Hands on Steel Battalion: Heavy Armor

Provati i primi livelli di gioco (e della demo)

hands on Steel Battalion: Heavy Armor
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  • Xbox 360
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

L'obiettivo di questo articolo è spingervi ad accendere l'Xbox 360 e scaricare la demo di Steel Battalion: Heavy Armor disponibile da poche ore! Noi l'abbiamo provata in toto giusto ieri pomeriggio e siamo riusciti a spingerci anche un po' più in là nel videogioco sviluppato da From Software (i tipi di Armored Core e Dark Souls) e Capcom in esclusiva per Kinect in uscita il 22 Giugno.
Che dire? Ci piace davvero molto: dopo le ottime impressioni della GDC e del Captivate, l'ultima incarnazione del simulatore di mecha (ma con i due capitoli per Xbox quello 360 non ha praticamente nulla a che fare) riconferma le ottime potenzialità di Kinect in termini di riconoscimento motorio e naturalezza dei movimenti senza pasticciare con control scheme raffazzonati o limiti al gameplay. Il segreto di tale gustosa ricetta? Il binomio controller e sensore, per una combinazione e contaminazione reciproca che fa sembrare i precedenti esperimenti con Mass Effect 3 o Ghost Recon Future Soldier pura Preistoria!
Insomma Capcom se ne è uscita con un prodotto inatteso e insospettabile, la cui qualità fa schizzare Steel Battalion: Heavy Armor a capofila di tutta la softeca Kinect da qui al termine del ciclo vitale di Xbox 360. Un'esperienza che non è migliore nè peggiore rispetto alla monolitica plancia ricca di leve e quadratina dei precedenti episodi, semplicemente differente...
Ora che conoscete il nostro pensiero sul gioco, perchè non spegnete lo schermo del PC e correte a provare la demo? Se però volete intrattenervi ancora un po' con noi, non ci offendiamo affatto!

Impariamo a controllare un mech

La trama di Steel Battalion: Heavy Harmor è tutt'altro che trascurabile. Nell'anno 2082 gli Stati Uniti si ritrovano a contrastare una nuova potenza che minaccia la loro egemonia globale: le Nazioni Unite. Non si tratta in verità dell'ONU, probabilmente collassato a seguito della sua incapacità decisionale, quanto di un'alleanza tra Stati asiatici a guida cinese, i quali a bordo delle macchine da guerra VT hanno invaso e conquistato il suolo americano. La guerra del futuro secondo From Software si combatte a bordo di carrarmati dotati di un paio di zampe idrauliche, equipaggiati con una mitraglietta e vari tipi di missili. Un incipit che ricorda tanto quello di Homefront, ma gli Stati Uniti non saranno l'unico paese da liberare: in stile Modern Warfare 3 ci troveremo a combattere anche in Africa, Europa e infine Russia!
Il tutorial prende avvio in un campo di addestramento messicano dove tra cactus e mulini a vento la squadra di quattro componenti capitanata dal sergente Powers Winfield si addestra in vista della riconquista degli Stati Uniti. Non ci soffermiamo a descriverlo nel dettaglio avendolo già fatto nei due precedenti articoli, ma al termine di esso saremo in grado di padroneggiare già una cospicua fetta dei comandi a bordo del mech: si gioca da seduti con il controller ben stretto tra le mani, il dorsale sinistro scatena la mitraglietta capace di spargere un ingente quantitativo di proiettili anche se dalla potenza insignificante per la corazza di un mech avversario, quello destro aziona diverse tipologie di missili il cui fuoco è in grado di far saltare in aria qualsiasi carrarmato dalla statura eretta. All'interno del mech si intravedono alcuni contatori riferiti al numero di proiettili ancora a disposizione: la non eccessiva lunghezza dei livelli di gioco fa sì che la scarsità di munizioni pur in un contesto simulativo come quello ricreato da Steel Battalion non dia troppi grattacapi al giocatore. Sempre nel tutorial si prende confidenza con un paio di leve situate ai lati dello sgabello su cui siamo seduti, tra cui quella che regala momentaneamente un boost in velocità. Proprio sopra la nostra testa è situato un potente periscopio attraverso il quale mirare ai bersagli qualora il portello frontale fosse chiuso per riparare l'equipaggio dalle mitragliate nemiche. Di grande valore i due quadri comandi posti ai lati del periscopio: uno visualizza un monitor monocromatico il quale fornisce alcune informazioni e carte topografiche dell'area, l'altro presenta la manopola dell'aerazione, il selettore d'accensione dei fari e l'allettante pulsante dell'auto-distruzione.
I movimenti che vi troverete a fare più spesso, però, sono l'alzarsi in piedi per lanciare granate o scrutare l'area con il binocolo (fate attenzione perchè è sufficiente un colpo preciso di un cecchino per condurre al Game Over, che altrimenti insorgerebbe dopo che il mech ha riportato ingenti danni), oppure protendervi in avanti con entrambe le mani verso il finestrino anteriore da cui mirare direttamente.

