Hands on One Piece Pirate Warriors

Altro hands-on con il nuovo titolo ispirato alla famosa serie di manga

hands on One Piece Pirate Warriors
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Il futuro di Dynasty Warriors

Dynasty Warriors, simulatore per eccellenza di battaglia campale, è riuscito a creare un genere praticamente a sé. Nata grazie ai prodigi tecnologici della Playstation nel lontano 1997, la saga ha da sempre goduto di un nutrito e consistente numero di fan che la difendono anche da chi si scaglia contro oggettivi ed evidenti limiti che, iterazione dopo iterazione, si palesano con sempre più forza. Neanche i diversi spin-off, attraverso i quali la produzione Tecmo-Koei ha tentato di reinventarsi, sono esenti dagli stessi difetti che potremmo ormai definire cronici. Dynasty Warriors: Gundam e Fist Of The North Star: Ken’s Rage sono due esempi piuttosto esemplificativi: pur potendo appoggiarsi su brand di richiamo ben caratterizzati in ogni loro ambito, gli sviluppatori sono stati incapaci di far evolvere la formula di gioco, limitandosi semplicemente ad adattare personaggi e ambientazioni.
One Piece Pirate Warriors è l’ennesimo tentativo di Omega Force di dimostrare che si può fare meglio, sfruttando un nome di richiamo potente come lo è quello del manga ideato da Eiichiro Oda. Noi di Everyeye.it bbiamo avuto la possibilità di mettere le mani su un codice praticamente completo, che ci ha confermato quanto di buono avevamo già visto.

Pirati con tante abilità

One Piece Pirate Warriors vi permette di controllare una dozzina dei principali protagonisti del manga, attraverso numerose ambientazioni piene di nemici da abbattere a suon di pugni, fendenti e calci volanti. Puntando forte sulla drammaticità, e difficoltà, degli scontri contro i boss di fine livello, ogni livello vi costringerà ad affrontare decine di ondate di avversari che non si faranno scrupoli ad ingaggiarvi in significativa superiorità numerica. Spesso supportati da un alleato controllato dalla CPU, dovrete vedervela contro un vero e proprio esercito di pirati, soldati della Marina o semplici malintenzionati determinati a porre fine all’epopea di Monkey D. Rufy e soci.
Il titolo presenterà due modalità principali che si preoccuperanno di ripercorrere quanto accaduto all’equipaggio della Going Merry nei loro primi due anni di attività. Per i conoscitori di manga e anime, ciò significa che l’avventura abbraccerà il periodo che va dalla serie di Orange Town, sino a Marine Ford. La prima delle due è intitolata Main Log e vi imporrà di vivere l’intero arco narrativo nei panni di Monkey D. Rufy come unico personaggio giocabile. La seconda modalità invece, Another Log, vi permette di rivivere le stesse peripezie ma dal punto di vista di un altro membro della nave. Potrete così vestire i panni della combattiva Nami, del tenebroso Zoro o del playboy Sanji a seconda del livello selezionato.
A queste voci se ne aggiungeranno almeno altre due. Challenge è la classica modalità fatta di sfide da completare portando a compimento obbiettivi e rispettando alcune condizioni. Versus, dal canto suo, propone scontri tra i personaggi principali per un massimo di quattro partecipanti in locale e, molto probabilmente, anche online.

