Hands on Splinter Cell: Conviction

Testato il Multiplayer negli uffici Ubisoft

hands on Splinter Cell: Conviction
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    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • iPhone
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  • Pc

Splinter Cell: Conviction, ancora una volta. Dopo la panoramica sul single player, è ora il turno del multilplayer, testato negli uffici milanesi del colosso d’oltralpe.
Ciò che stupisce, innanzitutto, è la mole contenutistica dell’offerta multigiocatore, che ispessisce l’esperienza ludica con soluzioni di gioco e modalità peculiari, integrandosi poi nello script principale attraverso una appetitosa co-op.
Un appendice di opzioni non più accessoria, quindi, che di converso arricchisce il pacchetto ludico finale, traducendosi in sostanziali ore di gioco in più.
In sostanza di carne al fuoco, il vecchio Sam, ne ha messa davvero tanta.
Ma andiamo con ordine

Archer e Kestrel. Due nomi in codice, due approcci completamente differenti. Non più due avatar spersonalizzati, bensì un duo di figure distinte, personaggi che interagiscono fra loro attraverso una fitta rete di dialoghi che dipanano personalità inconciliabili. Non si sopportano, in definitiva.
La storia prende le mosse circa due mesi prima degli eventi che interesseranno Sam Fisher, andando a coniugare così la matassa narrativa di SC: Double Agent con quella di Conviction.
Una storia nella storia, che scava nel profondo alcune delle motivazioni chiave che daranno poi il la alla vendetta di Fisher. Durata? Dalle quattro alle sei ore di gioco, tanto per chiarirne l’importanza che è tutto fuorché minimale.
La nostra prova si limita al primissimo livello, che funge da tutorial ma che apre alcune piacevoli considerazioni in ambito di level design. Il livello che affrontiamo, un palazzo in quel di San Pietroburgo, è una fucina di elementi volti a sottolineare la natura “predatrice” dei due, che devono giocoforza coordinarsi per poter concludere in maniera decorosa la missione. L’azione furtiva è come sempre premiata, ma solo quando viene perpetrata insieme a precisione, rapidità di esecuzione e soprattutto studio delle possibilità dell’area di gioco. La strutturazione su più livelli dell’edificio in questione, zeppo di balconate, finestre, balaustre, cornicioni, scalinate, stuzzica i rinnovati algoritmi di interazione ambientale e invita il giocatore a sperimentare, mantenendo sempre un occhio vigile su quanto fatto dal compagno.
Sortite solitarie non sono contemplate e vengono punite dalla CPU con sistematicità (a livello normale l’IA della build testata mostra il fianco a qualche incertezza di troppo, tuttavia sono il numero di avversari e la loro resistenza ad impensierire).
Largo spazio ai gingilli tecnologici (il sonar che rilascia un impulso sferico per tracciare la posizione dei nemici; la classica camera da infilare sotto le porte per una sbirciatina preventiva), alla ricerca del buio, ma soprattutto alle nuove dinamiche introdotte in Conviction, come i sistemi denominati “ultima posizione nota” e “marchia ed esegui”, che seguono le direttive studiate per il single, dando nuovi sfoghi al gameplay.
La prima, per esempio, è palesemente studiata per la modalità cooperativa, considerato il suo altissimo valore come diversivo tattico. Attirare repentinamente l’attenzione degli avversari per poi dileguarsi mentre il compagno prepara agguati alle spalle degli stessi è davvero gratificante. Una variante più precisa e discreta dell’aggro visto nella serie Army of Two.
Dopo un’uccisione silenziosa, è invece possibile marchiare uno o più bersagli (il numero varia da arma ad arma), una feature utile per confezionare all’unisono uccisioni istantanee.
Avere un compagno comporta poi delle responsabilità. Soprattutto quando è ferito. Dopo aver perso sangue per un determinato spicchio di tempo, si muore. Non c’è nulla da fare. Curare il partner a terra è dunque prioritario per il prosieguo della missione. Questi nel frattempo può tentare di alzare il busto e puntare la pistola verso i nemici più prossimi, per un ultimo disperato tentativo di portare a casa la pelle.
Analogo discorso quando chi ci accompagna viene preso in ostaggio ed usato come scudo umano. Liberarsi da certe morse è davvero complicato, ma a volte una gomitata nel costato può risultare più utile di quanto si pensi.
Esempio pratico. Ampio salone. Due corridoi di entrata sfruttabili. Sullo sfondo, scale e un pianerottolo sopraelevato zeppo di sgherri. Pochi i punti di copertura convenzionali, luci diffuse ovunque. Una situazione complicata. Attiriamo un paio di guardie sparando ai lampadari, e giochicchiando con “l’ultima posizione nota”, li soffochiamo poi in un abbraccio mortale. Il nostro compagno, nel frattempo, comodamente appeso ad un cornicione, si occupa di cecchinare i rinforzi che prendono le scale avvertiti dal trambusto. Qualcuno però, ben posizionato, lo ferisce. Gravemente. Il nostro perde la presa, e stramazza al suolo. Nel tentativo di rianimarlo, un nemico ci sorprende alle spalle. Si mette male. Il tizio è grosso, nessuna speranza di liberarsi. Ci giochiamo l’ultima carta. Prima di esalare l’ultimo respiro, il partner si mette a sedere, e faticosamente prende la mira. Nel frattempo, testiamo l’effetto sorpresa, e rifiliamo una grassa gomitata all’indirizzo del bestione che ci ha scambiato per un giubbotto antiproiettile. La manovra frutta dei risultati insperati: il nemico vacilla per una frazione di secondo, senza però lasciare la presa, pochi attimi però fatali: tanto basta infatti al nostro compagno per parcheggiare un proiettile di piombo nel mezzo di quella testa dura. Ora, non resta che terminare le operazioni di soccorso, prima che Kercher ci rimanga secco, rispendendoci al checkpoint, senza ovviamente passare dal via!.
In definitiva, la co-op di Splinter Cell: Conviction vale davvero il prezzo del biglietto. Una curva di difficoltà non morbida, uno spettro narrativo che completa e si aggancia al plot del single player, un design strutturale pensato specificatamente per invogliare i giocatori a sviluppare approcci sempre diversi, sono fattori che evidenziano la caratura di questa modalità così come il suo peso specifico all’interno del prodotto.
Tuttavia, non finisce qua. Altre modalità multiplayer saranno disponibili nel pacchetto finale: Hunter, Infiltrazione, Ultima difesa (horde), ed infine la modalità competitiva, Scontro. Sei le mappe studiate appositamente per le suddette opzioni di gioco (due prese di peso dalla co-op).
Live, split screen e system link le vie per addentrarsi nel mondo multigiocatore di Splinter Cell: Convinction. E’ davvero possibile desiderare di più?

