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Proviamo il nuovo gioco degli autori di Castle Crashers!

Hands on Starhawk

Provata la closed beta del successore di Warhawk

hands on Starhawk
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

La line-up esclusiva di Playstation3 continua ad arricchirsi di mese in mese, grazie a nuovi annunci e solide conferme. Appena qualche giorno fa si è aggiunto alla lista il clamoroso The Last of Us, che assieme a The Last Guardian sembra monopolizzare l'attenzione del pubblico. Gli amanti degli sparatutto online, tuttavia, hanno da tempo gli occhi puntati su Starhawk, sequel spirituale di un'indimenticata sleeper hit quale fu Warhawk. Recentemente Sony ha rilasciato una closed beta, che ci ha permesso di testare approfonditamente la componente Multiplayer di questo Shooter in Terza Persona. Attualmente non sono molte le modalità e le mappe a disposizione, ma il lungo playtest è sufficiente per farsi un'idea piuttosto precisa delle caratteristiche del prodotto.

Third Person Builder

Starhawk si presenta come un classico sparatutto in terza persona, pensato esplicitamente per la fruizione online. Proiettati in rete, troveremo modalità molto canoniche (Cattura la Bandiera, Zone, Deathmatch in singolo o a Squadre), in arene in cui fino a 32 giocatori potranno darsele di santa ragione.
Il gioco proporrà anche una componente Single Player, di cui ancora sappiamo ben poco, ma per i dettagli di base su trama e protagonisti vi rimandiamo alle nostre precedenti anteprime. La Closed Beta, infatti, permette di prendere parte soltanto alla modalità Capture the Flag, per sfidarsi con altri 15 utenti in una coppia di arene che comunque sono sufficienti a far luce sulla direzione artistica e sul level design.
Entrati in partita, dopo aver spulciato le varie opzioni in menù molto ben caratterizzati, ma non sempre immediati, si viene accolti dalla schermata di Respawn. Qui è visualizzata una planimetria globale della mappa, e sono evidenziate le zone, rossa o verde, di competenza delle due squadre. All'interno dell'area che circonda la propria base, il giocatore può selezionare un qualsiasi punto, per sganciare la capsula che contiene il suo personaggio: l'arrivo sul campo di battaglia avviene infatti attraverso il lancio spaziale di un piccolo “pod”, che simula appunto il poco delicato sbarco delle truppe inviate sul pianeta dalle navi orbitanti. Nel corso della velocissima discesa è possibile pilotare la capsula, eventualmente per cercare si atterrare direttamente sopra un nemico che sta tentando l'assalto, schiacciandolo in men che non si dica. L'avversario però vedrà in ogni momento il punto d'atterraggio, e nel caso si accorga di essere braccato potrà avere un vantaggio tattico non indifferente.
Dopo l'impatto con il terreno, comincia la battaglia vera e propria. Starhawk è uno sparatutto in terza persona classico, che sfrutta un sistema di controllo semplice ed efficace. I dorsali per mirare e far fuoco, i grilletti per lo sprint e le granate, i tasti direzionali per la sezione delle armi. Un click del fungo analogico destro per una rapida e letale coltellata.
Ad un control scheme molto classico, tuttavia, si contrappone l'inedito sistema che permette di costruire strutture in qualsiasi punto della mappa, per ottenere vantaggi tattici o per potenziare il proprio quartier generale. La possibilità di costruire edifici o veicoli è regolata da una particolare materia prima dal forte potenziale energetico: la stessa che ha determinato una sorta di corsa all'oro spaziale, e che poi ha infettato il DNA dei coloni, trasformandoli in mostri mutati.
Questa materia viene accumulata a seguito di ogni uccisione o quando si distruggono edifici avversari, ma se ne possono trovare barili sparsi nella mappa, ed ognuna delle due squadre ha un estrattore fisso che ricarica lentamente la riserva dei giocatori che pazientemente attendono nelle retrovie. Quando si è in possesso di abbastanza energia, è possibile quindi richiedere dei lanci orbitali che proiettano sul pianeta nuove strutture e potenziamenti. Inizialmente, spendendo quantitativi relativamente contenuti, si possono materializzare muri o torrette automatiche, oppure pedane rialzate pensate per il cecchinaggio. Un sistema piuttosto utile potenziare la propria base.
Con qualche sforzo in più, invece, ci verranno spediti speciali “garage” in grado di assemblare vetture a quattro ruote, che potremo utilizzare da soli o assieme ai nostri compagni per assalti letali. Le vetture hanno, oltre al posto di guida, un alloggiamento per una mitragliatrice fissa, ed uno slot per un passeggero.
Consumando un altro po' di energia potremo invece farci spedire un distributore di Jetpack. Indossando una delle tute a propulsione (anche farle costruire al distributore costa energia), si cominciano ad intravedere le vere potenzialità di un titolo come Starhawk. Piroettando per aria si possono raggiungere piattaforme sopraelevate e zone distanti dal campo di battaglia principale, per costruire semmai basi secondarie o pianificare assalti aerei più imprevedibili. Il level design compiace i giocatori più curiosi, mentre la possibilità di volare aggiunge una dimensione inedita ad un gameplay più vario e dinamico di quanto si potrebbe pensare.
Ulteriori strutture da poter costruire sono infine i casotti dei rifornimenti, strapieni di armi, fra fucili a pompa e lanciarazzi che possono anche agganciare i nemici fluttuanti. Questi bunker, inoltre, ampliano l'area a disposizione nella schermata di Spawn, e permettono alle truppe di lanciarsi in zone più distanti da quella principale: piazzarli nel modo giusto, con attorno le opportune fortificazioni, è un vantaggio non da poco.
Oltre alle potentissime torrette laser, poi, l'edificio più dispendioso in termini di energia è la piattaforma di lancio. Questa, infatti, arriva infarcita di un potentissimo Hawk: un mech bipede multifunzione, i cui cannoncini automatici sono decisamente utili per sventrare le difese nemici. In qualsiasi momento gli Hawk possono trasformarsi in piccole astronavi orbitali, e cominciare così a sfrecciare in lungo ed in largo. Le fasi finali delle partite, dunque, vedono i giocatori librarsi nell'aria ed ingaggiare spericolati duelli aerei, raccogliendo anche in questo caso potenziamenti per gli scudi, ricariche energetiche o armi bonus, disposti con cura da un team che ha strutturato un level design davvero “modulare”.

