Hands on Need for Speed: The Run

Provato a New York il nuovo corsistico "narrativo"

hands on Need for Speed: The Run
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
  • 3DS
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

New York - Oltre a Battlefield, Burnout Crash e FIFA 12, all'evento Hot for the Holydays una doppia postazione di gioco ci ha permesso di passare qualche ora insieme all'ultimo Need for Speed. The Run è una vera e propria rivoluzione all'interno della serie: una sorta di “terza via” da percorrere dopo che Shift ha imboccato il sentiero della simulatività e mentre Hot Pursuit tiene fede alla filosofia arcade che ha sostenuto la serie fin dagli albori. The Run è infatti un miscuglio eterogeneo di soluzioni e situazioni, che cerca di congiungere l'adrenalina della corsa con un'impostazione narrativa coerente e curata. Dopo aver attraversato nuovamente le strade di Chicago, giocando la stessa demo presente all'E3 di quest'anno, abbiamo scorrazzato per le assolate distese del deserto Californiano, saggiando dunque un nuovo livello e nuove vetture. Infine, quattro chiacchiere con il team di sviluppo hanno rivelato interessanti dettagli.

In Fuga

The Run è il primo capitolo della serie Need For Speed in cui il giocatore impersona un protagonista in carne ed ossa. L'idea è quella di favorire l'immersività e l'immedesimazione, in modo tale che anche un racing game spinto al limite possa poi raccontare la storia di un uomo. Una storia fatta di strade e corse esagerate, la storia di un “viaggio di redenzione”.
Del passato di Jack sappiamo ben poco, se non che ha combinato qualche guaio. E bello grosso, a giudicare dall'insistenza con cui gli scagnozzi di un'organizzazione malavitosa gli stanno alle calcagna. Jack è spacciato, finito, marcato come un uomo da togliere di mezzo. Ma ha ancora una possibilità, l'unica. Negli ambienti delle corse clandestine è stata organizzata la gara illegale più imponente di sempre: un viaggio “coast to coast”, da un lato all'altro dell'America. 200 piloti, ed un premio di diverse centinaia di migliaia di dollari. Il ticket d'uscita per tutti i guai di Jack.
The Run, dunque, non sarà un racing game come gli altri. La varietà sembra essere la pietra angolare che sorregge tutta la produzione. Una varietà legata da una parte alle meravigliose scenografie che attraverseremo, dall'altra alla vorticosa alternanza di modalità che senza soluzione di continuità comporranno il viaggio di Jack. Non crediate infatti che tagliare il traguardo sia una cosa semplice: oltre ai concorrenti, ci sarà la polizia che cercherà di mettere i bastoni fra le ruote dei partecipanti, e le auto nere della malavita organizzata che si concentreranno contro il protagonista. Un impasto ludico e narrativo, fatto di staccate al limite, derapate e Quick Time Event, per un titolo che ha almeno un sapore nuovo.