All’interno di una saletta nello stand privato di Namco-Bandai, abbiamo potuto testare con mano un paio di livelli del gioco. Il primo, nei panni della bella Nami, ci ha permesso di testare la bontà del gameplay nei livelli campali. La struttura generale è identica a quella classica di Dynasty Warriors: ogni mappa è divisa in zone che andranno conquistate eliminando ogni presenza nemica al suo interno. Più che in un qualsiasi episodio regolare della saga, si sente distintamente l’inferiorità numerica in cui verserete costantemente: privi di un esercito alleato, verrete letteralmente sommersi dai nemici che si affanneranno unicamente a corrervi incontro con fare minaccioso. Proprio nel momento di menare le mani, abbiamo avuto modo di testare ciò che potrebbe rappresentare la carta vincente di One Piece Pirate Warriors: il combat system. Questo infatti si è rivelato sorprendentemente profondo e incredibilmente sfaccettato se confrontato a un qualsiasi altro Dynasty Warriors. Gli sviluppatori, finalmente sensibili alle critiche ricevute e invigoriti dal set di mosse sfoderato normalmente dai protagonisti nel manga e nella serie animata, si sono concentrati molto su questo aspetto e hanno raggiunto dei risultati più che soddisfacenti. Nel livello di prova, Nami sfoderava tutti i suoi colpi più famosi, dimostrandosi una lottatrice dall’ampio ventaglio di possibilità e munita della mossa adatta a qualsiasi situazione. Certo, resta l’altro grande problema della saga: la relativa inconsistenza delle orde che affronterete. Muniti di un’I.A. elementare, non sono mai stati in grado di metterci in difficoltà, costringendoci ben poche volte ad affidarci a tecniche più complesse di quelle di base.
A questo è servito, invece, il secondo livello testato. Nei panni di Rufy abbiamo affrontato Orso Bartholomew: uno dei tanti boss di fine livello che vi ritroverete a combattere. Questa battaglia ci ha dato modo di saggiare ancor meglio la bontà del combat system, affrontando un avversario capace di difendersi e contrattaccare con un arsenale di tutto rispetto. Tra pugni Gum Gum e mosse evasive, lo lotta si è prolungata per diversi minuti in cui di tanto in tanto la tensione della lotta 1 VS 1 veniva interrotta dall’apparizione di uno sparuto gruppo di brutti ceffi da abbattere in modo rapido e indolore. Stanchi, ma galvanizzati dalle possibilità strategiche messe in risalto, abbiamo dato il colpo di grazia a Orso con il più classico dei quick time event: un cliché, certamente, ma ben confezionato e capace di dare vita a un intermezzo molto coreografico e piacevole.

Ottime impressioni dunque, quelle che hanno seguito la nostra prova con mano del gameplay di One Piece Pirate Warriors. Se è pur vero che le battaglie campali soffrono ancora dell’estrema povertà dell’I.A. nemica, che si accontenta di attaccarci a testa bassa con poca convinzione, il combat system e lo splendido scontro con Orso ci hanno sorpreso in positivo. Finalmente Omega Force ha capito che deve puntare su un parco mosse ampio e sfaccettato se vuole far evolvere la sua creatura.
Come se non bastasse, ma poco a sorpresa, il tutto sarà sotteso da alcuni elementi RPG che permetteranno a tutti i personaggi di potenziarsi e apprendere nuove mosse livello dopo livello. Il tutto dovrebbe legarsi a un sistema di adesivi da applicare, e sostituire, in un’apposita schermata che precederà l’inizio di ciascuna battaglia.
Graficamente il gioco vive di molti alti e qualche basso. Il frame-rate è granitico in qualsiasi situazione, gli effetti speciali scintillanti al punto giusto, mentre modelli poligonali e animazioni ricordano da vicino gli anime. Di contro va segnalata una mancanza di dettagli nelle ambientazioni, apparseci fin troppo spoglie.

One Piece Pirate Warriors One Piece Pirate Warriors continua a conquistare, a poco a poco, la nostra fiducia. L’ennesimo hands-on ci ha restituito ottime impressioni. Omega Force sembra aver finalmente capito dove deve puntare se vuole incrementare il livello qualitativo della sua saga: un combat system credibile e profondo. Il livello nei panni di Nami e lo scontro contro Orso Bartholomew sono stati utili per convincerci che questa volta ci sarà ben altro al di là del classico, e poco soddisfacente, button mashing. Il titolo, in esclusiva per PS3, raggiungerà il nostro continente il prossimo 21 settembre: tra meno di un mese sapremo dirvi se Omega Force ha fatto centro.