Gamer's Day

Hands on One Piece Pirate Warriors

One Piece finalmente su console

hands on One Piece Pirate Warriors
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Molti sono stati gli annunci di Namco-Bandai nel corso del suo Global Gamer's Day. Fra i tanti, uno che ha sicuramente fatto felici gli appassionati di Manga e Anime riguarda l'adattamento europeo di One Piece Pirate Warrior, musou che ha spopolato in Giappone ma che ha rischiato di non varcare i confini patrii, soprattutto a causa del sospetto con cui molti giocatori guardano il genere d'appartenenza. La forza della licenza e le pressanti richieste dei fan devono aver fatto cambiare idea al publisher, che non solo ha confermato la sua intenzione di assaltare il mercato europeo, ma ci ha anche concesso una sostanziosa prova dei primi livelli di gioco, in una postazione prontamente allestita all'interno dell'Arcade Room.

Licenza ben sfruttata

One Piece: Pirate Warriors, lo si intuisce dal nome o guardando al pedigree della Software House responsabile del progetto (Omega-Force), è sostanzialmente uno spin-off "piratesco" dell'intramontabile serie Tecmo-Koei, recentemente tornata alla ribalta con Warriors Orochi 3. I tratti distintivi sono quindi quelli classici dei Musou: schiere di avversari da massacrare (qui impersonati dai fantocci della Marina) con un set di mosse variegato ma su cui pesa la spada di Damocle del button mashing più sfrenato.

"Un aspetto sicuramente riuscito della produzione è la capacità di interfacciarsi con l'eredità visiva dell'Anime, proponendo modelli fedeli, mosse ben replicate, e più generalmente situazioni sempre epiche e galvanizzanti."

Eppure, una volta indossati i panni di Rubber Cappello di Paglia, si capisce che in questo caso il rapporto con l'opera da cui il titolo è tratto ha giovato al videogame, che può permettersi qualche variazione sul tema ed una più marcata attenzione per la varietà del parco mosse.
In effetti chi ha giocato ai vari Samurai o Dynasty Warriors sa bene che spesso la monotonia dell'azione dipende anche da un set di fendenti e affondi poco vivace. In Pirate Warriors, il problema sembra essere aggirato grazie alla forte caratterizzazione dei moveset di ogni pirata, che rispecchia ovviamente quanto visto nel cartone e fra le pagine del Manga. I tasti d'attacco sono sempre due, leggero e pesante, ma le combo che si possono eseguire sono molte e tutte ben diversificate. Ci sono colpi circolari che ci aiutano a liberarci dai nemici che ci accerchiano, e sequenze che invece ci proiettano in aria, ora per concentrarci su un singolo nemico, ora per far "piovere" sul nugolo di avversari i nostri pugni allungabili. Conoscere il parco aiuta non poco a gestire le ondate di marinai che ci vengono incontro, anche se in effetti il livello di sfida è sempre basso, e la nostra salute viene intaccata raramente. E' comunque un piacere scoprire alcune introduzioni inedite nel fighting system, come ad esempio un set di "mosse distintive" diverse per ogni personaggio: sfruttando il dorsale destro è possibile eseguire un colpo caratteristico: nel caso di Rubber, ad esempio, un devastante pugno caricato in stile fionda ci accompagna per tutto il corso del primo stage (che funge da tutorial per introdurre il sistema di combattimento). Nel secondo livello si sblocca un altro colpo legato all'elasticità del protagonista: possiamo infatti gonfiarci improvvisamente, per rispedire al mittente le molte cannonate che spesso e volentieri i fucilieri della marina ci indirizzeranno contro. Grazie al D-Pad è possibile cambiare la mossa "equipaggiata", il tutto in nome di una maggiore varietà e adattabilità alle varie situazioni. Varietà che per altro è sostenuta anche da una serie di mosse tipicamente escluse dai Musou nudi e crudi: un set di prese con cui sbatacchiare i nemici ed una rapida schivata che tornerà molto utile negli scontri coi boss. Non mancano ovviamente i colpi speciali da eseguire una volta riempita l'apposita barra, anche questi fedelissimi alle mosse speciali con cui spesso si chiudono le epiche battaglie del manga.
Ma quello che più sembra giovare alla produzione è la conformazione degli stage, che fortunatamente non sono arene interminabili gremite di manipoli, falangi e battaglioni. Pur essendo abbastanza lineari, gli stage sono ben costruiti e il senso della scoperta non viene mai meno. Di tanto in tanto si trovano dei Quick Time Event che ci permettono di spostarci da una zona all'altra del livello, sfruttando il dinamismo elastico di Rubber e afferrando aste ed appigli dalla distanza.
QTE di analoga fattura si eseguono per terminare gli scontri con i Boss, senza che queste sequenze più scriptate rovinino il ritmo dell'azione, sempre molto intenso e sostenuto.
Difficile esplorare più a fondo il sistema di crescita dei personaggi o comprendere appieno le funzionalità degli oggetti (dal momento che la demo era tutta in giapponese), ma pensiamo che il sostrato ruolistico che molto spesso rende appetibili anche gli episodi meno ispirati della serie Warriors non ci tradirà. A quanto abbiamo avuto modo di vedere c'è anche la possibilità di collezionare oggetti con cui personalizzare i vari pirati.