PEC System

PEC (Persistent Elite Creation). Retaggio della serie Rainbow Six, tramite tale sistema sarà possibile personalizzare le armi in proprio possesso, cambiarle o addirittura potenziarle con della particolare oggettistica. Non solo, potremo acquisire anche nuove abilità da utilizzare poi in combattimento. L’acquisto avviene tramite dei particolari punti esperienza raccolti durante le fasi di gioco. Ci sono tanti modi per ottenerli: dall’uccisione silenziosa ad una sequenziale, o qualche altra trovata, come l’utilizzo di un nemico come scudo umano. Ci teniamo a sottolineare che la raccolta dei punti avviene in maniera totalmente universale. Questo sta a significare che i PEC Points valgono per qualsiasi modalità di gioco. Se ne acquisiamo, ad esempio, qualcuno durante il multiplayer sarà poi possibile spenderli per la campagna, o viceversa. Il tutto fatto per creare un corpus coeso, che permetta al giocatore di muoversi come meglio preferisce fra le varie modalità imbastite.

Splinter Cell: Conviction Le modalità multigiocatore di Splinter Cell: Conviction seguono pedissequamente gli altissimi valori produttivi confessati dal single player. Su tutte, la co-op: intrigante, longeva e specificatamente studiata per offrire una sfida impegnativa per due giocatori, costituisce non solo la classica ciliegina sulla torta, ma una fetta gustosissima del dolce stesso. Da aspettare con trepidazione.