore per la piattaforma PC, non disdegna il panorama console. E' in giro su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Come promesso, siamo qui a una settimana di distanza dalla nostra trasferta negli studi Electronic Arts di Stoccolma, per parlarvi del multiplayer di Medal of Honor: Warfighter, uno degli FPS più attesi per questa stagione videoludica. Il precedente episodio del franchise risalente al 2010 non aveva regalato ai giocatori amanti del genere un multiplayer particolarmente brillante ed innovativo, pur risultando un buon sparatutto in prima persona. La fiamma della popolare serie di sparatutto targata EA si è però riaccesa, destando interesse nell'animo dei giocatori appassionati, riesumando un nome che mancava all'appello da ormai troppo tempo. La volta scorsa vi avevamo raccontato qualcosa in merito alla campagna single player, mentre oggi spenderemo qualche parola in merito alla vera essenza di Warfighter, ovvero l'esperienza che potrete condividere con i vostri amici e i giocatori di tutto il mondo.

SCONTRO A VISO APERTO

Dopo un breve briefing da parte di alcuni membri di Danger Close e di Electronic Arts, ci sediamo alle nostre postazioni pronti per sfidarci sul campo di battaglia. Come per la volta scorsa, ci troviamo di fronte a dei computer equipaggiati di tutto punto, per delle intense sessioni di gioco in multigiocatore con mouse e tastiera alla mano. Abbiamo avuto occasione di provare tre mappe della modalità multiplayer, in due diverse modalità di gioco: Somalia Stronghold e Al Fara Cliffside, che sono state giocate in Sector Control mode: una squadra in attacco doveva distruggere gli obiettivi designati e l'altra in difesa doveva proteggerli eliminando i nemici. Infine abbiamo testato Sarajevo Stadium, giocata invece in Home Run mode, più volgarmente conosciuta come cattura la bandiera. Le prime due mappe sono aperte, modestamente ampie, con elementi di scena ben distribuiti per regalare situazioni tattiche e fortemente vicine alle vere situazioni di guerriglia. Tutte le mappe provate si costruiscono su più livelli, generalmente tre, per stimolare le due squadre a lavorare in maniera collaborativa e tattica a fronte di posizioni vantaggiose o svantaggiose a seconda del caso, alla costante ricerca di un realismo che per Danger Close è davvero un obiettivo importante. Le tre mappe provate vantano un design superiore alla media degli shooter online, grazie a corridoi e passaggi inseriti per rendere il gioco adatto a diversi stili e modalità. Anche la disposizione delle coperture è risultata eccellente, con nulla da invidiare rispetto all'attuale concorrenza. Il gioco si conferma un ibrido tra un FPS veloce e uno più tattico e simulativo, un buon palliativo per chi non amasse spostarsi troppo sui due estremi, idealmente rappresentati da Call of Duty per quanto riguarda la prima categoria e i vari simulatori di guerriglia come Arma e Operation Flashpoint per il secondo caso. Il feeling con il sistema di controllo è stato piacevolmente positivo, privo di particolari difetti e sbavature.

"Il gioco risulta essere un ibrido tra un FPS veloce, adrenalinico, e uno più tattico e simulativo."

La feature più interessante di questa prova con mano di Warfighter, è indubbiamente il cosiddetto fireteam. Lo spieghiamo per chi fosse a digiuno di notizie e per i lettori che non hanno seguito lo sviluppo del gioco durante gli scorsi mesi. Questa nuova feature pensata dai ragazzi di Danger Close appositamente per il nuovo Medal of Honor, permette ai giocatori di formare delle coppie all'interno della squadra, per godere di alcuni benefici e bonus in punti. Molti giochi - tra cui Battlefield 3 - permettono di avere delle squadre d'azione per attacchi combinati e organizzati, ma con il nuovo Medal of Honor siamo di fronte a qualcosa costruito non solo per rendere il gioco più divertente e dinamico, quanto per ricompensare i giocatori che applicano una certa tattica sul campo di battaglia. I ragazzi di Danger Close presenti all'evento ci spiegano come in un vero battleground nessun soldato resti mai da solo contro il nemico, ecco perché i ragazzi di Los Angeles hanno pensato di inserire un sistema di ricompense per i giocatori che si dimostrano collaborativi e cooperativi, aiutando quindi a rendere il gioco più realistico e credibile che mai. Così abbiamo modo di passare le munizioni al nostro compagno di squadra quando questo rimane a secco, oppure possiamo guadagnare punti coprendogli le spalle e fornendo copertura; ma possiamo ottenere ricompense semplicemente stando accanto al nostro fedele compagno quando questo uccide i nemici che gli si parano innanzi. Macinare livelli non è mai stato così semplice.

