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Hands on PES 2013

Prova diretta del calcistico Konami

hands on PES 2013
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps2
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
  • 3DS
  • PSVita
  • Wii U
  • Pc
  • Psp

PES 2013: ci mancherai Seabass. E tanto. Un’eredità pesantissima, che però i nuovi timonieri sembrano aver raccolto con la giusta determinazione e con un bel paccone di denti avvelenati. La strada è quella segnata da Pes 2011, sdoganata non senza qualche problemino da Pes 2012 per arrivare ad una reale zona franca, un punto di contatto credibile fra il meraviglioso passato e la voglia di uscire dal guado in cui Konami stessa ha parcheggiato la serie negli ultimi anni. Quantomeno, il futuro della serie ora è tracciato. La stagione dei tentativi, dei viaggi sprovvisti di bussola, sembra davvero giunta al capolinea. Dal precedente episodio lo stacco è netto, nettissimo, a tutto vantaggio della soddisfazione di chi impugna il pad.  Le idee ci sono, la convinzione pure, manca solo un engine in grado di sostenere senza spasmi l’evoluzione della meccanica di gioco, un motore che consenta al team di esplorare, fino in fondo, i concept che hanno ascritto questa serie negli annali della storia del videogioco. Aspettando quindi lo sbarco sulla tecnologia griffata Kojima Productions, non ci resta che una domanda. Quella più importante: PES 2013 diverte?

Ristrutturazione (quasi) integrale

La risposta è sì. Per una volta, posizioniamo sul comodino paraocchi, pregiudizi, la rabbia repressa per il cronico lassismo della casa madre: PES 2013, nonostante l’acerbità del codice testato, lo stesso maneggiato il mese scorso dai nostri inviati in quel di Los Angeles, denuncia passi in avanti degni di essere raccontati, insieme a qualche sbavatura di contorno, e una generale sicurezza nei propri mezzi che mancava, giorno più giorno meno, da qualche anno.
Primo schiaffo: la velocità di gioco. Il ritmo standard è stato notevolmente decurtato dall’edizione 2012, un decremento che incide fortemente sulla verosimiglianza della manovra, più compassata e meno schizofrenica. Da questi punto di vista, ogni eventuale paragone con il turbo di un Pes 2010 a caso risulta sinceramente agghiacciante. La coralità e la coerenza dello sviluppo del gioco ringraziano senza sosta, risultando un termine di paragone che anche la blasonatissima concorrenza farebbe bene ad interiorizzare.
Le novità del sistema di controllo si fanno sentire in maniera ambivalente, quindi sia in impostazione che durante l’1 contro 1 vero e proprio. In primis, l’aggancio. Il tocco per addomesticare il pallone cambia di concerto con il tipo di passaggio ricevuto, rasoterra o a mezz’altezza, con la potenza che muove la sfera e con la postura e le abilità balistiche del giocatore ricevente. Il risultato è uno spettacolino niente male per gli amanti dell’imprevedibilità del calcio che qui emerge anche nelle piccole cose, come uno stop. Le possibilità sono molteplici, a tutto vantaggio della diversificazione e lettura di certe azioni, molto meno precofenzionate rispetto al recente passato. Abbiamo visto quindi un Jordi Alba riuscire a prodursi in uno stop a seguire con tanto di allungo per eludere l’intervento del diretto a avversario, e lo stesso giocatore, alla prese col medesimo lancio lungo da dietro, utilizzare l’esterno del piede un paio di volte per addomesticare il passaggio e rientrare pericolosamente.
Dribbling e controllo godono di animazioni migliorate, utili per lasciarsi andare in evoluzioni circensi (premendo R2), ma anche per coniugare meglio gli scarti laterali con l’utilizzo della suola del piede per mandare a vuoto l’avversario.

La fase difensiva è stata implementata a dovere. Se l’IA rimane comunque un bel punto a favore della serie, la qualità di certi automatismi difensivi (fuorigioco, diagonali fatte come a regola d’arte) ci ha sicuramente impressionato. Il motore fisico è quello che è e non consente preziosismi sugli scontri, eppure la fisicità dei corpi, il gioco di spalla più rifinito, danno uno spessore più realistico ai tackle, limitando di netto lo “sgusciare” dei giocatori più veloci o le compenetrazioni del passato.
Con il doppio tocco su X si passa al contrasto vero e proprio, un intervento netto che rappresenta lo step successivo alla classica pressione. Il timing qui è fondamentale, pena il fallo o ancora peggio ammirare l’avversario mettere la freccia ed involarsi verso la porta.
La fisica del pallone non ha subito stravolgimenti di sorta, risultando efficace come da prassi, ma pur sempre incapace di scrollarsi di dosso quella certa precisione teleguidata che taglia un po’ il fiato alle velleità realistiche. Gli scavetti, i filtranti alti sono inevitabilmente ficcanti e capaci di fermarsi alla zolla giusta, confessando rimbalzi non esattamente verosimili. La situazione cambia grazie ai passaggi manuali, scomodamente attivabili tenendo premuto L2. Al di là degli scogli classici dovuti alla mancanza di pratica, i comandi manuali consentono il ricorso al 100% dei movimenti della squadra, per ricamare trame di gioco assolutamente eccellenti. Svincolata dall’intervento della CPU, la manovra si riscopre ancora più fluida e intricata, con un ritmo di gioco completamente nelle mani del giocatore, che finalmente ha carta completamente bianca anche sui tiri, indirizzabili a piacimento. Sia in manuale che in assistito, le conclusioni a rete sono risultano decisamente migliorate. Addio a certe loffie ammirate in passato: con le condizioni giuste, i tiri da fuori risultano secchi e pericolosamente velenosi, mentre nuova linfa è stata data anche alle conclusione di fino, tramite R2.
Parliamo invece dei portieri, croce e delizia della precedente edizione. Sebbene la build fosse abbondantemente incompleta, lo sforzo a livello di routine è palese, con estremi difensori capaci di deviare lateralmente, e non centralmente, talune bordate e di saper leggere meglio il taglio di alcune conclusioni. C’è ancora del lavoro da fare: vere e proprie papere non ne abbiamo viste, ma alcune sonore dormite sì, con portieri uccellati sul palo di competenza o ancora tremendamente insicuri sulle uscite o sulla gestione dei pallonetti.

Esteticamente PES 2013 non porta in dote nessun cambiamento radicale. Il contorno a bordo campo appaga l’occhio, così come il numero di animazioni, ma la fluidità complessiva e la qualità stessa di dette animazioni sono ancora un passo indietro rispetto alla concorrenza, c’è poco da fare. Ciononostante, la personalizzazione accurata dei top player come Messi e CR7, per movenze e riproduzione fisica, e l’incedere più ragionato e complesso della manovra di gioco, con un ritmo finalmente capace di riproporre ciò che accade realmente sui campi di calcio, rendono PES 2013 uno spettacolo assolutamente piacevole.

Pro Evolution Soccer 2013 Con PES 2013 si pone la parola fine agli esperimenti e si guarda al futuro con una sicurezza che mancava da tempo. Non ci stiamo nascondendo dietro ad un dito: il motore grafico e fisico abbisognano più che mai di uno svecchiamento, anche per offrire un valido gancio alla visione del team di sviluppo. Eppure, ad oggi PES 2013 diverte e soddisfa, pur con qualche scivolone, andando a limare i tratti meno convincenti della precedente iterazione e proponendo un’impronta di gioco degnamente realistica. Prossimo appuntamento: Gamescom 2012. Restate con noi.

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