Hands on Ridge Racer Unbounded

Provata una build non definitiva

hands on Ridge Racer Unbounded
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Al solo sentir nominare Ridge Racer molti lettori proveranno un tuffo al cuore, memori di quelle battaglie a suon di drift e sportellate "rimbalzanti" che li hanno accompagnati sin dal lontano 1996. La serie, giunta sempre più stancamente sino ai giorni nostri, aveva però evidente bisogno di uno scossone. Namco-Bandai, sempre attenta ai suoi brand più importanti, non ha tardato a capirlo, ingaggiando i BugBear Entertainment (Flatout) per operare una decisa rivoluzione ed un reboot che fosse degno di una generazione oramai al pieno del suo potenziale.
Il risultato è stato quel Ridge Racer Unbounded che noi tutti abbiamo già imparato a conoscere, fatto di corse clandestine e derapate votate solo alla spettacolarità e all'accumulo di bouns. Si è persa, insomma, quella "giapponesità" (passateci il termine) che aveva garantito sinora il successo del marchio, rendendolo per lo stesso motivo ben poco aperto al grande pubblico. Una delle molte contraddizioni del mondo Giapponese, insomma, risolta forse una volta per tutte dagli "occidentalissimi" BugBear (lo studio ha sede in Finlandia).
Per scoprire cosa ci sia effettivamente dietro all'ultima produzione corsistica Namco-Bandai, noi di Everyeye.it ci siamo affidati al solito codice non completo, recentemente giunto in redazione.

Dominare la strada

L'offerta ludica di Unbounded è davvero corposa. Il single player ci viene anzitutto presentato con una sorta di substratum narrativo che, nelle intenzioni del team, dovrebbe fare da collante tra le spericolate scorribande. La città di Shatter Bay è caratterizzata, come nei migliori gangsta movie, dalla netta separazione sociale tra i ricchi residenti dei quartieri alti e i disperati occupanti dei sobborghi. A lottare contro questa suddivisione una banda di racer spericolati, denominata Unbounded. Attraverso le corse automobilistiche e la devastazione procurata nel ventre cittadino questi piloti sovversivi tentano di mandare un segnale forte di ribellione sociale, al quale risponderà anche il nostro alter ego, più che mai deciso ad entrare a far parte del movimento. Per farlo sarà chiamato, neanche a dirlo, a mostrare le sue doti sull'asfalto, facendo stridere le gomme più degli altri e raggiungendo velocità degne di un vero Unbounded. A questo punto entra in gioco il videoplayer, che si troverà di fronte un gradevole HUB con tipica suddivisione della ridente cittadina in quartieri. Ogni quartiere dovrà essere conquistato a suon di derapate, gareggiando in eventi molto diversi tra loro ed in grado di mantenere sempre altissimo il tasso d'adrenalina.
Tra le tipologie d'evento proposte troviamo Drift, competizione totalmente basata sull'abilità nel derapare, Shindo, una modalità che riprende lo spirito originale della serie focalizzandosi sulla tecnica di guida e la ricerca della traiettoria migliore, e Domination, la gara per eccellenza dove conta sì arrivare per primi, ma ancor più farlo innestando qua e la eventi distruttivi e takedown a scapito degli altri piloti. Leggermente più a margine, e decisamente più folli, i Time Attack, suddivisi in Stunt, dove guadagneremo tempo in seguito alle evoluzioni; Fuga -un classico Guardie e Ladri con la Polizia- e Frag, che ci vedrà impegnati a bordo di mezzi del tutto inusuali (enormi camion e simili) nel disseminare nelle strade quanto più caos possibile in un certo intervallo di tempo. Sbloccando nuovi scenari e veicoli, chiaramente, tutte queste modalità verranno continuamente declinate da piccole ma funzionali variabili, che ne amplieranno in maniera convincente la longevità.
Gara dopo gara guadagneremo Domination Points, utili sia per progredire nella Carriera da Unbounded che per qualificare il proprio driver status online, altra componente fondamentale del titolo BugBear. Le tipologie d'evento, in questo caso, saranno "solo" tre: Challeges (le sfide a tempo organizzate dal dev team ed hostate sui server ufficiali), Multiplayer (contenitore all'interno del quale saremo in grado di organizzare noi stessi le partite che più ci aggradano - dalla gara privata al Domination pubblico) ed infine World Cities, vero e proprio perno della componente online. Riguardo a quest'ultima, tuttavia, gli sviluppatori hanno deciso di prendersi un bel rischio. Si tratterà infatti di correre sui circuiti creati dagli utenti online, tramite il completo editor di tracciati messo a disposizione dal gioco. Ripescando tra le modalità già descritte e le varianti che dal single player verranno qui travasate, dovremo letteralmente conquistare le città dei nostri amici online, mentre loro tenteranno di fare lostesso con le nostre. Le dinamiche precise, al momento, non ci sono perfettamente chiare (il codice non implementava la prova di questo frangente); quel che è certo è la bontà dell'Editor dei tracciati, di cui abbiamo ampiamente parlato in questo articolo precedente. Tramite pochi e semplici passaggi saremo in grado di ricostruire, tra una svolta ed un sottopasso, un circuito completo, aggiungendo in seguito tutti i dettagli e gli elementi collaterali del caso (elementi distruttibili, ad esempio). Condividerlo, a questo punto, sarà questione di pochissimi click - un'operazione tanto facile quanto remunerativa, dato che concorrerà ad ampliare ulteriormente la longevità, rendendola pressoché infinita a fronte della creatività dei giocatori.

