Rezzed 2013

Hands on Shadow Warrior

Uno shooter duro e puro: trash, pulp, gore. La rivincita di un genere quasi dimenticato ad opera di Flying Wild Hog

hands on Shadow Warrior
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Schwendimann Andrea Schwendimann nasce smontando un 486DX e divorando qualsiasi videogame da allora in avanti. Non ha resistito a nessuna piattaforma, appassionandosi a qualsiasi genere, pur prediligendo gli FPS, gli action-adventure, gli RPG e l'hardware da gaming in ogni declinazione. Lo trovate su Facebook, su Steam e su Google Plus.

Nell'era degli sparatutto-clone dei due capolavori imperituri Doom e Duke Nukem, uscì un prodotto 3D Realms molto particolare. Shadow Warrior era ambientato in Giappone e metteva nei panni di Lo Wang, un mercenario prezzolato che si ritrovava a combattere orde di demoni nel Sol levante.
Flying Wild Hog è nota per quell'Hard Reset che all'uscita non convinse particolarmente, nonostante alcune buone idee e un comparto tecnico decisamente sopra la media.
Dall'unione inattesa fra il brand e la software house, nasce proprio il remake di Shadow Warrior. Anche se in verità è quasi un delitto definirlo tale, perchè tra poteri soprannaturali e colpi di katana potremmo trovarci di fronte a un erede moderno del filone shooter puro, capitanato da Serious Sam e Painkiller. Frag-fest!

Karma, Karma, Karma...

La trama rimane quasi inalterata dal predecessore e di certo non vuole essere il punto di forza di questo sparatutto trash hard-boiled: Lo Wang è un mercenario assunto dalla Zilla Corporation per recuperare un'antica lama detta Nobitsura Kage. Una volta recuperata però, uno spirito di un antico guerriero di nome Hoji infesta il povero Lo Wang e, suo malgrado, lo obbliga a contrastare le forze del male lungo una specie di percorso di redenzione tragicomico, dato che Wang non avrebbe alcuna intenzione di espiare i propri peccati. Scatenato l'inferno in terra, migliaia di demoni si riversano in Giappone e - inutile dirlo - toccherà a noi fermarli.
L'ironia tipicamente da bullo dei primi film anni novanta permea l'intera produzione in battute che sbeffeggiano gli stereotipi dell'onorevole guerriero giapponese ("Harakiri? Col cazzo!"). Ma è il gameplay di Shadow Warrior che ci ha davvero affascinato, perchè è di quelli che rimangono impressi. Al contrario dell'originale infatti, la katana avrà un ruolo centrale. I Flying Wild Hog hanno inserito meccaniche da beat 'em up, con combo devastanti all'arma bianca da alternare a rapidi cambi di arma da fuoco. Il livello affrontato iniziava in un cimitero in cui, manco a dirlo, si risvegliavano dal sonno decine di morti viventi ("Scheletri? Vi serve un lifting?"). Lo stile dei nemici è a metà tra il fantasy del periodo feudale del Giappone e il trash-horror americano, con samurai zombie, preti buddisti demoniaci e giganteschi bestioni che incrociano i classici diavoli con gli Oni giapponesi. Una simile accozzaglia di stili riesce incredibilmente a definirne uno tutto suo, e tra i commenti al limite della decenza di Lo Wang i venti minuti della demo sono stati un carosello senza tregua di morti, battute sadiche, imprecazioni e sangue a fiumi. Non c'è un attimo di respiro in questo remake e da quanto visto (conoscendo anche Hard Reset) la difficoltà sarà decisamente alta: in quattro o cinque colpi sarete morti e - fidatevi - sono pochissimi in mezzo a venti zombie sputafiamme. Per fortuna le abilità di Lo Wang derivanti dal suo spirito guida Hoji ci vengono in aiuto. Non sappiamo con precisione quante saranno nella build finale, ma già in questa si parla di otto combinazioni che, usando la spada, avranno effetti diversi. Per compierle servirà, inutile dirlo, accumulare Karma dalle anime dei nemici uccisi per poi rispedirlo al mittente sotto forma di lame energetiche e colpi rotanti ("Ribeccatevi 'sto Karma, stronzi!"). Ad esempio premendo due volte "W" e il tasto sinistro del mouse vedremo la mano in primo piano che, con stile perfetto da samurai dell'epoca Edo, passa due dita sulla lama, caricandola d'energia, per poi sparare un colpo secco "fendi-tutto" davanti a sè.

