Hands on Ridge Racer Driftopia

Lo storico Racing di Namco si dà al Free to Play

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Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • Pc
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Ridge Racer ha rappresentato per molto tempo un simbolo per i racing game su console, presentandosi in perfetto orario per il lancio di ogni nuovo hardware dall'inizio dell'era Playstation in poi. Negli ultimi anni ha però incarnato anche le difficoltà dell'industria giapponese di rimanere al passo con quella occidentale, nel tentativo di uscire da una crisi creativa e produttiva che ne ha di fatto sancito la perdita di valori, sia in termini di mercato che di prestigio.
Lo spostamento dello sviluppo di svariate serie nipponiche, concesse di fatto a studi americani o europei, alla fine ha interessato anche lo storico racing arcade. I risultati non sono stati eccezionali, e la decisione di abbracciare il modello free-to-play testimonia oggi il tentativo di continuare a rimanere a galla anche se la sicurezza delle decadi precedenti è ormai venuta meno. Da Ridge Racer Unbounded la serie è in mano a Bugbear Entertainment, studio svedese che ha ottenuto un buon successo in passato grazie ai vari episodi di FlatOut; il prossimo Driftopia rappresenterà il primo passo del franchise verso il nuovo modello di business, prima su PC e in seguito di Playstation 3.
Abbiamo avuto l'opportunità di provare la versione beta attualmente disponibile in anteprima su Steam, che rafforza l'idea alla base del nuovo corso della serie.

Unbounded next

Moltissimi elementi di Ridge Racer Driftopia riportano alla mente Unbounded, episodio accolto l'anno scorso in maniera controversa, con gli storici fan della serie che sono insorti per il cambio di stile e i curiosi che si sono avvicinati al gioco soprattutto per la cronica mancanza di titoli di grande richiamo nell'ambito dei racing game arcade.
I tratti distintivi di Unbounded vengono riproposti in maniera praticamente immutata, come si può intuire già dai primi istanti grazie al mood dei menu di gioco: scuri, netti, metallizzati.
Un breve tutorial introduce il giocatore alla sua prima discesa in pista, che passa dalla selezione di un veicolo e dall'attivazione di carte speciali, ognuna delle quali può garantire un proprio effetto temporaneo che permette di aumentare la competitività del mezzo o aggiungere effetti meramente estetici, come l'impennata in fase di accelerazione.

Poco prima di arrivare sul tracciato si otterrà poi la conferma definitiva sul fatto che in Driftopia e Unbounded scorre lo stesso sangue: è nuovamente presente il tasto per innescare i drift.
Invece di utilizzare il freno, per eseguire una sbandata controllata basta premere il tasto specifico, introdotto proprio con Unbounded e che non ha convinto del tutto già in passato.
Anche la fisica appare mutuata direttamente dall'episodio precedente, con i veicoli che non sempre si comportano in maniera coerente: la loro massa che viene ben rappresentata durante gli impatti, ma appena lo sterzo supera un determinato angolo di curvatura e retrotreno inizia a slittare in maniera innaturale.
Driftopia ripropone anche l'opportunità di distruggere alcuni elementi degli ambienti, in modo da sbloccare scorciatoie che poi tutti i partecipanti alle gare potranno sfruttare. La meccanica è anch'essa molto simile al passato: in determinate sezioni dei tracciati viene segnalato un punto debole, da sfondare lanciandosi a tutta velocità per abbattere muri, colonne e altre strutture degli edifici. Si creano veri e propri "fori di entrata", per attraversare uffici, banche e centri commerciali.
Il feedback di guida è quello già visto all'opera in Unbounded e difficilmente un giocatore medio potrebbe distinguere i due giochi se dovesse provarli fugacemente per pochi minuti senza la possibilità di navigare all'interno dei menu. L'unica discriminante potrebbe quindi essere la componente grafica.

A tutto gas ma senza spendere

In un titolo free-to-play l'aspetto estetico ricopre un duplice ruolo molto importante: il colpo d'occhio deve impressionare, in modo da attirare i giocatori verso il download ed una prova completamente gratuita, senza porre nel contempo troppe limitazioni relative all'hardware richiesto.
È quindi un rapporto conflittuale, in quanto la grafica deve risultare appariscente, evitando però di tagliare fuori parte dell'audience potenziale: in quest'ottica Driftopia riesce a convincere, offrendo una resa simile a quella di Unbounded, con l'aggiunta di qualche effetto che non appesantisce troppo il motore di gioco, performante anche su computer ormai datati.
Non è quindi sull'aspetto grafico che la natura free-to-play del progetto emerge, ma sul numero puro di contenuti e soprattutto sulla struttura generale. Driftopia perde infatti alcuni elementi fondamentali che hanno favorito Unbounded ai tempi della pubblicazione: il multiplayer online e soprattutto il gigantesco editor di tracciati.
In Driftopia non esistono infatti modalità competitive che permettono vere gare a più giocatori: ogni sfida si basa sui tempi registrati dagli altri utenti, ma gli avversari in pista saranno sempre e comunque gestiti dall'IA, senza la possibilità di gareggiare direttamente con i propri amici. Non si potrà nemmeno creare le proprie piste e condividerle con la comunità. Lo sblocco di nuovi tracciati è legato al sistema di progressione, basato sull'esperienza accumulata e vinta in gara.

Driftopia incarna quindi in pieno lo spirito del free-to-play, dando l'opportunità di iniziare a giocare gratuitamente, e sbloccando poi slot per il proprio garage, nuove auto, tracciati e potenziamenti secondo due sistemi: o continuando a guidare e migliorando le proprie performance, oppure acquistando svariate tipologie di pacchetti, ognuno dei quali include contenuti differenti.
I prezzi sono vari e partono da pochi Euro fino ad arrivare a qualche decina per quelli più completi. E' difficile valutare in questa fase beta se il bilanciamento sia adeguato e se l'esborso monetario sia effettivamente ben rapportato ai contenuti offerti, soprattutto a causa del basso numero di utenti presenti sui server. Più subdola invece la necessità di spendere crediti di gioco per aggiustare un veicolo danneggiato in seguito ad un impatto troppo duro; fattore che può limitare la fruizione del gioco nel caso in cui tutto il proprio garage sia temporaneamente impossibilitato a scendere in gara.

Ridge Racer Driftopia Ridge Racer Driftopia offre ciò che di buono proponeva Unbounded, traslandolo però nel mondo dei free-to-play: nel passaggio non tutto però viene mantenuto e se il prezzo del gioco, almeno ad un primo approccio, viene completamente azzerato, alcune feature che avevano caratterizzato il titolo precedente vengono definitivamente abbandonate, come l'editor di piste, vero e proprio fiore all'occhiello della produzione recente di Bugbear Entertainment. Driftopia soddisferà quindi chi ha amato Unbounded e potrebbe attirare nuovi giocatori grazie alla mancanza di un costo da pagare per iniziare a correre. Il successo di un free-to-play passa però anche da un giusto bilanciamento e da una campagna di marketing in grado di raggiungere ogni tipologia di utenti, quindi solo in futuro, ed anche con l'aiuto dell'annunciata versione per Playstation 3, si potrà valutare se l'ennesimo cambio nella formula di Ridge Racer risulterà vincente.

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