Netcode e Design

Le partite in Starhawk sono intense e divertenti. Il gameplay funziona alla grande, dopo un primo periodo di adattamento, in cui si impara a conoscere la reazione delle armi e si viene a patti con l'idea che l'Hitbox, nonostante sia molto preciso, non prevede headshot ma solo “danni generalizzati alla figura”. Il ritmo serrato, la pluralità, gli innesti tattici e la possibilità di lanciarsi in ogni momento in spettacolari duelli aerei, regalano a StarHawk un carattere tutto suo.
La beta, tuttavia, evidenzia leggeri problemi di Netcode, con sporadici fenomeni di Lag che si notano soprattutto nella risoluzione degli attacchi corpo a corpo. Il tempo per migliorare c'è tutto.
Aspettiamo inoltre che arrivino i nuovi game mode, sicuramente più adeguati al genere rispetto al Capture The Flag (in quanto potenzialmente in grado di estendere lo scontro a tutte le zone della mappa, che corrono il rischio di restare altrimenti inesplorate).
Per il momento le due mappe a disposizione, denominate Space e Acid Sea, mostrano una direzione artistica molto cupa, dominata da toni scuri e colori acidissimi. Lo spazio di Starhawk è malato, marcio e tenebroso: tempeste di fulmini si intravedono all'orizzonte, mentre concrezioni rocciose o stazioni orbitali meccanizzate ci assaltano con un colpo d'occhio un po' aggressivo, che potrebbe non piacere a tutti. L'idea è forse quella di mescolare la desolazione del selvaggio west alla science fiction più cruda. Il risultato è insolito, originale, ma non universale.

Starhawk Questa prima fase beta di Starhawk ci consegna un titolo multiplayer ancora una volta molto particolare. Nonostante l'aderenza al canone del Third Person Shooter, questo prodotto rivendica fortemente la sua indipendenza, introducendo elementi inediti, come un sistema di costruzione che permette di potenziare le proprie basi, o la possibilità di passare in un lampo da scontri terresti a duelli aerei. Il lavoro di ottimizzazione del codice dovrà essere intenso, per eliminare cali di framerate e lag. Con un occhio sulla beta, vi terremo informati sullo stato dei lavori.