Tra una derapata ed uno schianto

Se dal punto di vista delle game modes Ridge Racer Unbounded appare quasi impeccabile, è sotto il profilo ludico che nasconde qualche imperfezione. Per chi ancora non l'avesse intuito è anzitutto doveroso specificare che i punti di contatto tra questo nuovo capitolo e la storica saga sono del tutto inesistenti. La derapata, nel caso della produzione BugBear, è un mero strumento di spettacolarizzazione della scena, nonché mezzo per guadagnare punti utili ad ottenere Turbo Boost e sbloccare Trigger Event vari. Scesi in pista, dunque, ci troveremo di fronte ad un mix tra Burnout e Split Second, con le dovute proporzioni e le dovute distanze da entrambe le produzioni. Tra un salto ed una sbandata riempiremo la classica barra del Tubro, che ci permetterà non solo di attivare la spinta e velocizzare l'azione, ma anche -e soprattutto- di sbalzare gli avversari contro ostacoli di vario genere, nonché creare scorciatoie sfondando muri di recinzione, porte vetrate e quant'altro. Le similitudini con i già citati titoli sono dunque più che palesi, anche se, a voler mettere i puntini sulle "i", si possono chiaramente intravedere anche le differenze. Nella distruzione degli scenari, ad esempio, veicolata non solo da quick time event prontamente innescati ma anche dal sopragiungimento a massima velocità contro gli elementi più fragili. Differente, inoltre, l'utilizzo di tale interattività: mentre nel titolo Black Rock, più che creare comode scorciatoie, si era propensi all'ostacolare (se non distruggere) l'avversario qui avviene esattamente il contrario. Anche sul versante "Takedown" le meccaniche sono leggermente differenti: non ci sarà alcun tipo di premio per aver sbalzato via un avversario, così come il gameplay non s'incentrerà in nessuno dei suoi risvolti su questa pratica.
A differire maggiormente però è il sistema stesso di guida, fortemente arcade ma in una maniera non sempre convincente al 100%. Mentre le produzioni arcade alle quali siamo abituati mostrano la grande agilità e manovrabilità dei veicoli in unione ad un senso di velocità spesso ricercato ed estremizzato, Unbounded inciampa in un driving system che ha forse bisogno di qualche "aggiustatina" da qui alla data d'uscita. Il feeling con i veicoli, pur diversificandosi a seconda della tipologia e delle caratteristiche, risulta un pò troppo compassato e pesante, con la presenza ingombrante di un effetto perno che non rende certo la vita più facile. Sfrecciare nelle strade cittadine, inoltre, non si rivela esaltante come dovrebbe, regalando un senso di velocità piuttosto blando e non sempre in grado di aumentare il tasso d'adrenalina nel videogiocatore. Adrenalina pienamente in circolo, invece, nelle fasi d'accelerazione per merito del Boost, dove si esprimerà tutto il potenziale del titolo BugBear, specialmente quando vi troverete in procinto di devastare una costruzione per accorciare i tempi sul giro.
A fare sicuramente da contraltare, benché si parli chiaramente di ambiti totalmente differenti, la varietà garantita dalla quantità di scorciatoie ed elementi presenti nei tracciati. In questo caso la produzione darà veramente il meglio di se, permettendo al giocatore di gareggiare diverse volte sullo stesso tracciato praticamente senz'accusarne il colpo. Non benissimo, invece, l'intelligenza artificiale, dimostratasi più volte sin troppo permissiva nei nostri confronti.
Alti e bassi legati al gameplay vedono nel comparto tecnico un sorprendente parallelismo. La modellazione poligonale di vetture ed elementi ambientali non da adito a critiche, mostrando anzi i muscoli nei frangenti più spettacolari. A non convincere pienamente, ad un attento esame, sono invece le texture, di tanto in tanto poco definite e non arricchite da convincenti mappe superficiali in grado di incrementarne la tridimensionalità. A fare da giusto contorno ad una produzione strettamente legata alla spettacolarità una serie di effetti grafici raffinati, sui quali il team pare aver lavorato in maniera davvero accurata. Si parte dalle strisce luminose lasciate dai fari delle auto e dai neon che ne caratterizzano le componenti più "tamarre" fino ad arrivare alle indicazioni dell'HUD a schermo. Tachimetro e barra del Boost a parte, ogni altra indicazione (distanza dall'avversario più vicino, numero dei giri da completare..) sarà segnalata in sovraimpressione direttamente sul circuito. Un effetto dai toni hi-tech tanto in voga anche nelle ultime produzioni hollywoodiane, che in Ridge Racer Unbounded funziona egregiamente. Nell'andirivieni tra alti e bassi si chiude con un non troppo convincente sistema di collisioni, che a dire il vero non è mai stato il punto forte della saga - ma erano altri tempi. Qualche imperfezione ed un sistema di rilevamento danni a prima vista piuttosto "randomico", sembrano necessitare di una piccola revisione prima del fatidico day one, pena uno sgarbo eccessivo al ben riuscito comparto tecnico/grafico della produzione.
Il sonoro è all'altezza, con brani pop, hip-hop e dance che si mescolano perfettamente per sostenere la tipica atmosfera delle gare clandestine. Il campionamento di motori e rumori ambientali accettabile.

Ridge Racer Unbounded Ridge Racer Unbounded ha diverse carte in regola (divertimento e varietà su tutte) per fare bene e rilanciare un brand oggi quasi dimenticato. Non dobbiamo sottovalutare, però, il peso del totale cambiamento sui fan di vecchia data, che non troveranno alcunché dei classici Ridge Racer nella produzione BugBear, domandandosi il perché di tale nomenclatura. Da valutare in maniera più approfondita in fase di recensione, infine, il peso di un driving system ad oggi non del tutto convincente e di un comparto multiplayer con potenzialità davvero incredibili ma legate a doppio filo alla partecipazione della community. Ridge Racer Unbounded, insomma, è ancora tutto da scoprire. Restate sintonizzati su Everyeye.it per saperne di più.

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