Hands on Spec Ops: The Line

Testata la demo dello shooter ambientato a Dubai

hands on Spec Ops: The Line
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Come il vino?

Era l’ormai lontanissimo 2009 quando, per la prima volta, abbiamo sentito parlare di Spec Ops: The Line. Da allora, passateci la facile frase fatta, di acqua sotto i ponti ne è passata e sebbene sia ormai lontano il rischio di cancellazione, che pur si era fatto strada in diversi rumors, le perplessità attorno a questo progetto sono, se possibile, ulteriormente aumentate. Senza tirare fuori il caso limite Too Human, difficilmente l’accumulo di ritardo circa la data di pubblicazione di un videogioco è un buon segno. Al di là di possibili problemi di sviluppo e progettazione, bisogna sempre tenere in conto il fattore invecchiamento: un gameplay all’epoca brillante e innovativo, potrebbe poi risultare superato e limitato.
Spec Ops: The Line tuttavia, potrebbe aver brillantemente superato il problema. Innanzitutto perché da un certo punto di vista le meccaniche su cui si poggiava erano inflazionate già nel 2009. Secondariamente la demo rilasciata pochi giorni fa su Xbox Live e PSN ci ha lasciato ottime impressioni.

Il mistero di Dubai

Spec Ops: The Line è uno sparatutto in terza persona ambientato in una Dubai, già scenario di una guerra civile causata da un misterioso gruppo di ribelli locali, ulteriormente sconvolta e distrutta da un’eccezionale, e quasi fantascientifica, tempesta di sabbia. Il fenomeno naturale ha sorpreso il 33esimo battaglione dell’esercito degli Stati Uniti D’America, guidato dal colonnello John Konrad, sul posto per sedare gli scontri armati. Dati tutti per morti, insieme ai civili che non sono riusciti ad evacuare per tempo la città, viene inviata una squadra di soccorso solo mesi dopo, in seguito all’intercettazione fortuita di un segnale radio lanciato da Konrad stesso. A capo del team Delta ci sarà il protagonista dell’avventura, nonché avatar: il capitano Martin Walker, soldato con alle spalle numerose operazioni e che ha già incontrato di persona il colonnello.
La trama, fino a questo momento, ha vissuto più sulla situazione in cui verte Dubai, piuttosto che sull’effettiva efficacia dell’intreccio narrativo o sul fascino del cast. La demo in questione tuttavia, ha fatto luce su un impianto narrativo tutt’altro che secondario o lasciato al caso e fagocitato dalle urgenze action. Tanto per cominciare la squadra Delta si è rivelata un gruppo ben amalgamato e capace di mescolare battute comiche ad altre più volgari e dettate dal pericolo del momento. Winter, poco a sorpresa, è l’anima perennemente seria del gruppo: un capo instancabile e incapace di conoscere pause; Lugo è il classico cecchino un po’ cinico; Adams infine è un mitragliere più incline allo scherzo, incapace di tenere la bocca chiusa. Le battute che si scambiano, oltre a far luce su alcuni elementi di contorno e a strappare qualche risata, sono utili per ricevere suggerimenti tattici, scoprire da che parte vi sta fiancheggiando il nemico e quali minacce hanno la priorità d’eliminazione.

Nel corso dei due livelli presenti nella demo, abbiamo fatto la conoscenza di un misterioso radiofonico che di tanto in tanto faceva alcuni interventi sfruttando la telediffusione ancora attiva per tutta Dubai. Il più delle volte mandava in onda della musica, giustificando efficacemente l’accompagnamento rockeggiante durante le battaglie, altre invece accennava di un complotto in cui sarebbero coinvolti gli stessi Stati Uniti.
Come si suol dire: il mistero si infittisce. John Konrad, misteriosamente scomparso, è alla mercé di un gruppo di ribelli autoctoni o è vittima di un ammutinamento della 33esima divisione? La gigantesca tempesta di sabbia era davvero imprevedibile? L’evacuazione è stata condotta con i metodi e le tempistiche necessarie?
L’unico rammarico che abbiamo è di non aver visto in azione il sistema di scelte che, teoricamente, avranno pesanti ripercussioni sul proseguo della storia e dovrebbe porvi di fronte questioni morali piuttosto toccanti.
Ciononostante quanto mostrato ci ha incredibilmente incuriositi e rassicurati circa la qualità della trama che farà da sfondo all’azione. Ben più che un semplice orpello per giustificare esplosioni e piombo a profusione, potrebbe realmente rappresentare il valore aggiunto di Spec Ops: The Line.

