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Hands on Shift 2: Unleashed

Ultime prove generali per il corsistico simulativo Electronic Arts

hands on Shift 2: Unleashed
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Nell’ambito delle corse automobilisitche -virtuali s’intende- è nata da qualche anno una curiosa corrente di pensiero votata alla realizzazione del cosiddetto “ibrido”, prendendo spunto dalla secolare diatriba tra “simulatori” ed “arcade”. Trattasi, in sostanza, del tentativo di creare titoli capaci di mettere il videoplayer al volante di bolidi dal comportamento quanto più realistico possibile, lasciando però, grazie a particolari tweak al gameplay, discrete vie di fuga rispetto alle simulazioni dure e pure alla GT5. Apripista di questo movimento è stato, nel 2009, Race Driver: GRID, al quale, appena un anno dopo a fatto seguito Need For Speed: SHIFT, prima incarnazione simulativa del brand ad opera di Slightly Mad Studios.
Tra elogi e critiche la nuova IP, complice un realismo visivo quasi impareggiabile in questa generazione, ha saputo ritagliarsi un’ampia fetta di pubblico, in fremito da mesi alla visione del cospicuo materiale oramai disponibile per l’imminente seguito: Shift 2: Unleashed.
Grazie ad un codice pressoché definitivo Everyeye ha potuto finalmente provare con mano -in tranquillità- la nuova incarnazione del corsistico Electronic Arts, pregustandone alcune delle features a poche settimane dalla release, prevista per Xbox 360 e Playstation 3 il 1 Aprile.

In pista

Prima di focalizzare l’attenzione di quest’ultimo hands on pre-review sul gameplay di Unleashed pare doverosa una breve panoramica sulla sua modalità principale, ovvero la carriera. Come da copione, guidati da un pilota professionista che fungerà da tutor, saremo chiamati a partire da una serie di competizioni minori per guadagnare esperienza sino a raggiungere l’ambita GT1. Come pilota alle prime armi il nostro portafoglio ci permetterà di acquistare solamente un certo range di vetture, dalle quali iniziare l’esplorazione dell’ampia serie di eventi che ci condurranno all’apice delle classifiche mondiali.
Una volta scesi in pista potremo guadagnare punti esperienza ad ogni azione (rimanere in scia, seguire la traiettoria ideale, sorpassare in staccata...) e denaro a seconda del piazzamento allo sventolare della bandiera a scacchi. I punti serviranno a sbloccare nuove vetture (in un parco macchine di ben 120, completamente su lincenza), nuovi tracciati per l’Esibizione (per un totale di 35 tra reali ed inventati) e, soprattutto, eventi di classe maggiore. Parallelamente l’utilizzo della moneta consentirà l’acquisto di nuovi bolidi, la messa a punto delle loro componenti (tramite un’officina presa quasi di peso da GT5) e la completa personalizzazione delle carrozzeria. Doveroso puntualizzare come, sebbene non ai livelli di Forza 3, il comparto verniciature/decalcomanie risulti estremamente profondo ed articolato; in grado sicuramente di riprodurre tutte le più famose livree ammirabili in un qualsivoglia campionato Gran Turismo.
A tutto quel che riguarda il proprio alter-ego in prima persona s’affiancherà, come oramai tradizione EA, Autolog, il rivoluzionario algoritmo sociale che, in mille sfaccettature diverse, ci manterrà in costante contatto/sfida con la nostra lista amici.
Passando alla guida, come sottolineato nei nostri precedenti hands on, la novità più importante consiste senz’altro nella nuovissima visuale dal casco: una prospettiva leggermente meno arretrata rispetto alla canonica vista dall’abitacolo ma estremamente più spettacolare. Sfruttando questa feature (sulla quale, è bene dirlo subito, ruota l’intero gameplay) saremo in grado di assaporare ogni sensazione provata dal pilota nel guidare un’auto da corsa tra i 100 e i 300 Km/h. In rettilineo un lieve e gradevole effetto blur accompagnerà l’incremento di velocità sfocando gradualmente il bordo pista. In staccata un incremento degli stessi effetti investirà gran parte della visuale, donando l’effetto della brusca decelerazione. Ogni curva, infine, verrà impostata già da un movimento della testa del pilota, che ci aiuterà nella scelta dell’istante migliore per sterzare. Ad impreziosire il tutto s’aggiunge il viraggio al bianco e nero della scena nel caso in cui venissimo coinvolti in un incidente; in tale frangente anche l’audio risulterà ovattato, restituendo molte delle sgradevoli sensazioni da rintronamento.
A tanta meraviglia visiva si accompagna un sistema di guida piuttosto solido che, aldilà di qualche perfezionamento, non si discosta troppo da quanto mostrato, due anni fa, dal predecessore. Tramite una cospicua serie d’impostazioni avremo anzitutto facoltà di decidere se approcciare la produzione in maniera arcade o simulativa, attivando o disattivando i canonici aiuti alla guida (ABS, controllo della trazione, frenata automatica, traiettoria ideale...). Ci verrà data la possibilità di selezionare una delle cinque combinazioni (attivi/non attivi) predefinite, oppure di personalizzare completamente il feeling su strada, agendo anche sull’aggressività dell’intelligenza artificiale.
Le varie prove su strada (effettuate, al momento, senza volante) hanno dimostrato come la stratificazione tra i vari preset sia decisa e ben realizzata, consentendo una curva d’apprendimento piuttosto morbida per tutti. Dal più basso al più alto livello di simulazione le differenze saranno pian piano più evidenti, mettendoci sempre più in totale controllo dei cavalli imbrigliati ai motori delle nostre autovetture. Da “Principiante” ad “Elite” i modelli di guida presenteranno comunque qualche compromesso, per venire incontro sia agli amanti della guida estrema sia agli autisti della domenica. Anche con tutti gli aiuti attivi, ad esempio, non sarà raro perdere il controllo se tenteremo di forzare l’entrata in curva o di frenare e sterzare contemporaneamente; alla stessa maniera, disabilitandoli tutti, non verremo penalizzati in maniera estrema per un breve fuoripista o per qualche decisa sportellata in impostazione di curva.
Riguardo all’implementazione dei danni è bene precisare che, se attivati in maniera completa (di default saranno semplicemente estetici), il risultato sarà estremamente soddisfacente e convincente: ogni schianto di un certo livello potrà infatti compromettere irreparabilmente le prestazioni del veicolo, un vero toccasana per chi fosse rimasto -sotto questo aspetto- deluso da Gran Turismo 5.
Doveroso infine, già in questa sede, lodare l’ottima programmazione dell’intelligenza artificiale, capace di osare come poche volte si era visto in una produzione console. La nostra prova, in questo senso, ha mostrato chiaramente come i piloti digitali siano in grado di attaccare in staccata, di forzare e siano assolutamente suscettibili all’errore randomico, una caratteristica assolutamente da non sottovalutare nel compendio ludico.