Blues Notturno

Il primo frammento della demo su cui abbiamo messo le mani è lo stesso presentato all'E3. Si ambienta a Chicago, e ci trascina nel marasma del traffico urbano. La sezione di gioco è strutturata come una semplice gara: quattro piloti davanti a noi, e pochi minuti per superarli, schivando i pilastri che sorreggono le soprelevate della metropolitana e le auto che sfrecciano contromano. Fin dai primi momenti di gioco sembra di trovarsi di fronte ad un riuscito mix fra Burnout e Hot Pursuit. L'indicatore del NOS si riempie guidando contromano, effettuando sorpassi puliti o manovre esagerate. Il senso di velocità è elevato, l'ambientazione notturna accentua i riflessi dei neon e quelli delle carrozzerie. Cerchiamo di prendere confidenza con il modello di guida, non troppo permissivo ma facile da domare dopo qualche curva. E' chiaro fin da subito che The Run vuole puntare tutto sulla spettacolarità, sul ritmo, sull'alto tasso di adrenalina. L'IA de piloti avversari è piuttosto cattiva: ci spingono senza preavviso, non risparmiando sportellate in curva che sporcano le nostre traiettorie, e magari ci fanno finire sotto le impalcature di un cantiere. Il senso di sfida si accende subito, ma in questo Need For Speed dobbiamo contare solo sulle nostre capacità di guida: le strisce chiodate e gli impulsi elettromagnetici di Hot Pursuit sono un lontano ricordo, così come i Takedown dell'altra serie da cui The Run trae molte suggestioni.
Spingiamo sull'acceleratore e schizziamo per le strade. Il lavoro della telecamera (esterna all'abitacolo) è magistrale: probabilmente scontenterà i puristi della guida, ma le sollecitazione dell'inquadratura rendono l'azione di The Run molto vicina a quella degli inseguimenti degli Action Movie di Hollywood. In curva, la telecamera si schiaccia in direzione della strada, si allontana dalla vettura, come fosse sbalzata via dalla forza centrifuga.
D'un tratto, mentre stiamo per superare l'ultimo concorrente, da un vicolo spunta un enorme SUV nero, e ci investe con una cozzata irreale. L'impatto è fortissimo, e la nostra vettura si ribalta.
Comincia qui una delle tanto chiacchierate sezioni a piedi, strutturate in verità come estese Cut Scene vivacizzate da semplici Quick Time Event. Sia chiaro fin da subito qual'è la loro funzione: oltre a sottolineare la spettacolarità della progressione, queste sequenze servono per farci entrare per qualche momento nei panni di Jack. Un uomo braccato, al limite, davvero disperato. Infine, i QTE fanno da perfetta “sutura” fra una sequenza di guida e l'altra. Sbalzato fuori dall'abitacolo, il protagonista si lancia in una disperata corsa sui tetti, cercando di scappare agli inseguitori. Alla fine, tornato in strada, mette fuori gioco una pattuglia di poliziotti e ruba l'automobile.
Comincia dunque il secondo settore del livello: la piccola “deviazione” ha fatto perdere a Jack secondi preziosi, che il nostro eroe deve recuperare. Quest'ultima parte del livello, dunque, è strutturata come un Time Trial, in cui dovremo correre contro il cronometro (cercando di evitare anche il fuoco dell'elicottero della polizia, allertato d'urgenza dopo il colpo di testa di Jack).
Meglio dunque essere cristallini, su questo punto: The Run è e resta un gioco di guida. I Quick Time Event sono volutamente semplici e basilari, e servono solo per rendere partecipe il videoplayer durante le cut scene che sorreggono l'impianto narrativo della produzione.
L'idea pare essere in generale ben sfruttata, dal momento che queste sequenze non tolgono troppo spazio alle fasi su strada. Arrivano proprio per “giustificare” il cambio repentino di modalità, che avviene anche all'interno di uno stesso circuito, oppure alla fine dello “schema”. Per altro la coppia di sequenze che abbiamo adocchiato ci è parsa ben diretta ed efficace. Il lavoro sulle animazioni è eccellente, e nonostante il motore grafico -come vedremo- non sia ottimizzato (lontanissimo dai picchi qualitativi che il Frostbyte ha saputo raggiungere con Bad Company 2), le scene sono ansiogene quanto basta per stimolare l'utente a rimettersi in pista.

Metal Desert

La seconda sequenza che abbiamo avuto modo di giocare era ambientata nei deserti del sud della California, subito dopo essere usciti da San Francisco (la città in cui partirà la corsa). Siamo rimasti decisamente colpiti quando abbiamo preso il pad in mano: è stato quasi come trovarsi di fronte ad un gioco totalmente diverso, tanto è lontano lo stile da quello del livello cittadino (che ricorda invece le corse di Underground o dell'ultimo Midnight Club). Il team di sviluppo, per altro, ci ha assicurato che la “traversata” ci condurrà in una miriade di luoghi diversi, capaci di diversificare l'avanzamento e rappresentare i più iconici panorami che potremmo trovare in un viaggio “on the road” da una parte all'altra degli Stati Uniti. Le vette innevate del Colorado, i paesaggi rurali del Kansas, e poi le regioni dei grandi laghi: sarà davvero come fare un piccolo tour nei 16 stati che attraverseremo.
Il livello desertico, in ogni caso, era molto più classico nella progressione, pensato come una semplice corsa in cui dovevamo superare 10 antagonisti. Il Track Design, sia dal punto di vista della conformazione che da quello visivo, ci ha ricordato l'ultimo Hot Pursuit, fra scorciatoie ben nascoste, saliscendi e curve a gomito pennellate ai bordi di enormi scarpate.
A bordo di un bolide velocissimo, abbiamo notato qualche lieve differenza del modello di guida, che ha saputo impressionarci positivamente. Non bisogna cercare le raffinatezze di Shift, ma neppure adagiarsi sugli allori e pensare di correre col grilletto premuto fino in fondo, frenando di tanto in tanto per driftare in curva. Il gas va parzializzato, ed è bene mollare il “pedale” prima di una chicane aggressiva, o si rischia seriamente di sbagliare la traiettoria e vedere i piloti avversari recuperare posizioni (notevolmente ridotto l'effetto elastico). Anche quando si riattacca il gas o si utilizza il turbo è meglio assicurarsi che tutte le ruote siano sull'asfalto: basta ripartire con un copertone fuori pista per vedere la macchina che slitta pericolosamente, compromettendo il controllo e la stabilità. Insomma, nel corso della nostra prova non sono mancati inattesi fuoripista, incidenti brutali e testacoda letali. In questi frangenti la telecamera si sposta all'interno dell'abitacolo, per sottolineare con estrema crudezza l'incidente.
Invece di compromettere la gara, tuttavia, un opportuno Rewind ci riporta al CheckPoint precedente, che potrebbe ad onor del vero non essere troppo vicino. Il Rewind può essere attivato anche autonomamente (tasto Select), nel caso in cui volessimo cercare di migliorare le nostre prestazioni in uno dei settori del tracciato. Ma attenzione: ne avremo a disposizione un numero limitato (cinque nel nostro caso), e terminarli significa andare incontro ad un prematuro Game Over (se eravate preoccupati riguardo alla scarsa difficoltà o alla semplificazione del modello di guida, potete stare tranquilli: molti dei giornalisti presenti all'evento hanno fallito miseramente).
Abbiamo notato un altro dettaglio, mentre sfrecciavamo a tutta velocità verso il Nevada: le azioni più esaltanti, oltre a riempire l'indicatore del turbo, regalano una cospicua dose di punti esperienza. Riguardo agli XP il team non si è sbottonato, dicendoci solo che saranno importanti per acquistare dei Perks e sbloccare nuovi contenuti. Non aspettatevi però armi ed equipaggiamenti particolari come quelli di Hot Pursuit: le abilità aggiuntive potrebbero migliorare il controllo delle vetture o le prestazioni del pilota, ma niente aiuti “esterni”.
Il “livello pilota”, comunque, ci darà accesso anche a nuovi bolidi. Per ogni gara il team ha assegnato un'auto di default, facendo in modo che l'abbinamento fra paesaggio e vettura sia quanto più possibile indovinato, ma l'utente potrà comunque selezionare un'auto fra quelle conquistate. Nessuna informazione riguardo agli “ospiti” del parco macchine.
Nel corso della parte finale della presentazione il team ha parlato anche del Multiplayer, riferendosi in particolare al supporto per l'Autolog. Questa sorta di Social Network interno memorizzerà le prestazioni di tutti gli amici, invogliando l'utente a correre per battere i loro record. Tuttavia il team ha confermato la presenza di modalità multiplayer più classiche, in cui gareggiare in rete in vari settori delle piste.