Ci sono tre classi di soldati suddivise in tre categorie, che potremo selezionare a seconda del tipo d'approccio che intendiamo avere e del ruolo che vogliamo ricoprire all'interno della squadra. Non dimentichiamoci del compagno del fireteam, con il quale dobbiamo collaborare anche in termini di roleplay e personalizzazione dell'equipment. Le armi sono proposte con un occhio di riguardo alla loro controparte vera, che ci viene restituito con un feedback incredibilmente realistico e credibile, che farà sicuramente gola ai giocatori più attenti e appassionati. Il rinculo dell'arma, i tempi di caricamento, la precisione dei colpi sparati; tutto sembra essere al posto giusto, pur considerando che abbiamo avuto modo di provare solo una minima parte dell'arsenale che comparirà nel gioco completo.
La schermata di personalizzazione dell'arma sembra davvero ben fatta, con una visuale a tutto schermo del fucile d'assalto selezionato, le varie icone e i menù a comparsa che ci permettono di selezionare aspetto, e funzioni dell'arma principale che vogliamo imbracciare per combattere la nostra guerra. Possiamo quindi scegliere di portarci appresso un lanciagranate, oppure di avere caricatori maggiorati per un maggior numero di proiettili e minor ricariche. La skin personalizza l'arma con un occhio di riguardo alla mimetizzazione della stessa, ma si sbizzarrisce con colori e template per tutti i gusti. Alla personalizzazione dell'equipaggiamento si aggiungono i perks e i talenti del soldato, che aggiungono ulteriori variabili ad un gameplay già ricco. Tutto sembra al suo posto, anche se non è ancora possibile comprendere a quantità e la vastità di variabili proposte dal gioco, quindi che tipo di arsenale e di perks sarà possibile utilizzare nel gioco completo.
Tecnicamente parlando si confermano le impressioni avute durante la prova della campagna in single player, con un comparto tecnico degno dei tempi che corrono, ma visivamente un po' fiacco rispetto ad altri giochi dello stesso genere, Battlefield 3 in primis, che come alcuni di voi sapranno, sfrutta lo stesso Frostbite 2 utilizzato anche per Warfighter. Ci sono sembrate ottime anche le animazioni e la telecamera in prima persona, che riprendono esattamente il dinamismo già visto in altri frangenti con lo stesso engine.

DUE CHIACCHIERE CON GLI SVILUPPATORI

Durante l'evento abbiamo avuto occasione di qualche domanda a Elisabetta Silli, level designer per le mappe multiplayer di Medal of Honor Warfighter, una ragazza italiana che dopo un diploma in Multimedia Design presso l'Accademia di Belle Arti di Urbino e un Master in Videogame Design presso lo IED, ha iniziato a lavorare nel settore passando per varie importanti software house, approdando infine in Electronic Arts, lavorando prima in DICE e dal 2011 per Danger Close.

Everyeye: Che scelte di design avete fatto per contrastare una concorrenza agguerrita?
Elisabetta: Abbiamo puntato all'autenticità, con un taglio documentaristico presente anche nel precedente Medal of Honor. Mentre Battlefield 3 si basa sulla guerra e trae ispirazione da essa, noi ci siamo basati più sull'esperienza dei soldati, che qui diventano gli indiscussi protagonisti del gioco. In Medal of Honor regaliamo ai giocatori un'esperienza da "man to man fight", che è molto diversa da quel che offre la concorrenza. Il nostro gioco vuole essere un omaggio ai soldati delle forze speciali Tier 1, dei veterani che sono stati in guerra e che l'hanno vissuta in prima persona. Vogliamo far vedere quello che provano queste persone anche al di fuori della battaglia e siamo riusciti ad ottenere grandi risultati anche grazie ad una collaborazione diretta con alcuni membri della quadra Tier 1.

Everyeye: Che tipo di miglioramenti avete implementato al motore grafico del gioco rispetto al titolo del 2010?
Elisabetta: Migliorare il motore grafico e implementarlo al meglio anche in questo nuovo capitolo della serie è stato uno dei nostri principali focus. Abbiamo cercato di ottenere dei livelli e degli ambienti il piu' possibile simili alla realtà - la mappa della Somalia ne è un esempio - e ci siamo concentrati anche su filtri ed effetti, come quello dell'acqua, per un maggior realismo e piu' immersività.

Avete avuto modo di visitare i posti in cui il gioco è ambientato?
Elisabetta: Purtroppo no, ma abbiamo una ventina di operatori che collaborano con noi, rispondendo ad ogni domanda e dubbio, consigliandoci su quali elementi cambiare e su cosa è bene inserire per rendere il gioco ancor più verosimile. Grazie alla funzione di game preview disponibile sul software che utiliziamo per sviluppare, gli operatori han saputo aiutarci in tempo reale, consigliandoci sui miglioramenti da apportare.

Cosa ci puoi dire a proposito delle mappe multiplayer?
Elisabetta: Le mappe non saranno enormi come quelle di Battlefield, ma sicuramente più grandi rispetto a quelle tipiche del genere. Ci saranno 35 diverse combinazioni tra mappe e modalità, quindi un ampio ventaglio di possibilità ludiche, per ogni gusto e preferenza. Quasi tutti i livelli supportano tutte le modalità, con un massimo di 20 giocatori per server e ovviamente ci sarà possibilità di personalizzare a piacimento il proprio gioco con l'editor di partita. Abbiamo lavorato molto sui consigli dei fan della serie e gli utenti del vecchio Medal of Honor, ponendo particolare attenzione su quello che loro volevano trovare e non solo su quello che intendevamo fare noi per migliorare il franchise. Importante è stato l'aiuto degli altri studi di sviluppo, e non da meno, una base di sviluppo forte come quella offerta dal Frostbite di DICE.

Medal of Honor: Warfighter Il nuovo Medal of Honor sembra possedere tutto quello che mancava all'episodio precedente, proponendo una struttura ludica del comparto multiplayer decisamente più interessante, profonda e variegata rispetto a quanto visto ormai due anni fa. Le mappe vantano un design decisamente superiore alla media, che siamo sicuri saprà accontentare anche i giocatori più esigenti, scrupolosi e attenti ai dettagli. Nella sua semplicità, la feature del fireteam aggiunge davvero molto all'esperienza, con dei benefici non solo in termini di gameplay ma anche di divertimento, insegnando ai giocatori meno solitari e meno avvezzi al teamplay, l'importanza del guardare le spalle ai compagni di squadra e al supporto. Non resta che attendere l'uscita del gioco, fissata per il prossimo 26 di ottobre.