Hands on Pro Evolution Soccer 2011

Provata la nuova build negli studi Konami a Milano

hands on Pro Evolution Soccer 2011
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps2
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
  • iPhone
  • Pc
  • Psp

PES, anno zero. La serie griffata Seabass sputa un rospo fin troppo vecchio e finalmente guarda avanti, con un’umiltà che non guasta affatto e che quasi spiazza, considerata la rigidità ostentata del team nipponico nelle ultime edizioni.
Lo smalto cristallino dell’era pre-HD, guizzando di anno in anno verso un’immediatezza così lontana dalla sinfonia di gioco di cui un tempo si faceva promotore, è ormai guastato. Senza se, e senza ma. Tuttavia, per un Paesello conservatore come lo stivale nostrano, PES rimane ancora un punto di riferimento. E, ricordiamolo, il gioco più venduto. Un gradino sopra l’acerrimo rivale di casa EA, quest’anno più che mai pronto a completare l’assedio e ad affondare le unghie sulla piccolissima roccaforte italiana.
Quelli che giocano a PES per partito preso, affidandosi all’ultimo modello di paraocchi; quelli che si divertono genuinamente, perché ne adorano la ritmica profondamente arcade e la fluidità generale. Due tipologie di fan in campo, per due domande fondamentali: PES, dove sei? E, soprattutto, dove stai andando?
Dopo la prima, timida, scarpinata in quel di Los Angeles, Halifax ha pensato bene di mostrarne alla stampa italiana una versione più aggiornata, focalizzando la presentazione sul sistema di passaggi e sul ritmo di gioco.
E, finalmente, per la prima volta da quattro anni a questa parte, PES tira fuori la testa del buco culturale in cui s’era ficcato dicendo, gridando, urlando qualcosa di nuovo. Aria, aria, aria. Tira un vento nuovo, gente. Tempo di cambiamenti. Senza scimmiottare o rinnegare il proprio passato, senza dissimulare l’intenzione di prendere a modello le migliori intuizioni del concorrente diretto.
No, non è il solito PES. E nonostante il numero di magagne evidenziate durante il playtest, crediamo davvero non esista complimento migliore. C’è del coraggio, in PES 2011. Del sano e autentico coraggio. E, francamente, era ora.



Come ormai saprete, la barra di potenza per tiri e passaggi (visualizzabile a propria discrezione sotto i piedi del giocatore) serve a supportare e dare maggior senso al nuovo sistema di controllo a 360°, che di fatto dà il benservito al vetusto “8 direzioni”. La necessità di dosare con cura la pressione esercitata sul pulsante e direzionare lo stick anche solo per un semplice alleggerimento al compagno più vicino stravolge nettamente le convenzioni che fin qui ci hanno accompagnato. Il rischio che gli appassionati della prima ora rigettino le nuove soluzioni c’è, ed è alto: lo constatiamo nelle facce spaesate dei due professionisti invitati da Halifax. Non c’è PES League che tenga: PES 2011 è uno strappo alle regole con tutti i crismi, un risveglio da un lungo, lunghissimo letargo ideologico. E se lo giochi avendo in testa PES 2010, ti sega letteralmente le gambe. Il fiato. E forse anche la voglia di giocare. Perché in effetti il primo scoglio da superare -e da limare per il team nipponico- è una certa rigidità di fondo, una macchinosità che rende la manovra meno fluida e coinvolgente. Quantomeno di primo acchito. Poche partite sono sufficienti per sfruttare meglio la direzionabilità dei passaggi, per capire che servire il compagno sul piede giusto ne facilita lo stop, il dribbling a seguire, o la stoccata di prima intenzione. Poche partite per capire la nuova importanza del movimento senza palla, e degli spazi. Da intravedere ancora prima che si palesino fra le maglie dei difensori, aperti da alcuni movimenti maldestri dei centrali, o da un fuorigioco fatto male dei laterali. Il lancio negli spazi è dunque il nuovo graal di PES 2011, capace finalmente di dare vita a geometrie di gioco diverse e un po’ meno prevedibili. Ad ora il nuovo titolo Konami propone una soluzione intermedia al full manual di Fifa (la gestione dei lanci lunghi, per esempio, è molto meno intransigente), onestamente più grezza e giocoforza meno collaudata.
I problemi sono ricercabili nell’inerzia che appesantisce non di poco i giocatori, minandone eccessivamente esplosività e tempi di reazione. La lentezza con cui prendono posizione è a tratti esasperante e sicuramente sarà limata dal team nipponico nei prossimi mesi. La permanenza “subliminale” di alcuni binari di corsa, poi, vanifica talvolta la ricerca e la rincorsa dello spazio giusto (pochi istanti nella direzione sbagliata bastano per tarpare le ali a qualsiasi azione), ma anche questo figlio legittimo dell’acerbità della build provata.
La velocità di gioco (saranno 5 i gradi selezionabili), a livello normale, è finalmente vicina ad una reale partita di calcio fra esseri che non calzano propulsori spaziali, a tutto vantaggio della coralità della manovra.
Per ciò che concerne i dribbling, confermata la possibilità di creare dei preset di mosse concatenabili per personalizzare al meglio il proprio stile, agendo ovviamente sullo stick destro. Come erroneamente suggerito da alcuni filmati -utili a sottolineare la spettacolarità dei gesti, e non il loro ruolo all’interno dell’economia di gioco- PES 2011 non è un gioco per giocolieri della domenica. La gestione delle finte, l’aggregazione delle mosse, sarà intuitiva e accessibile (nessuna combinazione infinita di tasti), ma non per questo meno esigente in termini di tempismo, opportunità (postura del proprio giocatore, posizione rispetto alla palla, vicinanza del diretto avversario) e bravura. Il nostro playtest non è andato oltre delle finte basiche e degli scarti laterali al momento giusto: ne sapremo di più a Colonia.

