Rezzed 2013

Hands on Space Hulk

La strategia in stile anni '90 torna alla grande grazie alla licenza Games Workshop

hands on Space Hulk
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Andrea Schwendimann Andrea Schwendimann nasce smontando un 486DX e divorando qualsiasi videogame da allora in avanti. Non ha resistito a nessuna piattaforma, appassionandosi a qualsiasi genere, pur prediligendo gli FPS, gli action-adventure, gli RPG e l'hardware da gaming in ogni declinazione. Lo trovate su Facebook, su Steam e su Google Plus.

Warhammer 40k non ha bisogno di presentazioni e la sua storia è scritta nella pietra da Games Workshop, la famosa compagnia di giochi da tavolo e miniature. In questo universo in continua espansione, miti e leggende si alternano a battaglie feroci per la sopravvivenza delle numerose razze che lo popolano e per la conquista dei mondi straziati da millenni di battaglie interplanetarie. Uno Space Hulk è un conglomerato di navi, asteroidi, detriti e metalli alla deriva tra lo spazio e il Warp, la dimensione parallela dominata dalle forze del Caos, ricettacolo di ogni sorta di tecnologia perduta e forma di vita deviata. Gli Adeptus Mechanicus dell'Impero degli uomini sono attratti dagli Space Hulk come gli orsi al miele: qui recuperano artefatti, informazioni e costrutti provenienti da gloriose ere remote. Ma abbordare uno Space Hulk per svelarne i segreti è una brutta e rischiosa faccenda. Per questo l'Impero non manda direttamente i cultisti della macchina, ma le squadre d'elite delle sue forze: gli Space Marines. Sull'onda del successo dell'ultima edizione del gioco da tavolo per due persone uscito nel 2009 (e già introvabile), Games Workshop ha deciso di finanziare un videogame tattico a turni basato su di esso, vero e proprio remake di quel capolavoro che uscì nel 1993 per Amiga e MS-DOS. Strategia a turni direttamente dagli anni novanta, che torna in grande stile per la seconda volta dopo il successo dell'ottimo X-Com. Programmato dai danesi Full Control, alla loro prima uscita, abbiamo provato con mano al Rezzed questo incredibile ritorno alle origini degli strategici turn-based. E ne siamo rimasti entusiasti.

Corporaptor Hominii

Nei millenni sono stati avvistati numerosi Space Hulk, ma quello forse più famoso fu assalito dall'ordine dei Blood Angels. La Sin of Damnation portò alla luce i Genestealers, una sotto-specie appartenente alla razza aliena nomade dei Tiranidi, dotata di poteri psichici e con la caratteristica di infestare dei corpi ospite per riprodursi, rubandone i tratti genetici. Ogni ibrido di Genestealer sarà sempre meno potente psichicamente del Genestealer puro, ma più forte globalmente nelle caratteristiche della razza infestata. Gli Space Hulk sono perfetti per trasportare l'infestazione nell'universo e rubare quanto più materiale genetico per la sopravvivenza di questa aggressiva razza aliena.
Con queste premesse i Terminator del capitolo dei Blood Angel dovranno investigare lo Space Hulk, recuperare quante più informazioni e tecnologia possibile e tornare indietro al loro mondo. Detto così sembra quasi facile...

La demo giocabile del Rezzed consisteva in tre tutorial e due missioni, per un totale di circa un'ora e mezza di giocato. I cunicoli angusti degli Space Hulk lasciano spazio per un solo Terminator e ampio margine di manovra ai Genestealer per sbucargli alle spalle: mai affrontarne uno in corpo a corpo, perchè un solo colpo andato a segno sarà fatale. Tocca quindi avvalersi della supremazia delle armi da fuoco, sperando di non venire sopraffatti dal numero degli xeno. Molto fedele al boardgame, una missione in Space Hulk inizia con la visuale dall'alto della mappa di gioco: un alternarsi di strettissimi corridoi e stanze poco più ampie divise da porte, spesso rotte e da far saltare. Per un massimo di sei Terminator per squadra, disporremo i nostri uomini sulla griglia di partenza, avendo una serie di obiettivi da portare a termine prima di passare al settore successivo della Sin of Damnation. Ogni turno ciascun Terminator ha quattro Punti Azione da spendere per muoversi e sparare, ed in più altri punti bonus, comuni alla squadra, da usare in caso di emergenza. Questi punti aggiuntivi sono detti Command Points e permettono semplicemente di compiere più azioni piuttosto che azioni speciali. Ad ogni turno i Command Points vengono ricaricati con un tiro di dadi casuale fino a un massimo di otto, aggiungendo un notevole grado di sfida e ansia: nelle situazioni più disperate - e saranno molte - avere meno di un certo numero di punti addizionali equivarrà a morte certa. I Terminator sono infatti letali ma lentissimi, intabarrati nelle loro gigantesche armature potenziate, al contrario dei loro avversari che invece sono velocissimi e cercheranno in tutti i modi di aggirarvi e sorprendervi usando passaggi troppo stretti per essere percorsi dai Blood Angel. Per fortuna spesso disporremo di un Sergente che, oltre ad avere tiri migliori ed essendo in generale molto più forte dei suoi compagni, ci permetterà di rilanciare i dadi per ottenere più Command Points ogni turno.

