E3 2013

Hands on Ryse: Son of Rome

Finalmente l'IP esclusiva di Crytek si mostra alla stampa

hands on Ryse: Son of Rome
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • Xbox One
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Tra i tanti annunci di uno scoppiettante Xbox Media Briefing, è normale ci siano anche note meno poderose; titoli capaci di mostrare un carattere solido, pur non entusiasmando nel complesso. E’ ad esempio questo il caso di Ryse, la nuova IP Crytek in esclusiva Xbox One.
Annunciato all’E3 2011 come primissima applicazione veramente hardcore per Kinect, il titolo Crytek è stato ampiamente rimaneggiato, trasformandosi in un più canonico action-adventure in terza persona. Focalizzato soprattutto sulla spettacolarità del combattimento, il titolo ha mostrato una certa linearità, confermata durante il nostro prima hands-on: la progressione piuttosto inquadrata sembra voler mettere in risalto quella che è la principale qualità della produzione Crytek, ovvero l’elevato impatto scenico.

Al mio segnale scatenate l’inferno

Per quanto il concept, a livello di gameplay, sia profondamente mutato dall’ultima volta, protagonisti ed ambientazione sono rimasti gli stessi. Cevat Yerli, intervenuto sul palco, ha confessato di aver sognato a lungo la realizzazione di un videogame ambientato ai tempi dell’Impero Romano, riuscendoci finalmente grazie ad Xbox One. Ci troveremo dunque nei panni di Mario Tito, generale romano impegnato a condurre le truppe in una non precisata Guerra. A livello storico non si è ben capito, infatti, se Ryse punti a rimanere in qualche maniera fedele ai manuali o se, invece, si limiti a riprendere il periodo storico come riferimento liminale. Da quanto visto nella demo le ipotesi convergono maggiormente verso la seconda opzione, dato che tra location, strutture ed abbigliamento/look degli avversari la “confusione storiografica” appare palese.
Al di là della fedeltà storica comunque, la produzione Crytek mette subito in tavola un coinvolgimento elevatissimo, dettato già nei primi istanti da un solenne discorso del protagonista ai suoi sottoposti, molto d’impatto anche perché contornato dal tuonare di dardi infuocati nel cielo e dalla dilagante distruzione attorno ai protagonisti. Polygon Counting e qualità delle animazioni facciali sono senza dubbio i punti forti del motore (una versione riveduta e corretta dell’ultimo Cry Engine), che ci mostra un’espressività dei volti assolutamente convincente ed una solidità poligonale di altissimo livello. Appena lo sbarco si concretizza e le legioni approcciano finalmente la spiaggia, viene messa in luce anche la qualità dell’implementazione particellare, strabiliante per la mole di schegge, lapilli, granelli di sabbia e frammenti d’ogni genere che l’engine riesce a gestire contemporaneamente. Svariati script intervengono intelligentemente per rendere ulteriormente cinematografica la scena, mostrandoci soldati abbattuti, feriti ed urlanti proprio ai nostri piedi, mentre sulla spiaggia che ancora stiamo calcando si schianta prepotentemente una delle navi romane. Il frame rate rallenta appena quando il protagonista muove deciso i suoi primi passi verso i più vicini avversari, mostrandoci un sistema di combattimento forse un po’ troppo povero, ben più snello dei classici action 3D. Tre i tasti per gestire ogni scontro: uno dedicato alla parata (grazie alla quale sbilanciare i nemici), uno all’affondo ed il terzo alla spinta sfruttando lo scudo. Le combinazioni fluiscono in maniera naturale ed automatica, semplicemente variando il timing di pressione dei tasti. Riguardo alla parata, naturalmente, sarà necessario un ulteriore occhio di riguardo per contrastare il colpo all’ultimo secondo ed aprirsi un varco nelle difese nemiche. Così facendo, e senza soluzione di continuità dato che basterà spostare la levetta analogica per puntare ciascun avversario presente (rompendo in maniera efficace le animazioni), avremo l’opportunità di far breccia, indebolendo l’avversario per un QTE finale. Uno dopo l’altro i nemici cadono inerti sotto i colpi del nostro eroe, in grado di concatenare spettacolari instant kill dopo appena un paio di colpi, e constatiamo purtroppo che non è necessario azzeccare il Quick Time Event per mettere a segno l’uccisione: questo servirà infatti solamente per guadagnare punti extra. Una scelta abbastanza discutibile.
Per quanto la varietà, in questo senso, si sia dimostrata moderatamente elevata, tra eliminazioni singole, multiple e dipendenti dalla posizione dell’eroe e dei suoi avversari, il sistema ci è sembrato un po’ troppo limitato e limitante. Nemici che attaccano quasi sempre singolarmente ed eccessiva facilità nell’esecuzione dei già citati QTE potrebbero mettere i bastoni tra le ruote a quella che Microsoft vorrebbe far diventare l’alternativa Xbox a God of War: un titolo epico, visivamente impressionante e dal focus pesantemente incentrato sui combattimenti. Al momento, in ogni caso, non si può fare un paragone di questo tipo; troppo poco si è visto di Ryse e troppo poche caratteristiche si conoscono del suo effettivo sistema di gioco.

