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Hands on Need for Speed: The Run

Quattro nuove ambientazioni per il corsistico "Story Driven" di EA e Black Box

hands on Need for Speed: The Run
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
  • 3DS
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

L'uscita di Need for Speed The Run è sempre più vicina, ma Electronic Arts continua a mostrare il suo nuovo Racing Game ad ogni occasione. Probabilmente perchè questa nuova incarnazione del Brand non ha convinto fin da subito gli estimatori del franchise, poco interessati alla deriva “narrativa” e sospettosi di fronte all'integrazione dei Quick Time Event nella formula di gioco. Proprio l'insistente preoccupazione della fan base riguardo alle sequenze scriptate ha convinto il team a sempre più frequentemente sessioni di gioco basate soltanto sulla guida. Allo Showcase autunnale di EA abbiamo dunque rimesso le mani sull'ultima fatica di Black Box, testando ben cinque nuove ambientazioni.

Sulla Strada

Di The Run si è ormai parlato a sufficienza, e i nostri lettori sapranno qual è il concetto alla base di questo Need For Speed. Il protagonista, per motivi ancora oscuri, si trova in un grosso guaio: braccato da una potente organizzazione criminale, ha bisogno di liquidità in men che non si dica, o la sua vita sarà rovinata per sempre. L'unico modo per ottenere il denaro è partecipare alla più grande corsa clandestina di sempre: 250 concorrenti, in una gara che si estende per tutti gli stati uniti, dalla California fino a New York.
Il team di sviluppo ha suddiviso questa enorme gara in diversi settori, facendo correre i giocatori in alcuni dei luoghi più evocativi degli Stati Uniti. Fino ad oggi avevamo visto ambientazioni cittadine e più vaste ambientazioni desertiche, e questa prova diretta ci ha dato un'ulteriore dimostrazione della buona varietà di location.
La prima gara l'abbiamo corsa in quel di San Francisco, cercando di fuggire dalla città entro un tempo limite. Il tracciato è strutturato in modo di attraversare le zone più iconiche della città californiana. Si comincia dunque saltando a tutta velocità nei saliscendi di Powell Street, per poi girare a destra sulla Market, schivando il traffico dell'ora di punta, e dirigendosi verso il municipio, il cui profilo svetta fra i palazzoni. Attraversando il quartiere più colorato della città, fra curve abbastanza morbide e a bordo di una vettura molto facile da controllare, si arriva fino al Golden Gate: una distesa di asfalto che percorriamo a tutta velocità, diretti fuori dalla città, in direzione di Vegas.
Prima di raggiungere il deserto, tuttavia, attraversiamo una zona montuosa della California centrale, nei pressi del parco naturale di Yosemite. La strada segue il corso di un fiume che sgorga dalle montagne, vedendo il protagonista sfrecciare in un piccolo angolo di paradiso. Il compito, in questo settore, è quello di superare otto concorrenti prima della fine della pista. Siamo facilitati non solo dal turbo, ma da una scorciatoia che ci conduce addirittura dentro una vecchia galleria ormai dismessa. Bisogna però stare attenti, se si vuole sfruttare questa possibilità (magari alla ricerca di un buon tempo da pubblicare su Autolog). La stradina sterrata corre a fianco di un piccolo dirupo, e basta una ruota in fallo per dover ricorrere al Rewind (disponibile un numero limitato di “riavvolgimenti”), ritornando all'ultimo checkpoint.
La terza sessione di gioco era ambientata in Sud Dakota. Molto più ampie, le vedute montane si aprivano su una realtà quasi rurale, incupita da un cielo grigio e carico di pioggia. La strada bagnata, di tanto in tanto, rendeva difficile il controllo del mezzo. L'ambientazione, al pari di quella precedente, non è sembrata in verità del tutto riuscita. Il colpo d'occhio iniziale è efficace, adeguato per dare l'idea di un percorso i cui lineamenti ambientali cambiano ad ogni tratta. Ma si deve poi riconoscere che la modellazione poligonale è molto rudimentale, con pochi dettagli, e che la texturizzazione è ampiamente da rivedere.
Proprio l'ottimizzazione tecnica appare uno dei punti deboli della produzione. Il framerate si ferma a 30 FPS anche sulla versione PC, e su console non mancano gli inciampi. Per un titolo di guida così veloce e frenetico una fluidità castrata non è proprio il massimo. Il Frostbyte, insomma, utilizzato per la prima volta al di fuori del suo habitat naturale, e da un team che ha poca dimestichezza con l'engine di DICE, fa una figura decisamente meno dignitosa che in altri contesti.

Coast ot Coast

La quarta mappa, in ogni caso, era ambientata nella periferia di Chicago, in una zona industriale tutta capannoni e container. L'obiettivo era semplicemente quello di sfuggire ai sicari dell'organizzazione, che ci braccavano con un elicottero ed un paio di auto nerissime. Ci è sembrato quasi di assistere ad una sessione scriptata di Split/Second, fra crolli controllati ed esplosioni che ci costringevano a compiere numerose chicane. Spettacolare, ma non particolarmente brillante in fatto di originalità e feeling generale. Uno dei problemi di The Run è che il titolo appare molto guidato, nel suo svolgimento. Il Driving System e la fisica del mezzo mostrano dei buoni spunti, e tenere il controllo della vettura non è semplice come potrebbe sembrare. Ma il problema è che i margini della carreggiata sono davvero stretti, e che al minimo sgarro si attiva il rewind che ci riporta indietro sulla pista ed un passo più vicini al game over prematuro. Dopo aver imparato a parzializzare il gas e frenare al momento giusto, molto del brivido della corsa si perde. I sorpassi si compiono quasi meccanicamente, come se il titolo non volesse ostacolare lo svolgimento della corsa. La difficoltà, insomma, è solo quella di restare al centro della strada, e se nei tratti su sterrato il compito può risultare in qualche modo stimolante, sull'asfalto c'è davvero poco che impedisca di tagliare il traguardo in totale tranquillità. Insomma, se lo stimolo a migliorare le proprie prestazioni deriva soltanto dall'autolog, e non dalla tenacia degli avversari o dalle variazioni del modelli di guida fra una vettura e l'altra, allora The Run potrebbe rivelarsi in fondo un po' più insipido del previsto.

Need for Speed: The Run Need For Speed The Run non è certo la più interessante iterazione del franchise corsistico EA. Potrebbe quasi essere visto come una sorta di Spin Off, che punta tutto sulla spettacolarità della corsa, e cerca di colmare alcune lacune di design con un comparto narrativo intrigante. Ma sappiamo tutti che un titolo di guida non dovrebbe puntare sulla trama. Certo, The Run ha anche un buon feeling al volante, grazie ad un Driving System non del tutto rinunciatario. E persino il plusvalore della varietà visiva, che sfocia in certe locazioni molto evocative, potrebbe convincere qualche utente. Eppure l'esperienza globale appare troppo pilotata, l'IA non molto tenace e la fluidità generale assolutamente da rivedere. Un titolo non per tutti, che potrebbe comunque essere apprezzato da chi vuole vivere il mito del viaggio nel continente americano, o da chi cerca un racing game arcade che si lasci giocare senza troppe complicazioni, ma anche senza le semplificazioni della guidabilità ad ogni costo.