Il gioco comunica quindi quella sensazione di impotenza claustrofobica che i più anziani si ricorderanno dai due titoli precedenti (un seguito infatti uscì anche per Playstation): la paura inenarrabile di girare l'angolo e trovarsi spacciati. Le azioni disponibili per ogni Terminator dipendono ovviamente dal suo equipaggiamento, ma sono sostanzialmente quattro: Attacco, Difesa, Movimento e Overwatch, proprio come in quell'X-Com uscito di recente. Non a caso anche l'interfaccia di gioco riprende da vicino quella vista nel titolo 2K: molto essenziale ma efficace, con i pulsanti delle azioni in basso in centro e i command points sulla sinistra. Da notare la presenza di una First Person Cam in alto a destra, più un cammeo in ricordo del passato che una vera e propria feature di gioco.
La campagna segue fedelmente quella del boardgame e Games Workshop è stata molto chiara con Full Control per lo sviluppo: il gameplay sceglietelo voi, noi vi diamo tutto il resto. Una serie di missioni lineare quindi, che ripercorre gli scenari che forse alcuni conoscono dalla prima edizione del gioco da tavolo uscita nel lontano '89. Non tutti gli scenari ci concederanno di scegliere l'equipaggiamento dei nostri Terminator, ma potremo farlo in alcuni casi. Le armi sono quelle che gli appassionati conoscono, equipaggiabili direttamente dal Codex del capitolo dei Blood Angel. La pistola - o Storm Bolter - è l'unica arma a distanza dotata di proiettili infiniti, mentre altre, come il potentissimo lanciafiamme, l'Assault Cannon e il lanciamissili Cyclon dovremo usarle col contagocce. Presenti ovviamente anche le armi potenziate corpo a corpo, come i Power Fists e gli scudi per difendere le prime linee.