Certo è che, volendo a tutti i costi coinvolgere il giocatore in un’esperienza hollywoodiana, Ryse deve forzatamente fare i conti con una linearità piuttosto elevata, sacrificando l’esplorazione e le interessanti sessioni platformiche presenti nel titolo Santa Monica; una progressione inquadrata per guidare il giocatore attraverso un’esperienza quanto più possibile immersiva, che non lesina comunque sulla componente RPG di personalizzazione del personaggio.
L’assedio finale alla roccaforte, che costituisce l’obiettivo della missione, dimostra chiaramente la natura di Ryse. Gli script si inseriscono ancora una volta prepotentemente, catapultandoci in un assalto abbastanza guidato ma di grande impatto. Sfruttando un sistema di comandi contestuali Mario Tito può ordinare alternativamente ai suoi di chiudersi a falange, evitando le frecce scoccate dai nemici, o scagliare le lance verso gli arcieri, agganciati da un sistema di mira automatico. Il combattimento, grazie anche ad un sistema di inquadrature dinamico ed assolutamente ben implementato, ha un forte impatto (alla 300 di Snyder), pur lasciando un minimo scettici di fronte ad una produzione leggermente in controtendenza rispetto a dove pare puntare la Next Gen, ovvero sulla libertà d’azione più estrema e sull’open world spinto. L’hands on dalla demo, un paio di scontri e Quick Time Event dopo, si chiude con l’ennesima dimostrazione di forza: il protagonista ordina l’attacco finale alla roccaforte, rimanendo ad osservare mentre, in real time, la muratura si sgretola impietosamente sotto il pesante colpo di un enorme macigno. L’inquadratura si sposta dunque ai cancelli principali, dove oltre un centinaio di legionari romani si apprestano a prendere il controllo della struttura.
Per gli amanti dell’action genuino e brutale ad alto tasso di spettacolarità, Ryse si è dimostrata quest’oggi un’IP dalle buone prospettive, presentando una spiccata teatralità di fondo in tutte le situazioni, senza lesinare sulla qualità visiva e sulla componente registica, che è infatti uno dei suoi punti più forti. Un’esperienza che farà comunque fatica a sfidare God of War, anche senza calcare del tutto lo stesso terreno. Anche a fronte di una progressione molto più incentrata sull’aspetto narrativo, le debolezze del combat system sono molto evidenti, chiaro retaggio delle meccaniche Kinect-oriented. Se Crytek non riuscirà a porre rimedio, potremmo trovarci a dover fare i conti con ottime idee in parte sprecate.

Ryse: Son of Rome Ryse è uno di quei titoli che necessitano maggiore approfondimento. Dalla sua la produzione Crytek ha un impianto tecnico di primissimo livello, coadiuvato da una regia esperta in grado di immergere efficacemente il giocatore in qualsiasi situazione. Per permettersi tutto questo deve però fare a meno della libertà d’azione che tanti altri invece propongono, incanalando la progressione sui binari della narrazione preponderante, altrimenti Ryse andrà incontro, da questo punto di vista, a pesanti critiche e limitazioni. Per ora, in ogni caso, ci manteniamo sufficientemente ottimisti, dato che la demo odierna ha saputo regalare, complessivamente, sensazioni piuttosto positive. Peccato solo per un sistema di combattimento al momento non all’altezza della tecnica superlativa.