Oltre agli attacchi ci sono una serie di poteri che spaziano dagli scudi alla cura, e ovviamente non dobbiamo dimenticare le armi da fuoco. Oltre alla katana, alcuni nemici ci costringeranno infatti al confronto dalla distanza e per ora abbiamo imbracciato 5 strumenti di morte. Ognuno ha una funzione secondaria che per meccanica o utilità cambia il fuoco normale. Nel caso della balestra, schiacciando il tasto destro si passa a una modalità di mira più precisa, mentre sparando con un uzi ne comparirà un secondo tra le folli grida del protagonista ("Double Damage!"). Torna anche il tamarrissimo lanciarazzi multiplo, che scatena ben 5 missili sugli zombie inermi. I movimenti di Lo Wang sono rapidissimi, tanto che la corsa diventa cruciale per seminare gli avversari e rimettersi un po' in sesto usando la combo per curarsi.
La varietà dei mostri da affrontare sembra tarata al punto giusto: la breve demo ci ha posto innanzi a cinque tipi di nemici, con un altro paio di varianti aggiuntive per alcuni. Le tattiche per affrontarli cambiano decisamente a seconda della loro natura e dei loro equipaggiamenti. Un semplice zombie potrebbe indossare uno scudo, ad esempio, che vi costringe a romperlo con una combo o ad aggirare l'avversario per sorprenderlo alle spalle. Anche il demone più grosso incontrato un paio di volte ha cambiato spesso modalità d'attacco, fra palle di fuoco a ricerca che ci costringevano a metterci al riparo e un attacco che ci rendeva inermi per qualche secondo, mentre venivamo trascinati verso il bestione. Insomma la varietà degli scontri e la frenesia di ricorrere a tutto quello che si ha a disposizione per averne ragione sarà sicuramente il punto di forza di questo nuovo Shadow Warrior. Le arene viste erano solo due, ma non possiamo non rimanere fiduciosi, dato anche l'alto grado di distruttibilità degli ambienti. Tombe, pareti, statue e costruzioni varie venivano sgretolate in modo irrealistico ed esagerato, ma esaltante e molto appropriato per un titolo simile, anche perchè abbiamo potuto usarle per colpire i nemici stessi (i quali non si facevano grossi problemi a fare lo stesso con noi).

Dal punto di vista tecnico il framerate era solidissimo e granitico ben oltre i 60 FPS, con un livello di dettaglio davvero encomiabile: i nemici, le armi e gli ambienti ricalcano lo stile del Giappone feudale, mentre effetti particellari, illuminazione e piccoli dettagli come le foglie degli alberi che cadono dopo una sferzata di katana arricchiscono la scena rendendola molto densa e visivamente appagante. Il sangue poi è il re della scena, con fiotti di liquame rossastro che esplodono dai cadaveri avversari fatti a fette. Molto efficaci e crudi in questo senso i momenti in cui ricorreremo alla katana: i nemici si smembreranno esattamente dove li avremo colpiti, aprendo la via a tattiche di menomazione per rallentare - ad esempio - quelli più tenaci.

Shadow Warrior Da questo remake di Shadow Warrior non ci aspettavamo onestamente alcunchè. E invece con piacere ci siamo trovati di fronte a un gameplay elettrizzante e costellato di piccole chicche per gli appassionati di sparatutto. Nemici, arene, armi e nuove introduzioni (come le combo a suon di katana) convergono verso quello che potrebbe essere una rinfrescata per un genere decisamente stantio, a parte forse quel Serious Sam 3 che però presentava molti difetti. Tra i quali ricordiamo la varietà dei livelli, con cui anche Shadow Warrior dovrà fare i conti perchè cruciale per gli FPS duri e puri. L'atmosfera ignorante e sadica di un Lo Wang - ahimè - occidentalizzato nel doppiaggio (difettuccio per i gamer più vecchi) è carica di momenti esaltanti e va a braccetto con la rapidità e la frenesia degli scontri senza tregua, contro avversari che arrivano dal filone dei film trash anni ottanta-novanta. Se il level design e la varietà di situazioni e nemici sarà all'altezza, Shadow Warrior potrebbe davvero riportare in auge un sotto-genere quasi abbandonato.