Procedendo nei vari turni assisteremo a diverse ondate di Genestealers che cercheranno di aggirarci in ogni modo e la tattica vincente è quella di bloccare i punti di accesso visibili mentre si fa avanzare una linea di Terminator verso l'obbiettivo. Abbiamo avuto modo di provare due missioni: la prima consisteva nel semplice stermino di qualsiasi cosa si muovesse, in ambienti che ricordavano gli edifici gotici tipici dell'universo del 40k. La seconda invece, molto più difficile, ci chiedeva di incendiare con un singolo colpo una stanza piena di uova ostili (o nidi?), ovviamente posizionata dalla parte opposta del punto di partenza delle truppe. Una lotta contro il tempo dato il respawn infinito dei nemici che ci ha visto soccombere miseramente al decimo turno (circa a metà strada): non siamo stati abbastanza veloci. I punti azione possono essere usati, oltre che per sparare, colpire corpo a corpo e muoversi, anche per aumentare le probabilità di Difesa del marine e metterlo nella modalità Overwatch che garantisce dei colpi addizionali su un bersaglio che entra nella visuale amica. Quindi muovendoci sarà essenziale rivolgere i Terminator nella direzione giusta: contando che farli girare su sè stessi costa ben 2 punti azione, nei meandri in cui più cunicoli convergono sarà davvero dura coprire tutte le vie di accesso. Il lanciafiamme corre in nostro soccorso, bloccando per un turno 16 quadrati a partire da quello in cui si spara in avanti (quindi non usando la famosa piaccella come nel gioco da tavolo). Ogni colpo è governato da veri e propri tiri di dado visualizzabili nel combat log in basso a destra. Tanto per farvi capire ogni alieno non ha alcuna arma a distanza ma ben tre dadi per colpire in corpo a corpo, mentre i Terminator hanno dadi variabili a seconda del loro grado e dell'arma a distanza usata, e solo un dado per colpire gli alieni da vicino. Se vi raggiungeranno, sarete morti.
L'impressione generale è quella di trovarsi davanti a un X-Com ancora più ragionato, dati gli scarsissimi spazi di manovra e l'impossibilità di tirare oltre le unità amiche (che non possono accovacciarsi date le tonnellate di metallo delle loro armature). Una partita a scacchi con poche mosse a disposizione e governata dall'imprevisto di un'arma che può incepparsi da un momento all'altro: servirà un command point per sbloccarla. Ogni colpo non andato a segno, garantirà tuttavia un bonus per chi cercherà di colpire lo stesso bersaglio nello stesso turno, confermando la presenza del fuoco di soppressione. Altre feature presenti sono i colpi di opportunità nel momento in cui volgeremo lo sguardo verso un nemico a portata di tiro, in aggiunta a quelli garantiti dagli Overwatch, e la modalità di fuoco in movimento, che sottrae un dado per colpire il bersaglio ma permette di muoversi e sparare in modo continuativo, falciando magari più di un Genestelaer sul tragitto. Le opzioni tattiche non sembrano quindi moltissime, ma ci va davvero bene così perchè sembra di trovarsi davanti al classico gioco semplice da comprendere nelle mosse a disposizione, ma complesso da padroneggiare. Il livello di difficoltà è infatti tarato verso l'alto, con una modalità Easy che di fatto facile non è; quella normale che segue pedissequamente le regole del boardgame; una Ironman che non permette più di un save; e una sbloccabile solamente completando il gioco ad Ironman che rende ogni tiro di dado un vero incubo. Contando le poche azioni disponibili e la ristrettezza delle mappe, ogni mossa del giocatore conta molto di più rispetto ad X-Com, raggiungendo livelli di ansia e claustrofobia che sconsigliamo ai meno temerari.
Oltre alla campagna, sono presenti ben tre modalità multiplayer: una versus in cui un giocatore prenderà il controllo dei Genestelaer per partite esattamente identiche al boardgame; una hot-seat giocabile cross-platform (tra PC, Mac e tablet iOS e Android) e addirittura via e-mail (mi alzo la mattina, faccio un turno, lo passo e la sera faccio quello successivo, se ricevo la mail che l'avversario ha compiuto il suo); e infine una mini-campagna con mappe espressamente dedicate alla co-op, con due squadre di Blood Angel che concorrono ad un obiettivo comune (due pulsanti in punti diversi della mappa da premere nello stesso turno e così via). A completare un ricco panorama multi online (e offline), giunge l'editor di mappe, probabilmente rilasciato poco dopo l'uscita, che permetterà agli utenti di usare gli asset per creare campagne apposite; infine, come se tutto ciò non bastasse, i rumor vogliono che Space Hulk esca compatibile con Steamworks, la libreria di modding on line della piattaforma Valve con cui il gioco sarà perfettamente integrato.

La grafica in breve

Il motore che muove il gioco è Unity e sembra che la sua quarta iterazione abbia portato finalmente le implementazioni grafiche più attuali. In Space Hulk infatti gli ambienti sono molto ben dettagliati, così come i modelli degli Space Marine del capitolo dei Blood Angel, mentre abbiamo notato una cura non proprio perfetta per quanto riguarda gli effetti particellari di fiamme e armi potenziate. L'illuminazione invece è molto evocativa e vedere le torce dei terminator che si girano scoprendo uno xeno a pochi passi è semplicemente terrorizzante. Un buon menu delle opzioni grafiche completa un comparto tecnico adeguato per gli standard di produzione, anche se speriamo che da qui all'uscita vengano messi a posto alcuni dettagli.

Space Hulk Ora che abbiamo avuto modo di giocarlo per più di un'ora al Rezzed di Birmingham, siamo certi che Space Hulk avrà successo tra tutti gli appassionati di strategia a turni. La licenza completa Games Workshop e il supporto diretto della casa di giochi da tavolo inglese è tutto ciò di cui Full Control aveva bisogno per creare il remake che i fan hanno sempre voluto. La passione per il gioco da tavolo è evidente e sprizza da ogni pixel e modello. Ora saranno da verificare la varietà delle varie missioni e degli ambienti di gioco per decretarne l'augurato successo. In uscita su Steam in Autunno, sono stati annunciati anche diversi DLC compatibilmente col successo di vendita, che implementeranno nuove campagne e nuovi capitoli di Marine con cui abbordare gli Space Hulk. A quanto pare il primo che il team ha in mente sarà dedicato ai Lupi Siderali, mentre nessuna news è al momento disponibile per quanto riguarda i combattimenti psionici. Non pretendiamo Njal Stormcaller, ma se tanto ci dà tanto non dovremo aspettare molto per friggere i dannati xeno con un sacerdote delle rune in armatura Terminator.

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