Hands on Puppeteer

Il teatro giapponese di Gavin More

hands on Puppeteer
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

La meraviglia nascosta di questo E3 è senza ombra di dubbio Puppeteer. Un platform sensazionale, animato da una direzione artistica preziosa e raggiante.
Prodotto da Japan Studio sotto la direzione attenta di Gavin Moore, Puppeteer fa esplodere la tradizione classica del platform, ne raccoglie i frammenti, e li utilizza per costruire scenografie intricate, sequenze sempre nuove, conducendoci attraverso un racconto mutevole e vivacissimo.

Bunraku

Dopo aver lavorato a The Getaway ed agli ultimi Forbidden Siren (fra cui lo sfortunato Blood Curse uscito ad episodi su PSN), Moore sentiva il bisogno di nuove sfide. Sentiva il bisogno di produrre un gioco che fosse nuovo, originale: che segnasse una cesura netta con la staticità della tradizione e del sistema dei generi. Puppeteer è nato con in mente un concetto ben preciso: l'immagine di un videogame che cambia ogni cinque minuti.
Ed in effetti Puppeteer è un gioco che sa trasformarsi, sconvolgendo di scena in scena le sue regole interne, la regia, la direzione dei piani sequenza, la prospettiva. Giocando a Puppeteernon vedrete mai due volte la stessa cosa”, afferma risoluto il game director, alla presentazione della nuova demo approntata appositamente per l'E3.

Le due scene a disposizione dei giocatori bastano a giustificare pienamente questa ambiziosa affermazione. Il primo spezzone è quello con cui il titolo fu presentato in occasione della scorsa Gamescom, che si concede stavolta in forma giocabile. L'incipit racconta quindi la storia di Kutaro, catturato dal Re della luna e trasformato in una marionetta per servire nel suo castello. Al giovane protagonista tocca in sorte un destino ancora peggiore, dal momento che il Re, infuriato, si mangia la sua testa e getta il suo corpo decapitato. Trovato un rimpiazzo di fortuna per il capoccione, Kutaro comincia la sua avventura per tornare a casa, accompagnato da Ying Yang, uno strano gatto volante.
Fin dai primi momenti di gioco comincia ad affermarsi il risoluto carattere di Pupeteer, sia sul fronte grafico che dal punto di vista ludico. Come si accennava, le scenografie che fanno da sfondo al viaggio di Kutaro sono dinamiche, mutevoli, ed evolvono continuamente come se fossero animate dal fare laborioso di attori invisibili. Il look del titolo si ispira alle suggestioni del Bunraku, il teatro giapponese delle marionette. La scena è composta quindi di elementi mobili, che spariscono all'improvviso e ricompaiono ad ogni volta che cambia il setting. Tutto in Puppeteer si muove, come tirato da carrucole invisibili e meccanismi di scena: lo spettacolo che si para davanti al giocatore è vorticoso e avvolgente. Fedele a questo suo guizzo teatrale, Puppetter viene direttamente “raccontato” dalla voce narrante, che segue minuziosamente le gesta di Kutaro, spiega quello che accade sulle schermo, accompagna e anticipa gli eventi: una prova di recitazione semplicemente perfetta.
Ma anche per quanto riguarda il gameplay, Puppeteer sa rivendicare una sua indole in qualche modo nuova. In fondo sempre di un platform a scorrimento bidimensionale stiamo parlando. Ma di un platform che si riempie di elementi nuovi, capaci di riscrivere le regole classiche del genere. Anzitutto, il curioso Ying Yang si muove sullo schermo seguendo gli impulsi della leva analogica di destra. Oltre al protagonista è quindi possibile controllare questo strano gatto volante, che anzi illumina le stanze buie con la sua pancia fluorescente, e cerca negli angoli e dietro gli oggetti delle nuove teste per Kutaro.
Brutalmente decapitato, il nostro protagonista ha bisogno di mettersi qualcosa sul collo: una testa di bambola, una classica zucca, un teschio abbandonato in un angolo, ma anche banane e cibarie di ogni tipo. Ognuna delle cento teste disponibili ha una sua abilità speciale, che può essere utilizzata per interagire con certi elementi dello scenario e sbloccare scorciatoie, stanze segrete e strade alternative. Kutaro può portare con se fino a tre teste alla volta, compresa quella che “indossa”: se verrà colpito dovrà inseguire il suo capoccione rotolante, ed avrà solo tre secondi per recuperarlo. Perdere tutte le teste significa ricominciare lo stage.

Mentre Kutaro zampetta dietro al suo cranio i giocatori di vecchia data saranno colti da qualche reminiscenza dell'indimenticabile Yoshi's Island, ed il parallelo non è poi così azzardato: nella storia del platform ci sono pochi titoli così ricchi e densi come il capolavoro Nintendo ed il Puppeteer di Japan Studio. Più avanti, si scoprono infatti i poteri del Calibrus, un paio di forbici magiche che Kutaro ruba al sovrano della luna, e con cui taglia drappi, liane, corde e tessuti. Il Calibrus, oltre ad essere utile per sbarazzarsi dei nemici, ci permette di interagire con gli elementi dello scenario, trascinati di forbiciata in forbiciata. E stupisce fin da subito l'estrema varietà con cui Puppeteer utilizza questa risorsa, per “allestire” strane corse ad ostacoli, boss fight, puzzle e rompicapo.
Esemplare, a tal proposito, è il nuovo livello presentato all'E3, in cui Kutaro affronta un enorme dragone che sembra uscito da una favola giapponese. Lo stage comincia con il protagonista a bordo di un fenicottero, che scivola sulle squame del drago ricordandoci il più famoso scimmione Nintendo a bordo dei carrelli da miniera. Superate le sequenze di salti e rimbalzi, Kutaro affronta l'enorme bestione, composto di una catena interminabile di tasselli di legno: ora sminuzza i pezzi con il Calibrus, ora li spacca usando l'abilità speciale della sue testa di bambola (che lancia una bomba esplosiva), ora schiva le fiatate ardenti del drago e affronta i nemici che l'enorme bestione riversa sullo schermo.
In questa sequenza c'è davvero tutto: c'è ritmo, stile, creatività. Ci sono frammenti della tradizione rimescolati in forme nuove, trovate geniali, in un mosaico di situazioni brillante e sfaccettato.

Puppeteer Non lasciatevi ingannare dal fare dimesso e dall'appartenenza ad un genere che solo raramente reclama le luci della ribalta: Puppeteer è uno dei migliori giochi in arrivo questo autunno, e la sua esibizione all'E3 è di quelle indimenticabili. Sostenuta da una visione creativa lucida, avvincente, la creatura di Gavin Moore sa reinventarsi senza sosta, dimostrando un dinamismo interno che di scena in scena scardina le regole della progressione e le riscrive. Potrebbe essere un nuovo approdo per i platform: un altro capitolo del nuovo canone moderno, scritto dopo il solco tracciato da Rayman Origins.