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Hands on Starbound

La britannica Chucklefish ci presenta uno dei sandbox più promettenti del 2014: verso i confini della galassia...e oltre!

hands on Starbound
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Alessandro Sordelli inizia la sua avventura videoludica ereditando un leggendario Commodore 64 a cassette magnetiche, computer che gli apre le porte ai giochi di ruolo e tutto ciò che è fantascienza. Pur nutrendo da sempre un particolare amore per la piattaforma PC, non disdegna il panorama console. E' in giro su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Tra Star Citizen, No Man’s Sky e una sfilza di titoli indie, il 2014 sembra promettere il grande ritorno della space simulation e del gioco sci-fi di stampo classico. Starbound si propone di portare una ventata d’aria fresca nel panorama del videogame fantascientifico e della simulazione spaziale, un MMO sandbox ispirato all’era del 16-bit e alla grafica bidimensionale che ha caratterizzato un’intera generazione. Il titolo di Chucklefish vanta un universo in costante evoluzione, frutto di un engine che offre contenuti procedurally generated. La tecnica procedurale prevede elementi dinamici generati casualmente nel corso della partita da uno o più algoritmi creati appositamente. Nel caso di Starbound tale tecnica si traduce in pianeti sempre diversi, mostri e nemici di molteplici razze e varietà, tantissimi oggetti e un’infinità di situazioni ludiche limitate solo dalla fantasia di chi si trova davanti allo schermo. Non è una cosa nuova nel mondo videoludico - Minecraft è uno degli esponenti più importanti di questo genere, e uno dei sandbox più interessanti mai creati - ma il titolo di Chucklefish si traduce in un progetto per certi versi più ambizioso e complesso. Abbiamo messo le mani sull’accesso anticipato offerto dal team di sviluppo attraverso Steam e abbiamo macinato parecchie ore di gioco: ecco le nostre impressioni.

UN GALASSIA DALLE INFINITE POSSIBILITÀ

Con Starbound la creatività diventa quasi una sfida, una gara tra i giocatori sul server; industriosi cittadini che popolano il settore alpha della galassia e che si sfidano a colpi di piccozza, calce e mattoni, limitati solo dalla fantasia e dalla voglia di fare. Al pari di altri celebri titoli del recente panorama videoludico PC, come The Sims o il già citato Minecraft, nel gioco di Chuckefish non esiste un vero e proprio obiettivo ultimo, o uno scopo se preferite, ma una serie di attività libere da praticare in puro stile sandbox.
Una volta creato il nostro personaggio, scegliendo una delle sei razze disponibili e personalizzando aspetto e colori in base ai nostri desideri, veniamo immediatamente catapultati nello spazio profondo, all’esplorazione dei più recessi angoli della galassia. Per il giocatore poco avvezzo al genere e alla libertà offerta da Starbound, il primo approccio può essere un po’ spiazzante: ci troviamo a bordo della nostra piccola astronave nei pressi di un sistema stellare, senza linee guida da seguire per muovere i primi passi in game. Un inizio classico, se non fosse che abbiamo terminato il carburante e non ci sono distributori di propellente per svariati anni luce in ogni direzione. Come se non fosse abbastanza, non abbiamo con noi strumenti particolari che possano aiutarci nell’arduo compito di lasciare il settore a eccezione del Matter Manipulator, una sorta di strumento universale che permette di fare di tutto un po’, per lo più recuperare oggetti e materie prime, ma anche tagliare e scavare (le principali attività in Starbound). L’unica soluzione è quella di scendere sul pianeta più vicino e tentare di sopravvivere arrabattando quel che offre l’ecosistema planetario. L’HUD è paragonabile a quello di un gioco di ruolo tradizionale, con la quick bar nella parte superiore dello schermo (con i pulsanti numerici per equipaggiare rapidamente gli oggetti in nostro possesso), mentre sulla destra troviamo una serie di pulsanti di servizio, tra cui quello per richiamare l’inventario, per il crafting system e, più importante, quello per teletrasportarci dalla nostra navetta alla superficie del pianeta (in perfetto stile Star Trek). Una volta scesi in superficie, una breve serie di quest ci aiuta a capire quali strumenti e oggetti costruire per primi, mentre la finestra del basic crafting ci indica quante materie prime ci occorre recuperare. Se avete anche solo provato Minecraft, saprete bene che le prime cose da realizzare sono degli strumenti adeguati e un primo, rudimentale riparo.

"Non esiste un vero e proprio obiettivo ultimo, o uno scopo se preferite, ma una serie di attività libere da praticare in puro stile sandbox."