Le promesse giapponesi di Kinect

Al Tokyo Game Show 2010 Microsoft presentò diversi titoli destinati a Kinect sviluppati da alcuni noti sviluppatori giapponesi. Allora la periferica non era ancora uscita sul mercato, miscelando un forte potenziale alle critiche più o meno velate; di pari passo l'industria giapponese cominciava a rendersi conto della crisi di idee e tecnologica che stava attraversando. Il Matrimonio Kinect-Giappone poteva risollevare entrambi, ma Haunt e Rise of Nightmares si sono impantanati con il sistema di movimento, Diabolical Pitch è un baseball atipico di Suda-51 anche se condannato alla breve esperienza dei Live Arcade. L'unico capace di sollevare la testa è stato Child of Eden, il seguito spirituale di Rez, il cui valore ludico è pari a quello artistico. Steel Battalion e Crimson Dragon sapranno pareggiare una partita finora perdente?

Sbarco in Normandia...a New York

Oltre al tutorial, la demo disponibile su Xbox Live Marketplace propone la prima missione (Beach Landing) ambientata sulle coste di New York. Sostanzialmente la squadra vista sopra nell'assolato deserto messicano, più centinaia di altri VT, più migliaia tra aerei e mezzi corazzati, milioni di fanti appiedati sbarcano sull'isola di Manhattan avendo sullo sfondo la Statua della Libertà: è un D-Day al contrario, uno sbarco in Normandia replicato a cento e passa anni da quello storicamente accertato.
La missione dura all'incirca dieci minuti e offre la possibilità di far saltare in aria alcuni mezzi avversari oltre che muri e fortificazioni, rivelando un'interazione con l'ambiente alquanto pronunciata. Tale tipologia di sfida in cui si spara dall'inizio alla fine e al tempo stesso minimizzare i danni al mech (riparandosi dietro coperture, chiudendo il portello frontale e mirando con il periscopio) è solo una tra quelle proposte da Steel Battalion: Heavy Armor.
Già la successiva (non presente nella demo scaricabile) ambientata appena dopo lo sbarco riuscito è più cinematica e "rilassata". Essa sviscera ulteriormente il rapporto con i membri della squadra, la cui interazione è tutt'altro che lasciata al caso: in questo caso accetteremo una barretta di cioccolato da un commilitone, sparleremo di una recluta che si diverte con il cane e tiene la foto della ragazza nell'elmetto... Ci sono alcune occasioni più o meno esplicite in cui consolidare la peculiare amicizia che si forma sui campi di battaglia: talvolta sarà nostra premura aiutarli ad esempio nelle riparazioni del mech, altre volte ci chiederanno di stringere la mano oppure vorranno un americanissimo bro fist. Si tratta di interazioni spontanee che creano un legame tutt'altro che accessorio nell'economia del gioco: il fine ultimo è instaurare una forte alchimia tra coloro presenti all'interno del mech, prevenire il sorgere di crisi isteriche durante le battaglie più concitate (è una cosa che succede con frequenza) ed evitare la loro morte per mano dei cannoni nemici o per mano nostra (mimando il gesto della pistola) qualora i piagnistei mettessero a repentaglio la vita del giocatore e degli altri membri dell'equipaggio. Mantenere in vita tutti e tre i compagni regala un punteggio maggiore ed eventualmente degli Achievement, così come trarre in salvo in situazioni specifiche ma non segnalate i fanti della brigata, perchè coloro che sono morti poi non ritornano in vita e non li rivedremo più per l'intera Campagna alla stregua di quanto avviene in Fire Emblem. E se qualcuno muore nel corso della battaglia, tocca a noi in prima persona svolgere anche il suo compito: un'evenienza che fortunatamente non è capitata nel nostro hands-on...
Una terza tipologia di missione è la cooperativa, giocabile anche insieme a tre amici online. Come vi abbiamo illustrato nella precedente anteprima, si tratta di una sfida a chi distrugge più mech e infrastrutture dei nostri compagni...che a questo punto non sono tanto alleati, data la presenza costante a schermo di una leaderboard!
Al Captivate ci eravamo destreggiati lungo il fianco di una montagna nel tentativo di securizzare un'importante via d'accesso; in principio di gioco, invece, ci troviamo ancora a New York, dove ci viene chiesto di distruggere una per una le installazioni radiofoniche delle Nazioni Unite da cui vengono diramati bollettini propagandistici.