La fisicità degli scontri è finalmente introdotta con cognizione di causa. Arrivare primi sulla palla non è solo questione di velocità: il gioco di spalla, la copertura col corpo donano una forza nuova al gameplay in tutti i reparti. Logicamente la prestanza fisica rifinita negli ultimi episodi di Fifa è quanto mai lontana: PES 2011 insegue comunque una propria filosofia di un gioco sì fisico ma soprattutto fluido, ed è questa la lente con si dovrebbe leggere questa caratteristica. Il contrasto è sicuramente più coinvolgente che in passato, così come la fase di copertura. Il pressing “a distanza” presentato all’E3 funziona: portare sull’esterno, magari con una spallata, un attaccante veloce come Messi non è più una chimera. Cassata, ad ora, la gestione del tackle via stick analogico, che ritorna di competenza di un tasto frontale.
Da rivedere l’IA della cpu e dei portieri: la prima in giudicabile per via di match uno contro uno, la seconda perché -si spera- non ancora implementata a dovere. Troppo facile bucarli, praticamente da ogni dove.
Infine, confermata la presenza della Master League online e dell’editor di squadre e stadi.
Altre novità ci aspettano alla Gamescom di Colonia. Non vediamo l’ora di conoscere quali.
Sul fronte tecnico, confermiamo quanto già espresso sulla build testata all’E3: PES 2011, pur non fregiandosi di un nuovo motore, è assai generoso sul fronte animazioni e modellazione dei calciatori, ora davvero similari alla controparti reali.
Da rifinire le texture del campo, ma il colpo d’occhio -specie sugli spalti, gremiti di figure poligonali- è invero spettacolare.


Pro Evolution Soccer 2011 Pro Evolution Soccer 2011, se non è sinonimo di riscatto, quantomeno si scrolla di dosso il peso di anni di involuzione, ideologica e di gameplay. Manca ancora diverso tempo alla release, ma la sensazione è che il sentiero imboccato sia quello giusto, perché conduce ad un calcio fatto di geometrie, di fisicità e geniali intuizioni. Macchinoso e fin troppo lento sulle prime, PES 2011 si lascia comunque apprezzare dopo una manciata di partite. E' un sentiero in salita, dannatamente in salita, soprattutto alla luce di una concorrenza spietata ed attrezzatissima, tuttavia confidiamo che a questo giro il caro vecchio PES tiri fuori i polmoni generosi di un tempo. Una bella sfida da seguire sulle pagine di Everyeye.it.