GCom09

Hands on Scribblenauts

Provato con mano il piccolo miracolo di 5th Cell

hands on Scribblenauts
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • DS

Presente sullo showfloor della gamescom di Colonia, poco distante dallo stand di Nintendo, Scribblenauts ha fatto bella mostra di se con numerose postazioni di gioco, sempre colme di visitatori divertiti e immerse in enormi cartonati riproducenti alcuni artwork del gioco.
Abbiamo potuto quindi provare in prima persona il titolo sviluppato da 5th Cell (nella sua versione italiana), non solo per mettere alla prova il database di oggetti presenti nel gioco, ma anche per affrontare e cercare di risolvere alcuni dei puzzle proposti.

Come tieni a bada dei barracuda famelici?

Per chi non lo sapesse, Scribblenauts altro non è che un puzzle game suddiviso in stage, in ognuno dei quali lo scopo è quello di raggiungere una stella chiamata Starite. Gli oltre 200 livelli di gioco prevedono una struttura mano mano più complicata, in cui la Starite è posta in luoghi a prima vista irraggiungibili o comunque colmi di pericoli. L'unica “arma” in possesso del nostro protagonista, un omino di nome Maxwell, è un taccuino in grado di materializzare qualsiasi oggetto il cui nome vi venga scritto sopra; grazie agli oggetti evocati e alle interazioni fra di essi sarà possibile raggiungere la meta, notando che non esiste un metodo giusto o sbagliato per farlo: se saremo in grado di raggiungere la Starite bene, altrimenti bisogna spremersi le meningi e ingegnarsi a inventare un altro metodo.
Questo concept, a prima vista fin troppo ambizioso ha resistito alle prove dei vari giornalisti che l'hanno messo alla prova, tanto da far guadagnare a Scribblenauts il titolo di Best of the Show allo scorso E3 da parte di numerosissime testate. La nostra prova ha riguardato alcuni dei primi livelli, poco più di un tutorial in cui raggiungere una Starite posta sulla cima di un albero (è bastato evocare un trampolino e farci saltare su Maxwell) per poi passare ad altri stage in cui spremere per davvero le meningi.
Il primo vedeva una vasta zona di terra friabile in cui erano nascoste delle casse, una delle quali contenenti la Starite. Dopo aver risolto il livello grazie all'ausilio di una scavatrice (ci era sfuggita la pala posata poco distante) la ricerca di un metodo più velo ci ha portato all'evocazione di una bomba atomica: com'era prevedibile, il metodo si è rivelato un filino drastico e ha portato alla morte di Maxwell e alla necessità di ricominciare il livello (da notare l'effetto legato all'esplosione atomica, ovvero lo schermo che diventava lentamente bianco, seguito dall'esplosione di tutti gli oggetti interattivi presenti). Per porre rimedio a tale piccolo inconveniente abbiamo dunque posto il protagonista all'interno di un rifugio antiatomico per poi sganciare l'ordigno; purtroppo anche questo tentativo si è rivelato un fallimento, visto che bisogna stare attenti a non distruggere la Starite.
Passando ad un altro stage, la stella era sospesa ad una fune, a sua volta fissata ad un'asse in bilico su di un pozzo il cui fondo era popolato da affamatissimi barracuda. I primi tentativi si sono rivelati infruttuosi: distruggere fune e asse non era un problema (una volta con una sega, poi con una termite e successivamente con mitra e bazooka), ma ovviamente la Starite cadeva in acqua, e tutti i tentativi di neutralizzare o distrarre i barracuda si sono rivelati inutili. Un pezzo di carne non li saziava, un pescatore munito di canna da pesca non era in grado di pescarli (troppo lontani), ed uno squalo li mangiava, ma poi come liberarsi dello squalo? La soluzione dell'enigma ha richiesto un approccio meno bellicoso: un tavolo di legno, posto in fondo al pozzo ha galleggiato fino alla superficie, fornendo una base d'appoggio per la Starite caduta; una volta posta a distanza di sicurezza dai barracuda, è stato facile raccogliere la stella.
Un altro livello è stato risolto grazie ad un immediato slancio di fantasia: Starite era posta sul fondo di un corridoio, il cui tetto aveva due piccole rientranze, e al cui centro era posto un violento tornado. L'uso di un rampino ci ha permesso di aggrapparci in diversi punti del soffitto, superando, seppur a fatica, il tornado.
Altro stage: Starite posta in fondo ad un livello colmo di orsi famelici. Qui la soluzione è stata semplicistica, ovvero far comparire dio (sempre disposto a proteggerci) e raggiungere così indenni la meta.
Molto più articolato un altro livello, contenente un pozzo nel cui fondo era posto uno squalo ed una serie di fili i quali attivavano dei meccanismi particolari. Purtroppo il tempo a disposizione non è stato sufficiente per raggiungere la Starite, ma i tentativi fatti hanno portato all'interessante idea di evocare un uomo che reggesse una fune a cui collegare Maxwell in modo da farlo calare alla giusta altezza nel pozzo.

Considerazioni sparse

I diversi tentativi fatti durante i livelli considerati ci hanno permesso di apprezzare il lavoro svolto dagli sviluppatori per quanto riguarda il numero di oggetti inseriti e le interazioni fra di essi. È stata sinceramente una sorpresa vedere comparire un rifugio antiatomico (col suo sprite personalizzato e non riciclato da altri oggetti), così come è stato divertente vedere combattere un toro e un torero, o evocare uno zombie e veder trasformare in non-morti tutti i personaggi umani con cui entrava in contatto.
Purtroppo (ma inevitabilmente vanno registrati anche i punti deboli del titolo 5th Cell. Il maggiore è senz'altro il sistema di controllo, troppo spesso impreciso e causa del fallimento di uno stage. I comandi sono affidati totalmente al pennino, sia per quanto riguarda la gestione degli oggetti evocati che per i movimenti di Maxwell; toccando un punto qualsiasi, il protagonista cercherà di raggiungerlo, dunque basta mancare di poco un oggetto che si voleva manipolare per vedere Maxwell schizzare da una parte all'altra dello schermo, a volte avvicinandosi troppo a dei pericoli mortali. Siamo sicuri che un sistema ibrido tasti (per i movimenti del protagonista) e touch screen (per la gestione degli oggetti) sarebbe stato una scelta migliore.
Altra pecca, certamente meno evidente, sono i rallentamenti osservabili in presenza di numerosi oggetti animati a schermo, specie se di grosse dimensioni.

Scribblenauts Scribblenauts è un titolo fresco, in grado di appassionare e regalare un sorriso a chiunque, a prescindere da tutte le possibili considerazioni tecniche, ci troviamo di fronte ad un titolo sorprendente, la cui geniale idea di base è supportata da numerosi e ostici livelli. Nonostante i difetti rilevati, e quello riguardante il sistema di controllo non è purtroppo trascurabile, siamo sicuri che Scribblenauts riceverà larghi consensi di critica e pubblico, magari dando una piccola scossa al mondo videoludico attuale, a volte troppo ripiegato su se stesso e su vecchi cliché considerati inevitabili.