Hands on Nether

Abbiamo provato nuovamente il survival online di Phosphor Games, per capire come procedono i lavori

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Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

I videogiochi online a sfondo survival stanno letteralmente affollando gli scaffali digitali di Steam, una situazione che rende sempre più difficile orientarsi, anche per coloro che seguono il genere molto da vicino. DayZ, ormai in versione stand alone da diversi mesi, continua a riscuotere meritati successi commerciali, e ad ogni patch vede risolti alcuni dei molti bug che ancora lo affliggono, mentre Rust fatica ancora a trovare un'identità propria. All'orizzonte c'è H1Z1 di Sony Online Entertainment, di cui stiamo seguendo lo sviluppo con interesse, mentre dall'autunno del 2013 è disponibile su Steam la versione definitiva di Nether, creato dalla software house di Chicago Phosphor Games. Negli ultimi giorni abbiamo avuto modo di provare con mano una versione aggiornata di quest'ultimo, scoprendovi un approccio interessante al genere, seppure ancora ampiamente bisognoso di sistemazioni e rettifiche.

Safe House

Chiunque abbia già speso del tempo con DayZ, soprattutto ai tempi in cui si trattava di una mod di Arma II, non avrà grandi difficoltà ad avvicinarsi a Nether, che ne condivide la medesima natura molto grezza. Per tutti gli altri, il primo impatto con i menu di gioco potrebbe essere deludente, data la loro natura spoglia e la totale assenza di un qualunque tipo d'introduzione narrativa all'esperienza di gioco. Dopo aver scelto le fattezze del proprio alter ego da un menu asciuttissimo ci si troverà nel mondo di gioco, con la possibilità di "nascere" in una delle Aree Sicure sparse sulla mappa o in un punto casuale.

Consigliamo la prima soluzione, dato che la seconda potrebbe portarvi ad una fulminea dipartita. All'interno delle safe zone, a meno che queste non vengano attaccate in massa dalle mostruosità note come Nether, non è possibile attaccare ed essere attaccati, dunque rappresentano un buon punto per prendere familiarità con le particolarità del gioco. Qui sarà possibile, tra le altre cose, memorizzare le posizioni dei vari mercanti, tra cui coloro ai quali consegnare pacchetti (da trasportare a una safe zone all'altra in cambio di risorse) oppure parti del corpo di Nether uccisi, o ancora oggetti rari rinvenuti durante le fasi esplorative. Le safe house permetteranno anche di unirsi ad una delle diverse fazioni, una scelta che permetterà, almeno sulla carta, di interagire più facilmente con gli altri giocatori, e partecipare al sistema di rivendicazione del territorio. Quest'ultimo fa sì che sia possibile "conquistare" delle aree designate sulla mappa semplicemente rimanendovi per un certo lasso di tempo. Se una fazione riuscirà a controllare un sufficiente numero di location, le verrà riconosciuta la supremazia nel relativo server di gioco.
Una volta presa familiarità con la tranquillità delle safe zone, sarà giunto il momento per uscire finalmente allo scoperto.

Sopravvivenza

Se c'è una cosa che Nether riesce a fare molto bene è comunicare il concetto di sopravvivenza in un mondo ostile. Comincerete armati di un semplice coltello, e la sua lama sarà tutto ciò che vi separerà dalle moltissime minacce del mondo esterno. Non solo i Nether, i quali, se presi in piccoli gruppi, rappresentano sfide tutto sommato superabili, ma soprattutto gli altri giocatori. In particolar modo prima di aver accumulato livelli e armi da fuoco decenti, ci si troverà completamente vulnerabili ad attacchi a sorpresa imprevedibili e inevitabili. Durante le prime ore spese con Nether abbiamo perso la vita nei modi più disparati, compresi un cecchinaggio da una distanza imprecisata, diverse imboscate, o l'illusione di aver trovato qualcuno di amichevole, per poi trovarci un coltello piantato tra le scapole.

