Hands on Patapon 3

All'E3 2010, un assaggio del terzo episodio dello strano Rhythm Game di Japan Studio

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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Esiste una venatura rock in Patapon 3, ultimo capitolo del rythm game Sony pensato ancora una volta per PSP. Per quanto tale inclinazione musicale sia presente solo nel trailer e non nella versione dimostrativa, da questa settimana presente anche sul Playstation Store, la cosa ci ha fatto ugualmente sussultare. In senso positivo: anche la musica rock, in tutte le sue molteplici declinazioni, propone un'anima tribale e primitiva, ma anche epica, come dimostra Tim Shafer in Brutal Legend. Aggiungere sonorità a una formula strenuamente collaudata può produrre gustose variazioni ritmiche, che in casi come questi sono in grado di provocare scossoni non indifferenti.

The legend revived...

Un terzo capitolo della fortunata serie che si diverte a miscelare azione e strategia al senso del ritmo era già nell'aria sin dall'inizio dell'anno, ma le voci lo volevano piuttosto su Playstation 3. Sony, però, ritiene di aver già deluso sufficientemente gli affezionati casalinghi con Locoroco Cocoreccho, e così ha chiesto allo studio Pyramid (responsabile dei precedenti episodi) di preparare una nuova avventura sul suo portatile.
Il dio Patapon viene ridestato ancora una volta per accorrere al fianco dei suoi protetti, posti sotto l'ennesima grave minaccia: a lui il compito di inviare un Eroe capace di condurli alla vittoria, capace di motivare i loro animi e incrementare la loro forza. In Patapon 3 l'alter ego del giocatore non sarà uno soltanto, ma la scelta del dio si focalizzerà su tre papabili condottieri: Taterazay, dotato di un potente scudo, Yarida, equipaggiato di una lancia a lunga gittata, Yumiyacha, infallibile tiratore d'arco. Ciascuno è ovviamente specializzato in un particolare settore, vanta diversi pregi e i relativi difetti, ma è encomiabile almeno il desiderio di diversificare l'evoluzione dei valorosi guerrieri con maggior radicalità rispetto a Patapon 2.
Il gameplay in sé cambia veramente di poco e stando al tutorial presente nella demo la cosa appare disarmante: nessuna sostanziale modifica, nessuna nuova combinazione di tasti. Il riciclo di suoni, situazioni, tattiche appariva già imbarazzante in Patapon 2 e ora sembra che il terzo capitolo proporrà con estrema caparbia la stessa solfa.
Per chi non ha giocato il primo episodio, riassumiamo brevemente l’atipico gameplay che contraddistingue la serie Sony Japan. Fine di ogni livello sarà di condurre un esercito formato da piccoli guerrieri Patapon, sconfiggendo avversari di vario genere (dagli animali alle altre tribù nemiche) e distruggendo ostacoli come fortini e montagne. Ogni stage si sviluppa lungo un piano bidimensionale che procede da sinistra verso destra. La peculiarità del titolo risiede nella tipologia di controllo che avremo sul nostro plotone: potremo impartire gli ordini solo attraverso un pattern di quattro tasti eseguito con perfetto tempismo su una base musicale in background. A ognuno dei pulsanti frontali è adibito un determinato suono: il quadrato è PATA, il cerchio PON, il triangolo CHAKA e la croce DON. Combinando insieme (e a ritmo) tali suoni avremo la possibilità di controllare i Patapon; nello specifico, “pata-pata-pata-pon” è il comando che ci permette di avanzare, “pon-pon-pata-pon” di attaccare, “chaka-chaka-pata-pon” di schierarsi in difesa, e così via. Ovviamente, l’esecuzione di più ritmi concatenati aumenta l’efficacia delle azioni. Le possibilità, a onor del vero, non sono mai state moltissime e, complice una serie di missioni poco dissimili tra loro, il secondo capitolo come buona parte del primo, apparvero assolutamente sotto tono. Non crediamo che le nuove introduzioni possano servire per ravvivare la situazione, ed anche in questo capitolo, almeno per quanto riguarda questa prova, il gameplay si traduce quasi esclusivamente in un susseguirsi poco coinvolgente dei pattern d'attacco reiterati ossessivamente.

Ben equipaggiati

La vera novità di Patapon 3 la si scorge sul fronte multiplayer, dove si intravedono all'orizzonte quest e missioni da affrontare in compagnia di amici (fino a 8). Gli sviluppatori hanno a cuore questa implementazione, tanto da inserirne uno spezzone nella versione di prova sul Playstation Store onde incentivare commenti e consigli da parte della community: in soldoni il rilascio di una demo con così tanto anticipo rispetto all'uscita del gioco completo assume il valore di una beta multiplayer.
Performante tanto nel locale quanto online, la modalità multigiocatore richiede di portare a termine quest specifiche assolvendo gli obiettivi primari nel minor tempo possibile e con il maggior risparmio in termini di punti ferita. Funziona come uno score attack, esattamente come il single player: la naturalezza con cui Patapon 3 approda ai più giocatori rende ancora più amara l'attesa che si è dovuta sostenere per una feature già fattibile sin dal primo episodio.

Patapon 3 Patapon 3 si è mostrato in una versione dimostrativa capace di sciorinare le maggiori caratteristiche del prodotto. Gli elementi che han decretato il successo di questo bizzarro rithm'n game ci sono tutti, ma ormai al terzo capitolo il ritmo appare stanco dal momento che novità significative non ve ne sono. Forse un cambio di sonorità, forse una più profonda gestione dell'esperienza, forse un divertente comparto multiplayer, ma è evidente che non si prosegue a lungo cambiando solamente l'ordine dei fattori.

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