Steel Battalion: Heavy Armor si è dimostrato un titolo solidissimo, valido in tutte le sue componenti. La sensazione di trovarsi all'interno di una battaglia militare è sempre presente, palpabile nella violenza e convincente nella simulazione. Kinect si dimostra anche in questo caso reattivo, garantendo una precisione nel riconoscimento dei movimenti da lasciare sbalorditi: il sensore rileva tanto i movimenti verso l'alto o il basso, destra o sinistra, ma anche quelli in profondità in maniera certosina. Occorre un po' di esperienza per acquisire quella naturalezza necessaria per destreggiarsi tra lo sparo via controller e la gestione della componentistica interna del bestione, ma il feeling generale è proprio quello di trovarsi a gestire direttamente una macchina da guerra esattamente come nei passati capitoli visti su Xbox.
Ciò non toglie che il videogioco From Software sia diverse spanne più complesso di tutte le altre esperienze su Kinect e razzista nei confronti dei videogiocatori più sbarbati: la software house che con Demon's Souls e Dark Souls si è costruita la nomea di fare giochi difficili e solo per i palati più pazienti, offre in Steel Battalion: Heavy Armor una ragione in più per corroborare tale fama. Interagire tramite Kinect non è meno importante che essere lesti con i dorsali, conoscere l'esatta funzione di tutte le leve presenti a bordo è importante sia nella fase offensiva che in quella di protezione dell'incolumità dei membri dell'equipaggio (solo nelle fasi iniziali vi viene suggerito quale azione dovete compiere!). L'unico livello di difficoltà disponibile non concede sconti a nessuno, ma è quantomeno onesto nell'alzare l'asticella in maniera graduale al passare dei livelli.
Senza Kinect sarebbe stato comunque un altro gioco: il mix tra shooting alla Call of Duty e gestione della componentistica interna

"La sensazione di trovarsi all'interno di una battaglia militare è sempre presente, palpabile nella violenza e convincente nella simulazione"

assorbe il giocatore e lo proietta direttamente nella bolgia guerrafondaia. Nel restituire questo feeling bellico la complicità del motore grafico è fondamentale: le texture dei compagni forse appaiono un po' grossolane, così come il design dell'interno del mech a volte crea confusione, ma là fuori l'engine crea un tessuto urbano senza incertezza alcuna. Il frame rate è solido, le esitazioni sono praticamente assenti nonostante l'hardware di Xbox 360 debba svolgere un doppio lavoro (recepire i movimenti del giocatore e tradurli in tempo reale nel mondo virtuale). La mole poligonale, la qualità degli effetti particellari e la texturizzazione delle zone anche più lontane (osservabili via binocolo o periscopio) è di prim'ordine: forse a non tutti piacerà il dominare dei grigi e il carattere cupo già presente nei passati capitoli, ma le preferenze soggettive non devono intaccare il giudizio su un signor comparto tecnico.

Steel Battalion: Heavy Armor Senza il valore aggiunto di Kinect Steel Battalion: Heavy Armor sarebbe risultato un acerbo sparatutto a base di mech come lo sono stati dopotutto gli ultimi Armored Core. Il Dna della serie, però, ha sempre privilegiato sistemi di controllo alternativi e particolarmente elaborati, sia essa un plancia ricca di levette e lucine oppure il pieno supporto di Kinect: quest'ultimo regala all'episodio Xbox 360 la sensazione di trovarsi realmente nel mezzo di una battaglia. A bordo di un mech futuribile il giocatore dovrà liberare gli Stati Uniti e altri territori in Africa e Europa dall'occupazione di una strana alleanza tra Stati asiatici a guida cinese. Adesso possiamo veramente dirlo: finalmente Kinect ha la sua prima IP da hardcore gamer, simulativa, dalla buona difficoltà, ricca di trovate motorie e con quel tocco di giapponesità che non smette mai di affascinarci! Appuntamento al 22 Giugno sugli scaffali dei negozi, ma già che ci siete perchè non vi fate un giro con la demo disponibile sul Marketplace?

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