Tra un grattacielo e l’altro

Per quanto riguarda il gameplay, la produzione di 2K Games si rivela piuttosto classica e aderente alla tradizione a cui fa riferimento. Ciò, sia chiaro, non è un male: tutt’altro. Anche da questo punto di vista la demo ci ha piuttosto rassicurati circa la probabile qualità della versione finale. Forse manca un po’ di pepe, qualcosa di veramente innovativo, o particolarmente esplosivo, ma ciò non toglie che i due capitoli testati ci abbiano divertiti piuttosto efficacemente.
Il primo di questi, che aprirà l’avventura, vedeva la squadra Delta giungere nei pressi di Dubai. Ancora circondati dal deserto e assolutamente ignari della situazione, ci siamo imbattuti in una lunga fila di macchine che, investita dalla tempesta di sabbia, è diventata la tomba di centinaia di civili intenti ad evacuare la città.
Affrontando il primo gruppo di ribelli, confusi nel vedere nuovi militari in giro, abbiamo potuto testare l’efficacia del sistema di coperture e la fisicità regalata dall’esplosione di ogni singolo colpo. Pur essendo lontani dalla perfezione di Gears Of War, ci si può ritenere assolutamente soddisfatti. Winter sbuca con sicurezza dai ripari, agilmente e velocemente ne raggiunge altri e utilizzando un dorsale segnala ai suoi compagni su quale target concentrare il fuoco. Non solo, ma proprio nel corso della prima sparatoria abbiamo potuto testare un’intrigante interazione con lo scenario: sparando ai vetri di un bus pieno di sabbia, ci siamo rapidamente sbarazzati di un gruppo di nemici. La speranza è che il level design stimoli continuamente il videogiocatore a cercare ed eventualmente sfruttare i vari elementi dell’ambientazione: purtroppo nel corso della demo non ci è stato possibile sperimentare altri casi simili oltre a quello già citato.
Superata questa prima resistenza, abbiamo dovuto combattere all’esterno e poi all’interno di un aereo precipitato al suolo, con l’obbiettivo di salvare un gruppo di soldati tenuti in ostaggio dai ribelli.
Al di là dell’effetto scenico, garantito dalla visione del gigante d’acciaio smembrato e consumato dal vento e dalla sabbia, questa sessione si è dimostrata molto frenetica e impreziosita da un buon level design che offriva più strade per tentare di fiancheggiare continuamente il nemico.

"Pur essendo lontani dalla perfezione di Gears Of War, ci si può ritenere assolutamente soddisfatti. Winter sbuca con sicurezza dai ripari, agilmente e velocemente ne raggiunge altri e utilizzando un dorsale segnala ai suoi compagni su quale target concentrare il fuoco."

Inoltre, giunti nella stanza dove erano tenuti gli ostaggi, sporgendoci dal riparo si è automaticamente attivata una sorta di bullet time. Non è ancora chiaro il meccanismo alle spalle di questa feature, ma in più di un’occasione ci è capitato di attivarla involontariamente.
Dopo l’incursione nell’aeroplano, siamo stati scaraventati nel quinto capitolo, teatro della seconda parte della demo. Qui si è presentato di fronte ai nostri occhi uno scenario alienante, inquietante e allo tempo stesso incredibilmente affascinante: appollaiati all’ultimo piano di un grattacielo, abbiamo potuto ammirare un quartiere di Dubai interamente circondato da montagne di sabbia alte quanto gli stessi palazzi alle quali si appoggiavano. Recuperata la giusta lucidità, abbiamo affrontato una breve ma significativa sezione stealth. Scendendo le scale, e munito il nostro fucile di silenziatore, abbiamo fatto fuori alcune guardie appostate. Una volta scoperti siamo stati accolti da una lunga fase di sparatorie continue, vissute ora in saloni distrutti dalla forza della natura, ora all’esterno: tra terrazzi e ponti che collegavano un palazzo con l’altro.

Anche in questo caso abbiamo avuto la netta sensazione che mancasse un pizzico di esplosività in tutto, ma anche grazie a un buon arsenale, che spazia da mitragliatori a pistole passando per fucili da cecchino e a pompa, ci siamo divertiti non poco a stendere interi plotoni di militari.
Come per il livello precedente, l’impianto scenico godeva di un ruolo nient’affatto secondario: se il focus era comunque puntato sugli scontri a fuoco da vivere copertura dopo copertura, il tutto era reso estremamente più affascinante e atipico dall’ambientazione. Muoversi in palazzi sconvolti e smembrati dalla furia degli elementi ci ha lasciato più volte a bocca aperta.
Tirando le somme, il gameplay di Spec Ops: The Line ci ha convinti quasi del tutto. Come già detto manca quel quid che ha reso grande Gears Of War, ma ciò non toglie che tutto funzioni con la giusta precisione. Latita un pizzico di nitroglicerina in più, ma ciò che si perde nell’anima shooter della produzione, viene ampiamente riguadagnato grazie al fascino della Dubai post-tempesta di sabbia.
Un’ultima analisi la merita il comparto grafico che poggia sull’onnipresente Unreal Engine 3. I modelli poligonali del team Delta e nemici ci sono parsi ben modellati e degnamente animati. Ottime anche le ambientazioni, dense di dettagli e impreziosite da texture che godono di buona risoluzione. Spettacolari gli effetti luce, capaci di creare sbalorditivi contrasti nel passaggio dagli assolati esterni ai più ombrosi interni. Saggio anche l’uso di diversi filtri volti ad incrementare il senso di mistero in alcuni anfratti.

Spec Ops: The Line Questa demo di Spec Ops: The Line ci ha colpiti positivamente. L’impianto narrativo ne esce ulteriormente potenziato, grazie a una buona caratterizzazione di tutti i membri della squadra Delta e a un nuovo personaggio, il radiofonico, che pare sarà il fulcro dell’intera avventura. Inoltre, come se già non fosse chiaro, Dubai si riscopre ambientazione affascinante e azzeccatissima. Anche il gameplay, dal canto suo, non ha affatto sfigurato. Certo manca il quid dei capolavori indiscussi, ma abbiamo visto troppo poco per poter dare un giudizio definitivo. Ciò che è certo è che l’arsenale sarà piuttosto ampio e non mancheranno nemici in abbondanza da stendere uno dopo l’altro. Il prossimo appuntamento con Spec Ops, salvo ulteriori e improbabili ritardi, dovrebbe essere intorno alla fine di giugno: solo allora sapremo darvi un parere definitivo sul gioco con la nostra immancabile recensione.

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