Un aspetto sicuramente riuscito della produzione è la capacità di interfacciarsi con l'eredità visiva dell'Anime, proponendo modelli fedeli, mosse ben replicate, e più generalmente situazioni sempre epiche e galvanizzanti. Nei pochi secondi in cui abbiamo potuto giocare nei panni di Zoro, ad esempio, il suo fare altezzoso e la sua ostentata superiorità si facevano sentire, per un feeling completamente diverso da quello provato giocando con Rubber, sicuramente più spiritoso e creativo nelle sue combo elaborate. Insomma, se tutti i personaggi giocabili saranno così ben studiati, potremo in fondo chiudere un occhio sulla tendenza del gameplay a diventare molto ripetitivo nel breve tempo.
Più difficile sarà perdonare un comparto tecnico che non è affatto ottimizzato. Al di là della telecamera un po' ballerina (ma apparentemente migliore rispetto a quella di Warriors Orochi 3), la qualità di modelli e texture lascia davvero a desiderare. Ed in questo caso non c'è neppure da mettere in conto la necessità di gestire ambienti vasti come i campi di battaglia della Cina o del Giappone. A fronte di stage molto contratti, è davvero incomprensibile la povertà e la scarsa risoluzione di certe texture. Lo stile generale scimmiotta il toon shading recentemente utilizzato in The Darkness 2 o in Asura's Wrath. Eppure, se anche qui si trovano delle texture che mimano i retini utilizzati nel manga e quindi i tratti scuri del disegno, siamo lontani anni luce dalla qualità dei titoli sopra citati. Non che avessimo la pretesa di un colpo d'occhio di quel livello, ma considerando anche qualche problema di fluidità pensiamo che i risultati ottenuti non siano in linea con gli standard di qualità a cui questa generazione ci ha abituati.
Dato che manca ancora molto all'uscita del gioco, speriamo che il team di sviluppo non si dedichi solamente all'adattamento linguistico, ma voglia anche ritoccare il codice per migliorare le prestazioni complessive di Pirate Warriors.

One Piece Pirate Warriors Pirate Warriors è un musou atipico, che fa propri alcuni tratti degli adventure game, e punta moltissimo sulla caratterizzazione dei personaggi e del loro parco mosse. Di conseguenza, appare molto adeguato a riproporre le situazioni tipiche dell'opera di riferimento, e guadagna per quanto riguarda la varietà del gameplay. Accolto benevolmente dai fan, verrà sicuramente snobbato da chi cerca un action game più concentrato e tecnico. Eppure, anche al netto di alcune serie problematiche di natura tecnica, Pirate Warriors è un prodotto che vi consigliamo di tenere d'occhio se anche solo minimamente vi interessano le avventure di Rubber e della sua ciurma.

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