Inutile dire che, come per ogni survival che si rispetti, la morte è permanente, e porta alla perdita di tutto l'inventario fino a quel momento accumulato, che si spargerà teatralmente attorno al vostro cadavere in attesa che qualcuno lo raccolga. Un sistema che appare ancor più crudele quando si considera il fatto che Nether prevede una crescita del personaggio tramite livelli, i quali sbloccano altrettanti punti abilità da spendere in diverse caratteristiche, come la forza, la resistenza, lo stealth e altre ancora. Così come il bottino recuperato, anche queste statistiche andranno perse in caso di morte, cancellando in pochi secondi il lavoro di ore, o giorni, di gioco. Gli sviluppatori hanno inserito anche un livello legato all'account, che dovrebbe garantire una sorta di crescita permanente, migliorando la dotazione di base di ogni nuovo personaggio creato. Tuttavia, soprattutto in tutta la prima fase dell'esperienza, si tratta di bonus quasi impercettibili. In generale, quello di Nether è un sistema crudele, ma in ogni caso fedele al genere d'appartenenza, e dunque accettabile. Dove però i ragazzi di Phosphor Games devono intervenire è nell'eccessivo squilibrio che caratterizza i giocatori alle prime armi, magari in solitaria o a coppie, e i gruppi ben organizzati, con abilità ed equipaggiamento avanzati. Il game design in questo senso annulla completamente l'abilità del singolo giocatore, favorendo completamente l'equipaggiamento. In altre parole, non importa quanto sarete brevi a giocare e a coprire le vostre tracce durante l'esplorazione, un singolo giocatore armato di un buon fucile potrà abbattervi molto prima che possiate anche solo notarne la presenza, e questo rappresenta un problema non da poco, consegnando il destino di ogni nuovo respawn puramente nelle mani del caso e del destino. Certo, si tratta di una prospettiva a suo modo affascinante, ma alla quarta/quinta inutile morte, anche potenzialmente molto frustrante.

E questo ci porta ad un secondo problema di Nether, ossia la sua quasi totale ingiocabilità in solitaria. Quasi tutti i punti da conquistare sulla mappa si riveleranno troppo ben pattugliati dai mutanti, per non parlare dei potenziali incontri con altri giocatori. Inutile poi sperare di prendere parte in maniera proficua agli eventi dinamici segnalati sulla mappa, come i "Nether Surge", ossia massicce apparizioni di mutanti, le missioni escort e i loot drop, che saranno esclusivo appannaggio dei gruppi organizzati. Proprio in queste occasioni, tra l'altro, si troveranno i pezzi d'equipaggiamento migliori, tarpando quasi completamente le ali a coloro che tenteranno di giocare in solitaria, o in coppie. Durante le nostre prove, sono servite un paio d'ore solo per mettere le mani sulla prima arma da fuoco, una pistola che si è ben presto rivelata completamente inefficace contro i fucili d'assalto di altri giocatori più organizzati. Tutto questo fa parte di un problema di bilanciamento del quale al momento Nether soffre pesantemente, di cui i ragazzi di Phosphor Games dovranno prendersi cura per rendere il gioco minimamente accessibile e sensato.

Discesa all'inferno

Nonostante i problemi di bilanciamento finora elencati, Nether presenta diverse caratteristiche uniche e interessanti. L'ambientazione urbana è stata riprodotta con buona cura nel design, e, nonostante il gioco non presenti una qualità grafica degna di particolare nota, l'atmosfera che si respira tra i grattacieli e le highway abbandonate è davvero notevole. Interessante è anche il sistema di crafting delle armi, che le vede rendersi disponibili (più spesso rispetto alle versioni intere e funzionanti) anche divise in parti, da rintracciare progressivamente. Una volta raccolti tutti i pezzi, un particolare mercante nelle safe house permetterà di assemblare l'arma completa. Per quanto riguarda invece i nemici, le varie tipologie di Nether che abbiamo avuto modo di affrontare durante le nostre prove ci hanno discretamente convinto, ma il gioco ha sicuramente bisogno di una maggiore varietà di avversari mutati.
Dato che il gioco si trova ancora in fase di early access a pagamento, parlare di bug sarebbe quasi superfluo, ma al momento Nether ne è afflitto in maniera davvero massiccia. Le nostre prove hanno visto il manifestarsi dei problemi più disparati, dal personaggio bloccato in corsa costante, ai muri invisibili, a un problema sulla ricarica delle armi, che fa sparire i proiettili in eccesso, e la lista continua.

Nether Le nostre prove su Nether hanno svelato una situazione che sembra accomunare molte offerte survival online di questi mesi. Ci sono diversi punti interessanti nella produzione Phosphor Games, che riesce per certi versi a mantenersi piuttosto unica nel panorama. Altresì, la lista dei problemi da sistemare è molto lunga, e non solo di natura tecnica. Senza un adeguato bilanciamento, il gioco rischia di trasformasi in un'esperienza ad esclusivo appannaggio di gruppi numerosi ed organizzati, e questo non ne aiuterebbe certo un'espansione sufficiente a garantirgli un luminoso futuro. L'importante è che gli sviluppatori non affrettino l'uscita ufficiale, e che continuino ad ascoltare la community nelle sue richieste. Al momento una data di rilascio ufficiale manca del tutto, ma continueremo a tenervi aggiornati sugli sviluppi futuri.

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