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E3 2014

Hands on Ori and the Blind Forest

Abbiamo provato con mano la stupefacente poesia digitale dei Moon Studios

hands on Ori and the Blind Forest
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Pc
  • Xbox One

Ci sono voluti 4 anni, ma alla fine Moon Studios ha tirato fuori dal cilindro l’inaspettato. Ori and the Blind Forest, indie game previsto per Xbox One e PC, ha catalizzato l’attenzione di fan, zombie, geek e turbo-nerd che affastellano il Convention Center di Los Angeles, a colpi di sensibilità e toccante inventiva. Il trailer, da solo, è di quelli che ti spaccano in due il cuore: delicato, struggente, capace di inscenare un viaggio chiaramente allegorico e dunque in cui è facile riconoscersi, e perdersi. La foresta, l’albero dello spirito, il male che arriva, sotto le sembianze di un mostruoso gufo, a guardarti dritto in faccia prima di toglierti tutto, e lasciarti in un buco nero. Le trombe di zeldiana memoria risuonano che è un piacere, così come la capacità di rammollire il cuore, con colpi di struggente precisione, di film come Il Re Leone, o ll Gigante di Ferro. Come sostenuto dallo stesso team di sviluppo, le fonti sono molteplici, con il preciso desiderio di raccontare, e dall’altro lato analoga focalizzazione sulla parte ludica. L’abbiamo provato per una buona mezz’ora, e ce ne siamo innamorati.

Ori and the Blind Forest è un esponente del filone metroidvania, con una fortissima connotazione da platform puro. Questo è uno dei leitmotiv del titolo, che rappresenta anche una sorta di mini-superamento di alcune limitazioni del genere stesso, spesso meno indulgente o meno pragmatico quando si tratta di esplorare l’ambiente saltando di piattaforma in piattaforma. Invece, il titolo di Moon Studios mostra subito gli artigli grazie ad un control scheme essenziale, ed una interfaccia che rende il felino protagonista un gioiello da controllare. La mappa, chiaramente da scoprire pezzo dopo pezzo, stupisce, più che per le ovvie dimensioni, per un design che non lesina su puzzle ambientali di volta in volta più corposi. Oggetti da trascinare, bastoni rotanti e acuminati da schivare, elementi fisici da sfruttare: al pattern iniziale non manca nulla, e anche la conformazione dei percorsi stuzzica per benino l’esplorazione, soprattutto quando si acquisisce l’abilità di scalare i muri, che regala da subito nuovi spunti. Al di là dell’aspetto estetico, e dunque del set di animazioni che lo muovono, il piccolo protagonista è semplicemente delizioso da controllare, elegante e perfettamente inserito nel contesto di gioco, con risultati più simili ad un film d’animazione che a quelli di un videogioco.

Proseguendo, ci imbattiamo nel sistema di crescita del personaggio, che scorre sereno su due binari: da una parte, uno skill tree estremamente ramificato, con tre filoni distinti (e decine di abilità); dall’altra, l’esperienza accumulabile raccogliendo gemme e sconfiggendo nemici, che aprono di volta in volta nuovi set di possibilità. Ad esempio, il fatto di poter fissare la propria anima in un qualsiasi punto della mappa, salvando il gioco in modo da poter esplorare i vari percorsi in maniera più serena e meno frustrante. Il felino è in grado poi di scagliare dardi energetici, chiaramente rimpinguabili nel prosieguo dell’avventura in termini di potenza di fuoco, che servono per aprirsi i necessari varchi o per terminare i nemici. Nella breve demo oggetto del nostro hands on solo due tipologie di avversari hanno fatto capolino, entrambe piuttosto coriacee. Il team ci ha parlato di un’avventura dai toni epici ma non necessariamente semplici: un gioco hardcore in cui si muore spesso per le proprie imprecisioni o per aver sottovalutato il nemico. Nel mezzo, portali da aprire ed una vena esploratrice tipica del genere che impone un backtracking ponderato sullo sfondo di un viaggio sempre e comunque altamente suggestivo.

La poetica, alla base di Ori and The Blind Forest, è talmente strabordante da annichilire, quasi ingiustamente, tutto il resto. Come predetto il team punta molto sul carattere allegorico dell’avventura, e sulla sua capacità di solleticare corde emozionali davvero forti. Il trailer, in questo senso, fa molto di più di quanto dovrebbe, configurandosi come un dannato capolavoro. Pochi secondi, ed è già il momento dei lacrimoni, passando per un insieme di elementi e di tematiche, sicuramente già viste nell’animazione disneyana, o magari in quella di Studio Ghibli, evitando però scivoloni gratuiti, di quelli che alimentano il déjà vu, o le forzature, e risultando a conti fatti un accorato exploit di emozioni. Il gioco, se possibile, è anche meglio, con una foresta disseminata di morte e ricordi delle anime, alla ricerca dell’Albero degli Spiriti che non è altro se non un punto di partenza per un excursus che scalda gli animi. Confermati i 1080p ed i 60fps, Ori and the Blind Forest gode anche di un sistema proprietario di streaming che elimina i caricamenti, consentendo alla magia di fluire in maniera continua.

Ori and the Blind Forest Ori and the Blind Forest è poesia digitale, fortunatamente non sterile né fine a sé stessa. Dietro una cifra stilistica a dir poco ispirata, si cela un’opera che maneggia con maestria storytelling e profondità ludica. La prima voce regala una storia toccante, commuovente, che siamo sicuri ci riserverà più di un colpo di scena nelle dieci ore necessarie al suo completamento; la seconda, un metroidvania complesso, con una forte impronta platform, che cerca di dire la sua in un genere affollato ed altrettanto longevo. Se Moon Studios è riuscito a portare a termine una sua particolare visione, con una poetica specifica, il merito è anche del programma ID@xbox, che sta funzionando alla grandissima, e soprattutto a 360°. Un titolo da monitorare con attenzione.

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