Exp 2011

Hands on Resistance 3

Provato con mano al Playstation Experience 2011

hands on Resistance 3
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3

Un bel sospiro di sollievo e passa la paura.
Resistance 3 c’è, esiste, è fra noi. E ha una voglia di riscatto davvero invidiabile, in special modo dopo la fiumana di critiche indirizzate al pur onesto secondo episodio.
E allora sotto con una demo sì in versione “toccata e fuga” -quella presentata al Playstation Experience londinese- eppure già dannatamente ficcante, convincente, un limpido segnale della vitalità di un franchise ingiustamente esautorato dei suoi comunque evidenti meriti.
Il primo passo coincide con un ritorno al passato, più vicino alle fresche intuizioni di Resistance: Fall of Man che ai proclami del capitolo numero due, di fatto meno caratterizzato sul fronte narrativo e privo del giusto carico di pathos, quello che ti entra dentro e rimane lì, anche a giorni di distanza dall’estrazione del gioco dalla console.

Storia e Sceneggiatura

Anni ’50, versione alternativa. Impellenti esigenze belliche hanno foraggiato uno sviluppo tecnologico devastante. Tutto inutile. I Chimera hanno le zampacce ben piantate sulla Terra, l’uomo è nell’angolo, piegato, accasciato sulle ginocchia a piangere e tremare. Prossima fermata: estinzione. Si prega di lasciare il posto.
Chi ha curato la sceneggiatura ci spiega che l’elemento emozionale, in Resistance 3, giocherà un ruolo essenziale nell’economia di gioco. Lo storytelling assurge ad un ruolo più consono il che tuttavia non si traduce in una trama necessariamente contorta. E’ la storia di un viaggio, pregno di disperazione, coraggio, follia. E quel pizzico di umanità che mancava al secondo episodio, troppo scompaginato e freddo.
Joe Capelli, già comprimario importante di Resistance 2 e dotato di un caratterino mica da ridere, è il nuovo protagonista. Deve ritrovare la sua famiglia, in un’avventura verso New York dai tratti non dissimili ai catastrofismi raccontati in Fallout o in Metro 2033. L’uomo, vessato da un incubo senza fine, sarà tratteggiato in maniera diversa, perché non tutti reagiscono allo stesso modo ad un’ apocalisse esistenziale ineluttabile.
Al filone narrativo principale, a sviluppo lineare, si intrecceranno piccole storie di ordinaria disperazione, che avranno il compito di aumentarne il carico empatico.
A New York c’è la possibile salvezza? Andiamo, non ci crede nessuno. Ma quando non hai più nulla cui aggrapparti, anche le illusioni paiono sufficientemente verosimili.

Hands-On

Le parole di cui sopra, perlomeno a livello di pura atmosfera, trovano riscontro nel breve hands on cui abbiamo partecipato durante il Playstation Experience. L’impatto è terrificante. Il cielo plumbeo vira verso il giallo marcio con una frequenza preoccupante. L’aria è mefitica, il vento sferza subdole scudisciate senza sosta alcuna. E’ l’inferno? No, solo una piccola frazione dell’Oklahoma. Una mappa chiamata, simpaticamente, The Haven.
Capelli e il suo gruppo sgangherato vengono scoperti e circondati da un numero disgraziato di Chimera. Dall’alto, diversi Dropship vomitano milizie senza pietà, mentre i nuovi Longlegs spiccano balzi davvero bastardi per appollaiarsi come avvoltoi sui tetti degli edifici. Il ritmo è serratissimo. L’IA dei nemici non lascia scampo. Si coprono vicendevolmente e ti vengono a stanare. Bisogna muoversi, e in fretta, anche perché il ritorno al passato include anche la presenza di medkit anziché di energia autorigenerante. In sostanza, sono cavoli amari.
L’area di gioco è sufficientemente aperta, una soluzione che verrà spalmata sull’intera esperienza ludica, a discapito dei tunnel “teleguidati” tipica di una scuola di pensiero fps dura a morire.
La presenza di arene ampie e diversificate agevolerà sia il boss fight che lo sfruttamento strategico dell’arsenale a disposizione, un marchio di fabbrica delle produzioni Insomniac.
Per ciò che concerne il secondo punto, riecco il menù radiale che agevola la scelta dell’arma più adatta alla situazione oltreché al nostro stile di gioco. Sebbene il fattore “quantità” sia stato ampiamente confermato, nella build erano giocabili solo vecchi gingilli, come l’Auger, capace di individuare i punti deboli del bestio in questione e agevolarne la dipartita.
Novità assoluta l’implementazione degli upgrade, che andranno a premiare l’utilizzo intensivo delle armi secondo uno schema, ci assicurano gli sviluppatori, bilanciato.
Sul finale, lo scontro col simpatico Brawler. Uno cugino lontano del vecchio Donkey Kong, e parecchio incattivito, considerando come sfrutta l’ampiezza dell’area di gioco per caricare il povero giocatore, e non dimenticando di scaraventare in aria automobili (o quel che ne rimane) e rottami assortiti. Un tipo, quindi, preferibilmente evitabile, che è comunque un piacere schiantare col già citato Auger.
Il ritmo di gioco è frenetico come da tradizione, ma le mosse vanno accuratamente pianificate, i movimenti soppesati con cautela. La sproporzione numerica delle due fazioni è innegabile, e la pressione esercitata dall’IA nemica non è da meno. Lo sfruttamento delle potenzialità dell’area di gioco, dalla relativa verticalità dei suoi edifici, alle coperture meno ortodosse, rimane quindi l’unica chiave di lettura per una demo davvero riuscita.
Tutto tace sul fronte multiplayer, sebbene il leitmotiv dichiarato dai producer prediliga la qualità, in luogo della mera quantità (i rimandi, come sempre, portano al secondo capitolo).
Dove l’abbiamo già sentita, questa?

Visivamente

L’apparato estetico pare già solido, soprattutto alla voce caratterizzazione. Si pensi ai cromatismi, all’uso dei particellari che puntellano di tutto punto la corretta impostazione catastrofica.
Ottimo anche il frame rate, che non pare soffrire troppo la presenza di un caos così marcato.
Avremmo però preferito una maggiore interazione ambientale, vedremo se il motore ospiterà in dirittura finale qualche feature in questo senso (di fatto non escluse dal team).

Resistance 3 Resistance 3 ha un bel coraggio. Si rituffa nel passato per ripescare quella freschezza che aveva giovato al primo capitolo, intessendolo con una maglia narrativa davvero efficace. Serrato ma non claustrofobico, il prodotto Insomniac pare dunque aver trovato la propria strada. Ora non resta che attendere il test del multiplayer. Per ora, tenete in caldo gli anticorpi.

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