Geloni

Dal punto di vista tecnico The Run raggiunge ottimi risultati, pur senza impressionare. Il motore utilizzato è il Frostbyte 2.0, realizzato da Dice per il nuovo capitolo di Battlefield. Gli amanti dei racing arcade sanno che il passaggio di un Engine da un Racing ad uno Shooter può essere positivo (pensiamo al celebre Black, mosso dall'eccellente Renderware), ma il “percorso inverso” non è stato ancora tentato. The Run rompe gli indugi, sottolineando l'estrema malleabilità del motore grafico messo in piedi dagli svedesi, ma attualmente i risultati rapiscono l'occhio solo in parte. Il Frostbyte si dimostra come sempre ottimo nella gestione dell'illuminazione dinamica e nel garantire un elevato grado di “distruttibilità”. Il livello ambientato a Chicago colpise in positivo proprio perchè si focalizza su questi due elementi, con moltissimi oggetti e strutture che vengono travolti dalle auto ed un sovrabbondante flusso di fasci di luce, riflessi e colori. Ma le aride distese Californiane denunciano senza appello una texturizzazione affatto pregiata: quando entriamo nei canyon e corriamo sulle asperità fangose, i Tile che ricoprono le superfici appaiono non troppo definiti, e molto “usuali” nello stile (quasi fossero texture “di repertorio”).
Anche la modellazione poligonale delle strutture architettoniche e naturali non mostra particolari eccellenze, diversamente da quanto accade invece per le vetture, composte con la solita maniacale attenzione per i dettagli e per la compostezza delle livree che caratterizza ogni esponente della serie. Ottimo il senso di velocità, ridotto al minimo il Pop-Up degli elementi a schermo.
In generale, allo stato attuale dei fatti sembra che a mancare sia solo un po' di esperienza del team di sviluppo, che deve entrare in sintonia con il motore di gioco per poterlo sfruttare al meglio. Tuttavia alcuni settori tecnici sono comunque notevoli. Prezioso, ad esempio, il lavoro di motion capture eseguito su attori in carne ed ossa, che serve ad infondere ai Quick Time Event un discreto realismo.

Need for Speed: The Run The Run è un progetto molto particolare, che tenta di percorrere nuove strade. Quello dei racing game, del resto, è un genere a forte rischio di standardizzazione, ed è forse proprio per questo motivo che lo sperimentalismo sembra essere un'esigenza pressante per tutte le software house che si cimentano nell'impresa di produrre un corsistico. The Run è un gioco di guida che si rivolge anche a chi ammira una buona narrazione ed una storia appassionante, e che non ama la “spersonalizzazione” che caratterizza molti esponenti del genere. I risultati visivi si allineano con quelli dell'ultimo capitolo, nonostante il motore grafico sia cambiato, mentre lo Story Mode ci trascina su e giù per l'America, proponendo un modello di guida disteso ma non troppo permissivo. Dovremo valutare però la quantità di circuiti e la bontà della componente multiplayer prima di tracciare il profilo completo di The Run.

Che voto dai a: Need for Speed: The Run

Media Voto Utenti
Voti totali: 101
7.2
nd