Per la costruzione di strutture ed edifici dovremo impiegare un elevato numero di risorse e materiali, spingendoci a ritagliare le prime ore di gioco al recupero selvaggio di legname, pietra e altri preziosi. I metalli si rivelano essere tra gli elementi fondamentali per la realizzazione degli strumenti avanzati, motivo per il quale ci troveremo a scavare lunghissimi cunicoli per recuperare il maggior numero possibile di materie grezze, da raffinare successivamente grazie ad una fornace.
Pur non essendo l’elemento principale del gameplay di Starbound, il combattimento è all’ordine del giorno, motivo per il quale ci viene fornita una prima e semplice arma già a inizio partita. Sarebbe stato interessante veder implementato un combat system un po’ più vario e profondo, ma la natura beta del software ci fa sperare in un arricchimento anche sotto tale aspetto.
Una volta recuperate abbastanza materie prime, potremo finalmente espandere i nostri orizzonti, spostandoci quindi su nuovi pianeti previo rifornimento di carburante alla nave: in questo specifico caso ci servono almeno 200 unità di propellente, che possiamo ottenere mediante conversione di 1000 pezzi di legno o 100 di carbone. La cosa può sembrare eccessiva, ma la verità è che non richiede un grande sforzo, soprattutto quando avremo capito come muoverci al meglio nel mondo di gioco. Ogni pianeta è identificato da un tipo di clima, tra temperato, arido, deserto e polare, ai quali si aggiungono le lune, completamente brulle proprio come la maggior parte dei satelliti naturali. Ad ognuno di essi corrispondono determinate forme di vita vegetali e animali, un ciclo notte/giorno diverso e condizioni metereologiche che determinano l’escursione termica. La fantasia dei designer si è sbizzarrita nel proporre ambientazioni al limite dell’assurdo, con tanto di piante tentacolari, funghi dalle titaniche dimensioni, oppure interi scenari ricoperti da occhi o cervelli giganteschi.
Nulla è lasciato al caso, con una fisica dei fluidi semplice ma incredibilmente funzionale, un sistema di emulazione della temperatura che ci costringe a restare vicino ad una fonte di calore per evitare il congelamento nella notte o negli ambienti più freddi, e infine un indicatore della fame che ci avvisa quando il nostro personaggio necessita di cibo da ingurgitare. A tal proposito potremo dedicarci alla caccia, alla coltivazione, prodigandoci così nel cucinare un gustoso manicaretto con tutti gli strumenti del caso (in questo caso un cooking table).

RIVOLUZIONE SANDBOX

Starbound offre il meglio di sé nella sua incarnazione multiplayer, grazie ad un sistema che permette a chiunque di creare un server e quindi di dare vita ad un universo gigantesco e tutto da esplorare. Grazie a tale modalità è possibile condividere la propria esperienza con decine di altri giocatori, sebbene al momento ci siano forti limitazioni alle interazioni tra player, dovute per lo più al code ancora provvisorio. Il titolo si trova infatti in pieno stadio di sviluppo, tanto che la beta è flaggata nella stessa splash screen come Stage 1 - The Progenitor, mentre la build ha nome Indignant Koala. Dal suo lancio avvenuto il 4 dicembre scorso, il titolo di Chucklefish ha già visto alcuni aggiornamenti minori, volti ad offrire maggior stabilità sia sul fronte del client che per quando riguarda la parte server.

"Starbound offre il meglio di sé nella sua incarnazione multiplayer, grazie ad un sistema che permette a chiunque di creare un server e quindi di dare vita ad un universo gigantesco e tutto da esplorare."

Al momento il team è concentrato a bilanciare drop rate, sistema di combattimento e disponibilità delle risorse prime sui vari pianeti. Data la sua struttura complessa e il gameplay profondo, il titolo vanta già una wiki ben fatta, di grande aiuto per il giocatore alle prime armi e l’utente che non hai mai messo mano ad un gioco sandbox. Dal punto di vista grafico nulla da ridire: il concept è tanto semplice quando gradevole da vedere. Sotto l’aspetto puramente visivo, il gioco assomiglia molto a Terraria, ma la verità è che strizza l’occhio a centinaia di giochi del passato, a partire dal leggendario Dig Dug finendo col citare le più importanti produzioni RPG nipponiche. La palette cromatica è molto vivace, mentre il design presenta tantissime sfumature a seconda del contesto nel quale ci troviamo, grazie alla già citata tecnica procedurale sulla quale si fonda l’intero progetto dello studio di sviluppo britannico.
Le mancanze che si fanno sentire di più sono quelle relative al sistema di navigazione e di esplorazione della galassia, ancora acerbo, con l’impossibilità di salvare i sistemi stellari di riferimento e i pianeti preferiti. A questo si aggiunge un’astronave sì customizzabile, ma solo nel misero arredo, privando il giocatore della possibilità di espandere la stessa nelle dimensioni o con altre stanze. Il netcode si dimostra buono per una beta build, ma necessita ancora di ottimizzazione e revisioni. Il server launcher presenta ancora qualche piccolo problema, e configurare una macchina per giocare con qualche amico non è cosa proprio immediata da mettere in pratica. Nonostante tutto, la rete offre già tantissimi server, così come molte sono le community e i giocatori che si sono fatti catturare dalla magia della grafica a 16-bit di Starbound.


Starbound Starbound ci ha sinceramente stupito: era da molto tempo che non mettevamo le mani su di un titolo tanto addictive e su un builder game tanto ricco di sfumature. l’IP di Chucklefish promette di essere l’indie dell’anno 2014 e probabilmente uno dei giochi di riferimento per i tanti amanti della fantascienza startrekiana. Sul fronte del bilanciamento sono necessari ancora parecchi ritocchi, cosa ampiamente dimostrata dagli stravolgimenti apportati con l’ultima patch, mentre dal punto di vista contenutistico mancano all’appello alcuni strumenti utili a rendere l’approccio più semplice e comodo, specialmente per i giocatori meno abituati ad avere tanta libertà di movimento. Le potenzialità sono davvero incredibili, per un titolo che pone al centro di tutto la pura esperienza sandbox, nonché un approccio fortemente social. Ad un prezzo davvero interessante, non possiamo che consigliare il gioco a tutti gli amanti della scena indie o a coloro alla ricerca di qualcosa di un po’ diverso dal solito.

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