A bocca aperta

Dal punto di vista tecnico Shift 2: Unleashed si pone sicuramente al vertice -in ambito corsistico- di questa generazione. La modellazione poligonale, dall’esterno agli interni delle vetture, si dimostra solida ed estremamente ricca di dettagli, così come, ad uno sguardo più ampio, quella dei molti elementi presenti in ogni tracciato. Di buon livello anche la texturizzazione, completa di mappe superficiali ed arricchita da shader in grado di rendere alla perfezione cromature e verniciature diverse, nonché, seppur in maniera minore, i materiali componenti gli interni.
La visuale dal casco, come abbiamo già detto, mostra poi tutta una serie di convincenti effetti grafici atti ad aumentare il coinvolgimento del videoplayer: si va dal già citato effetto blur ad una serie di particellari in grado di figurare in maniera sufficientemente convincente impurità o schizzi di fango/terra accumulati sul parabrezza in seguito ad un fuoripista. Peccato per l’assenza di agenti atmosferici, spiegata dagli sviluppatori come una scelta dettata dalla difficoltà d’inserimento in un sistema fisico complesso come quello di Unleashed, che terrà conto persino della temperatura dell’asfalto nei suoi algoritmi.
Tale parametro non avrebbe senso senza l’alternanza tra giorno e notte, rigorosamente dinamica e coadiuvata da una perfetta gestione delle fonti d’illuminazione che renderà le gare in notturna un’esperienza del tutto nuova.
Riscontri positivi anche per quanto concerne il comparto sonoro, impreziosito da campionature di altissimo livello e valorizzato da una dinamica tridimensionale di ottima caratura.

Shift 2: Unleashed Shift 2: Unleashed si prepara, tra quindici giorni, a bissare il successo del primo capitolo, inserendo diverse novità e smussando alcune delle imperfezioni che avevano caratterizzato l’IP al suo debutto. Al momento, aldilà di una certa difficoltà nel controllo dei bolidi tramite stick analogico e di un leggero effetto perno ancora presente, le impressioni per quel che concerne questo secondo capitolo sono decisamente positive. Se il titolo potrà finalmente diventare quell’ibrido che tutti aspettano sin da Race Driver: GRID, tuttavia, lo potremo scoprire solamente in fase di recensione. Continuate a seguirci.